Torna indietro 97a MILANO-SANREMO - 2006 Torna alla Home Page

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LA VIGILIA

L'ALBO D'ORO COSI' NEL 2005

POZZATO, UN COLPO A SORPRESA: BEFFATO PETACCHI NEGLI ULTIMI METRI

Filippo Pozzato

SANREMO – La sorpresa che non ti aspetti. L’eterna promessa che finalmente realizza il colpo della vita. Il giovane talentuoso nato, cresciuto e coccolato per un ciclismo di classe, che finalmente esplode. Filippo Pozzato a braccia alzate sul traguardo di Via Roma e alzi a suo turno una mano chi avrebbe scommesso una lira su di lui alla vigilia. “Ho voluto dimostrare che le mie in passato non sono state solo parole, solo promesse”, ha detto subito dopo il traguardo con ancora il fiatone per la lunga volata. Era tanto lo scetticismo attorno al 24enne pur talentuoso di Sandrigo (Vicenza) che aveva avuto la fortuna di non dover fare per intero la stretta corvée del dilettante, perché approdato e coccolato nella Mapei dei giovani (una delle più valide intuizioni del patron dell’ex corazzata del plotone, anni ’90), primo corridore italiano passato professionista da junior a soli 18 anni, e che fino a questo momento, pur con le 25 vittorie in carniere, fra cui una “Tirreno” (3 anni fa); la classica di coppa ad Amburgo e il Giro del Lazio 2005, non aveva corrisposto a pieno alle aspettative. Da un talento ti aspetti sempre di più  e Pippo ne ha e ne aveva da vendere. Checchè ne dica lui, adesso che ha vinto (“Non è vero che non facevo la vita del corridore, chi mi sta vicino sa i sacrifici che ho fatto per arrivare fin qui”) resta pur sempre un corridore da Ferrari, un po' snob, insomma. Il sogno della "rossa" era già soddisfatto, adesso è toccato alla “Sanremo”. Ma, dopo la felice parentesi con la Mapei (3 stagioni), dove era cresciuto senza affanni, l’impatto con il freddo e duro professionismo di Ferretti nella Fassa Bortolo lo aveva un po’ stoppato e intimidito. Complice anche certi atteggiamenti non proprio da “corridore” ascetico che riferiscono dal suo entourage. Del resto se lo chiamano Pippo “il bello” non è solo per i suoi accattivanti riccioli biondi. Ma il ciclismo per quanto spesso torbido e sempre da prendere con le molle, è anche scuola di vita. E nella vita e nello sport se unisci le qualità alla volontà il risultato prima o poi deve venire.
Luca Paolini, Filippo Pozzato, Alessandro PetacchiLa corsa, dopo la solita fuga della prima ora di 8 giovani di buone speranze, ma di seconda schiera (Cheula, Allegrini, Matveyev, Scheirlinckx, Extebarria, Auger, Carlstrom e Contrini, ripresi nei pressi di Imperia dopo 237 chilometri in avanscoperta) si è infuocata come previsto sulla Cipressa, prima con Brolich e Garzelli, poi con il varesino da solo, quindi con un tentativo di Moletta mandato avanti da Rebellin per fare un po’ più dura l’andatura. Lì si è visto per la prima volta in avanti Pozzato. Nel finale della salita di Costarainera si è messo in testa al plotone. Il finale della corsa lo racconta lui stesso con grande freddezza e precisione. E’ un film che gli rimarrà impresso per sempre nella memoria: “Ho visto che sul finale della Cipressa  nessuno ne aveva per attaccare e allora ho detto a Boonen: faccio un’andatura regolare per evitare sorprese. Stavo bene, già alla Tirreno mi ero accorto della buona condizione; ma mi sono tenuto volutamente nascosto perché non volevo essere considerato fra i favoriti. Poi in una squadra come la mia con due leader come Tom Boonen e Paolo Bettini, il mio compito era quello di marcare, non di attaccare. Questo toccava a Paolo, che avrebbe dovuto provarci sul Poggio. Dopo la discesa della Cipressa ho attaccato il Poggio piuttosto indietro. Pensavo di aver sprecato tanto, troppo. Ma pedalavo bene. Tom mi ha visto, si è avvicinato e mi ha detto: non ci sono solo io, ci sei anche tu. Mi sono rinfrancato. Ho risalito il plotone...”. Intanto, a fine discesa della Cipressa si avvantaggiano in quattro: Morenhout, il lussemburghese Schleck, lo spagnolo Reyes e Trenti, aggiuntosi in marcatura per Bettini e Boonen. E’ stato l’episodio che ha dato la svolta alla corsa. Fino a quel momento  le squadre dei due velocisti, la Milram di Petacchie Zabel e la Quick Step di Bettini e Boonen avevano controllato, sacrificando tre uomini a testa. La presenza di Trenti fra i fuggitivi che sono riusciti a guadagnare subito una ventina di secondi nei momenti cruciali della corsa, ha costretto Petacchi e Zabel a mettere alla frusta i compagni. Sacchi e Velo si sono sacrificati e spremuti per cercare l’aggancio. Il Poggio viene volato a velocità supersonica (alla fine la media sarà di 45,269, la terza più veloce di sempre, grazie anche al vento a favore per quasi tutta la giornata) e proprio sul cocuzzolo il giovane Ballan piazza una accelerazione micidiale. Pozzato è pronto a prendere ruota. Scavallano in due e in discesa arrivano anche lo spagnolo Astarloa e Nocentini. Ma il gruppo è ad un amen. Questione di secondi. E di adrenalina. Quell'emozione che rende la Sanremo corsa dal fascino ineguagliabile. “Sapevo che Ballan andava forte, perché spesso ci alleniamo insieme a casa e alla Tirreno aveva dimostrato di essere in forma – dirà poi Pozzato - la sera prima in albergo mi era venuto a trovare in camera e me lo aveva detto: guarda che attacco. Ed ha attaccato con uno scatto fortissimo; erano anni che non si vedeva uno fare una differenza tale nella Sanremo. Dall’ammiraglia mi hanno detto alla radio di non tirare, perché dietro avevo Boonen e Bettini. Mi è un po’ dispiaciuto perché solitamente sono un generoso e mi piace collaborare nelle fughe. Però ho rispettato gli ordini”.

