IL 96° TOUR DE FRANCE con SportPro Torna alla Home Page
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PARTENTI ALBO D'ORO EDIZIONE 2008 FOTO SIROTTI
IL TRIONFO DI CONTADOR; ARMSTRONG SUL PODIO 4 ANNI DOPO
L'APOTEOSI AI CAMPI ELISI A MARK CAVENDISH (SESTO SUCCESSO)

PARIGI - Non si sono guardati in faccia neppure un attimo, non si sono stretti la mano. Nel momento della grande commozione Alberto Contador sul podio del suo secondo Tour de France non ha dimenticato: "E' stata la corsa più difficile e forse per quello la più bella vittoria". D'ora in avanti le strade dello spagnolo  grande dominatore di un piccolo Tour si dividono. Saranno rivali, nemici a tutti gli effetti. L'iberico non si sa dove andràe e resrà all'Astana, cui è legato, del resto da un contratto anche per il prossimo anno; l'americano, cui va comunque riconosciuto il merito di un podio, l'ottavo (dopo sette vittorie) al suo rientro dopo tre anni di stop e a 37 anni suonati,  ha già scelto la sua strada con Radioschack e il fido Bruyneel. La kermesse dei Campi Elisi è andata all'atleta più veloce: l'imbattibile (al momento) Mark Cavendish, che mette a segno il sesto centro personale nella "grande boucle". Irresistibile negli ultimi 100 metri, forte di una squadra che lo ha pilotato quasi sempre in maniera perfetta il 24enne dell'isola di Man, vincitore dell'ultima Milano-Sanremo, è il futuro dello sprint mondiale. Un futuro che si annuncia monotono se continuerà ad avere la forza esplosiva negli ultimi metri che ha sciorinato nelle tre settimane della corsa transalpina. Gli italiani tornano a secco di vittorie, il che non consola di certo, specie perché è stata un'edizione non tra le più difficili e impegnative con i Pirenei spianati in avvio di Tour e tanti percorsi che invitavano poco all'arrembaggio e alla battaglia. Ma ci sono gli otto giorni in giallo di Nocentini e c'è una prestigiosa maglia a pois del miglior scalatore (con il premio anche del corridore più combattivo) per Franco Pellizotti, che dopo un Giro concluso al terzo posto, ha recitato da protagonista anche in Francia. Diciassette anni dopo l'ultimo successo azurro in questa speciale classifica (Chiappucci 1992) . E' il Tour che - eccezione Armstrong a parte (ma l'americano è parso molto meno "marziano" della sua ultima apparizione, nel 2005) - segna il passaggio di consegne alle nuove generazioni. La rivalità del futuro sarà fra il timido e un po' mammone Andy Schleck (non è stato un bel vedere da punto di vista agonistico il suo attendere il fratello sul Ventoux, la penultima tappa, nella speranza - vana - di lanciarlo al terzo posto del podio) e Albertino Contador che ha vinto dall'alto di una superiorità mai manifestata a pieno. Non ne ha avuto bisogno, lo si è visto quando ha controllato con facilità estrema i tentativi di ASndy Schleck (ben otto) nella scalata al Ventoux. Va forte in salita lo spagnolo ed è addirittura più forte del (finora) più forte corridore nelle gare contro il tempo , lo svizzero Cancellara, battuto sia pure di soli 3" nella crono di Annecy. Si potrà dire che l'elvetico non era al massimo alla fine di un Tour corso al servizio dei fratelli Schleck,in cui si è sfinito in testa al plotone. Ma anche lo spagnolo ha avuto i suoi bravi problemi con la guerra psicologica che ha dovuto combattere prima di tutto all'interno della propria squadra. Il furbo texano, infatti, abilissimo in questo campo, non ha mancato di metterlo in difficoltà. Solo la strada e la schiacciante superiorità del compagno-rivale lo hanno convinto a più miti consigli. In ogni caso l'Astana è stata  l'unica vera padrona di un Tour che si è fortemente sbilanciato già alla quarta frazione, la cronosquadre, nella quale Armstrong & C hanno bastonato tutti mettendo secondi decisivi e praticamente la mordacchia a rivali quotati la vigilia, come l'australiano Evans e il russo Menchov, diventato (inspiegabilmente, o molto spiegabilmente, se preferite) la brutta copia del trionfatore del Giro a poche settimane di distanza. Lo prova la classifica finale con tre corridori nei primi sei. Una superiorità smaccata. Migliore degli italiani Vincenzo Nibali, settimo e sempre all'altezza dei "big" nelle tre settimane di gara. Un grosso balzo in avanti che può far pensare ad un possibile podio in futuro, Armstrong permettendo. L'americano correrà anche la prossima stagione e come sempre non sarà solo per onor di firma. La vittoria di Contador è la dodicesima in un Tour de France, la quarta dal 2006.
Il Tour è sbarcato a Parigi senza l'ombra di un controllo antidoping positivo. Non accadeva dal 2005. Ma è assolutamente presto per dire che il grande ciclismo ha allontanato la piaga del doping. C'è sempre la minaccia delle analisi retrospettive. I campioni sono conservati per otto anni, dunque la caccia resta aperta in attesa che nel frattempo vengano scoperti nuovi test per individuare metodi o sostanze oggi introvabili. Dopo la "tempesta" Landis nel 2006, Rasmussen e Vinokourov nel 2007, Riccò nel 2008, un'edizione di calma piatta per la Grande Bocule. Ma per una parola definitiva ci sono da attendere gli esiti degli ultimi test. Intanto l'agenzia francese AFLD ha reso noto che procederà tra settembre e ottobre prossimi a nuove analisi retrospettive per quanto riguarda i campioni del 2008. I corridori coinvolti (secondo fonti informate sarebbero una quindicina, tutti fra i primi venti della classifica) sono stati avvisati da Pierre Brodry, presidente dell'AFLD, già alla partenza da Monaco. Si tratta di test che non è stato possibile fare in precedenza per motivi economici (le analisi a caccia del Cera sono molto costose). 


