Sportpro.it
Temi e problemi dello sport moderno. Pubblicazione telematica indipendente in linea dal 1998 - Direttore: Eugenio Capodacqua
Antidoping, un piccolo passo avanti: sanzioni anche per federazioni, organizzazioni sportive e comitati olimpici
La Wada colma una lacuna dopo anni di silenzio
Varata anche una nuova commissione (ACI) deputata ai controlli
E’ stata lunga la marcia, ma forse adesso il traguardo potrebbe non essere più tanto lontano. Finalmente anche per la Wada arriva una regola che può costituire un forte deterrente contro il doping, se correttamente applicata. Si tratta delle nuove disposizioni, adottate nei giorni scorsi, che colmano una lacuna evidente dalla fondazione dell’agenzia internazionale e dal lancio del suo codice: ovvero, la mancanza fino a questo momento di sanzioni per le organizzazioni sportive che commettano gravi violazioni in materia di doping. Ora i nuovi “standard” dovranno permettere di stabilire una scala di sanzioni anche per le federazioni sportive, i comitati olimpici e paralimpici nazionali oppure per le organizzazioni antidoping nazionali firmatarie del codice Wada. Decisivo in questa decisione è stato lo scandalo del “doping di Stato” russo emerso dall’indagine McLaren.-
La notizia, pubblicata sul sito della Wada, si annuncia severa. Si potrà arrivare anche al divieto di organizzare determinate manifestazioni o competizioni e all’esclusione per regolamento degli atleti dalle gare, compresi di Giochi Olimpici. Viene a colmarsi così un vuoto pluridecennale che lasciava completamente fuori da ogni sanzione proprio le organizzazioni sportive, talvolta complici se non proprio fautrici del doping. Insomma, una norma che reagisce di fronte alla evidente realtà di “doping di stato” o “istituzionale” presente in vari angoli del mondo. Le sanzioni potranno essere impugnate davanti al Tas, il Tribunale arbitrale dello sport che già agisce nell’ambito degli atleti.
A mettere in luce la necessità di sanzionare anche le organizzazioni sportive sono state proprio le conclusioni del rapporto McLaren, che ha denunciato l’organizzazione del doping in Russia con la complicità del ministero dello sport, del laboratorio di Mosca, delle federazioni russe e perfino dei servizi segreti. La Wada ha sospeso la Rusada, l’agenzia russa, nel novembre del 2015, ma non ha potuto prendere altre decisioni se non quella di mantenere la sospensione fintanto che i russi non saranno perfettamente in linea con i regolamenti della stessa agenzia. E la sospensione è ancora operante.
Ora si offre, quanto meno, un punto di chiarezza che in futuro impedirà di lasciare le cose a metà. Come accaduto prima. Prova ne sia la confusione di Rio 2016 dove pur con il divieto di partecipazione alla Russia come nazione alcuni atleti poterono partecipare ai Giochi a titolo personale. Le nuove norme responsabilizzano ancora di più l’atleta che dovrà non solo evitare personalmente sostanze e praticacce vietate, ma stare molto attento al suo rapporto con la società e la federazione di appartenenza, per non restare invischiato nel doping suo malgrado. Le norme, che dovrebbero entrare in vigore il primo aprile 2018, dovranno essere molto chiare e precise nello stabilire le singole responsabilità dell’atleta e dell’ente cui fa riferimento. Per non creare confusione e scappatoie come già sperimentato con la regola, da tempo in vigore, che prende in considerazione anche l’assunzione involontaria concedendo sconti di pena et similia.
La Wada ha anche messo in piedi una nuova autorità di controllo nel tentativo di creare un organismo indipendente (ACI); sarà presieduta dell’ex ministro dello sport francese Valérie Fourneyron; ad essa le federazioni internazionali o gli organizzatori di competizioni potranno delegare i programmi di controllo antidoping. Ovvero potrebbero essere organizzati programmi di controllo indipendentemente dalle varie strutture sportive. Magari sfoltendo le tante “autorità”, che spesso si sovrappongono, oggi, sul campo. Potrà lavorare a mani libere? I fatti diranno quanto potrà essere davvero indipendente.

