Sportpro.it
Temi e problemi dello sport moderno. Pubblicazione telematica indipendente in linea dal 1998 - Direttore: Eugenio Capodacqua
Motorino nella bici: ultima frontiera dell'imbroglio
Così la truffa arriva perfino fra gli amatori
In una garetta laziale l'assurda scoperta; tafferugli all'arrivo. `Le gare? una vera e propria jungla`
Un piccolo gruppetto di corridori in fuga marcia spedito verso il traguardo. Tanto spedito. Troppo spedito. Nel plotoncino che già a metà corsa ha costretto alla resa tutti gli avversari, ce n'è uno particolare. Non ha certo l'aspetto dell'atleta, essendo, tra l'altro evidentemente avanti con gli anni, ma pedala con grande energia. Tanta energia. Troppa, forse, per non destare sospetti. Scattano e lui risponde. Allungano e lui controbatte. Al traguardo sarà fra i primissimi. Insomma, sembra la riedizione di Totò al Giro d'Italia. Solo che questa volta non è il patto con il diavolo a rendere imbattibile l'individuo, bensì - racconta iI tam tam del plotone - una bici truccata. Di quelle col motorino, per intenderci, di cui hanno parlato le cronache recenti.
All’arrivo scoppia il finimondo. Il “dopato tecnologico” è attorniato dagli avversari battuti e preso a male parole. Urla, grida, insulti, minacce, spintoni, poi si avvicinano i giudici, allertati da segnalazioni precise. Ma il furbo anzianotto rifiuta di far controllare il suo mezzo: fra una parolaccia e un insulto sbatte la bici in macchina a fugge. Una scena tragicomica.
La vicenda mostra quello che è ormai divenuto il ciclismo di oggi. A tutti i livelli, purtroppo. Anche quello amatoriale, dove si corre per una coppa di pochi euro, un salame o una spalletta di prosciutto. Eppure, rispondendo ad una assurda follia ecco gente disposta ad ogni imbroglio per primeggiare. Quale soddisfazione si provi a vincere (o piazzarsi) barando lo sanno solo quelle menti esalatate che sono disposte all'inganno. E i dirigenti sportivi sono sempre in ritardo quando si tratta di regole adeguate e controlli. Delle bici a motore si è cominciato a parlare già nel 2010 e quasi ogni stagione non sono mancati episodi sospetti. Culminati con l'inchiesta della tv francese France 2 che ha svelato, inquadrandoi le bici con telecamere termiche, come numerosi corridori alle `Strade bianche` e alla Coppi e Bartali` pedalassero bici che presentavano strane zone di alta temperatura in parti precise del telaio (movimento centrale) o delle ruote (mozzo posteriore). E il calore così intenso può essere spiegato solo con la presenza di un motorino elettrico. La reazione dell'assopciazione corridori professionisti (CPA) non ha tardato: `Chiediamo la radiazione per chi infanga in questo modo il movimento`.
`Quello che amareggia - dice Stefano esperto cicloamatore, presente all'episodio - è che anche un ambiente in cui si dovrebbe fare solo del sano agonismo è diventato il regno dell'imbroglio. Non bastasse il doping farmaceutico ancora ampiamente diffuso adesso ecco anche quello tecnologico. Uno schifo. Quello che è accaduto nella prova della “Coppa Lazio” è gravissimo. E la responsabilità non può essere addossata solo ad un folle con la bici motorizzata. E' la prova che i tornei intersociali non sono più (semmai lo fossero mai stati) “zona franca” dove poter fare una sana attività agonistica al riparo dalle lordure del doping e del’agonismo sfrenato`.
Ma ormai comanda solo il dio denaro: `Gli organizzatori accettano di tutto pur di avere un iscrizione in più. Pensano solo ai soldi a fare mercato. Così assistiamo ad una vera e propria “deregulation”. Basta solo che un presidente di società “garantisca” per il proprio corridore che gli si spalancano tutte le porte`. Così vince l'imbroglio.
`Nelle corse cicloamatoriali laziali - aggiunge Stefano - i NAS dei Carabinieri sono una presenza ormai frequente all'arrivo. Gli uomini dell’Arma, di concerto con gli Ispettori del Ministero della Salute, si muovono sulla base di informazioni precise. Un grosso merito al riguardo va riconosciuto al Comandante Provinciale dei Carabinieri di Latina, Col. Eduardo Calvi, che già ha ben compreso come l’ambiente cicloamatoriale del territorio di sua competenza possa essere più che infiltrato da traffici di sostanze dopanti su cui vale senz’altro la pena di indagare a fondo. Il problema è che non è soltanto la provincia pontina ad essere investita dal fenomeno`.
La difusione del doping amatoriale è provata da più episodi: come la fuga di un noto cicloamatore laziale dileguatosi di fronte ai NAS che lo stavano attendendo per il test; oppure la vicenda del campione italiano F.C.I. delle gran fondo risultato positivo allo stanozololo, lo stesso anabolizzante di Ben Johnson; oppure ancora l'esempio deleterio di una società i cui atleti sono incappati numerosi nella rete antidoping e che continua a partecipare a tutte le corse senza che i dirigenti sportivi abbiano alcunchè da ridire. Una jungla selvaggia senza più riserve protette dove gli organi di controllo fanno quello che possono nei limiti imposti dalle sempre più esili risorse economiche a disposizione; dove il doping dilaga ancora e con più che ampie possibilità di farla franca ai controlli (che per gli amatori si limitano alle sole urine), e dove chi dovrebbe curare e garantire realtà ove poter svolgere un sano agonismo senza doversi scontrare tra fenomeni “stupefacenti” e fenomeni “tecnologici” rivolge invece ben più attenzione al cospicuo gruzzolo che riesce ad intascare per ogni gara organizzata… con buona pace degli intenti e degli ideali per i quali questi tornei intersociali sono nati e si sono sviluppati.
IBDB
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