Sportpro.it
Temi e problemi dello sport moderno. Pubblicazione telematica indipendente in linea dal 1998 - Direttore: Eugenio Capodacqua
SportPro chiude le pubblicazioni
Dopo oltre ventuno anni di onorata attività, SportPro chiude i battenti. Difficoltà composite (salute del direttore, ostacoli, rischi vari, ecc. ) impediscono di seguire le vicende dello sport e le camaleontiche trasformazioni moderne, nel solco dei principi fondamentali che da sempre hanno orientato questa testata: chiarezza, onestà e trasparenza di informazione. Una decisione dolorosa cui non è stata estranea la constatazione delle difficoltà e dei rischi dettati da una legislazione sulla diffamazione assolutamente inadeguata e che, alla fine della fiera, limita in un modo o nell’altro la libertà di espressione, di giudizio e di pensiero. Valori pure garantiti dalla costituzione. Fare informazione corretta è troppo oneroso soprattutto perché ci si espone a querele temerarie favorite da una legge iniqua. E seguire con voce critica lo sport moderno, oggi governato soprattutto dagli interessi economici, è sempre più difficile per non dire impossibile. E’ sempre più arduo cercare di smascherare gli imbrogli frequenti e diffusi, aprire gli occhi allo spettatore sulla realtà di discipline che dietro l’alibi dello “spettacolo”, rivelano spesso una realtà fatta di trucchi, imbrogli, violazioni di leggi e regole piccole e grandi. Il discorso vale non solo per il bistrattato ciclismo, sport particolarmente amato e seguito da questa testata in questi anni. E per tanti altri sport cosiddetti “minori”; ma vale per tutto il mondo di vertice, senza eccezioni o quasi. Basti pensare al calcio ciclicamente attraversato nei lustri da scandali e scaldaletti. Cosa deve succedere di più per non essere diffidenti dopo la lunga serie di vicende truffaldine: dai passaporti falsi, alle partite truccate, alle scommesse clandestine che condizionano i risultati e - vicende più recenti – anche alla camorra padrona delle curve? Come raccontare correttamente sport come atletica, tennis, nuoto, sci di fondo, sci, biathlon, ecc. attraversati stabilmente dal fenomeno doping? E’ o non è una truffa nei confronti del lettore-spettatore accreditare sempre e soltanto l’immagine epico-eroica di questo mondo in cui invece la febbre dell’imbroglio è sempre altissima? Ma scrivere e/o denunciare oggi ha un costo altissimo. A parte l’emarginazione immediata cui sei condannato. Lo dice la cronaca che mostra ormai come certe praticacce producano quasi quotidianamente danni e scompigli gravissimi che arrivano fino alla morte. Non ci siamo tirati indietro per tanti anni affrontando la dura realtà. E abbiamo vinto con la nostra franchezza molte battaglie, ma la guerra non è finita. Lo sport che governa se stesso attraverso regole e regolamenti che si dà da solo, in un sistema ipocrita in cui controllato e controllore coincidono, non cambia. Non è cambiato. I dirigenti, i tecnici, i direttori sportivi, i medici, gli addetti ai lavori sono gli stessi o quasi di 21 anni fa. E, se sono cambiati loro, il metodo non cambia. C’è sempre e solo la caccia al risultato a tutti i costi. Chi intravede anche la benché minima possibilità di imbrogliare facendola franca grazie al sistema autoreferente, imbroglia e traffica. C’è solo più attenzione a non cadere nella rete. Chi ha più soldi riesce a mascherare facilmente. E di fronte alla generica disattenzione della stampa si è costretti ad ascoltare perfino nella tv di stato assurde e improbabili difese d’ufficio. Tutti campioni; tutti “eroi”. Salvo scoprire il giorno dopo che dietro quel gesto, quello scatto, quel gol c’era l’imbroglio. Dei problemi dello sport moderno, di cui SportPro si è fatto carico per tanti lustri, non se ne parla o se ne parla quasi con fastidio. Una brevissima digressioni di cronaca e poi, via con l’autocelebrazione e l’auto incensamento. E solo quando – più o meno ciclicamente – scoppiano scandali e scaldaletti. Eppure si tratta di temi importanti, che toccano la tutela della salute dell’individuo e i valori fondanti della nostra società: rispetto, lealtà, uguaglianza di cui lo sport dovrebbe essere veicolo importante, specie per i giovani. Così il genitore che urla al figliolo di “spezzare le