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POZZATO, UN COLPO A SORPRESA: BEFFATO PETACCHI NEGLI ULTIMI METRI |
SANREMO – La
sorpresa che non ti aspetti. L’eterna promessa che finalmente realizza il colpo
della vita. Il giovane talentuoso nato, cresciuto e coccolato per un ciclismo di
classe, che finalmente esplode. Filippo Pozzato a braccia alzate sul traguardo
di Via Roma e alzi a suo turno una mano chi avrebbe scommesso una lira su di lui
alla vigilia. “Ho voluto dimostrare che le mie in passato non sono state solo
parole, solo promesse”, ha detto subito dopo il traguardo con ancora il fiatone
per la lunga volata. Era tanto lo scetticismo attorno al 24enne pur talentuoso di
Sandrigo (Vicenza) che aveva avuto la fortuna di non dover fare per intero la
stretta corvée del dilettante, perché approdato e coccolato nella Mapei dei
giovani (una delle più valide intuizioni del patron dell’ex corazzata del
plotone, anni ’90), primo corridore italiano passato professionista da junior a
soli 18 anni, e che fino a questo momento, pur con le 25 vittorie in carniere,
fra cui una “Tirreno” (3 anni fa); la classica di coppa ad Amburgo e il Giro del
Lazio 2005, non aveva corrisposto a pieno alle aspettative. Da un talento ti
aspetti sempre di più e Pippo ne ha e ne aveva da vendere. Checchè ne dica lui,
adesso che ha vinto (“Non è vero che non facevo la vita del corridore, chi mi
sta vicino sa i sacrifici che ho fatto per arrivare fin qui”) resta pur sempre
un corridore da Ferrari, un po' snob, insomma. Il sogno della "rossa" era già soddisfatto, adesso è
toccato alla “Sanremo”. Ma, dopo la felice parentesi con la Mapei (3 stagioni),
dove era cresciuto senza affanni, l’impatto con il freddo e duro professionismo
di Ferretti nella Fassa Bortolo lo aveva un po’ stoppato e intimidito. Complice
anche certi atteggiamenti non proprio da “corridore” ascetico che riferiscono
dal suo entourage. Del resto se lo chiamano Pippo “il bello” non è solo per i
suoi accattivanti riccioli biondi. Ma il ciclismo per quanto spesso torbido e
sempre da prendere con le molle, è anche scuola di vita. E nella vita e nello
sport se unisci le qualità alla volontà il risultato prima o poi deve venire.
La corsa, dopo la solita fuga della prima ora di 8 giovani di buone speranze, ma
di seconda schiera (Cheula, Allegrini, Matveyev, Scheirlinckx, Extebarria, Auger,
Carlstrom e Contrini, ripresi nei pressi di Imperia dopo 237 chilometri in
avanscoperta) si è infuocata come previsto sulla Cipressa, prima con Brolich e
Garzelli, poi con il varesino da solo, quindi con un tentativo di Moletta
mandato avanti da Rebellin per fare un po’ più dura l’andatura. Lì si è visto
per la prima volta in avanti Pozzato. Nel finale della salita di Costarainera
si è messo in testa al plotone. Il finale della corsa lo racconta lui stesso
con grande freddezza e precisione. E’ un film che gli rimarrà impresso per
sempre nella memoria: “Ho visto che sul finale della Cipressa nessuno ne aveva
per attaccare e allora ho detto a Boonen: faccio un’andatura regolare per
evitare sorprese. Stavo bene, già alla Tirreno mi ero accorto della buona
condizione; ma mi sono tenuto volutamente nascosto perché non volevo essere
considerato fra i favoriti. Poi in una squadra come la mia con due leader come
Tom Boonen e Paolo Bettini, il mio compito era quello di marcare, non di
attaccare. Questo toccava a Paolo, che avrebbe dovuto provarci sul Poggio. Dopo
la discesa della Cipressa ho attaccato il Poggio piuttosto indietro. Pensavo di
aver sprecato tanto, troppo. Ma pedalavo bene. Tom mi ha visto, si è avvicinato
e mi ha detto: non ci sono solo io, ci sei anche tu. Mi sono rinfrancato. Ho
risalito il plotone...”. Intanto, a fine discesa della Cipressa si avvantaggiano
in quattro: Morenhout, il lussemburghese Schleck, lo spagnolo Reyes e Trenti,
aggiuntosi in marcatura per Bettini e Boonen. E’ stato l’episodio che ha dato la
svolta alla corsa. Fino a quel momento le squadre dei due velocisti, la Milram
di Petacchie Zabel e la Quick Step di Bettini e Boonen avevano controllato,
sacrificando tre uomini a testa. La presenza di Trenti fra i fuggitivi che sono
riusciti a guadagnare subito una ventina di secondi nei momenti cruciali della
corsa, ha costretto Petacchi e Zabel a mettere alla frusta i compagni. Sacchi e
Velo si sono sacrificati e spremuti per cercare l’aggancio. Il Poggio viene
volato a velocità supersonica (alla fine la media sarà di 45,269, la terza più
veloce di sempre, grazie anche al vento a favore per quasi tutta la giornata) e
proprio sul cocuzzolo il giovane Ballan piazza una accelerazione micidiale.
