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`Niente prove`: cadono le accuse contro Wiggins e la Sky
Non ci sono prove, dunque l’accusa cade. Doverosamente. La federazione ciclistica inglese (Ukad) e la Wada hanno dovuto fare marcia indietro riguardo alle accuse nate dai sospetti su di un pacco ricevuto da Bradley Wiggins nel 2011. Dopo 14 mesi di inchiesta infruttuosa la Ukad deve ammettere che “Mancano le prove – si legge in un comunicato ufficiale - e nell’impossibilità di stabilire con certezza il contenuto del pacchetto (il sospetto era che fossero sostanze dopanti n.d.r.) non restava altro da fare”.
L’inchiesta era stata aperta nel settembre 2016 dopo le accuse comparse sul giornale Daily Mail; erano stati sentiti 37 membri presenti e passati della federazione britannica così come il baronetto, primo vincitore ingklese del Tiour de France. Hanno cercato di fare luce su di un pacchetto ricevuto da Wiggins, allora numero uno della Sky, nel giugno 2011 in Francia, in occasione del Criterium del Delfinato. Secondo Dave Brailsdorf, mentore della formazione inglese, si sarebbe trattato di un semplice fluidificante bronchiale acquistabile in farmacia senza ricetta. Ma il sospetto era che si trattasse di triamcinolone un corticosteroide che avrebbe dovuto essere giustificato con un’apposita esenzione terapeutica. Secondo quanto si è saputo poi Wiggins, che si è ritirato dalle corse nel 2016, avrebbe beneficiato di una esenzione terapeutica a causa dell’asma. “La nostra inchiesta – precisa l’Ukad – è stata condizionata da prescrizioni mediche affidabili. E’ un grosso problema”.
“E’ stato un periodo terribile per me e la mia famiglia - ha commentato Wiggins – una vera e propria caccia alle streghe, protrattasi troppo a lungo. Gli inquirenti sembravano fondare le accuse oiù sui titoli dei media che su informazioni serie e concrete”. Julie Harrington, dirigente della federazione inglese ha peraltro precisato che restano “delle zone d’ombra” fra la federazione e Sky che avrebbero “condotto a certi errori nel modo di gestire le persone e le procedure”.
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