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MENCHOV, TRIONFO CON BRIVIDO |
ROMA - Il finale è degno del miglior thrilling. Menchov, il russo a
tic-tac, sta dominando ancora nella sua specialità. Viaggia con una trentina di
secondi di vantaggio sul miglior tempo, quello del lituano Konovalovas, che ha
approfittato della strada asciutta e dell'assenza di pioggia, quando
d'improvviso - era già nell'ultimo chilometro - la ruota davanti scivola
malamente su un sampietrino. La maglia rosa finisce a terra, si rialza subito,
viene soccorso, la bici sostituita e le ultime rabbiose pedalate e il gesto di
ira autentica dopo il traguardo. Il pugno al cielo. Ce l'ha fatta il 31enne di
Orel. Il Giro è suo. Dopo la Vuelta (due volte, nel 2005 per squalifica doping
di Heras e nel 2007). Almeno per adesso. E sarà difficile toglierglielo anche
nell'eventualità che la nuvola di Vienna, ovvero l'inchiesta penale per il
presunto coinvolgimento nell'inchiesta doping del laboratorio Hunamplasma, si
trasformi in tempesta. Sarebbero comunque fatti antecedenti al Giro. Alla fine,
dunque, ha vinto l'atleta più solido: potente a cronometro, regolare in salita
contro avversari che non hanno avuto la forza di spaventarlo più di tanto.
Menchov si fatto avanti già nella prima settimana della corsa. Dopo la partenza da Venezia, con la crono a squadre targata Columbia, Alessandro Petacchi ha griffato le prime due volate sui traguardi di Trieste e Valdobbiadene. Danilo Di Luca ha mostrato la sua condizione con l'acuto a San Martino di Castrozza, nella quarta tappa. Ventiquattro ore più tardi, il duello rosa ha preso forma: sull'Alpe di Siusi, Menchov ha piazzato la prima stoccata della sua avventura nella giornata in cui il suo rivale ha conquistato la maglia di leader. Sotto l'occhio vigile dei big, hanno trovato gloria Michele Scarponi, Edvald Boasson Hagen e Kanstantsin Sioutsou tra la sesta e l'ottava tappa, caratterizzata dal dramma di Pedro Horrillo Munoz.
Il corridore spagnolo della Rabobank è volato in un crepaccio e si è salvato per miracolo. L'approdo a Milano, nella nona frazione, è coinciso con la clamorosa protesta del gruppo con Lance Armstrong protagonista: i corridori, scossi dall'incidente del giorno precedente, hanno giudicato troppo pericoloso il tracciato cittadino. Hanno marciato a ritmo ridotto, si sono fermati, si sono scusati con il pubblico: poi hanno accelerato e hanno 'regalato' anche la volata finale, vinta da Mark Cavendish. (segue)
Il britannico della Columbia è diventato il protagonista della fase centrale della corsa, chiudendo la sua avventura con 3 successi parziali grazie ai successivi sprint sui traguardi di Arenzano (11esima tappa) e Firenze (13esima). Tra una volata e l'altra del siluro dell'Isola di Man, è proseguita la sfida Di Luca-Menchov: l'abruzzese ha strappato applausi nella decima tappa, la lunghissima Cuneo-Pinerolo (262 km), consolidando il primato in classifica generale. Menchov, staccato di 1'20" nella graduatoria, ha ribaltato tutto il 21 maggio: i 60,6 km a cronometro tra Sestri Levante e Riomaggiore si sono rivelati i più importanti nella cavalcata. Menchov ha fatto il pieno, prendendosi tappa e maglia.
Di Luca, dopo aver perso 1'54", si è ritrovato al secondo posto con 34" da recuperare. Dopo i sorrisi di Simon Gerrans a Bologna (14esima tappa) e Leonardo Bertagnolli a Faenza (15esima tappa), è cominciata l'ultima settimana con la resa dei conti. Lo spagnolo Carlos Sastre, vincitore del Tour 2008, ha timbrato il cartellino a Monte Petrano (16esima tappa) e ha concesso il bis sul Vesuvio (19esima tappa). Franco Pellizotti ha domato il Blockhaus (17esima tappa) e Scarponi ha festeggiato a Benevento (18esima tappa).
Di Luca, sulle ultime salite offerte dal programma, non è mai riuscito a scrollarsi di dosso l'ombra di Menchov: ha limato qualche secondo, ma non ha mai piazzato il colpo del k.o. contro un avversario solido. La maglia rosa ha controllato la situazione e, nella ventesima tappa, ha fatto calare il sipario virtuale sul Giro.
I 2" guadagnati sul traguardo volante della Napoli-Anagni hanno tolto le residue energie a Di Luca, poco più che spettatore nel finale di giornata dominato dal belga Philippe Gilbert. Gli ultimi brividi sono stati provocati dall'asfalto viscido della capitale. Il leader è caduto nell'ultimo tratto della crono conclusiva: ha perso la chance di chiudere il Giro con un doppio trionfo, la tappa è andata al lituano Ignatas Konovalovas. La maglia rosa, però, è di Menchov. Il prossimo anno si riparte dall'Olanda: il Giro 2010 comincia da Amsterdam.
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