Pozzato è pronto a prendere ruota. Scavallano in due e in discesa arrivano anche
lo spagnolo Astarloa e Nocentini. Ma il gruppo è ad un amen. Questione di
secondi. E di adrenalina. Quell'emozione che rende la Sanremo corsa dal fascino
ineguagliabile. “Sapevo che Ballan andava forte, perché spesso ci alleniamo
insieme a casa e alla Tirreno aveva dimostrato di essere in forma – dirà poi
Pozzato - la sera prima in albergo mi era venuto a trovare in camera e me lo
aveva detto: guarda che attacco. Ed ha attaccato con uno scatto fortissimo;
erano anni che non si vedeva uno fare una differenza tale nella Sanremo.
Dall’ammiraglia mi hanno detto alla radio di non tirare, perché dietro avevo
Boonen e Bettini. Mi è un po’ dispiaciuto perché solitamente sono un generoso e
mi piace collaborare nelle fughe. Però ho rispettato gli ordini”.
A quel punto la Milram di Petacchi è già quasi nel sacco.
In fondo al Poggio lo
spezzino è costretto a giocare l’ultima carta: un’accelerazione violentissima di Zabel, aiutato da un francese della Credit Agricole (per Hushovd)
all’inseguimento di Pozzato e Nocentini, gli ultimi superstiti della fuga. Il
plotone vede i fuggitivi che smettono di collaborare.
Ma è troppo tardi. Siamo
già nei pressi dello striscione. Nocentini parte in contropiede ai 400 metri.
Pozzato lo segue, lo salta a velocità doppia e continua a testa bassa. “A quel
punto ho rischiato il tutto per tutto. Non mi sono mai voltato indietro. Ho
controllato solo se avevo qualcuno a ruota e quando non ho visto nessuno ho
spinto a tutta. Le gambe non erano al massimo dopo tanti chilometri, ma ho
tenuto fino al traguardo. La Sanremo era il sogno della mia vita. E l'ho realizzato. Non potete capire la gioia immensa che ho provato”. Chi può
legittimamente recriminare è Petacchi, che ha fatto forse la migliore volata
della sua vita. Uno sprint devastante che ha lasciato “sua maestà” Boonen ad una
bicicletta di distacco. Ma era ormai tardi per la vittoria. Lo spezzino si è
dovuto accontentare della piazza d’onore.
Dopo l’arrivo era logicamente
avvilito, ma si è ripreso presto perché ha capito di aver fatto comunque una
gran corsa: “Non vi preoccupate – ha detto agli amici – questa corsa la rivinco,
eccome se la rivinco”.
Pozzato pagherà una cena a tutti gli amici, come da scommessa alla vigilia. Ma tornerà ad essere il validissimo uomo di supporto (adesso con licenza di giocarsi anche le sue carte, probabilmente) di sempre. “Ho realizzato un sogno, ma non voglio montarmi la testa e pensare che il mio ruolo cambi nella squadra. Sarò sempre quello di prima. Non mi reputo un grande campione, anche se penso che posso diventarlo, ma sto con i piedi per terra. So che avrò le mie carte da giocare; mi basta sapere che sono stimato dalla squadra e questo l’ho potuto constatare perché se non avevano fiducia in me avrebbero tirato per venirmi a prendere. Del resto, l’ho detto, con leader come Boonen e Bettini c’è solo da imparare e io sono ancora giovane, voglio maturare con calma. Per adesso va bene così”. Insomma, c’è tempo per diventare leader in una formazione tutta personale.