Alessandro PetacchiA quel punto la Milram di Petacchi è già quasi nel sacco.
In fondo al Poggio lo spezzino è costretto a giocare l’ultima carta: un’accelerazione violentissima di Zabel, aiutato da un francese della Credit Agricole (per Hushovd) all’inseguimento di Pozzato e Nocentini, gli ultimi superstiti della fuga. Il plotone vede i fuggitivi che smettono di collaborare.
Ma è troppo tardi. Siamo già nei pressi dello striscione. Nocentini parte in contropiede ai 400 metri. Pozzato lo segue, lo salta a velocità doppia e continua a testa bassa. “A quel punto ho rischiato il tutto per tutto. Non mi sono mai voltato indietro. Ho controllato solo se avevo qualcuno a ruota e quando non ho visto nessuno ho spinto a tutta. Le gambe non erano al massimo dopo tanti chilometri, ma ho tenuto fino al traguardo. La Sanremo era il sogno della mia vita. E l'ho realizzato. Non potete capire la gioia immensa che ho provato”. Chi può legittimamente recriminare è Petacchi, che ha fatto forse la migliore volata della sua vita. Uno sprint devastante che ha lasciato “sua maestà” Boonen ad una bicicletta di distacco. Ma era ormai tardi per la vittoria. Lo spezzino si è dovuto accontentare della piazza d’onore.
Dopo l’arrivo era logicamente avvilito, ma si è ripreso presto perché ha capito di aver fatto comunque una gran corsa: “Non vi preoccupate – ha detto agli amici – questa corsa la rivinco, eccome se la rivinco”.

Pozzato pagherà una cena a tutti gli amici, come da scommessa alla vigilia. Ma tornerà ad essere il validissimo uomo di supporto (adesso con licenza di giocarsi anche le sue carte, probabilmente) di sempre. “Ho realizzato un sogno, ma non voglio montarmi la testa e pensare che il mio ruolo cambi nella squadra. Sarò sempre quello di prima. Non mi reputo un grande campione, anche se penso che posso diventarlo, ma sto con i piedi per terra. So che avrò le mie carte da giocare; mi basta sapere che sono stimato dalla squadra e questo l’ho potuto constatare perché se non avevano fiducia in me avrebbero tirato per venirmi a prendere. Del resto, l’ho detto, con  leader come Boonen e Bettini c’è solo da imparare e io sono ancora giovane, voglio maturare con calma. Per adesso va bene così”. Insomma, c’è tempo per diventare leader in una formazione tutta personale.