CONTADOR E LE ALPI IN SCOOTER

VERBIER – Il giorno del secondo riposo il Tour trova un padrone probabilmente definitivo. Alberto Contador sulla breve ma asfissiante salita a Verbier ha messo in chiaro sogni e pretese. E’ lui il più forte del plotone e della già fortissima Astana. Armstrong deve inchinarsi. Cosa che – almeno a parole – ha fatto prontamente subito dopo il traguardo. Ora i dubbi residui di una “grande boucle” atipica, che si è decisa, salvo imprevisti sempre possibili, con le due semplici scibolate dello spagnolo ad Arcalis e in Svizzera riguardano più che le restanti salite alpine (che pure ci sono ed offrono terreno per gli attacchi, ma anche per le repliche dello spagnolo a cominciare dalle prossime due tappe con arrivo a Bourg St. Maurice e a Le Grand Bornand), i pochi dubbi, si diceva, riguardano la crono individuale di 40 chilometri ad Annecy. Soprattutto in chiave di confronto diretto fra Contador e Armstrong. In questo momento lo spagnolo, che al “Delfinato” pochissimo tempo addietro non aveva impressionato più di tanto, è certamente molto, ma molto più forte in salita dell’americano e di tutti gli altri. Riuscirà a trasferire questa superiorità anche nella prova contro il tempo? Se le lancette restassero ferme nelle prossime tappe e i distacchi, quindi, invariati, Contador potrà valersi di ben 97 secondi di vantaggio sul texano, ovvero dovrebbe perdere 2,4 secondi al chilometro per cedere la maglia gialla. Ipotesi improbabile a meno di sorprese al momento impensabili. Lo attaccheranno, per limare i distacchi, conoscendo questa sua strabiliante superiorità in salita? Staremo a vedere.
Gli altri sono ormai molto, ma molto più indietro: la sorpresa Wiggins (tutto da spiegare come un ex pistard possa nel breve periodo diventare un fortissimo scalatore)  veleggia a 1’46”, cioè dovrebbe “rubare” a Contador 106” nella crono. Kloden e il “galletto” Andy Schleck, che, più batoste prende in salita e più si fa fanfarone a parole, sono ancora più indietro: 136 e 146 secondi, come dire che dovrebbero limare 3,4 e 3,6 secondi al km nella crono solo per andare pari con l’Albertino di Spagna. Dunque il Tour appare largamente deciso alla luce di queste cifre.