Avviato allo sport con l’hockey a rotelle, Filippo Pozzato è passato giovanissimo al ciclismo: “Vidi una corsa giovanile al mio paese, Sandrigo e mi entusiasmai e chiesi a papà di farmi provare. Per qualche tempo giocavo a hockey – che mi piace ancora moltissimo – l’inverno e l’estate pedalavo in bici. Poi ho dovuto puntare tutto sulle due ruote”. Pozzato ha alle spalle una carriera già ricca, anche se priva di quella continuità che fa la differenza fra il buon corridore e il leader assoluto. Nel 1997 è stato campione italiano juniores; nel ‘1998 e 1999 tricolore a cronometro (“Voglio tornare a dedicarmi a quella specialità che mi affascina”). Oltre alla Tirreno-Adriatico del 2003 ha vinto il Matteotti, il Giro dell’Etna (2003) due volte il “Ligueglia” (2003 e 2004). Proprio il 2003 sembrava dovesse essere l’anno del suo definitivo decollo. Invece, dopo le premesse della primavera è stato una andare avanti a singhiozzo: un successo e mesi di silenzio; un altro successo e ancora silenzio. “La Sanremo la sognavo da sempre, anche nel 2003 ero in condizione di fare bene, andavo forte, ma c’era Bettini che andava ancora più forte; una caduta mi tolse dalla lotta nel momento cruciale. Due anni fa nella Fassa, stavo ancora molto bene, ma ho dovuto lavorare per Petacchi con il rammarico di non essermi potuto giocare nemmeno una carta. L’anno scorso mi sono ammalato. Quest’anno finalmente ho avuto la mia chance e me la sono giocata fino in fondo. Vedere i compagni abbracciarmi con le lacrime agli occhi dopo il traguardo e atleti come il campione del mondo Boonen e il campione olimpico Bettini esultare per il mio successo è stata una gioia immensa".
Petacchi ha poi spiegato con lucidità la sua onorevolissima sconfitta: “Purtroppo abbiamo pagato il lavoro anticipato di alcuni nostri uomini perché Denbakker e Cortinovis dovevano lavorare dalla Cipressa al Poggio e invece, avendoli sfruttati molto prima, abbiamo dovuto sacrificare Velo e Sacchi prima del Poggio. Sono dispiaciuto, ma so che potrò vincere ancora”. In effetti se ci fosse stato almeno un altro compagno assieme a Zabel una volta che il plotone è sbucato sull’Aurelia a due chilometri dall’arrivo, forse la corsa avrebbe preso un’altra piega e su un arrivo di gruppo proprio lo spezzino ha dimostrato di essere il più forte.
BOONEN FA SUL SERIO E IMPARA IL FINALE A MEMORIA
PARIGI - L'aria
furbetta e lo sguardo malandrino ci dicono che Tom è pronto.
Che la maglia
iridata, per ora non si è ancora trasformata per Boonen in una dolorosissima
tunica di Nesso. Per questo quanto arriva la Sanremo lui sorride. Non solo
perchè ha alle spalle già la bella cifra di 10 successi, sia pure tutti o quasi
in corse di secondo piano, ma anche perchè non nasconde a nessuno di voler fare
sul serio. Tanto sul serio da ripetere nelle ultime settimane almeno una decina
di volte il finale della corsa dei fiori: Cipressa e Poggio, sopratutto: "Le ho
ben memorizzate. Le ho bene in testa. Ho studiato tutti i dettagli, specie
nell'ultima discesa in modo da impostare le migliori traiettorie". E siccome per
impostare le traiettorie occorre essere davanti, ecco che Tom anticipa le sue
intenzioni. Sarà con i primi in cima al Poggio.
Del resto, per uno che domina
come ha fatto lui Roubaix e Fiandre cosa volete che siano quelle due salite che
tormentano i sonni dei velocisti. Boonen è un corridore completo, non solo un
velocista; anche se, come si è visto bene a Madrid, ai mondiali, quando la corsa
arriva attorno ai 300 chilometri è uno dei pochi la mantenere la stoccata.
Vuole vincere Tom. Ha fretta il 25enne di Mol di entrare ancora di più nella
storia, dopo il tris Mondiale.Roubaix-Fiandre, vuole la "Classicissima" perchè
nel palmares di un corridore di massimo livello non può mancare. E perchè
vincere la Sanremo con la maglia iridata sulle spalle è impresa che manca al
ciclismo da quando si impose un certo Giuseppe Saronni nel 1983.
Intanto viene
premiato a Milano con il Premio Oscar 'Gazzetta-Bici d'Oro Fausto Coppi 2005'.
