Sportpro.it
Temi e problemi dello sport moderno. Pubblicazione telematica indipendente in linea dal 1998 - Direttore: Eugenio Capodacqua
Pace (Csain): `Ma nel nostro sport non ci sono né affari né affaristi`
`Il doping fra gli amatori è un problema; facciamo il possibile, ma dobbiamo fare di più`
L'articolo di SportPro del 5 ottobre scorso ha animato un dibattito interessante sul ciclismo amatoriale...Ecco la posizione del vicepresidente Csain

Egregio dott. Capodacqua, come vicepresidente Csain ho letto con un certo disagio le affermazioni del sig. Serafini nell’articolo sul ciclismo amatoriale del 5 ottobre scorso. Affermazioni che, assieme al sig. Trovarelli, delegato provinciale del nostro ente per il ciclismo, ritengo ingiuste ed eccessive nei nostri confronti. Per questo vorrei replicare, lasciando da parte le polemiche che pure potrebbero essere alimentate in questo contesto. Vorrei solo fare prima un piccolo invito, che vale per me e vale per tutti: prima di giudicare gli altri guardiamoci noi stessi dentro prima e facciamoci un esame di coscienza. Aiuta molto a capirsi. E veniamo al merito.
Che ci siano casi di doping che infangano il mondo del ciclismo amatoriale, e non solo, è innegabile, ne sono piene le cronache. Condanniamo con forza il fenomeno, che non ha certo matrici esclusive, come ben evidenziato dai report emanati dalla NADO e dal Ministero della Salute, nonché dai ricorrenti provvedimenti del TNA, peraltro di dominio pubblico. Il doping è sempre una cosa grave, sempre, a prescindere da dove e da quando o quanto è perpetrato: Me devo precisare che il controllo antidoping di cui si parla nell’articolo, anche se per noi è un aspetto ininfluente, è stato effettuato nel corso del campionato nazionale dell'ente, quindi, non in una gara di `Coppa Lazio`. Evento che ha visto la partecipazione di concorrenti giunti da ogni luogo d'Italia. La dirigenza del ciclismo CSAIn, e non solo, è impegnata a fronteggiare con forza la repressione del fenomeno doping, nonché dare capillare applicazione a tutte le disposizioni in materia, compreso l'applicazione del `codice etico`, condiviso e promosso d'intesa con la Federciclismo.
Rilevo nell’articolo alcune inesattezze, forse dovute all’animo deluso del sig Serafini, ma ci tengo a precisare quella che per me è la realtà.
Premesso che un Ente di Promozione vive di volontariato e soprattutto di volontari, persone che dal giorno prima si alzano per visionare i percorsi spesso con pala, scopa e altri mezzi a spazzare e sistemare le strade destinate alle gare a tutela di chi la domenica si va a divertire senza pensare cosa ci sia dietro un organizzazione di una gara ciclistica con sponsor che scarseggiano e con gare che hanno costi non indifferenti tra protezione civile, vigili, premi, staffette ecc. ecc. Costi che vanno dai mille ai millecinquecento euro per gara e rimborsi spese per gli stessi volontari che dedicano del tempo di certo non guadagnano e mettono spesso a nostra disposizione auto e moto assumendosi grosse responsabilita’ a tutela di chi si diletta nel gareggiare per divertimento e con lo spirito di passione di uno splendido sport ,a tutte queste persone mi sento in dovere di dirle un sentito e semplice GRAZIE.
