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E' morto Guido Columba
Cronista e sindacalista di grande spessore
Il suo `credo`: “I cronisti hanno il compito di raccontare quello che accade, la realtà vera, non quella che piace a questo o quel potente o prepotente di turno”.
Il collega Guido Columba ci ha lasciato la notte scorsa. È morto al Policlinico Gemelli dove era ricoverato. Nato a Bolzano il 16 febbraio 1946, è diventato giornalista professionista nel maggio 1969. Ha lavorato come cronista di nera e di politica locale al Giornale d’Italia (1969/1975), a Paese Sera (1975/1982) e all’agenzia ANSA (1982/2011). Dirigente del Sindacato cronisti romani dal 1972, è stato presidente dell’Unione nazionale cronisti italiani dal 1993 al 2015.
La cerimonia funebre laica si svolgerà dopodomani lunedì 15 ottobre alle ore 11 nell’aula magna della facoltà di teologia valdese via Cossa 40 (piazza Cavour). Alla famiglia tutta le più sentite condoglianze di `Sportpro`.


Riprendiamo, qui sotto, a firma di Romano Bartoloni , l'ottimo ricordo di Guido, cui ci hanno legati i primissimi anni della professione in quella autentica e oggi irripetibile fucina di giornalismo che fu `Paese Sera` (E.Cap.) [/B">

Guido Columba, uomo e giornalista, ha speso la propria vita e tutto se stesso alla causa della cronaca, sorretto da un rigoroso senso del dovere professionale e da un profondo spirito di servizio verso la categoria. Soleva dire e scrivere: “Senza cronaca non c'è storia, e senza storia non c'è coscienza di una civiltà”. E ancora: “I cronisti hanno il compito di raccontare alla gente quello che accade, la realtà vera, non quella che piace a questo o quel potente o prepotente di turno”.
Si deve a Guido Columba, per diversi anni presidente dell’Unione nazionale cronisti italiani, UNCI, la istituzione nell’autunno 2006 della Giornata della Memoria dei giornalisti uccisi dalle mafie e dal terrorismo, e di quanti hanno sacrificato la vita per la libertà di stampa. La prima edizione si è tenuta in Campidoglio nel maggio 2008, e uno suo Libro della Memoria testimonia uno per uno il sacrificio dei colleghi caduti. Nella prefazione, scrive fra l’altro: “Nessuno di loro aveva la vocazione dell’eroe, ma tutti non si sono mai accontentati della versione ufficiale, di comodo degli avvenimenti. Hanno fatto giornalismo di inchiesta, sono andati a vedere di persona, hanno raccontato ciò che gli altri non vedevano o non volevano vedere..Costituiscono un monito e anche un ancoraggio per i cronisti di oggi”.
In sintonia con la sua dedizione professionale e sindacale fin dalla giovinezza, Guido Columba è stato un protagonista antesignano delle lotte per il diritto-dovere di cronaca, per la tutela del segreto professionale, per il contrasto alle leggi bavaglio, per il rigetto delle querele facili e per la denuncia degli abusi compiuti nel nome di una malintesa privacy. Da segretario del Sindacato cronisti romani e da presidente dell’Unci, è stato il primo a mettere in guardia il sindacato dei giornalisti sui pericoli e le insidie che, fin dall’alba delle mutazioni genetiche della informazione, minacciavano la libertà di stampa con crescenti voglie censorie e intimidatorie da parte dei poteri che hanno scoperto il fai da te della comunicazione. Grazie a Guido Columba, che ha spronato, incitato e caricato l’ambiente, ancor oggi è mobilitata la categoria, e scende in piazza contro i tentativi di ridimensionare la mediazione giornalistica con il sopruso e di regolare ad arbitrio i rubinetti dell’informazione.
Negli ultimi decenni, terrorismo, mafia, camorra criminalità organizzata hanno messo a dura prova il mestiere di cronista. Che tuttavia ha mantenuto “ la schiena dritta” come riconobbe il presidente della Repubblica Scalfaro in uno storico incontro con l’UNCI di Columba.
Guido Columba appartiene alle generazioni di cronisti che, in tempi di accese rivalità fra i giornali specie quelli della sera dove ha lavorato intensamente, correvano a briglia sciolta ovunque spuntasse il filo d’erba della notizia, consumavano intere giornate e le suole delle scarpe per stare sui e dentro i fatti, per incalzare le amministrazioni pubbliche nell’interesse dei cittadini. Non c'erano ostacoli, tabù, freni e pregiudiziali che intralciassero le loro scorribande nei territori degli avvenimenti di bianca e di nera. Purché si rispettassero le principali regole ricordate sempre dal sindacato dei cronisti guidato Columba: la coscienza professionale, i diritti della persona, i codici e le leggi.
Romano Bartoloni
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