Cifre che ci dicono anche di una edizione intensa e velocissima, in barba ad ogni previsione. Quindici tappe sono state corse a 40,680 chilometri l’ora, il che rappresenta finora la terza media più veloce di sempre. Vero è che le difficoltà sono state davvero poche, ma siamo più o meno ai livelli dei Tour di fine anni ’90, quando si sa benissimo con quale benzina gli atleti alimentassero i “motori”. Ora, per quanto i paragoni su percorsi e circostanze (vento, meteo, ecc,) diverse siano puramente indicativi, un segnale nella media delle velocità degli ultimi 20 anni c’è. Si torna a salire, dopo un breve periodo di calma quando dai 41, 650 km ora conclusivi del 2005 si era passati ai 39,230 del 2007, Tour, peraltro non esente da “sorprese-doping”. L’anno scorso la media è risalita ai 40,492. E il trend è a salire. C’è da spiegare, dunque, come sia possibile marciare a velocità ben superiori a quelle degli anni del doping acclarato, se il doping nel plotone è scomparso, come affermano i “buonisti”.
Ma c’è dell’altro. La strabiliante prova di Contador a Verbier offre un altro elemento di valutazione. Lo spagnolo ha percorso gli 8,400 chilometri dell’ultima ascesa alla bella media di 24,400 chilometri l’ora. A conti fatti (formula Di Prampero) equivale ad una spesa energetica media di circa 6,9 watt per chilo di peso corporeo. Se si pensa che gli esperti considerano nell’ambito fisiologico valori che oscillano fra i 6,4 e i 6,6 watt/chilo (non inganni la cifra pochi decimali fanno una grande differenza), c’è da chiedersi come faccia lo spagnolo ad andare così forte in salita. Specie se si considera l’accelerazione iniziale, una frustata che ha asciugato in un attimo le energie del giovane Schleck, incapace, poi di rispondere all’attacco e le successive progressioni tornante dopo tornante. Una prestazione da studiare e capire, perché dal punto di vista della velocità (e dell'energia necessaria) equivale ad andare sulle Alpi al ritmo di un mini-scooter.

Arrivo
 
1 Mark Cavendish (GBr) Team Columbia - HTC 4:02:18  
2 Mark Renshaw (Aus) Team Columbia - HTC    
3 Tyler Farrar (USA) Garmin - Slipstream    
4 Gerald Ciolek (Ger) Team Milram    
5 Yauheni Hutarovich (Blr) Française des Jeux    
6 Thor Hushovd (Nor) Cervelo Test Team    
7 Jose Joaquin Rojas Gil (Spa) Caisse d'Epargne    
8 Marco Bandiera (Ita) Lampre - NGC    
9 Daniele Bennati (Ita) Liquigas    
10 William Bonnet (Fra) BBOX Bouygues Telecom    
11 Lloyd Mondory (Fra) AG2R La Mondiale    
12 Geoffroy Lequatre (Fra) Agritubel    
13 Nikolai Troussov (Rus) Team Katusha    
14 Cycril Lemoine (Fra) Skil-Shimano    
15 Leonardo Duque (Col) Cofidis, Le Credit en Ligne    
16 Sebastian Lang (Ger) Silence - Lotto    
17 Matteo Tosatto (Ita) Quick Step    
18 Steven de Jongh (Ned) Quick Step    
19 Fabian Cancellara (Swi) Team Saxo Bank    
20 Yukiya Arashiro (Jpn) BBOX Bouygues Telecom    
Classifica generale
 