gambe” all’avversario non è che la parte emergente di un fenomeno fatto di degenerazione, rabbia ed obbiettivi solo egoistici. Lo sport insegna ai propri figli di9 essere “furbi” e non di rispettare le regole. Che ci sono, ma si possono sempre aggirare. E poi ci meravigliamo se tutto questo rimbalza nella realtà di tutti i giorni? Lo sport di vertice ha perso ogni valore educativo. E oggi offre per lo più un’ immagine bella di fuori, ma profondamente corrotta appena dietro la facciata. Basta dare un’occhiata alla cronaca per toccare con mano un sistema di controllo ipocrita in cui le regole non sono uguali per tutti. Per la stessa violazione se sei un ciclista ti becchi anni di squalifica, se sei un calciatore la puoi fare franca. Gli organismi internazionali e nazionali di controllo (Wada, agenzie nazionali, ecc.) che vorrebbero essere indipendenti, in realtà sono legati a doppio filo con quel mondo sportivo in cui prevalgono gli interessi economici. Comanda il dio denaro. Così rischiano di essere poco efficaci anche strumenti come, ad esempio, il cosiddetto “passaporto biologico”, mai implementato a misura dei “pèrogressi “ della scienza del doping. E, se in questo ultimo decennio qualcosa ha smosso, questo strumento non è mai entrato incisivamente in ambienti come il mondo del pallone, del tennis, dei motori; sport ricchi, dunque quasi “intoccabili”. Lo sport che controlla se stesso bada prima di tutto al business. La scienza viene strumentalizzata più per mascherare gli imbrogli che per affrontare il problema radicalmente. Gli allenamenti in altura vengono usati per giustificare variazioni ematiche regolate sapientemente da un nugolo di medici e praticoni che fanno ricorso a micro dosi e strumenti di difficile smascheramento come le autotrasfusioni. Sostanze chiaramente dopanti attendono anni e anni prima di essere inserite nella lista dei prodotti ricercati. Intanto il “mercato” va. Business must goes on. E, fuori dalla cerchia del proibito, tutto è lecito. Il doping è più sofisticato; soprattutto negli sport più danarosi; dove, ogni tanto, una morte sospetta o un malore improvviso segnalano la tragica evidenza del problema irrisolto. L'antidoping è sempre (volutamente? ) drammaticamente indietro.Nella rete finiscono per lo più i poveracci e gli amatori. Ma è solo grazie all’azione delle forze dell’ordine (carabinieri, polizia, finanza, ecc.) che certi scandali emergono il che la dice lunga sulla autentica volontà della dirigenza sportiva nazionale e mondiale. L’ipocrisia conviene a chi ha fatto ormai dello sport solo e soltanto business. Tutto l’archivio di SportPro è lì a dimostrarlo. E, forse anche grazie alle nostre denunce in tempi non sospetti la coscienza da parte del grosso pubblico di un fenomeno ancora attuale e profondamente radicato nello sport moderno è stata in qualche modo stuzzicata. Non è un risultato da poco. Vent’anni fa ci prendevano per dei Don Chisciotte, oggi, di fronte alla morte di sedici-diciassettenni, solo gli imbecilli ridono.
Ma continuare costa troppo. Non solo sul piano fisico, dove le forze sono sempre minori. Il giornalista moderno se non ha dietro un ufficio legale con gli attribuiti può solo sognare di fare “il cane da guardia del potere”, così come insegnano i canoni fondamentali della professione. Chiunque può querelare chiunque senza motivo e senza pagare il minimo scotto qualora la querela risulti infondata. Scartoffie e rogne a non finire: abbiamo dato il nostro contributo. Ma ora è arrivato il momento di dire stop. Una legislazione carente e ingiusta obbliga a correre rischi insostenibili per chi intende, autofinanziandosi, essere veramente autonomo e indipendente. Lo sport in questi vent’anni si è trasformato ancora di più in un mondo dove contano solo denaro ed obbiettivi economici e dove lo spazio per una informazione libera e indipendente è sempre più ristretto e rischioso. Su questo dovrebbero riflettere i politici. Intanto noi ringraziamo infinitamente tutti coloro che, fra tecnici, medici, addetti ai lavori, amici e simpatizzanti , hanno offerto il loro apprezzatissimo contributo in forma del tutto gratuita. Quel poco o tanto che siamo riusciti a fare lo dobbiamo anche a loro.

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