Il riconoscimento, giunto alla seconda edizione, promosso dalla 'rosea' e dal
Consorzio Terre di Coppi, viene attribuito al miglior corridore della stagione.
Nel 2004 lo vinse Damiano Cunego. Interverranno anche i due figli del
Campionissimo, Marina e Faustino Coppi, e alcuni grandi campioni del ciclismo
italiano.
Alla Parigi-Nizza è andato fortissimo e a Milano arriverà in condizioni
superlative. Lo dice lui stesso: "Non mi sono mai presentato alla
Milano-Sanremo in condizioni simili".
Per riscrivere il libro della storia
del ciclismo, Boonen, viste anche le numerose ricognizioni effettuate nel
decisivo tratto finale del percorso, appare quindi deciso a non puntare tutto
solamente su un arrivo in volata. Anche se non sarà facile giocarsela con gli
scattisti di professione, quelli che, come Paolo Bettini, sul Poggio potrebbero
dire la loro.
L'olimpionico livornese ha deciso di prendere il via sabato, ma i dubbi nascono
dopo vista la caduta che lo aveva costretto al ritiro dalla Tirreno-Adriatico.
Schiena e ginocchio battuti fanno ancora male, ma il tempo per recuperare c'è e
uno come Bettini non molla mai. Sarà comunque una carta in più per la Quick Step.
"Se sta bene - dice Boonen - è l'unico che può fare la differenza sulla Cipressa
o sul Poggio".
Potrebbe accendersi una lotta in famiglia? Se scatta Bettini cosa
farà Boonen, resterà passivo? Nel ciclismo dei milioni e del business conta che
vinca la squadra, ma la Milano-Sanremo non è una corsa come le altre. Fa la
storia e nessuno che ha nelle gambe la possibilità di vittoria la cede ad un
altro, fosse anche il compagno. Per questo è possibile che tra Cipressa e Poggio
se ne vedano delle belle.
Sarà la Sanremo delle coppie amiche-nemiche.
A Bettini-Boonen corrisponde nella
Milram il duo Petacchi-Zabel. Un po' meno esasperata e sentita e la rivalità fra
i due compagni agli ordini di Stanga. Intanto perchè Zabel, pur uscendo in
eccellenti condizioni dalla "Tirreno-Adriatico", non sembra avere più lo smalto
dei tempi migliori. E Petacchi, in questo momento, lo sovrasta come forma.
Ma,
statene certi, se sarà lì con il plotone negli ultimi metri, se la giocherà
tutta per centrare una storica cinquina. Ecco le altre notizie dal plotone.
La Lampre-Fondital ha ufficializzato la formazione che vedrà Damiano Cunego
schierarsi al via per onorare la Classicissima di inizio stagione. Il team
milanese avrà le sue punte per la Sanremo in Alessandro Ballan, terzo nella
classifica finale della Tirreno-Adriatico e vincitore un mese fa del Trofeo
Laigueglia, e in Giuliano Figueras. L'assenza di Daniele Bennati per attacco
influenzale ha invece promosso a velocista leader per la Lampre Danilo
Napolitano, primo nella frazione inaugurale del Giro del Mediterraneo 2006.
Matteo Carrara, valido protagonista alla Parigi-Nizza, Claudio Corioni, secondo
dieci giorni al Giro della Provincia di Lucca dietro a Petacchi, lo sloveno
Gorazd Stangelj e Paolo Fornaciari completano l'organico del team. Cunego sarà
successivamente in gara da martedì 21 marzo alla Settimana di Coppi e Bartali a
tappe.
Cattive notizie, invece, dalla Liquigas: Danilo Di Luca è costretto al forfeit.
E', infatti, ancora alle prese con il granuloma (ascesso ai denti) che lo ha
tormentato durante la Tirreno-Adriatico. Dopo una ulteriore visita (si è
sottoposto ad un'ortopanoramica, a cui è seguita una visita specialistica) il
verdetto è stato severo: periodontite granulomatosa. Si è così reso necessario
praticare un'incisione all'arcata dentaria superiore sinistra. Di Luca dovrà
sottoporsi a terapia antibiotica per altri cinque giorni. Privo del vincitore
del Pro Tour 2005, il team Liquigas disputerà la Milano-Sanremo con i seguenti
atleti: Magnus Backstedt, Kjell Carlstrom, Stefano Garzelli, Matej Mugerli,
Vincenzo Nibali, Luca Paolini, Franco Pellizotti e Stefano Zanini. La squadra
sarà diretta da Roberto Amadio e Stefano Zanatta.
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