1 Alberto Contador Velasco (Spa) Astana 81:46:17  
2 Andy Schleck (Lux) Team Saxo Bank 0:04:11  
3 Lance Armstrong (USA) Astana 0:05:24  
4 Bradley Wiggins (GBr) Garmin - Slipstream 0:06:01  
5 Fränk Schleck (Lux) Team Saxo Bank 0:06:04  
6 Andreas Klöden (Ger) Astana 0:06:42  
7 Vincenzo Nibali (Ita) Liquigas 0:07:35  
8 Christian Vande Velde (USA) Garmin - Slipstream 0:12:04  
9 Roman Kreuziger (Cze) Liquigas 0:14:16  
10 Christophe Le Mevel (Fra) Française des Jeux 0:14:25  
11 Mikel Astarloza Chaurreau (Spa) Euskaltel - Euskadi 0:14:44  
12 Sandy Casar (Fra) Française des Jeux 0:17:19  
13 Vladimir Karpets (Rus) Team Katusha 0:18:34  
14 Rinaldo Nocentini (Ita) AG2R La Mondiale 0:20:45  
15 Jurgen Van Den Broeck (Bel) Silence - Lotto 0:20:50  
16 Stéphane Goubert (Fra) AG2R La Mondiale 0:22:29  
17 Carlos Sastre Candil (Spa) Cervelo Test Team 0:26:21  
18 Alexandre Botcharov (Rus) Team Katusha 0:29:33  
19 George Hincapie (USA) Team Columbia - HTC 0:33:27  
20 Sylvain Chavanel (Fra) Quick Step 0:34:09  
 

Arrivo completo - Classifica generale completa

Gli uomini in giallo  
Contador (Spa)                                            
Nocentini (Ita)                                            
Cancellara (Svi)                                            
 
