Sportpro.it
Temi e problemi dello sport moderno. Pubblicazione telematica indipendente in linea dal 1998 - Direttore: Eugenio Capodacqua
Lo sport di base affonda e la politica pensa alla modifica dei `mandati` per Coni ed enti sportivi
Da due a tre anni la proposta in uno dei 6 mila emendamenti alla `manovra`
Nel calderone degli oltre 6 mila emendamenti alla manovra che dovrebbe chiudere la legislatura ci sarebbe anche una proposta di variazione della cosiddetta “governance”, cioè del sistema di gestione, del Coni. Finalmente i politici mettono mano all’annoso problema di un ente e di un sistema di gestione dello sport nazionale che ha fatto il suo tempo, che impegna tanto denaro pubblico con “ritorni” minimi per la comunità? Un carrozzone la cui gestione mostra pesanti criticità, come rivelato da una recente inchiesta del “Fatto quotidiano” che ha svelato come circa la metà delle federazioni abbia bilanci in rosso? Niente affatto.
I politici, per cui il Coni è da sempre considerato una sorta di ciambellone di salvataggio per i loro colleghi `trombati`, per “figli di…” e “nipoti di…”, oltre che un meccanismo di consenso funzionale a clientele e camarille di ogni orientamento, si preoccupano di intervenire perché, secondo loro due mandati, cioè otto anni di governo ai vertici di federazioni ed enti vari nonché dello stesso Coni sono pochi, ce ne vogliono almeno dodici. Tre mandati invece di due, allora. Per quanto peggiorativo rispetto alla norma precedente, continuerebbe ad essere un risultato apprezzabile in un ambiente dove fra regolamenti, sistemi di votazione, elezioni (spesso irregolari e contestate) la realtà la possono vedere tutti: presidenti e dirigenti incollati alla poltrona lustri e lustri. Ma il problema vero non sono i mandati. Tra l’altro se un “governante” o un dirigente è onesto e capace, e incontra il favore dei suoi elettori non si vede perché debba essere messo da parte bruciando anni di utilissima esperienza. Il fatto è che dirigenti di questo tipo sono piuttosto rari. E allora sarebbe meglio pensare a qualcosa che formi la competenza e le capacità dei futuri governanti dello sport e a un sistema che consenta di calmierare un meccanismo elettivo che funziona spesso solo attraverso il clientelismo, producendo consigli federali “bulgari”, in cui l’opposizione non esiste neppure.
Insomma: ci sarebbe da ridisegnare seriamente un sistema sportivo che inghiotte soldi pubblici (415 milioni di euro il contributo statale del 2016) quasi solo per produrre agonismo di livello e medaglie (nel passato recente anche “truccate” dal doping) e lascia quasi del tutto scoperta la parte dello sport educativo e salutistico. Quello dei giovani, che - tra l'altro - sono sempre meno a tesserarsi per la varie federazioni (calcio compreso). Perché fra i tanti motivi da non trascurare come il calo della natalità c'è anche la proposta di un modello troppo esigente e competitivo, anche ai primissimi livelli.
Quello dello “stile di vita” che dovrebbe dare un importante contributo alla formazione dei cittadini nella società, come spiegano psicologi, sociologi ed esperti del ramo. Ciò che è pure ampiamente previsto dalla legge istitutiva dell’Ente del Foro Italico. Recita l’art. 2 della legge 426/42: “Compiti del Comitato Olimpico Nazionale Italiano sono l'organizzazione ed il potenziamento dello sport nazionale e l'indirizzo di esso verso il perfezionamento atletico con particolare riguardo al miglioramento fisico e morale”. Si parla, dunque, di miglioramento fisico e morale non di corsa forsennata alle medaglie siano esse olimpiche o mondiali. I denari sono spesi in massima parte in quella direzione con un “carrozzone”, la struttura dei coni e federazioni, che ne assorbe gran parte solo per tenere in piedi se stesso. Mentre allo sport di base arrivano le briciole. Quando arrivano.
La proposta di modifica, avanzata dalla maggioranza (Pd e Civici e Innovatori) ricalca un disegno di legge già approvato in prima lettura da Camera e Senato e licenziato dalla commissione competente del Senato in terza lettura, che prevede le nuove regole non solo per il Coni ma anche per il Comitato paralimpico e per le federazioni sportive, le discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva, anche paralimpiche. La “meravigliosa” classe politica attuale non riesce a partorire di meglio…
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