Visto che nel testo si fa cenno ad abusi regolamenti e ingerenze personali, al fine di dare una corretta informazione, ci permettiamo di fare alcuni pertinenti incisi:
1) i Sigg. Pace e Trovarelli sono solo dei dirigenti che agiscono secondo le regole statutarie dell'Ente nel democratico rispetto di tutti gli associati;
2) il sig. Serafini, in quanto tesserato per una ASD affilata, a suo tempo rivestiva il ruolo uno dei componenti la commissione preposta a stilare bozze di regolamentazioni del torneo `Coppa Lazio`, quindi è in questa veste che ne era stato coinvolto;
3) la predetta commissione non aveva, e non ha, facoltà deliberanti, questo ruolo era, ed è, demandato all'assemblea delle ASD, di conseguenza alla successiva ratifica del direttivo del Comitato Regionale;
4) Nell'occasione di cui si parla, l'Assemblea della ASD, regolarmente convocata, ha deliberato, avendone tutte le facoltà, di avvalersi di un testo statutario aggiornato comunemente in sede assembleare, chiedendone quindi la ratifica all'organo regionale, il quale, verificate le attinenze al R.T. Nazionale ha dato il proprio benestare;
5) Contrariamente alle generiche affermazioni riportate nel testo, si precisa che il R.T. Nazionale, comunque in assonanza con quello Federale, prevede espressamente dei tornei e/o gare riservate a propri associati: art. 2; art. 12.5; art. 52. Aspetto circostanziato della stessa FCI all'art. 21 del proprio R.T. Inoltre il R.T. nazionale, nel suo articolato , prevede espressamente dei correttivi territoriali;
6) A maggior chiarimento delle finalità del torneo intersociale `Coppa Lazio`, disciplinato in attinenze dei fini statutari dell'ente, quindi riservato a tutti tesserati CSAIn senza particolari distinzioni tecniche tra loro, si evidenzia che: considerato le limitazioni delle gare agonistiche che prevedono un massimo di 200 partecipanti; considerato il gran numero di tesserati che CSAIn ha nella Regione Lazio; considerate le richieste di adesione al torneo intersociale `Coppa Lazio`; opportunamente e lecitamente, si sono privilegiati i tesserati dell'ente, peraltro atto non unico in Italia tra i vari EPS;
7) In ogni caso, proprio per soddisfare i rapporti convenzionali tra enti terzi, spesso collateralmente alle manifestazioni di `Coppa Lazio` sono state abbinate anche gare open;
8) A maggior chiarimento si conservano le carte delle associazioni che hanno votato pro e contro l’attuazione del nuovo regolamento di Coppa Lazio e NON comprate come affermato dal Sig. Serafini, accusa tra l’altro veramente offensiva.
Marcello Pace (Csain)

Accogliamo con la giusta attenzione l’intervento del sig. Pace. Anche se le sue precisazioni potrebbero essere a loro volta contestate, non vogliamo alimentare una inutile polemica, essendo lo scopo dell’articolo quello di attirare l’attenzione di chi di dovere (i massimi dirigenti ciclistici) su un settore troppo spesso lasciato a se stesso a fronte di enormi problemi come il doping diffuso.
Non sarà il caso della Csan , del sig Pace, o del piccolo ma (all’inizio) prezioso torneo della Coppa Lazio, ovviamente, ma che attorno alle gare amatoriali – soprattutto certe Gran Fondo - si sia innescato negli ultimi anni un vero e proprio business, è un dato accertato e scontato. Non c’è nulla di male nel fare affari. Specie quando si tratta di affari leciti. Tanto più se questi “affari” spesso si riducono a qualche tessera o a qualche numero di gara in più. Cose minime, insomma, a fronte di un volontarismo i cui meriti sarebbe sciocco non riconoscere. In fondo se uno si sente “sfruttato” perché paga 90 o 100 euro un numero di gara può benissimo dire di no. L’attività ciclistica amatoriale è amatoriale appunto perché se uno vuole può non farla.
Ma spesso gli affari, anche quelli leciti, possono collidere con sacrosanti principi etici che dovrebbero essere la base dello sport amatoriale. Come ho scritto al sig. Pace, in un recente messaggio, per fare un seria lotta al doping ci vuole la collaborazione di tutti, soprattutto di enti e organizzatori, il cui apporto – lo riconosco, anche io sono stato cicloamatore fino a poco fa – è prezioso e fondamentale in tutti i sensi. E, siccome ho visto con i miei occhi gente squalificata ripresentarsi a gare e garette varie, nell’indifferenza totale, penso anche che l’organizzatore abbia una grossa responsabilità: quella di dire di “no” a chi si sa non essere limpido. Altrimenti non solo si fa una lotta di facciata (a parole), ma si fa anche la figura barbina degli organizzatori della “GF Campagnolo Roma” di alcune stagioni addietro che prima fanno in complimenti al vincitore, poi se lo trovano squalificato per doping. Far correre “atleti” dal passato nebuloso di cui si conosce vita morte e “miracoli” disturba l'intero movimento. Penso che chi gestisce questo mondo amatoriale (Federazione, enti, ecc.) debba avere il massimo dell’attenzione e del rigore. Proprio per difendere la dimensione di uno sport che sia a misura d’uomo e di atleta e non inutile vetrina per pseudo “fenomeni” dalle prestazioni stupefacenti e spesso dopate che cercano nella sfera amatoriale il corrispettivo per le frustrazioni della vita. Magari imbrogliando. Altrimenti addio credibilità. (E.Cap.)
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