CLASSIFICHE
CRONACHE
DATA TAPPE

KM

ARRIVO

CLASSIFICA GENERALE
1° in...
a kmh
2° a... 3° a... 1° in... 2° a... 3° a...
Monaco > Monaco CRI 4 1 15.5 CANCELLARA
19.32
CONTADOR (SPA) A 18" WIGGINS (INGH) A 19" CANCELLARA (SVI)
19'32"
CONTADOR  A 18" WIGGINS (ING)  19"
Monaco > Brignoles 5 2 187.0 CAVENDISH (ING) 4h30'02 FARRAR (USAi ST FEILLU (FRA) CANCELLARA (SVI)
4H 49'34
CONTADOR (SPA) A 18" WIGGINS (ING) A 19"
Marsiglia > La Grande Motte 6 3 196.5 CAVENDISH (ING)
5:01.24
HOUSHOVD (NOR)  ST LEMOINE (FRA)
ST
CANCELLARA (SVI)
9:50.58
MARTIN (GER)
A 33"
ARMSTRONG (USA) A 40"
Montpellier > Montpellier CRSQ 7 4 39 ASTANA
46'29"
GARMIN
A 18"
SAXO BANK
A 40"
CANCELLARA (SVI)
10:38.07
ARMSTRONG (USA) S.T. CONTADOR (SPA)
A 19"
Le Cap d'Agde > Perpignan 8 5 196,5 VOECKLER (FRA)
4:29.35
IGNATIEV (RUS) A 7" CAVENDISH (ING)
S.T.
CANCELLARA (SVI)
15:07.49
ARMSTRONG (USA) ST CONTADOR (SPA)
A 19"
Gerona > Barcellona 9 6 181,5 HUSHOVD (NOR)
4:21.33
FREIRE (SPA)
S.T
ROJAS (SPA)
S.T.
CANCELLARA (SVI)
19:29.22
ARMSTRONG (USA) ST CONTADOR (SPA)
A 19"
Barcellona > Andorra Arcalis 10 7 224 FEUILLU (FRA) 6:11.31 KERN (FRA)
A 5"
FROHLINGER (GER) A 25" NOCENTINI (ITA)
25:44.32
CONTADOR (SPA) A 6" ARMSTRONG (USA) A 8"
Andorra La Veille > Saint Girons 11 8 176,5 L.L. SANCHEZ (SPA) 4:31.50 CASAR (FRA)
S.T.
ASTARLOZA (SPA) S.T. NOCENTINI (ITA)
30:18.16
CONTADOR (SPA) A 6" ARMSTRONG (USA) A 8"
Saint Gaudens >Tarbes 12 9 160,5 FEDRIGO (FRA) 4:05.31 PELLIZOTTI (ITA) S.T. FREIRE (SPA)
A 34"
NOCENTINI (ITA)
34:24.21
CONTADOR (SPA) A 6" ARMSTRONG (USA) A 8"
Limoges RIPOSO 13                
Limoges > Issoudun 14 10 194,5 CAVENDISH (ING)
4:46.43
USHOVD (NOR)
S.T.
FARRAR (USA)
S.T.
NOCENTINI (ITA)
39:11.04
CONTADOR (SPA) A 6" ARMSTRONG (USA) A 8"
Vatan > Saint Fargeau 15 11 192 CAVENDISH (ING)
4:17.55
FARRAR (USA)
S.T.
HUTAROVICH (BLR) S.T. NOCENTINI (ITA)
43:28.59
CONTADOR (SPA) A 6" ARMSTRONG (USA) A 8"
Tonnerre > Vittel 16 12 211,5 SORENSEN (DAN)
4:52.24
LEFEVRE(FRA)
A 48"
PELLIZOTTI (ITA)
S.T.
NOCENTINI (ITA)
48:27.21
CONTADOR (SPA) A 6" ARMSTRONG (USA) A 8"
Vittel > Colmar 17 13 200 HAUSSLER (GER)
4:56.26
TXURRUKA(SP)
A 4'11"
FEILLU (FRA)
A 6'13
NOCENTINI (ITA)
53:30.30
CONTADOR (SPA) A 6" ARMSTRONG (USA) A 8"
Colmar > Besancon 18 14 199 IVANOV (RUS)
4:37.46
ROCHE (IRL)
A 16"
ROULSTON (NZL)
S.T.
NOCENTINI (ITA)
58:13.52
HINCAPIE(USA)
A 5"
CONTADOR (SPA)
A 6"
Pontarlier > Verbier 19 15 207,5 CONTADOR (SPA) 5:03.58 A. SCHLECK (LUX) A 43" NIBALI (ITA)
A 1'03"
CONTADOR (SPA)
63:17.56
ARMSTRONG (USA) A 1'37" WIGGINS (ING)
A 1'46"
Verbier RIPOSO 20                
Martigny > Bourg Saint Maurice 21 16 159 ASTARLOZA (SPA) 4:14.20 CASAR (FRA)
A 6"
FEDRIGO (FRA)
S.T.
CONTADOR (SPA)
67:33.15
ARMSTRONG (USA) A 1'37" WIGGINS (ING)
A 1'46"
Bourg Saint Murice > Le Grand Bornand 22 17 169,5 F. SCHLECK (LUX) 4:53.54 CONTADOR (SPA)  S.T. A. SCHLECK (LUX)
S.T.
CONTADOR (SPA)
72:27.09
A. SCHLECK (LUX) A 2'26" F. SCHLECK (LUX) A 3'25"
Annecy > Annecy CRI 23 18 40,5 CONTADORI (SPA)
48:31
CANCELLARA (SVI) A 3" IGNATIEV (RUS)
A 15"
CONTADOR (SPA)
73:15.39
A. SCHLECK (LUX) A 4'11" ARMSTRONG (USA) A 5'25"
Bourgoin-Jallieu > Aubenas 24 19 178 CAVENDISH (ING)
3:50.35
HUSHOVD (NOR)
S.T.
CIOLEK (GER)
S.T.
CONTADOR (SPA)
77:06.18
A. SCHLECK (LUX)
A 4'11"
ARMSTRONG (USA)
A 5'21"
Montélimar > Mont Ventoux 25 20 167 GARATE (SPA)
4:39.21
MARTIN (GER)
A 3"
A. SCHLECK (LUX)
A 38"
CONTADOR (SPA)
81:46.17
A. SCHLECK (LUX)
A 4'11"
ARMSTRONG (USA)
A 5'24"
Montereau Fault Yonne > Parigi Champs Elisée 26 21 164 CAVENDISH (ING)
4:02.18
RENSHAW (AUS)
S.T.
FARRAR (USA)
S.T.
CONTADOR (SPA)
81:46.17
A. SCHLECK (LUX)
A 4'11"
ARMSTRONG (USA)
A 5'24"

