13a Tappa MODENA-CITTADELLA Km. 177

 

LA VENDETTA DI CAVENDISH PRIMA DELLE MONTAGNE

CITTADELLA - L'ultimo sprint prima delle montagne. Ovvero: l'ultima "quiete" prima della tempesta. A Cittadella sfreccia Mark Cavendish, faccione rubizzo da bambinone e dinamite nelle gambe, con le quali brucia, di due macchine almeno, tutta la concorrenza. Compreso quel Daniele Bennati che era riuscito, solo il giorno prima a difendersi e a vincere ricorrendo al fotofinish. Lo hanno giù battezzato il McEwen del futuro, per quella sua capacità di schizzare in avanti negli ultimi 50 metri che ha caratterizzato tante vittorie dell'australiano, palesemente in disarmo, se quest'anno per la prima volta, se ne andrà dal Giro (come ha fatto sempre prima delle montagne, per preservare energie in vista del Tour) senza neppure una vittoria. E', probabilmente il cambio generazionale. Come quello che è già chiaro fra Petacchi e Bennati. Fortemente intenzionato a subentrare allo spezzino anche nel titoli di "sprinter gentiluomo". L'aretino era in testa al plotone dal quale poi è venuta fuori - come una freccia - la bici di Cavendish, ma ha rinunciato a chiudere il varco all'avversario pur nella consapevolezza di andare incontro a una sconfitta certa e inevitabile. "Ho vinto 3 tappe - ha detto al traguardo - siamo 3-2: sono ancora in vantaggio. Sono volate più adatte a lui che a me. Lui è veramente tanto, tanto esplosivo. Mi ritengo contento anche se sono un pò amareggiato per la sconfitta. Non sapevo se disputare lo sprint per un problema al polpaccio, durante la tappa facevo fatica a pedalare, poi nel finale mi sentivo meglio e ho provato. Non ero al massimo, ma complimenti a Cavendish. La squadra fa il possibile, non ci sono elementi in grado di tirare la volata e questo lo sapevamo già dall'inizio del Giro, ma loro danno l'anima e sono contento di questo". Bennati ha sportivamente lasciato passare Cavendish negli ultimi 50 metri: "Sono stufo di sentire queste critiche", risponde a chi gli fa notare che altri, al posto suo, non avrebbero fatto altrettanto: "Se io chiudevo, Cavendish andava per terra, poi tutti avrebbero detto: 'Bennati e' cattivo e butta per terra gli avversari. Io preferisco perdere quando gli altri sono più forti di me e vincere quando sono più forte io". La tappa di oggi è stata la fotocopia di quella di ieri, ed era prevedibile, con l'immancabile fuga di decine e decine di km che viene stroncata nei pressi del traguardo, per fare spazio alla volatona finale. Oggi era toccato a Buffaz e Agirre, partiti al km 36 in compagnia del bicampione del mondo Bettini, che avrebbe rinunciato qualche km più tardi, rialzandosi e lasciando il via libera agli avversari. I due hanno guadagnato prima 1'31" al km 43, poi 3'05" al km 43, fino ad arrivare a +8'24" (vantaggio massimo) al km 66. Alla fine Buffaz e Agirre sono rimasti da soli in testa alla corsa per 129 km, prima di arrendersi alla rimonta del gruppo che li ha riacciuffati al km 165. A quel punto è cominciata un'altra corsa e i velocisti hanno cominciato a puntare le ultime fiches a loro disposizione, visto che da domani la strade cominceranno a salire verso le alte vette dolomitiche e ci sarà poco spazio per loro. E piuttosto l'incubo dell'arrivo entro il tempo massimo. Cavendish, che contende la maglia ciclamino a Bennati, spera di poter arrivare fino a Milano, cioè fino all'ultimo sprint, ma sa benissimo che sarà durissima. Giovanni Visconti ha conservato la maglia rosa di leader della classifica generale, presentandosi - come sperava - ai piedi delle grandi montagne. Per molti (Alberto Contador, Gilberto Simoni su tutti) il Giro comincerà con il Manghen e l'arrivo in salita all'Alpe di Pampeago; mentre qualcun altro, come Rebellin  preferisce rinunciare "Io ho provato a