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Giro d'Italia 2018 -19t- Froome, troppo bello per essere vero
Scatta sul Colle delle Finestre e sbaraglia gli avversari: tappa e maglia
Ipoteca sul successo finale. Tutto come in un film. Sarebbe bello poterci credere, ma la realtà qual è?
Entusiasmante, coinvolgente, epico, unico, storico. A credere nei miracoli quello che ha fatto vedere Chris Froome salendo sul mitico Colle delle Finestre per poi alimentare una fuga solitaria di oltre 80 chilometri che lo ha portato a limare tutto il distacco che aveva in classifica, a vincere la tappa e a conquistare la maglia rosa non può che accendere l’animo anche del ciclofilo più distratto. A credere nei miracoli , però.
Froome esplode alla grande sullo Zoncolan, appena appena contrastato dal montante Simon Yates, il furetto inglese che, dopo i primi segni inquietanti di cedimento nella frazione di Pratonevoso, all’arrivo sullo Jafferau, (79esimo) incassa qualcosa come 38’51”. Poi, il giorno della “sua” crono, dopo il riposo, quando ci si aspettava il colpo decisivo, è autore di una prova molto misurata. Quasi non avesse voluto esagerare, pedala per risalire in classifica, e si fa precedere dagli specialisti spesso da lui stesso strapazzati. E poi si nasconde tranquillo nel gruppo. Pedala ai margini, quasi in anonimo. Caracollando ogni tanto (giusto per sciogliere la gamba) alla sua (orribile) maniera in sella. Ma quando la strada comincia ad impennarsi sul Colle delle Finestre, dopo aver messo alla frusta la squadra, allunga con un passo irresistibile, su ritmi e frequenze di pedalata asfissianti per gli avversari. In ottanta chilometri mette fra se e Dumoulin 3’34”: un’enormità. Una differenza stratosferica, stabiliante, stupefacente. Perchè l’avversario non è l’ultimo “quidam” del plotone, ma il vincitore del Giro 2017. Tappa e maglia. Applausi.E non è che dietro, nell’inseguimento, abbiano dormito più di tanto perché, mentre Pozzovivo e Yates crollano (addio sogni di classifica), ad inseguire si mettono i migliori del plotone; l’olandesone Dumoulin, appunto, autore di un caparbio e disperato inseguimento che lo porterà a 40” in classifica da Froome; il francese Pinot (ora terzo a 4’17”; i due giovani che lottano per la maglia bianca il promettente Carapaz (2° all’arrivo) e lo spagnolo Miguel Angel Lopez. Forze fresche, ma mai allo scoperto.Il fatto è che, per dirla nel gergo ciclistico, Froome “è andato come una moto”, assolutamente intoccabile per gli avversari. Una superiorità schiacciante in un braccio di ferro estenuante e alla fine perdente per l’olandese che comunque ha avuto il merito di mettersi sulle spalle gran parte della fatica, raramente supportato da Pinot. Ma Froome aveva guadagnato troppo salendo e scendendo dal Colle delle Finestre e poi su e giù dal Sestriere. Un vantaggio che ha saputo conservare.
Bellissimo. Entusiasmante. Sorprendente. Epico. Unico. Come in un film. Un bellissimo film. Ma pur sempre un film. Perché la realtà, quella vera, non la conosciamo e non la conosceremo probabilmente mai.
Può sembrare ingeneroso, perché comunque di fatica questi splendidi attori ne hanno fatta tanta. Ma si può dare credito ad un carrozzone in cui controllati e controllori coincidono e in cui gli interessi economici governano ogni esigenza e piegano qualsiasi regola? Froome non avrebbe neppure dovuto essere al via della corsa rosa per la vicenda della positività al salbutamolo alla Vuelta 2017. Ora è ad un passo dalla vittoria che sarebbe poi la prima pietra nel “trittico”, con Tour e Vuelta che il “keniano bianco” si propone.
Sarebbe bello poterci credere, ma si può avere fiducia quando le ombre del doping che avvolgono l’attuale maglia rosa non sono ancora del tutto dipanate? Il Giro ci guadagna in spettacolo, per la gioia del popolino del ciclismo. Gli organizzatori si fregano le mani: più audience vuol dire più sponsor, cioè più soldi. E’ la legge del business. Tutto bello, tutto regolare (fino a prova contraria), ma non parlatemi di sport. E domani? “Di doman non c’è certezza” (Lorenzo De Medici copyright). E’ la regola di questo ciclismo. E infatti, chi si sente di fare pronostici in questo sport sempre sull’altalena? Froome potrebbe riuscire a difendere i 40” che lo sperano da Dumoulin anche a Cervinia nell’ultima sconciante tappa di montagna. Ma lo steso Dumoulin opportunamente “motivato” potrebbe attaccarlo. La favola bella sarebbe che l’olandese gli arrivasse ai mozzi a pochi secondi animando l’ultima frazione di montagna, per poi celebrare nella kermesse romana la gloria del keniano al salbutamolo, strapagato dagli organizzatori. Un film. Appunto. Forse anche un po’ scontato.
  • Froome sul traguardo .dello Jafferau
    Froome sul traguardo .dello Jafferau
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