LA VIGILIA

FIGNON ALL'EQUIPE: "LA RIVOLUZIONE DOPING ALL'EPOCA DI INDURAIN.
PROUDHOMME: "IL TOUR TORNERA' AL CICLISMO DI UNA VOLTA
ARMSTRONG: "SE CONTADOR SARA' PIU' FORTE, LAVORERO' PER LUI
"

FIGNON ALL'EQUIPE: "LA RIVOLUZIONE DOPING ALL'EPOCA DI INDURAIN

PARIGI - Gli addetti ai lavori lo sapevano da tempo. E conoscevano bene la diffusione del fenomeno doping negli anni '90, anche se in pochi mettevano in guardia da un fenomeno che si è poi rivelato il vero cancro del ciclismo. Oggi arrivano le conferme. Talvolta con risvolti tragici, come quelli che riguardano l'ex star dei prof francesi Laurent Fignon, il due volte vincitore del Tour (1983 e 1984), oggi commentatore televisivo, che ha rivelato di recente di essere affetto da un tumore in fase avanzata. L'ex "professore" racconta come e perché nei suoi anni il doping fosse una prassi comune e lo fa in un commovente ma schietto libro autobiografico ("Nous etions  jeunes et insouciants","Eravmo giovani e incoscienti" edizioni Grasset). "Il doping è sempre esistito - scrive Fignon, adombrando, pur senza puntare il dito con precisione, anche pesanti responsabilità dei dirigenti del ciclismo nazionale e mondiale - ma se è degenerato fino allo scandalo Festina del 1998 è perché tutti ne siamo responsabili, ciascuno al suo livello. Tutto era fatto per decolpevolizzare chi ingannava. Ci si diceva: tutti lo fanno e i prodotti non risultano ai controlli, dunque perchè no? E ancora: a quel tempo il doping non cambiava di molto i risultati nè la gerarchia dei valori sportivi. Aggiungo anche che non avevamo affatto l'impressione di ingannare". Ma le pratiche dopanti hanno cominciato a cambiare il volto e a stravolgere i valori del ciclismo e di tanti altri sport con l'avvento dell'epo. A cominciare dall'epoca Indurain. Di questo Fignon si dice convinto nel libro: Ma, attenzione, non si possono fare accuse precise. Non si può dire nulla di preciso se non constatare che il suo regno coincide con un grande stravolgimento, che sembra molto chiaro", scrive a proposito dello spagnolo cinque volte vincitore del Tour. Ma la stessa cosa si può dire per Armstrong. Io non so cosa ha fatto, ma non vedo perché non avrebbe dovuto fare come tutti gli altri...". Per Fignon quello che parte sabato da Monaco sarà un Tour "più movimentato": "Contador e Andy   Schleck sono due super scalatori che osano attaccare e prendere rischi. Mi aspetto molto dalla loro rivalità. Perchè se aspettiamo un attacco di Menchov o di Evans saremo certamente delusi".

