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Vuelta 2018 -20t- Dalla Spagna nuovi volti a caccia dell'iride
Ecco i giovani rampanti laureati dalla corsa
Yates trionfa a Madrid. Con Mas e Lopez il podio più verde di sempre. L'ultima frazione a Viviani
La vittoria del britannico Simon Yates che ha giganteggiato in questa edizione della Vuelòta, segna l’avanzata delle nuove leve nel ciclismo mondiale. Il “vecchio” resiste sempre, ovvio, tant’è che lo spagnolo Valverde che è scivolato dal podio proprio nelle ultime battute della corsa iberica, finendo quinto, può dire: “Ho avuto comunque ottime sensazioni. Credo proprio che ai mondiali di Innsbruck farò una bella figura”. A Madrid si è imposto un Viviani straripante. Una volata imperiale la sua, da perfetto macinatore del tondino (la pista); risalendo da dietro con la forza di un tifone. Ma. Viviani a parte (tre successi parziali in Spagna) per gli azzurri in vista dei mondiali solo tenui segnali di risveglio. Che un combattente come De Marchi sia in buona forma (vittoria a Fuente del Chivo, dopo tre anni) è un ottimo segnale, così come anche la constatazione del buon colpo di pedale di Pellizotti, dell’exploit di Moscon a Lissone, della sempre robusta tenuta di Pozzovivo, l’estro di Caruso e perfino i timidi attacchi di Nibali alla ricerca di una condizione difficile, dopo la brutta caduta al Tour e l’intervento alle vertebre.
E non ha mostrato di stare granchè meglio neppure l’altra punta “in pectore” del clan azzurro: il sardo Aru. Sempre all’inseguimento quando il ritmo in salita si faceva pressante. Una stagione, la sua, difficile e sfortunata. Morale: l’Italia del pedale allo stato delle cose rischia di andare alla prova iridata con le punte spuntate. Un leader, il volonterosissimo siciliano, se non proprio dimezzato, quanto meno non al massimo delle sue possibilità. E un altro alla ricerca del vero se stesso. Nibali e Aru alla Vuelta hanno mostrato i limiti evidenti in salita. E di salita a Innsbruck ce ne sarà tanta. E purtroppo il tempo stringe. Sarà necessaria una straordinaria prova di squadra per aspirare al podio. Un affiatamento generoso che gli azzurri hanno nelle corde, come hanno dimostrato agli europei vinti. Dunque sperare non è proibito, anche se la concorrenza fa tremare i polsi. Soprattutto per l’avvento di nuove leve che alla Vuelta hanno dimostrato una potenza e un’aggressività stupefacenti. La facilità con cui Simon Yates ha controllato, e vinto la corsa la dice lunga. Difesa in surplace e attacco. Con la lucidità, e la consapevolezza di chi sa di avere una marcia in più. “Quello che è ho fatto ha qualcosa di incredibile - ha commentato – ero uscito molto deluso dal Giro e ho messo del tempo per riprendermi e trovare motivazioni”. Sa gestirsi in modo intelligente in corsa: sarà un cliente molto scorbutico per chi aspira al podio.
Ma il ciclismo che sta cambiando pelle mostra anche altri nuovi personaggi. Si tratta dello spagnolo Enric Mas, appena 23enne e del colombiano Miguel Angel Lopez (24) che hanno completato il podio iberico, il più giovane come età della storia della corsa. Sono due scalatori capaci dello scatto asfissiante e con la tenuta giusta per pretendere un ruolo da protagonista. Le vecchie volpi del plotone dovranno stare molto attente.
Colombia e Spagna hanno più leader che potrebbero aspirare alla vittoria. I colombiani potenzialmente “leader” sono addirittura in tre, con l’appena 21enne Bernal, talento emergente.I francesi in due (Pinot e Alaphilippe), come gli olandesi (Dumoulin (27) e Kruijswijk e gli spagnoli (Valverde , Mas). Agli iberici accadde di litigare nel 2008 a Varese e ne approfittò l’ottimo Ballan. E, come dice il proverbio, “quando ci sono tanti galletti a cantare non si fa mai giorno”. Per gli azzurri sarà anche una prova di intelligenza e di astuzia.
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