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Froome cambia strategia? Verso una trattativa per la positività al salbutamolo
Ammettere la negligenza per ottenere una pena mite (5-6 mersi)
Fallire il test sulla farmacodinamica individuale della sostanza vorrebbe dire addio quanto meno all'intera stagione
Ha provato a salvare capra e cavoli, ma, visti i precedenti, qualcuno lo ha indotto a ragionare. Il che per Chris Froome, quattro volte vincitore dei Tour, ha voluto significare cercare una trattativa nella spinosa questione della sua positività al salbutamolo alla Vuelta vinta nel 2017. Passa in secondo piano la strategia che voleva giustificare i 2000 ng/ml della positività, con una dose di “puff” esagerata. Difficile dimostrare scientificamente quell’abnorme quantità di salbutamolo a fronte di un atteggiamento dellìUci, la Federazione internazionale, finalmente oggettivo, cioè “non comprensivo” come accaduto in passato con fior di campioni. La nuova gestione del francese Lappartient sembra avere lanciato messaggi precisi: inutile cercare strani cavilli e giustificazioni, come quella del “patron” di Sky, Dave Brailsford che, da ultimo, voleva attribuire quella positività a ipotetiche “disfunzioni renali”. Nessun giudice serio accetterebbe quelle motivazioni con quelle quantità di sostanza rilevate. Così il “keniano bianco”, in questo, seguendo il suggerimento della moglie-manager Michelle, sembrerebbe disposto ad ammettere la debolezza e la negligenza. Una trattativa affidata alla mediazione della moglie che a sua volta si sarebbe affidata ad un importante mediatore con l’Uci. Sottoporsi ad un test per verificare la farmacodinamica del salbutamolo sul suo fisico e fallirlo vorrebbe dire condanna certa da uno a due anni si stop. Oltre a dover rinunciare alla vittoria nella Vuelta (a vantaggio di Nibali) e alla medaglia mondiale (bronzo) nella crono di Bergen 2017. Per cui meglio una trattativa. Obbbiettivo: l’accordo su cinque, sei mesi di squalifica, praticamente già scontati, che consentirebbe a Froome, che si sta allenando forsennatamente in Sud Africa, di non bruciare la prossima stagione. Una trattativa che avrebbe addirittura scavalcato sia le posizioni della sua stessa squadra che lo stesso avvocato dell’atleta Mike Morgan.
Il richiamo recente del presidente Uci Lappartient ai danni enormi per il ciclismo mondiale di un Froome che corresse sub judice poi venisse sanzionato, in qualche modo deve aver influito.
Dunque una pena mite in cambio della confessione. Troppo mite secondo molti. Ulissi se ne beccò nove di mesi, pur confessando. L’ultima gara fatta da Froome è stata il 20 settembre (mondiale crono a Bergen). Con soli sei mesi gli si spalancherebbero le porte sia del Giro che del Tour. Seguendo un concetto di equità che porterebbe a pareggiare la sua sanzione con quella di Ulissi resterebbe solo il Tour. Con la prospettiva di affrontarlo solo con gli allenamenti nelle gambe e neppure una gara.
  • Chris Froome
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