Sportpro.it
Temi e problemi dello sport moderno. Pubblicazione telematica indipendente in linea dal 1998 - Direttore: Eugenio Capodacqua
Il ciclismo amatoriale fra nuovi casi `positivi` e vecchi affari
`Interessi e soldi contaminano l'ambiente come e più del doping`
Intervista a Stefano Serafini, noto amatore romano: `Un movimento che ha perso credibilità: impossibile fare dell'agonismo non esasperato`. Una realtà comune anche in altre regioni. L'inchiesta di Repubblica sulla diffusione del fenomeno
Siamo al solito dejà vu: l’ennesimo cicloamatore, e non certo di “primo pelo”, positivo ad uno dei sempre più rari controlli anti-doping. La notizia non sta, però, nella nuova, ennesima positività che macchia un mondo come quello amatoriale ormai privo di ogni credibilità, e neppure nella sostanza rilevata alle analisi, un metabolita del Clostebol (principio attivo di una vietatissima pomata cicatrizzante) quanto nel fatto che il corridore trovato positivo corre abitualmente nel noto torneo intersociale “Coppa Lazio” organizzato ormai da 10 anni, che si trova attualmente sotto l’egida dello CSAIN, e che lo scorso anno raggiunse il primato di individuare fra i propri partecipanti file addirittura un concorrente armato di bici motorizzata… Uno dei primissimi casi di “doping tecnologico” rilevati nelle gare amatoriali, con buona pace dell’immagine di sportività, salute e pulizia che questi movimenti dovrebbero propugnare.
SportPro ne ha parlato con Stefano Serafini, noto cicloamatore romano di lunghissimo corso e con al suo attivo diverse vittorie. Stefano lo scorso anno ha deciso di lasciare il torneo e le gare amatoriali. “Schifato” – dice - dall’ambiente e dall’andazzo. Da quello che racconta e che riportiamo nell’intervista qui sotto, emerge un ciclismo amatoriale disperato e dal futuro molto incerto. Dove dilaga un doping pesantissimo (anabolizzanti, stimolanti, epo, trasfusioni, ecc.) neppure scalfito dai rari e spesso poco efficienti controlli; dove dirigenti superficiali mettono gli interessi di cassetta (iscrizioni, sponsor, tessere, ecc.) davanti all’esigenza di un sano agonismo; dove le regole, che pure talvolta vengono meritoriamente stabilite, sono facilmente aggirate, sconvolgendo quello che dovrebbe essere un mondo di valori acquisiti e garantiti. Dove perfino il noto “decreto Santilli” (dirigente della Federcilismo) che prevede la squalifica a vita per gli amatori alla prima grave violazione antidoping è spesso facilmente aggirato. Dove non si dice quasi mai “no” all’iscrizione a gare di atleti dal passato nebuloso o peggio.
Serafini cosa ne pensa di questa ultima vicenda doping?
Non voglio esprimere giudizi su una persona che ho conosciuto poco, e neppure sulla “leggerezza” che ha commesso utilizzando (forse) una pomata su cui campeggia però e ben visibile il bollino “Doping”, quanto sul fatto che neppure un torneo in apparenza “tranquillo” come la Coppa Lazio sia immune da queste squallide vicende.
Si spieghi meglio…
E’ presto detto, la Coppa Lazio è a seguito di un periodo molto buio del ciclismo amatoriale, poi culminato con la nota inchiesta “Oil for Drug” nella quale rimasero invischiati molti tra i cicloamatori allora più in auge e che poi hanno pagato con la radiazione definitiva. Io stesso, nonostante la mia grandissima passione per le gare in bici, mi resi conto che non si poteva più andare avanti cosi ed ero seriamente in procinto di chiudere già lì la mia carriera di agonista. Però poi Claudio Trovarelli (“deus ex machina” della Coppa Lazio n.d.r.) e mi sottopose un progetto: un torneo intersociale che escludesse i ciclisti squalificati per doping, nonché le squadre seriamente sospettate di avere tra le loro file “bombardoni” e “fenomeni” vari che avevano sin lì fatto incetta di vittorie nella categoria.
