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IL TRIONFO DI LANDIS; A HUSHOVD L'ULTIMO SPRINT; CRISI TV: -50% IN USA
Serguei Gonchar Damiano Cunego, 12° in classifica generale e primo della classifica "giovani" Floyd Landis Andreas Kloeden, 3° in classifica generale

PARIGI - Il Tour di Floyd Landis si è chiuso con la vittoria a sorpresa sugli Champs Elisée del norvegese Hushovd che ha battuto il grande favorito di giornata, Robbie McEwen. Troppo presto allo scoperto l'australiano che quasi assaporava il prestigioso trionfo che vale una grande classica, e il velocista dell'Credit Agricole lo ha letteralmente fulminato negli ultimi 50 metri, vincendo con distacco, addirittura. Al termine di 20 tappe combattute e, tutto sommato, avvincenti (se si esclude la prima settimana di pianura e di noia), anche lo storico rettilineo leggermente in salita ai piedi dell'Arc de Triomphe può fare brutti scherzi. McEwen lo ha capito sulla sua pelle, ma non ha fatto tragedie, contentissimo della maglia verde a punti che per un anno ancora (il terzo) lo dipinge come il miglior sprinter del plotone al Tour. In assenza di un certo Floyd Landis vince il TourPetacchi ha avuto vita facile. Anche se la Tour niente è poi così facile. E' stato il Tour di Landis nel bene e nel male. L'americano, ex compagno di Armstrong ("da lui ho imparato come si gestisce una grande squadra che punta alle vittorie  più prestigiose"), ha fatto tutto da solo. Anche perchè, con tutto rispetto dei suoi compagni, non aveva a disposizione una formazione molto agguerrita. Thor Hushovd vince la 20a tappa

Ha preso la maglia gialla nella undicesima frazione con l'arrivo in Val d'Aran, sfilandola dalle spalle della celebratissima promessa francese Dessel, l'ha conservata a Carcassonne il giorno dopo per consegnarla, inspiegabilmente, allo spagnolo Pereiro Sio la frazione successiva concedendo mezz'ora di vantaggio alla fuga di giornata. Se l'è ripresa all'Alpe d'Huez dopo due giornate tranquille in cui ha risparmiato i suoi. Ma poi, il giorno dopo a La Toussoire è incappato in una inspiegabile (e ancora inspiegata) crisi che lo ha precipitato giù dal podio. Dieci minuti negli ultimi dieci chilometri. Un tonfo incredibile e inatteso. Non uno fra addetti ai lavori, appassionati e suiveur avrebbe scommesso un centesimo sulle sue possibilità di successo. E, invece, appena il giorno, dopo l'americano di Ephrata si inventa la Grande Fuga. Nel tappone alpino con cinque colli mette alla frusta la squadra sul primo colle e se ne va. Sorridono in tanti al momento. Sembra un suicidio, e invece Landis resiste fino a Morzine e riprende la gialla. Il duello con Pereiro sabato è risolto a suo vantaggio già nelle prime battute. Ed ecco il trionfo finale. Un trionfo che prosegue la striscia dei padroni d'oltreoceano al Tour, anche se Landis non si candida a successore di Armstrong. Di fatti, è stato davvero poco padrone della "grande boucle". Una corsa senza una formazione guida, decapitata in partenza dai protagonisti più accreditati per le ben note vicende dell'inchiesta doping spagnola, spesso ingovernabile e ingovernata. E poi adesso c'è il problema all'anca, quella necrosi che lo costringerà ad un difficile intervento (ad agosto) e che gli è valso da parte dell'Uci, la federazione internazionale l'esenzione d'uso per quanto riguarda i corticosteroidi, farmaci cortisonici normalmente vietati. 

Oscar Pereiro, 2° in classifica generale, aiutato da Bernard Hinault a mettere (o togliere ?) la maglia giallaPer gli italiani un successo di tappa (Tosatto a Macon) e la soddisfazione della maglia bianca per Damiano Cunego. Ha sofferto, il veronese, all'inizio. Perchè il Tour, per quanto meno impegnativo del giro come tracciato, è sempre corso alla garibaldina, a grandi ritmi. Ma è cresciuto nell'ultima settimana, sfiorando un clamoroso successo sull'Alpe d'Huez e, sorpresa delle sorprese, facendo meglio del rivale Fothen nella crono conclusiva. L'idea di puntare alla maglia gialla in futuro non è sbagliata. Dovrà però aspettare percorsi più adatti alle sue caratteristiche di arrampicatore. Due frazioni di oltre 50 chilometri contro il tempo (con una di esse praticamente piatta) hanno messo la corsa nelle mani dei passisti-scalatori, piuttosto che degli scalatori. Se non cambia questa situazione farà bene il veronese a puntare prima di tutto al Giro.

Il bilancio. E' stata una delle più incerte edizioni degli ultimi 20 anni, ma è stata anche un enorme flop televisivo, con ascolti in netto calo rispetto agli scorsi anni. Le cause vanno ricercate nel ritiro di Lance Armstrong, nella sovrapposizione nella prima settimana del Mondiale di calcio, e nel clamoroso scandalo doping scoppiato proprio alla vigilia della partenza, che ha tagliato fuori alcuni dei grandi protagonisti della corsa francese (Basso, Ullrich, Vinokourov, Mancebo). A sottolinearlo è l'International Herald Tribune, che ha riportato i risultati di uno studio dell'istituto londinese Initiative Future World. L'agenzia inglese ha tracciato gli ascolti della manifestazione durante tutte le tappe della Grande Boucle in 50 Paesi nel mondo, incaricandosi di valutare le possibili cause di questo 'flop'.

Dai dati risulta evidente che le nazioni più colpite dalla sindrome 'assenteista' degli spettatori sono state Germania, Stati Uniti e persino la stessa Francia. "La particolarità del successo televisivo del Tour - ha detto il dirigente Ifw Alavy al quotidiano - sta nel fatto che concentra il 65% dell'audience in tre nazioni", le stesse, però, che quest'anno hanno deciso di voltargli le spalle. Nonostante la vittoria dell'americano Floyd Landis, che dopo l'era Armstrong ha allungato a 8 gli anni di monopolio a stelle e strisce, lo stallo maggiore si registra proprio negli Stati Uniti, con un crollo pari al 52% degli ascolti. "E' un sintomo tipico che si registra in tutti gli sport quando un eroe locale si ritira", ha spiegato Alvey. La stessa sindrome che ha colpito la Germania di Ullrich, eliminato ancor prima della partenza dallo scandalo spagnolo del doping, che ha coinvolto anche Ivan Basso. Nella 93/a edizione della Grand Boucle, infatti, i telespettatori tedeschi si sono ridotti quasi del 50%, passando da 2,7 a 1,5 milioni. Insomma, il Tour non è lo stesso senza le sue primedonne. Ma la gara "quest'anno ha dovuto fare i conti anche con i mondiali di calcio - ha concluso l'analista - e con uno scandalo doping che certamente ha allontanato molti appassionati di questo sport".

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