Sportpro.it
Temi e problemi dello sport moderno. Pubblicazione telematica indipendente in linea dal 1998 - Direttore: Eugenio Capodacqua
Malagò: `Giochi senza Russia una sconfitta di tutti`
`Ma chi ha barato è giusto che paghi`
`In Italia, oggi gli atleti sanno che rischiare è una follia, un suicidio`
`Sembrava impossibile ma di fatto è avvenuto, e indubbiamente c'è stata una reazione molto pesante degli incaricati del Cio`. Il Presidente del Coni, in occasione del convegno `Sport e legalità` a Roma è tornato sull'esclusione della Russia dai Giochi Olimpici di Pyeongchang 2018: `Una cosa eclatante, sconvolgente, terribile, epocale`. Il numero uno dell'Ente del Foro italico si compiace dell'attegiamento di Putin che ha messo da parte ogni ipotesi di boicottaggio, come temuto. `La dichiarazione di Putin è stata simbolicamente significativa perché di fatto ha detto che non gli va di pregiudicare l'opportunità ai singoli atleti russi puliti di vincere una medaglia` e che possono avere `la loro soddisfazione sul campo con la bandiera del Cio`. Secondo Malagò, `Quei signori che hanno barato e manomesso le provette e gli atleti che non hanno rispettato le regole hanno influenzato la vita degli altri sportivi. La medaglia viene restituita, ma non è la stessa cosa. Molti atleti hanno compromesso la loro carriera` a causa di perdita di sponsor e investimenti. In generale, secondo il presidente del Coni, `E' una grande sconfitta di tutti in assoluto che ai Giochi invernali non ci sia un paese come la Russia e poi in particolare che la classifica di Sochi sia stata completamente artefatta con molte medaglie che vengono restituite, tra cui una alla nostra Oberhofer e magari ce ne arriva anche qualche altra`.
Resta per il massimo dirigente sportivo nostrano la soddisfazione per quanto sta facendo, secondo lui, l'Italia. Molto poco in verità, come confermano le cifre di test effettuati in calo da stagione a stagione, sia le violazioni riscontrate. Ma per Malagò :`Sono stati fatti grandi passi avanti negli ultimi anni destinando maggiori risorse alla lotta. Oggi gli atleti italiani sanno che rischiare è diventata una follia, è un suicidio. Il messaggio è passato. Fuori confine siamo una best practice da applicare`. Sarà pure così ma è una ben magra consolazione a fronte di positività che hanno del ridicolo sia a livello mondiale che (peggio) a livello nazionale. Per non parlare di regolamenti astrusi e di atteggiamenti spesso sconcertanti. Un esempio piccolo piccolo: mentre la giustizia ordinaria ha rinviato a giudizio per complicità un paio di medici federali coinvolti nella vicenda doping del marciatore Schwazer, non risulta finora che la giustizia sportiva - che dovrebbe esser ben più veloce e attenta - abbia fatto la benché minima mossa.
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