Una buona cosa...
Certo. Trovarelli - in collaborazione con l’attuale Vicepresidente nazionale CSAIN Marcello Pace - lanciò sul “mercato cicloamatoriale” un “prodotto” che i cicloamatori onesti sino ad allora avevano solo potuto sognare. Un bellissima cosa, un’iniziativa davvero meritoria. Ma poi quel “prodotto” è stato modificato fino a snaturare i sani principi sui quali era nato. Perche’? Le solite esigenze di “cassetta”; iscrizioni, partecipazioni sempre più numerose, tessere, ecc. Soldi insomma…
Cos’è cambiato dal torneo di allora?
Cosa non è cambiato…Premesso che in quel torneo, già nel 2009 quando aveva livelli prestazionali nettamente più bassi rispetto a quelli di oggi, furono rilevate ben 2 positività su 20 controlli antidoping effettuati (il 10%, ovvero una cifra ben superiore alle media delle positività riscontrate nella disciplina n.d.r), oggi si può dire che la situazione sia migliorata? Secondo me no. La prova è la prima positività al primo controllo dell’anno.
I test anti-doping sono in sofferenza per i tagli economici nel settore, ma è possibile mai che non esista un modo per poter svolgere attività agonistica in maniera sana nel ciclismo?
Tra motorini nascosti nei telai delle bici e gente che usa allegramente pomate anabolizzanti nella quasi certezza di non venire beccato, c’è poco da stare allegri. Per questo avevo proposto a fine della stagione scorsa un ritorno alle origini; dotare la Coppa Lazio di un nuovo Statuto che mettesse finalmente dei paletti non più aggirabili, e proprio per far fronte a quelle infiltrazioni che lo hanno poi, a mio avviso, irrimediabilmente rovinato. Nell’ambiente ci conosciamo tutti molto bene; se la “selezione” se non la possono fare controlli anti-doping sempre più rari la devi fare tu, sulla base delle salde esperienze che già hai e che hai maturato nel corso di lunghi anni di agonismo. Si sa benissimo chi può essere adatto ad un contesto agonistico diciamo così “normale” e chi è invece molto più indicato per il confronto tra fenomeni dalle qualità stupefacenti. Anche perché nell’ambiente si parla più spesso di “cosa” si assuma per andare più forte, piuttosto che di “quali allenamenti” si facciano. Ho visto troppa andare dalle stalle alle stelle o viceversa nel giro di poco tempo?
Ma così non si corre il rischio di creare “circoli chiusi”, quasi elitari?
Se disturbi in una discoteca stai pur tranquillo che l’addetto alla sicurezza ti ci fa entrare più. Ci vuole rigore e professionalità, e che il titolare della discoteca non si venda per un biglietto in più. Non è normale che gente - a 50 anni e più - continui a migliorare le proprie performance atletiche, o che le “suoni” addirittura a ragazzi giovani molto ben allenati che potrebbero essere loro figli. Ci vuole credibilità. E se vuoi essere credibile, se vuoi fare agonismo sano, devi necessariamente tagliare fuori certi “sodalizi”, che più che squadre sono gruppetti di compari e comparielli molto attivi nello scambiarsi “consigli” e “dritte” varie per andare più forte la domenica. E vedi bene che, proprio nel Lazio, ci sono già stati al riguardo casi sin troppo eclatanti, addirittura culminati con perquisizioni dei NAS in private abitazioni e persino in esercizi commerciali. D’altro canto, per fare i “fenomeni” esistono già altre manifestazioni come le Gran Fondo e le gare open, dove per tagliare i costi corrono ormai assurdamente insieme atleti giovani e atleti anziani. Che bisogno c’è di venir a fare il “fuoriclasse” in un torneo intersociale?
Ed allora perché la sua proposta è rimasta lettera morta?
