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Temi e problemi dello sport moderno. Pubblicazione telematica indipendente in linea dal 1998 - Direttore: Eugenio Capodacqua
Giro d'Italia 2018 -20t- Il trionfo di Froome
E' davvero un ciclismo `all'antica`
Il passato `eroico` si ripete: dietro il gesto coraggioso, una disciplina da sempre regno dell'imbroglio e della cialtroneria. Intanto il `keniano bianco` sbertuccia Dumoulin sul traguardo del Cervino.
Brutto, sgraziato in bici ma tremendamente efficace. L’ultimo arrivo in salita del Giro 2018 proprio sotto il mitico Cervino sancisce senza ombra di dubbio la superiorità di Chris Froome. Gli era rimasto un unico rivale ad una quarantina di secondi, Tom Dumoulin. Ci ha provato, ,l’olandesone volante, e a più riprese. Ma ad ogni attacco, una volta scremato il plotone, il “keniano bianco” ha risposto puntuale con il piglio di chi ne ha da spendere a piacimento. Ad un certo punto, dopo il terzo attacco di Dumoulin, Froome si è spazientito: ha dato una leggera “sgassata” come si dice in gergo, una accelerata in contropiede e il povero avversario è rimasto con i pedali nella melassa. Capito chi comanda, vero Tom? Niente da fare, troppa la differenza di forze. Il più forte in questo Giro è questo afro-inglese che iscrive per la prima volta la sua nazione nel palmares della corsa rosa. E che non cessa di far discutere per la vicenda ancora non chiarita della positività al salbutamolo (il doppio della quantità consentita).Tutt'ora clamorosamente `sub judice`.
Non si può negare che, dal punto di vista esteriore, per quello che si è visto, siano state tappe avvincenti le ultime tre prima della kermesse finale a Roma. Perfino affascinanti e coinvolgenti. Se ci si ferma alla vernice. Ma le ombre doping non risolte portano a smorzare gli entusiasmi. Ed è un danno enorme per il ciclismo che esistano regolamenti che consentono di stiracchiare la coperta della verità da una parte o dall’altra, a seconda dell’importanza per il business-spettacolo del protagonista. Non sei nessuno e vieni impietosamente bastonato. Senza remore. Sei uno che ha già vinto 4 Tour e ti viene concessa la più ampia facoltà di difenderti anche se una eventuale squalifica porterebbe a dover restituire quella maglia rosa così brillantemente conquistata. Può essere credibile uno sport che si muove così? Alla fine chi ci rimette è il ciclismo. Perchè la gente dimentica le pecche dell’atleta, ma si disamora quando capisce di essere presa in giro. Capita a chi non si fa ottenebrare dal tifo. Perchè il ciclismo è sempre stato così: dietro ogni fortuna c'è un delitto (copyright Honoré de Balzac). E i paragoni con il passato possono essere letti in modo palindromo. Certo, come no? la grande cavalcata di Coppi nella Cuneo-Pinerolo del '49, non a caso uno dei primi corridori a organizzare “scientificamente” allenamenti e gare. Emblematica l'intervista davanti alla tv in cui parla del famigerato “borraccino” , che “serve quando servono un paio di gambe nuove”. Certo, le grandi scalate di Pantani al Giro e al Tour, all’ombra dell’ematocrito fuori regola. Certo gli attacchi fulminanti di Contador, scopertisi, poi, al clenbuterolo. Certo, le “frullate” asfissianti di Armstrong in salita (7 Tour vinti e poi cancellati dalla squalifica doping), molto più emozionanti delle squallide emo-trasfusioni nel bus della squadra e altro. Certo, le fuge “epiche” di Riccò e Piepoli nelle tappe vinte alla `Grande boucle` del 2008, prima di essere beccati con l'epo assassina. Con molti media pronti a suonare la grancassa dell'eroe, del gigante della strada, ecc. ecc. Ha ragione chi dice: è un ciclismo all’antica. Nel senso del gesto coraggioso, sicuramente, ma anche nel senso che il ciclismo da sempre è stato così…un po’ (molto) cialtrone e imbroglione. E fintanto che test e controlli saranno all’interno del movimento governato dal business nulla cambierà. Con buona pace della credibilità di uno sport che pure avrebbe enormi potenzialità.
Per capire (oltre sognare) basta riflettere. Ma perchè mai un professionista dovrebbe rinunciare a doparsi per raggiungere soldi e fama (o anche semplicemente per sopravvivere) quando già dalla lista ufficiale dei prodotti proibiti mancano una infinità di sostanze? Quando i test a sorpresa (gli unici che potrebbero funzionare) sono rari e spesso “telefonati” (vicenda Armstrong docet) e – se non bastasse – c’è tutta l’area “grigia” della cosiddetta `esenzione terapeutica` che permette di doparsi tranquillamente con un semplice certificatino medico. Antiasmatici-anabolizzanti; cortisonici, anabolizzanti mascherati, epo in microdosi, ormoni dalla brevissima emivita, nuovissime sostanze che già “lavorano” nel campo genetico: c’è solo l’imbarazzo della scelta. A rischio quasi zero. Basta e avanza per `fare la differenza`. E si può credere ad un ciclismo così? In uno sport in cui, per la circolazione del know-how e delle tecniche di allenamento le differenze ad alto livello sono minime cosa fa davvero la differenza? Legittimo quanto meno chiederselo. Poi ciascuno si illuda se vuole. Padronissimo. Del resto, la vita è spesso così amara che qualche illusione può aiutare. Ma dobbiamo sapere che di illusione si tratta.
Sale sul podio, assieme a Froome e Dumoulin, anche il colombiano Miguel Angel Lopez, che fa le veci del connazionale Nairo Quintana, l'anno scorso secondo a Milano, dietro lo stesso Dumoulin e davanti a Nibali. Lopez riesce anche a indossare la maglia bianca di miglior giovane, confermando un futuro ricco di promesse. E sull’espansione a macchia d’olio dei risultati nel ciclismo sudamericano sarebbe il caso che i dirigenti ciclistici mondiali facessero più attenzione. Ogni volta che ci sono controlli un po’ meno che seri è una autentica strage. Ma davvero importa loro qualcosa del futuro di questo sport? A Cervinia ha vinto Nieve, compagno di quel Simon Yates che ha alzato bandiera bianca nel tappone vinto da Froome. Con Aru miseramente naufragato l’Italia si aggrappa agli sprint di Viviani e alle sghembe sgroppate in salita di “pollicino” Pozzovivo. Ma generosità e limiti li hanno visti tutti. Ci resta Nibali. Al Tour, contro Froome, Dumoulin e altri, lo 'Squalo' sarà chiamato a rianimare un movimento asfittico e in affanno. Ancora una volta.
  • Chris Froome
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