Avviato allo sport con l’hockey a rotelle, Filippo Pozzato è passato giovanissimo al ciclismo: “Vidi una corsa giovanile al mio paese, Sandrigo e mi entusiasmai e chiesi a papà di farmi provare. Per qualche tempo giocavo a hockey – che mi piace ancora moltissimo – l’inverno e l’estate pedalavo in bici. Poi ho dovuto puntare tutto sulle due ruote”. Pozzato ha alle spalle una carriera già ricca, anche se priva di quella continuità che fa la differenza fra il buon corridore e il leader assoluto. Nel 1997 è stato campione italiano juniores; nel ‘1998 e 1999 tricolore a cronometro (“Voglio tornare a dedicarmi a quella specialità che mi affascina”). Oltre alla Tirreno-Adriatico del 2003 ha vinto il Matteotti, il Giro dell’Etna (2003) due volte il “Ligueglia” (2003 e 2004). Proprio il 2003 sembrava dovesse essere l’anno del suo definitivo decollo. Invece, dopo le premesse della primavera è stato una andare avanti a singhiozzo: un successo e mesi di silenzio; un altro successo e ancora silenzio. “La Sanremo la sognavo da sempre, anche nel 2003 ero in condizione di fare bene, andavo forte, ma c’era Bettini che andava ancora più forte; una caduta mi tolse dalla lotta nel momento cruciale. Due anni fa nella Fassa, stavo ancora molto bene, ma ho dovuto lavorare per Petacchi con il rammarico di non essermi potuto giocare nemmeno una carta. L’anno scorso mi sono ammalato. Quest’anno finalmente ho avuto la mia chance e me la sono giocata fino in fondo. Vedere i compagni abbracciarmi con le lacrime agli occhi dopo il traguardo e atleti come il campione del mondo Boonen e il campione olimpico Bettini esultare per il mio successo è stata una gioia immensa".

Petacchi ha poi spiegato con lucidità la sua onorevolissima sconfitta: “Purtroppo abbiamo pagato il lavoro anticipato di alcuni nostri uomini perché Denbakker e Cortinovis dovevano lavorare dalla Cipressa al Poggio e invece, avendoli sfruttati molto prima, abbiamo dovuto sacrificare Velo e Sacchi prima del Poggio. Sono dispiaciuto, ma so che potrò vincere ancora”. In effetti se ci fosse stato almeno un altro compagno assieme a Zabel una volta che il plotone è sbucato sull’Aurelia a due chilometri dall’arrivo, forse la corsa avrebbe preso un’altra piega e su un arrivo di gruppo proprio lo spezzino ha dimostrato di essere il più forte.