Bisognerebbe chiederlo soprattutto ai diretti responsabili, che però temo si guarderebbero bene dal rispondere. Per quel che mi riguarda posso dire di aver presentato a dicembre 2016 uno Statuto molto ben articolato e per il quale ho ricevuto i complimenti anche dagli avversari. Purtroppo si trattava di un regolamento “duro”, e soprattutto andava a cozzare contro interessi finanziari e politici molto forti. Pensa che fu proprio il Vicepresidente Pace a pregarmi di studiare ed elaborare un nuovo Statuto per la Coppa Lazio. Peccato che dopo averlo letto una prima volta, peraltro assicurandomi che lui non ne avrebbe cambiato neppure una virgola, appena 10 gg. dopo ha completamente cambiato idea tornando a sostenere con energia l’attuale stato delle cose. Non ci ho visto molta coerenza.
Può fare un esempio concreto?
Perché, contrariamente a quanto previsto dal Regolamento Tecnico Nazionale CSAIN, in Coppa Lazio possono partecipare solo tesserati CSAIN? Perché se vuoi partecipare devi portare tessere (e quindi soldi) nelle casse dell’Ente e del suo Comitato Regionale, questo nonostante lo stesso Regolamento Tecnico Nazionale CSAIN preveda la partecipazione di tesserati FCI o di altri Enti di promozione alle competizioni svolte sotto la prioria egida. Questa partecipazione “allargata” agli altri Enti della Consulta nonché alla FCI si applica per tutte le gare CSAIN (escluse le prove di Campionato Nazionale) in tutte le regioni come il Lazio ove ne esistano i presupposti (reciprocità di partecipazione alle gare per tutti i tesserati della FCI e degli altri Enti n.d.r.), mentre non mi risulta che per i tornei intersociali come la Coppa Lazio esista una deroga al riguardo.
Ma la sua è stata una proposta ufficiale?
Certo la presentai in un’assemblea straordinaria a cui presero parte 21 società sulle circa 40 affiliate al torneo. Ma i “big team” che avevano tutto l’interesse a conservare l’attuale stato di cose si erano già accordati sottobanco con chi di dovere, mentre le “opposizioni” erano poche e con le idee confuse. Alcune più interessate a non urtare suscettibilità importanti nonché a mantenere il proprio orticello che non a dare una vera svolta per le gare..
Un ambiente certamente non piacevole…
Per questo ho deciso di non partecipare più allo Coppa Lazio come a nessun altra gara amatoriale. Nonostante la passione ci sia ancora. Ho fatto tutto il possibile per far tornare quel torneo allo spirito con cui era nato, soprattutto per dar modo a tanti corridori come me di fare un agonismo realmente “sostenibile” in ragione della propria età e delle proprie reali possibilità atletiche. So bene di essermi messo nelle condizioni di chiudere lì la mia carriera di agonista, ma l’ho comunque fatto con grande dignità. Ho solo un rammarico, quello di non essere uscito prima dall’ambiente quando già le cose avevano iniziato a prendere una brutta piega.
Cosa si sentirebbe di dire ancora ai Dirigenti del movimento, al “positivo” di turno ed agli altri suoi ormai ex colleghi?
Molto poco. L’organizzatore della Coppa Lazio ed il Vicepresidente CSAIN sono ormai per me un capitolo definitivamente chiuso, e lo sono dal momento in cui ho tardivamente capito che gli unici “amici” loro sono solo quelli che hanno nei rispettivi portafogli. Al corridore positivo di turno auguro di poter dimostrare la propria innocenza, anche se temo che la sua carriera di corridore si chiuderà, ingloriosamente, qui. Ai miei ex colleghi, tra cui ho ancora tanti amici, raccomando solo questo: ragazzi, non fatevi dominare solo dalla passione, perché c’è gente a cui dei vostri sacrifici e della vostra passione non importa un alcunché. A certi personaggi, interessano solo i tanti soldi che gli portate alle gare e con i tesseramenti.
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