Dal collega e amico Gianni Merlo riceviamo e pubblichiamo volentieri:

LE STRANE STORIE DELL'ANTIDOPING A RIO
Caro Eugenio, per la prima volta tu sei almeno un poco ottimista sulla mossa della WADA e invece io sono pessimista, perché ho paura che siamo di fronte ad un'altra manovra di facciata, anche più subdola del solito. In questi giorni sono andato a rileggere il rapporto della Commissione di osservatori indipendenti della Wada a Rio 2016. E' incredibile quello che è successo laggiù. E' stata applicata la regola che la miglior condizione per non avere troppi casi di positività è quella di non effettuare test.... Certo esagero un poco, ma leggendo quel rapporto qualche domanda viene a galla. L'agenzia specializzata che doveva curare i prelievi ematici ha rescisso il contratto alla vigilia dei Giochi e così non è stata rimpiazzata, ma è stata messa una pezza... I prelievi ematici sono stati numericamente inferiori a quelli di Sochi 2014, Olimpiade invernale, e le provette con urina troppo diluita, secondo i dati forniti, sono state il 30% del totale, se ho capito bene, contro il 10% del passato. I controlli a sorpresa nel Villaggio molto spesso sono stati il 50% inferiori a quelli preventivati per mancanza di personale oppure per mancanza di informazioni utili a rintracciare gli atleti. Circa il 30% dei comitati olimpici non ha collaborato e già nel 2012 la Commissione indipendente aveva invitato il Cio a intervenire contro questa colpevole negligenza, ma non è stato fatto nulla.
A Rio l'antidoping si è messo nel caos e tu ben sai che la regola del caos va a favore di chi lo crea...purtroppo.
La Russia rimane in prima pagina e così si possono nascondere anche le altre magagne. La Wada è stata quasi messa da parte, perché è nata l'ITA. La ex ministro dello sport francese è a capo di questa nuova organizzazione, ma ancora non è chiaro come riuscirà ad operare a PyeongChang. Lei ha detto a Losanna che lavorerà per razionalizzare anche i costi degli esami antidoping, perché è possibile fare delle economie e questo ha senz'altro fatto arricciare già i nervi a molti, perché abbassare i costi può non fare piacere a tutti... Il business è business.
Ora la Wada deve anche giustificare la sua esistenza, facendo cose che avrebbe dovuto fare anni fa. Speriamo.


Caro Gianni, tu sei un fine conoscitore della materia, dunque il tuo intervento è più che apprezzato. Ti dirò sinceramente: il mio non è ottimismo; da anni vado sostenendo, come ben sai, che lo sport che controlla se stesso e fa le regole per controllare se stesso non può funzionare. Ma è dovere di cronaca registrare i tentativi che vengono fatti in un senso o nell'altro, dunque anche la proposizione di nuove regole. Queste, sulla carta, sarebbero positive e colmerebbero una lacuna. Non a caso nell'articolo di SportPro si mettono subito le mani avanti con una frase che non ammette equivoci: `se la regola verrà correttamente applicata`. Quanto al nuovo organismo `terzo` di controlli presieduto dall'ex ministro francese i dubbi sono chiaramente espressi. Per il resto basta scorrere l'ultimo rapporto Wada sui test: un caos ben organizzato che, fra enti plurimi che intervengono, classifiche di diverse, tipologie che si affollano inutilmente e si sovrappongono, imprecisioni e, alla fine, positività ridicole in rapporto al movimento sportivo mondiale, rende tutto assai poco comprensibile. Alla faccia della trasparenza. Hai proprio ragione: il caos giova a chi lo fa. E.Cap.
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