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LA VIGILIA

BOONEN FA SUL SERIO E IMPARA IL FINALE A MEMORIA

PARIGI  - L'aria furbetta e lo sguardo malandrino ci dicono che Tom è pronto.
Che la maglia iridata, per ora non si è ancora trasformata per Boonen in una dolorosissima tunica di Nesso. Per questo quanto arriva la Sanremo lui sorride. Non solo perchè ha alle spalle già la bella cifra di 10 successi, sia pure tutti o quasi in corse di secondo piano, ma anche perchè non nasconde a nessuno di voler fare sul serio. Tanto sul serio da ripetere nelle ultime settimane almeno una decina di volte il finale della corsa dei fiori: Cipressa e Poggio, sopratutto: "Le ho ben memorizzate. Le ho bene in testa. Ho studiato tutti i dettagli, specie nell'ultima discesa in modo da impostare le migliori traiettorie". E siccome per impostare le traiettorie occorre essere davanti, ecco che Tom anticipa le sue intenzioni. Sarà con i primi in cima al Poggio.
Del resto, per uno che domina come ha fatto lui Roubaix e Fiandre cosa volete che siano quelle due salite che tormentano i sonni dei velocisti. Boonen è un corridore completo, non solo un velocista; anche se, come si è visto bene a Madrid, ai mondiali, quando la corsa arriva attorno ai 300 chilometri è uno dei pochi la mantenere la stoccata. 
Vuole vincere Tom. Ha fretta il 25enne di Mol di entrare ancora di più nella storia, dopo il tris Mondiale.Roubaix-Fiandre, vuole la "Classicissima" perchè nel palmares di un corridore di massimo livello non può mancare. E perchè vincere la Sanremo con la maglia iridata sulle spalle è impresa che manca al ciclismo da quando si impose un certo Giuseppe Saronni nel 1983.
Intanto viene premiato a Milano con il Premio Oscar 'Gazzetta-Bici d'Oro Fausto Coppi 2005'. Il riconoscimento, giunto alla seconda edizione, promosso dalla 'rosea' e dal Consorzio Terre di Coppi, viene attribuito al miglior corridore della stagione. Nel 2004 lo vinse Damiano Cunego. Interverranno anche i due figli del Campionissimo, Marina e Faustino Coppi, e alcuni grandi campioni del ciclismo italiano.
Alla Parigi-Nizza è andato fortissimo e a Milano arriverà in condizioni superlative. Lo dice lui stesso:  "Non mi sono mai presentato alla Milano-Sanremo in condizioni simili". 
Per riscrivere il libro della storia del ciclismo, Boonen, viste anche le numerose ricognizioni effettuate nel decisivo tratto finale del percorso, appare quindi deciso a non puntare tutto solamente su un arrivo in volata. Anche se non sarà facile giocarsela con gli scattisti di professione, quelli che, come Paolo Bettini, sul Poggio potrebbero dire la loro.
L'olimpionico livornese ha deciso di prendere il via sabato, ma i dubbi nascono dopo vista la caduta che lo aveva costretto al ritiro dalla Tirreno-Adriatico. Schiena e ginocchio battuti fanno ancora male, ma il tempo per recuperare c'è e uno come Bettini non molla mai. Sarà comunque una carta in più per la Quick Step.
"Se sta bene - dice Boonen - è l'unico che può fare la differenza sulla Cipressa o sul Poggio".
Potrebbe accendersi una lotta in famiglia? Se scatta Bettini cosa farà Boonen, resterà passivo? Nel ciclismo dei milioni e del business conta che vinca la squadra, ma la Milano-Sanremo non è una corsa come le altre. Fa la storia e nessuno che ha nelle gambe la possibilità di vittoria la cede ad un altro, fosse anche il compagno. Per questo è possibile che tra Cipressa e Poggio se ne vedano delle belle.
Sarà la Sanremo delle coppie amiche-nemiche.
A Bettini-Boonen corrisponde nella Milram il duo Petacchi-Zabel. Un po' meno esasperata e sentita e la rivalità fra i due compagni agli ordini di Stanga. Intanto perchè Zabel, pur uscendo in eccellenti condizioni dalla "Tirreno-Adriatico", non sembra avere più lo smalto dei tempi migliori. E Petacchi, in questo momento, lo sovrasta come forma.
Ma, statene certi, se sarà lì con il plotone negli ultimi metri, se la giocherà tutta per centrare una storica cinquina. Ecco le altre notizie dal plotone.
La Lampre-Fondital ha ufficializzato la formazione che vedrà Damiano Cunego schierarsi al via per onorare la Classicissima di inizio stagione. Il team milanese avrà le sue punte per la Sanremo in Alessandro Ballan, terzo nella classifica finale della Tirreno-Adriatico e vincitore un mese fa del Trofeo Laigueglia, e in Giuliano Figueras. L'assenza di Daniele Bennati per attacco influenzale ha invece promosso a velocista leader per la Lampre Danilo Napolitano, primo nella frazione inaugurale del Giro del Mediterraneo 2006. Matteo Carrara, valido protagonista alla Parigi-Nizza, Claudio Corioni, secondo dieci giorni al Giro della Provincia di Lucca dietro a Petacchi, lo sloveno Gorazd Stangelj e Paolo Fornaciari completano l'organico del team. Cunego sarà successivamente in gara da martedì 21 marzo alla Settimana di Coppi e Bartali a tappe.
Cattive notizie, invece, dalla Liquigas: Danilo Di Luca è costretto al forfeit. E', infatti, ancora alle prese con il granuloma (ascesso ai denti) che lo ha tormentato durante la Tirreno-Adriatico. Dopo una ulteriore visita (si è sottoposto ad un'ortopanoramica, a cui è seguita una visita specialistica) il verdetto è stato severo: periodontite granulomatosa. Si è così reso necessario praticare un'incisione all'arcata dentaria superiore sinistra. Di Luca dovrà sottoporsi a terapia antibiotica per altri cinque giorni. Privo del vincitore del Pro Tour 2005, il team Liquigas disputerà la Milano-Sanremo con i seguenti atleti: Magnus Backstedt, Kjell Carlstrom, Stefano Garzelli, Matej Mugerli, Vincenzo Nibali, Luca Paolini, Franco Pellizotti e Stefano Zanini. La squadra sarà diretta da Roberto Amadio e Stefano Zanatta.

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