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Scompare a Roma Ermeneglido Smargiassi, piccolo grande `gigante` del ciclismo amatoriale
E' stato uno dei più apprezzati protagonisti del ciclismo amatoriale laziale
Testimone di un’epoca in cui le gare ciclistiche amatoriali erano soprattutto un momento di aggregazione sociale e di sportività autentica lontane anni luce dalle esasperazioni e degli affarismi di oggi
È un dolore grande quello che in questi giorni ha colpito gli appassionati del ciclismo laziale alla notizia della scomparsa di Ermenegildo (Gildo) Smargiassi, per lunghissimi anni un protagonista del mondo cicloamatoriale romano.
Nato tra le brutture della guerra, e con una gioventù vissuta tra le ristrettezze degli anni che ne seguirono, Gildo aveva imparato presto che per avere una vita dignitosa non esistevano altre vie che quelle dell’onestà e del lavoro duro, e che insieme all’amore per la sua famiglia lo hanno accompagnato lungo tutto il corso della sua esistenza.
Gildo aveva però un altro grande, grandissimo amore; quello per lo sport e per il ciclismo in particolare e per ogni appassionato è un’emozione, un vero tuffo al cuore, vedere alcune vecchie foto in bianco e nero che fanno bella mostra nel suo ristorante e che lo ritraggono raggiante insieme a grandissimi campioni del pedale come Felice Gimondi, Francesco Moser e Knut Knudsen, si perché il legame di Gildo con la bici era un legame indissolubile, scevro da ogni “utilità” e per questo soprattutto vero.
Pur non essendo un praticante, anche perché il lavoro nella sua popolare trattoria di fronte a Forte Boccea lo assorbiva sempre molto, aveva comunque trovato il modo di “sfogare” tutta questa sua passione sponsorizzando molte squadre amatoriali sulle cui maglie il suo nome compariva appena, quasi con pudore in una sottile striscia gialla, perché a lui, in fondo, non serviva farsi pubblicità ed a dispetto del suo cognome era invece una persona umile, semplice e soprattutto sobria.
Dagli anni ’70 e per oltre un trentennio le squadre di Gildo con quelle inconfondibili le maglie bianche, azzurre e rosse sono sempre state protagoniste in ogni gara si svolgesse nel Lazio e non solo, visto che tra i suoi corridori si conta anche qualche Campione italiano.
Gildo però, pur essendo giustamente tifoso dei propri corridori verso i quali dimostrava un affetto paterno, non esultava mai fuori dalle righe ed ogni sua contrarietà era comunque sempre improntata al massimo della contenutezza dei modi nonché delle parole, e se tra i suoi ragazzi c’era una questione da discutere non si faceva problemi nell’organizzargli un faccia a faccia “con i piedi sotto al tavolino”, si perché per Gildo a pancia piena si ragionava meglio e con maggior conciliazione, specie se avevi mangiato un buon piatto come quelli serviti da lui o dalla sua gentile consorte.
Purtroppo, alla fine degli anni ’90, Gildo Smargiassi conosce il grande dolore di veder scomparire nel volgere di pochissimi giorni il suo grande amico Mario Mirtella assieme al quale aveva costruito tantissimi successi, e questo è un dolore che lo frena molto. Mario di certo aveva una personalità diversa da Gildo, sicuramente più esuberante e molto meno contenuta, però connotata dalla quella sua identica passione e da quei suoi stessi ideali, ovvero quelli di un amore semplicemente viscerale per il ciclismo e per i corridori, ed in queste loro splendide diversità si compensavano magnificamente cosicché diveniva un piacere vederli operare insieme nelle sedi di gara.
Quante competizioni e quante domeniche hanno visto Gildo Smargiassi sulle strade di tutta la regione come di mezza Italia lo sa soltanto il buon Dio, e stai pur certo che se non era un suo corridore a tagliare per primo il traguardo lui era comunque tra i primi a congratularsi con il vincitore, al quale porgeva sempre la sua mano lavoratrice accompagnato dalla sua espressione franca quanto aperta.
Alle “sbrasonate” di molti lui sapeva rispondere con un sorriso muto che però poteva annichilirti in un attimo, perché lui della sostanza, e non certo delle chiacchiere o tantomeno delle apparenze, aveva fatto il suo credo e la ragione stessa della sua esistenza.
Da troppo tempo, però, Gildo aveva lasciato quel mondo che aveva tanto amato. Forse ha sofferto più di quel che lui stesso immaginasse la scomparsa del suo fraterno amico Mario, di certo, però, questo ciclismo amatoriale fatto troppe volte di finti fenomeni, impantanato nelle meschinità del doping e caratterizzato da un affarismo ai limiti del pudore non gli apparteneva più per questo scelse di uscire dalla scena in punta di piedi così come ci era entrato; ed amareggiato nel costatare come di quanto aveva seminato per decenni con la passione e con l’impegno ne era rimasto ben poco, ha preferito così rimanere più vicino ai suoi affetti più cari e che oggi, insieme a chi davvero non potrà mai dimenticarlo, lo piangono commossi nel suo ricordo e riconoscenti del suo insegnamento.
Ciao piccolo grande gigante. Stefano Serafini
  • L'indimenticabile Gildo sul podio in una premiazione amatoriale
    L'indimenticabile Gildo sul podio in una premiazione amatoriale
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