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Mondiali 2018, Guderzo, un bronzo che vale oro
A Innsbruck dominio assoluto dell'olandese Van der Breggen
L'azzurra soffre, ma riesce a conquistare il terzo gradino del podio
Un bronzo che vale oro. Soprattutto per come è stato conquistato. Protagonista, la veterana della squadra azzurra, Tatiana Guderzo, che, nel giorno della straripante olandese Anna van der Breggen, riesce con una gara volitiva a salire sul terzo gradino del podio, l’unico che le mancava nella sua eccezionale carriera.
Per l’olandese, grande favorita della vigilia, una cavalcata solitaria di 40 chilometri e l’arrivo a braccia alzate, per l’azzurra la soddisfazione di una medaglia che premia una stagione non priva di contrattempi e arricchisce una carriera già ricchissima.
“E’ stata una stagione difficile – ha detto – ma volevo esserci, perché credo nella maglia azzurra e in questa squadra. Ho cercato fin da subito di mettermi a disposizione delle altre ragazze. Quando è partita Anna io ero a tutta e non sono riuscita quindi a stargli dietro. Ci siamo guardate, avevamo Elena Pirrone davanti, abbiamo provato ad allestire una difesa. Al penultimo giro ho iniziato ad avere i crampi, mi sono detta “resisti un altro po’, magari puoi servire ancora ...”. Quando è partita la canadese ho visto le mie compagne in affanno. Ho pensato “ci devo andare io” e sono andata. Strada facendo, soffrendo ma stringendo i denti, ho trovato la forza per staccare le altre e raggiungere quello che è un sogno. Perché una medaglia ad un mondiale è l’emozione più bella, che auguro di vivere a tutte le mie compagne. All’inizio di questo mondiale ero sicura che qualcuna di noi sarebbe salita sul podio, certo non pensavo di essere io.”
Ed invece questa straordinaria atleta, che ha indossato per la 16^ volta la maglia azzurra, soffrendo, stringendo i denti, combattendo con i crampi prima ancora che con le avversarie, è riuscita a portare ancora una volta la Nazionale di Dino Salvoldi su un podio mondiale, regalando, non solo a se stessa ma anche ai tanti tifosi italiani accorsi qui ad Innsbruck, una gioia immensa.
“Tatiana impersonifica perfettamente lo spirito delle nostre Nazionali – ha ricordato il presidente Di Rocco visibilmente soddisfatto – ha stretto i denti per essere presente qui ad Innbruck e in gara ha dato tutto. Soprattutto si è messa a diposizione del gruppo, rappresentando un esempio per le più giovani. Vedere, qui all’arrivo, il tifo delle altre azzurre più giovani premia i lavoro di tutti, delle atlete, dei tecnici, dello staff federale e di tutti coloro che hanno contribuito ad una giornata come questa.”
Il Ct Salvoldi si lascia scappare un sorriso: “Meno male che c’è Tatiana… Oggi senza il suo numero probabilmente non saremmo qui a festeggiare. Portarla è stato un obbligo, per la sua storia sportiva e per quello che ha vissuto in questi ultimi mesi. Ci sarà tempo per i bilanci, per ora è giusto rendere onore a questa medaglia che premia una grande atleta e una grande persona”.
`Una medaglia bellissima, spettacolare, inaspettata - afferma Davide Cassani, coordinatore delle Nazionali -. Dopo 14 anni Tatiana torna su un podio mondiale. La prima volta a Verona: era una ragazzina, in mezzo c'è stata una maglia iridata e una medaglia olimpica. Non si smentisce, Tatiana. Nei grandi appuntamenti lei è sempre pronta. Su un percorso così duro ha dimostrato di essere fortissima, una vera campionessa.`
Esordio fortunato in ammiraglia per Giorgia Bronzini: “Per la prima volta passo dall’altra parte (da atleta a tecnico, ndr) e vinciamo una medaglia! Un bronzo vinto con cuore e passione; una vera impresa. Non mi stupisce sia stata fatta da Tatiana, perché è veramente nel suo stile. Complimenti!”
Nella gara determinante è stata la penultima ascesa: la Van der Breggen scatta subito dopo un tentativo della Van Vleuten. Nessuna riesce a tenere la sua ruota. In breve si riporta sulle fuggitive, tra le quali anche l’australiana Amanda Spratt e Elena Pirrone. Non attende molto prima di attaccare ancora. Gli resiste solo la Spratt, che grazie a questa strenua difesa (durata lo spazio di pochi chilometri) verrà catapultata al secondo posto, abile a conservare fino all’arrivo. Elena Pirrone è la prima a cedere ed essere fagocitata dal gruppo all’inizio dell’ultima tornata. Per lei, al primo anno, un mondiale sicuramente positivo, visto che ha tenuto alla consegna affidatagli e veleggiando sempre tra le prime: “Un esordio che ha sorpreso anche a me. Oggi avevo la gamba che girava e ho provato a tenere la posizione quando la van der Breggen mi ha superata. Quando si indossa la maglia dell’Italia riesci a dare sempre qualcosa in più..”
All’inizio dell’ultima tornata, mentre la van der Breggen viaggia, con distacchi siderali, verso il titolo, seguita a debita distanza dalla Spratt, si accende la lotta per il terzo posto. Dal gruppo evade la canadese Canuel. Tatiana Guderzo è lesta a prenderle la ruota, accompagnata anche da una polacca. Insieme recuperano le restanti due fuggitive originarie e insieme attaccano per l’ultima volta la salita. Qui l’azzurra costruisce il suo capolavoro. Pian piano trova il ritmo e, a metà ascesa, forza progressivamente, staccando tutte. Scollina solitaria al terzo posto che conserva fino al traguardo.
Per la campionessa di Marostica arriva così la terza medaglia in un mondiale, dopo l’oro nel 2009 a Mendrisio e l’argento nel 2004 a Verona.
Le altre azzurre tagliano il traguardo esauste a conferma della durezza del percorso: Elisa Longo Borghini è 13^ a 7'17 dalla vincitrice; Erica Magnaldi 20^, Elena Pirrone 58^ a 14'05, Sofia Bertizzolo 63^ a 14'29, Soraya Paladin 72^ a 18'04. Elena Cecchini non ha terminato la gara. (Uff. St. FCI)
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