13a Tappa  Béziers Méditerranée - Montélimar  di 230 Km.

LA MAGLIA GIALLA CHE BRUCIA: LANDIS ABDICA PER PEREIRO SIO

Jens VoigtMONTELIMAR  - Sembra proprio che questa maglia gialla, simbolo ambito del primato, bruci come la camicia di Nesso. Chi ce l'ha non vede l'ora di sbarazzarsene. Non c'è altra spiegazione alla neghittosa difesa (di fa per dire) dell'americano Landis e dei suoi della Phonak in una tappa in cui con un minimo - ma veramente minimo - sforzo avrebbero potuto conservare le insegne del primato. Non sono qui in ballo equilibri dIversi, dopo la forzata defezione di Ullrich (la T-Mobile ha fatto sapere che in assenza di giustificazioni adeguate, dopo le pesantissime accuse relative alla squallida vicenda Fuentes lo licenzierà, ma vedrete che ci sarà subito il "furbetto" di turno pronto ad aprirgli le braccia), ma semplice  buon senso. Uno che vuole difendere la maglia gialla, pur con lo spettro delle tappe di montagna in arrivo, non concede a cinque passistoni del calibro di Voigt, Pereiro Sio, Chevanel, Quinziato e Gryvko un vantaggio che sfiora e supera la mezzora.  Ma tanto è accaduto in una tappa che, per quanto leggermente mossa, non avrebbe potuto per sua natura portare a sconvolgimenti particolari. Invece questo ciclismo dell'imprevedibilità ha scritto un'altra pagina a sorpresa. 

Al termine della tredicesima tappa, la Beziers-Montelimar di 230 chilometri, è Oscar Pereiro Sio la nuova maglia gialla grazie al comportamento scriteriato della Phonak, che fa andare una fuga a cinque senza difendere se non molto tardivamente il primato di Floyd Landis. L'americano avrà anche dato l'ordine di giocare di rimessa per lasciare ad altri il peso della leadership, però stavolta la squadra svizzera ha sbagliato i calcoli. Il galiziano della Caisse d'Epargne, battuto da Jens Voigt, nello sprint a due che ha risolto la tappa, ha ora un vantaggio di un paio di minuti su Landis, arrivato con il gruppo a mezzora dai migliori. Pereiro Sio non sarà un fulmine di guerra in montagna ma la storia di questo Tour sta insegnando che le sorprese sono all'ordine del giorno. L'azione decisiva nasce al chilometro 20 e va in porto dopo 207 Km di assoluta libertà, con il plotone che si disinteressa del vantaggio che i cinque davanti mettono in cascina metro dopo metro.

Partono decisi a vendere cara la pelle il tedesco Jens Voigt (Csc), lo spagnolo Pereiro Sio, il francese Sylvain Chavanel (Cofidis), l'italiano Manuel Quinziato (Liquigas) e l'ucraino Andriy Grivko (Milram), all'arrivo in quest'ordine ma non tutti assieme. Galeotto fu il tentativo di Quinziato sull'ultimo Gpm in programma, uno scatto telefonato che scuote l'apatia del quintetto. L'azzurro, terzo ai tricolori a cronometro, non si ferma e riparte, poi tocca a Chavanel, che avrebbe dovuto lavorare per giungere allo sprint. La stoccata decisiva è invece di Voigt, passista tedesco che ai 5 Km dal traguardo si porta appresso il solo Pereiro Sio, regolandolo allo sprint nonostante una partenza lunga. Attardati Chavanel e Quinziato, Grivko ancor di più. Lo spagnolo, battuto, si ferma per conoscere l'esatto gap con il gruppo: mezzora, e puY far festa. A differenza di Manuel Quinziato. "Ho avuto troppa sicurezza, stavo bene e sullo strappo sono partito per primo. Quando però se n'è andato Voigt, ho pagato i 200 chilometri di fuga e le due settimane del Tour". E ancora: "Mi sono gestito bene - spiega il ventiseienne bolzanino della Liquigas - ma ero in fuga con degli ottimi corridori".