| 18a Tappa | MEDRISIO-VARESE | Km. 147 |
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A VARESE VOIGT BEFFA BETTINI & C |
VARESE – Una botta
sulla spalla di Bennati a suggellare il quinto posto dello sprinter aretino. La
prende con cavalleria, Paolo Bettini. E con sportività. Com’è suo carattere.
Però è dura da mandar giù questa maledizione della maglia iridata. Anche
l’ultima occasione, il traguardo iridato di Varese, sfuma con un anonima sesta
piazza, giusto alle spalle del nuovo re delle volate nostrano. Eppure era stato
proprio lui, l’inesauribile “grillo” a lanciare la fuga di giornata che tutti si
aspettavano. A soli 12 chilometri dal via ancora sul circuito di Mendrisio, che
ospiterà i mondiali 2009, è proprio il campione del mondo che lancia
l’offensiva. Lo seguono in varie fasi undici avventurieri: Bosisio, Nocentini,
gli spagnol Cardenas e Rodriguez, Perez, Spilak, Bennati, Visconti, Ardila Cano,
il tedescone Voigt, il russo Trussov della Tinkov la squadra onnipresente nelle
fighe di questo Giro, che, secondo indiscrezioni sarebbe molto vicina a Petacchi
per la prossima stagione. Il gruppo della maglia rosa lascia fare e la fuga
conquista in breve un vantaggio che arriva fino agli 8 minuti.
Ai meno 36, proprio quando la fuga arriva per la prima volta sul cricuito dei
prossimi mondiali, ecco l’episodio decisivo. Scatta il tedesco Voigt, che, come
preciserà in seguito Visconti, ha fatto il “cane morto” per tutta la fuga: “Si
lamentava, ci ha detto che stava male, ci ha preso in giro tutti”. Il berlinese,
36 anni suonati, di cui 11 da corridore professionista, è uno che alle grandi
fughe è abituato. E non è tipo da sottovalutare quando comincia a pistare sui
pedali. Bettini, che a questo traguardo teneva in modo particolare, non è il
Bettini di sempre. Il freddo, la pioggia di questi giorni, la bronchite hanno
appannato la consueta verve. Così perde l’attimo decisivo. Forse è anche mancato
un attimo di lucidità per lanciare sulle ruote del tedesco il compagno Visconti.
Ma non avrebbe cambiato di molto la sotuazione, perché sicuramente il tedesco ci
avrebbe riprovato.“Sapevo che avrebbe attaccato – spiegherà dopo il campione del
mondo - ma in una situazione di salute normale non mi avrebbe fregato”. Per il
passistone Voigt mani affusolate, dita lunghissime e mascella squadrata, è il
primo successo nella corsa rosa. La vecchia guardia che ancora non molla.
E’ stato l’ultimo giorno di calma prima della annunciata tempesta. Ecco i due
tapponi di montagna che dovrebbero dare il volto definitivo alla classifica. Da
Legnano al monte Pora, 228 chilometri con l’ultimo arrivo in quota, dopo la
lunga scalata al Vivione e alla durissima Presolana; quindi da Rovetta a Tirano
in 224 chilometri con Gavia, il mitico Mortirolo e l’Aprica. Poi toccherà a lui
stupire, ad Albertino Contador, nella crono finale (28,5 km), domenica. Chances
di rovesciare lo spagnolo da trono? Poche. Per non dire nulle. “So che mi
attaccheranno – dice con grandissima sicurezza lo spagnolo – so che sarà una
tappa dura, ma io ci sarà. Sarò là. Attaccare io? Ho già detto che sono arrivato
al Giro con una condizione approssimativa. Non posso dire che attaccherò di
sicuro, ma cercherò non solo di non perdere nulla da Riccò e Simoni, ma, se
possibile guadagnare su loro”. Più chiaro di così… Per gli italiani occorrerà
ben più di una “alleanza di strada” per metterlo al tappeto. Contador, che ha
già vinto una corsa come il Tour de France, è in grado di dare distacchi
abissali a tutti nella cronon finale. Dal minuto ai due minuti. Ciò vuol dire
che per batterlo tra il monte Pora, il Gavia e il terribile Mortirolo, i nostri
dovranno guadagnare su di lui almeno un paio di minuti. Impresa difficile.
Difficilissima, per non dire impossibile, se non sarà lo spagnolo ad accusare
problemi particolari. A Varese si è permesso perfino di precedere il gruppo a
7’51 dal vincitore. “Stavo bene, sentivo la gamba buona e non si sa mai che in
questi arrivi riesci a guadagnare qualche secondo sugli avversari”. Dagli
avversari, per adesso solo promesse. “Sulle salite ci saranno botte da orbi”,
dice Riccò il meglio messo in classifica (41” da Contador); ma è l’ennesima
buona intenzione. E finora, oltre a qualche innocua puntura di spillo sulla
Marmolada, il “cobra” di Formigine non ha fatto vedere. Peraltro, in quella
occasione, immediatamente contrato dallo spagnolo, nonostante una ruota
danneggiata. Per cercare di mettere in difficoltà lo spagnolo sarà necessario
attaccarlo da lontano: “I distacchi non si fanno all’ultimo chilometro. Lì si
giocano i secondi. Per i minuti bisogna attaccare dalla distanza”, dice un ex di
vaglia come Saronni. Ma per attaccare dalla distanza ci vuole il coraggio e la
consapevolezza che si può saltare come su una mina, se non si calibrano bene le
forze. E il giovane Riccò, sul secondo gradino del podio nonchè soddisfattissima
maglia bianca di miglior giovane, qualche conto deve esserselo già fatto. “Ce la
metterò tutta, ma soffro da qualche giorno di bronchite. Speriamo che non
peggiori”. Pretattica o meno, si vedrà. Resta Simoni, lui si la vera mina
vagante, perché il “vecchiaccio” ha la forza e l’esperienza di due Giri già
vinti. Non a caso Contador lo teme più di tutti.