Sportpro.it
Temi e problemi dello sport moderno. Pubblicazione telematica indipendente in linea dal 1998 - Direttore: Eugenio Capodacqua
Caso Froome, il Ct Cassani minimizza e così danneggia ancor più il ciclismo
“Il salbutamolo non e un prodotto dopante, non fa andare più forte”. Parole, nella recentissima intervista a Repubblica.it, del Ct della nazionale azzurro Davide Cassani, sulla vicenda Froome-salbutamolo. Per capire perché il ciclismo è ancora oggi sommerso da scandali e vicende che ne minano irrimediabilmente la credibilità, bisogna passare anche attraverso questa considerazione: i massimi dirigenti nostrani minimizzano. Senza alcuna giustificazione. Per loro il problema si risolve rimuovendo. Il doping non c’è perché il salbutamolo “non fa andare più forte”. In barba ad ogni altra considerazione e alla scienza che dice che quando ti fai in qualche modo di salbutamolo oltre i 1000 ng/m (Froome è stato “preso” 2000 ng/ml) è come se assumessi un potente e vietatissimo anabolizzante.
Meravigliarsi, allora che tutto vada come prima nel mondo delle due ruote a pedali? Che ciclicamente il ciclismo finisca nel vergognoso girone degli sport più dopati? Se la cifra limite (1000ng/ml) per le stesse regole sportive costituisce la prova di un’assunzione NON terapeutica, cioè dopante, cosa facciamo? Ci mettiamo sotto i piedi le regole che abbiamo controfirmato? Solo perché abbiamo fatto i ciclisti professionisti per un certo periodo della nostra vita? A chi giova questa mistificazione della realtà? Il Ct della nazionale si permette di dire che il salbutamolo “non è un prodotto dopante”. Che “non fa andare più forte”. Quando per il salbutamolo non esiste un solo studio scientificamente credibile che attesti che un uso intenso anche via inalazione, oltre i 1000 nanogrammi, NON aumenti la prestazione. E basta chiedersi se sia possibile per semplice inalazione arrivare a concentrazioni del doppio di quelle consentite, come quelle rilevate nei test di Froome, per capire che qualcosa nel discorso non torna.
In realtà, eccezion fatta per le sostanze più potenti (epo, gh, ormoni, ecc. o le pratiche più note come l'emotrasfusione) è difficilissimo e molto complicato dimostrare scientificamente quanto e come una determinata sostanza modifichi la prestazione. In primo luogo perché la risposta ai farmaci è assolutamente individuale e, a fronte dello stesso farmaco, può variare nel tempo per lo stesso individuo. Ci vorrebbero studi che Wada e altri organismi antidoping non si sognano neppure di fare. Che farebbero chiarezza, però. E questa assenza di per sé è significativa della volontà del “sistema” antidoping sportivo mondiale di risolvere i problemi. Ma questo dovrebbe invitare alla prudenza non a dichiarazioni evidentemente infondate.
Delle due l’una: o Cassani è un grande ignorante (nel senso lessicale della parola), oppure è in malafede. In entrambi i casi resta veramente sorprendente che nella federazione ciclistica italiana ad occupare ruoli di grande responsabilità ci siano simili personaggi. Mi dispiace per Davide che conosco bene e con il quale ho anche pedalato spesso e volentieri. Ma sono schietto: dopo il tourbillon di scandali che travolgono il ciclismo da qualche tempo, minimizzare il fatto che il ciclista più rappresentativo a livello mondiale sia stato beccato in flagrante violazione delle regole stabilite e riconosciute, è davvero un peccato mortale. E danneggia in primo luogo il ciclismo tutto.
  • Davide_Cassani.jpg
    Davide_Cassani.jpg
le ultimissime
Proseguendo la navigazione acconsenti all\'utilizzo dei cookie impiegati dal nostro sito.
Per maggiori info