vincere, ci sono andato vicino ma non ce l'ho fatta, ho fatto due terzi posti. La mia condizione è buona ma ci sono corridori come Riccò e Di Luca che hanno preparato questa corsa ed è difficile competere ad alti livelli. Ci riproverò l'anno prossimo". Ora un terribile "trittico" attende il plotone: con due arrivi in salita di fila, a Pampeago e in cima alla Marmolada, traguardo inedito, salito dalla parte più dura (Malga Ciapela). Poi a concludere, lunedì la cronoscalata a Plan de Corones, con quasi 5 chilometri di terribile sterrato che, dovesse continuare il maltempo, diventerebbero l'inferno per i corridori. La maglia rosa Visconti è rassegnato a perdere le insegne del comando, anche se ha un vantaggio sostanzioso (quasi 6 minuti) sul secondo (Bisisio) e ancora di più sul grande favorito per il successo finale: lo spagnolo Contador. In tre giorni i corridori sono attesi a 139,6 chilometri di salita ad una pendenza media del 7,7%. Se è vero che il plotone è stanco per via delle tappe di avvicinamento molto combattute, i distacchi da oggi si conteranno a decine di minuti.
Intanto si sono appresi altri particolari dell'operazione che ha portato alla perquisizione della vettura che con Natalino, il padre di Andrea Moletta, il corridore fedelissimo di Rebellin, allontanato l'altro giorno dalla squadra, si stava dirigendo sulle rotte del Giro. Dopo alcuni appostamenti a Tombolo e S.Martino dei Lupari, la Guardia di Finanza ha fermato Natalino Moletta e Luigino Miotti, direttore sportivo del Team Futura nell'atto di caricare un mini-frigo su una vettura con le insegne del Giro d'Italia mentre si stava avviando verso il casello di Padova ovest, presumibilmente in direzione della corsa rosa. Nel frigo veniva rinvenuta una siringa pronta per l'uso avvolta in carta stagnola nascosta dentro un tubetto di dentifricio. La sostanza è da identificare con i prossimi esami ed è di provenienza sconosciuta. Ma il fatto che fosse conservata in frigo fa supporre che potesse essere un prodotto dopante come l'epo (nesp) o gh, l'ormone della crescita. Contemporaneamente venivano perquisite la casa di Moletta e la sede della società diretta dal Miotti. Qui l'elenco delle cose sequestrate è risultato lungo e complesso: una siringa contenente presumibilmente insulina; 73 scatole con 8 pastiglie ciascuna  di Novagra forte da 100 mg, della ditta Brown & Burk Brentford Middlesex, London; 2 confezioni di Jeanissagra 100 della Laborate Farmaceutical (India) ciascuna con 8 pastiglie; 2 blister di Cialis 20mg  con 4 capsule ognuno; altre 4 pasticche di Novagra forte da 100 mg, della ditta Brown & Burk Brentford Middlesex, London; si tratterebbe del popolarissimo Viagra, sostanza non vietata dal regolamento antidoping, ma usata, secondo il tam-tam del plotone come vasodilatatore, per migliorare la prestazione. E ancora: 4 boccette di Carnitene (la popolare carnitina); una boccetta con liquido trasparente con una etichetta "Andrea, 5 gocce sotto la lingua 3 volte al dì prima dei pasti" e una data 20-11-2007, che fa pensare ad una vera e propria prescrizione medica (l'inchiesta riguarderebbe anche un paio di medici molto chiacchierati). E ancora: una boccetta di liquido trasparente  marcata "Mcp strada Trofen" e indicazioni in tedesco; una confezione di Supradyn (complesso multivitaminico) al cui interno, però sarebbero state trovate 26 pasticche di vario colore (il Supradyn è rosso); un contenitore marcato " Myo vol professional" con all'interno alcune compresse  e della polvere bianca da analizzare. Insomma, in attesa dei necessari accertamenti chimici, quanto basta perchè entrambi i personaggi in questione fossero denunciati per violazione dell'articolo 9 (comma 1 e 3) della legge 376/2000 (la legge antidoping) e dell'articolo 648 del Codice Penale.