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Howman attacca la Wada: `Pensano soprattutto ai soldi`
L'ex DG dell'agenzia mondiale critica la decisione di riammettere la Russia dopo lo scandalo di Sochi
Non sarebbero stati ottemperati tutti gli obblighi della `road map` per la riammissione. Il Comitato Esecutivo: `Decisione presa a maggioranza`
“La Wada si preoccupa soprattutto dei soldi e poco dell’integrità degli atleti”. Questo il senso di una recente intervista di David Howman, ex direttore generale dell’agenzia mondiale antidoping dal 2003 al 2013 e adesso numero uno della neonata organizzazione Athletics Integrity Unit, messa in piedi dalla federatletica internazionale per combattere il doping e la corruzione dopo gli scandali recenti (Russiagate, ecc. ecc.) che hanno portato alle dimissioni dell’ex presidente Lamine Dijak e del suo entourage. Secondo Howman la decisione di riammettere la Russia alle Olimpiadi e legittimare il laboratorio di Mosca è stata determinata soprattutto dal denaro. E la Wada, dal canto suo, ha subito risposto che ciò non corrisponde a verità.
La Russia era stata bandita nel 2015 dalle competizioni olimpiche dopo lo scandalo della Rusada (l’agenzia antidoping russa) ai Giochi invernali di Sochi (2014) e dopo che era stato reso pubblico il famoso rapporto McLaren che evidenziò come a coprire il doping di Stato fossero intervenute in vario modo proprio addirittura importanti entità e perfino strutture statali (servizi segreti).
“Sembra proprio che abbiano preso la decisione di deviare da un’attenta strategia comune per tutti solo per ragioni pragmatiche”, ha detto Howman in una intervista all’Associated Press. “La Wada si è trasformata da un’associazione che si preoccupava della pulizia fra gli atleti ad un’entità che si preoccupa sopratutto delle federazioni che non possono organizzare eventi in Russia. E’ il denaro il principio che muove tutto questo. E questo è qualcosa di diverso da quello che era una volta la Wada stessa”.
La risposta del portavoce dell’agenzia mondiale non si è fatta attendere: “La decisione è stata presa a maggioranza dal Comitato esecutivo, cui prendono parte in egual misura membri di tutti i governi sportivi, seguendo le raccomandazioni del Comitato Indipendente che si occupa della cosiddetta “compliance” (e controlla se le varie federazioni rispettano il codice Wada, n.d.r.)”. In altre parole, la Russia avrebbe rispettato il ruolo di marcia proposto da questo Comitato per riammettere le nazioni sanzionate dopo aver violato il Codice antidoping. “Un processo messo a punto dallo stesso Howman, quando era direttore generale della Wada”.
Il presidente dela Wada Craig ha poi precisato: “Abbiamo detto e ripetuto più volte che nessuna nazione sarebbe stata riammessa finchè non fossero soddisfatti tutti i criteri di “eleggibilità”, compresi quelli stabiliti dal Rapporto McLaren per riqualificare per i test il laboratorio di Mosca”.
Un passo molto delicato ed importante, questo, in un meccanismo che è assai poco credibile in quanto autoreferente (lo sport che controlla se stesso). Nell’ultima riunione alle Seychelles (! ...e poi dicono che non ci sono i soldi per fare più test… E i continui rimpalli fra Comitati vari e altri organismi non aiuta certo a chiarire) il Comitato Esecutivo Wada ha approvato l’ultima versione del primo punto del report Schmid del Cio (Comitato Olimpico) che a sua volta recepisce le conclusioni del Rapporto McLaren, e ha posto un ulteriore termine temporale, “molto chiaro”, per implementare il secondo punto.
Il che vuol dire che la Russia al momento non è ancora perfettamente in regola con tutti i termini stabiliti per una completa riqualificazione. Secondo Howman tutto questo indebolisce l’autorità della Wada stessa. “Lasciatemi dire – ha precisato - che dondolano qui e là senza mettere una data fissa o un serio divieto di accesso ai laboratori alla polizia russa. Cosa faranno se la Russia non rispetterà del tutto gli obblighi? Dichiareranno una seconda volta la “non conformità” della Rusada?”.
L’Istituto Nazionale della Associazioni antidoping nazionale ha infine detto che la Wada: “Si è arresa alla pressione del CIO e del governo russo per alleggerire sostanzialmente i termini della “road map” di riabilitazione”.
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