PROUDHOMME: "IL TOUR TORNERA' AL CICLISMO DI UNA VOLTA"

PARIGI – E’ alla guida del Tour dal 2006 e da allora ha avuto le sue belle gatte da pelare con l’Uci (la federazione internazionale) e le sue velleità egemoniche prima, con doping e dintorni, successivamente. Ex giornalista, Christian Prodhomme è prima di tutto una persona molto realista. Per questo è stato fra i primi a capire che la linea di un’etica intransigente era l’unico sistema per cercare di ridare un minimo di credibilità all’intero movimento delle ruote a pedali, tartassate da più di dieci anni di scandali più o meno gravi. Pugno duro, dunque. E regole ferree. Ma non con tutti. Al via di Monaco, sabato, ci sarà anche Lance Armstrong, l’americano sette volte vincitore che non ha mai chiarito a fondo la vicenda delle provette all’epo nel Tour del ’99. E che viaggia sempre accompagnato da una nuvola densa di sospetti. Ma evidentemente, la figura del texano, capace di muovere centinaia di giornalisti e media di ogni parte del mondo, serve a far cassetta anche per questo Tour che vuole presentarsi come il più severo e il più rigoroso.

Proudhomme, ci saranno più giornalisti del solito per via dell’americano?

“Non credo. A mio giudizio sarà più o meno come l’anno scorso. Il Tour non è il Down Under australiano e neppure il Giro. Lì ci sono statio giornalisti accorsi apposta per il texano. Ma non è il nostro caso. Il protagonista al Tour è prima di tutto il Tour e non lo dico per negare le qualità dell’americano. Armstrong stesso lo riconosce. Ce lo ha detto lo scorso anno: il Tour è la più grande corsa dell’anno e io non posso neppure immaginare di non farlo”.

Ci saranno misure particolari per lui ?

« Nessuna. Glielo abbiamo anticipato già lo scorso anno. Non abbiamo cambiato idea ».

Doping e lotta agli imbroglioni. Ora siete a fianco dell’Uci. Cosa è cambiato rispetto al 2008?

“L’accordo fra AFLD  - l’agenzia antidoping francese che l’anno scorso ha svolto in forma autonoma tutti i test del Tour – e l’Uci è di fondamentale importanza per noi. Dicono che ci saranno conflitti. Ma Uci e AFLD, sulla cui indipendenza nessuno nutre dubbi, hanno già lavorato bene insieme alla Parigi-Nizza. Le cose andranno bene anche al Tour”.

Gli organizzatori avranno ugualmente un ruolo di primo piano ?

“Ciascuno al suo posto. Non c’è sport al mondo in cui si pongano ad un organizzatore i problemi che pone un Tour. Sono tanti e difficili. Per questo ognuno deve fare la sua parte, noi, l’Uci, l’Afld. E non dimentichiamo che siamo uno degli sport che fa maggiori controlli, prima e durante la competizione ».

Si può dire che il Tour è l’avvenimento sportivo più controllato?

“Si può dire tranquillamente. Da tutti i punti di vista, per il numero e per la qualità dei test. Non dimenticate che Riccò è stato pizzicato dall’Afld perché c’è stata collaborazione fra tutti e ci sono goiunte le informazioni giuste. Ma voglio ricordare ciò che dice anche Pierre Bordry (il presidente dell’AFld):la grande maggioranza dei corridori NON è dopata. Non si può fare di ogni erba un fascio”.

Però è indubbio che il ciclismo commetta continuamente errori su errori

“E’ troppo facile, pensando al doping, pensare che esista solo il ciclismo. Si è vista all’inizio dell’anno la polemica per la localizzazione degli atleti di vertice. Quello che i corridori accettano da più di due anni è visto da altri atleti come un attentato insopportabile alla libertà individuale. I corridori accettano perché sanno che è l’unico sistema per riconquistare credibilità, anche se il sistema è opprimente”.

Che Tour sarà ?

«Un Tour interessante, per il percorso, per il ritorno di Armstrong, per le sfide che annuncia. Mi piacerebbe essere una mosca cocchiera per sapere cosa succederà in seno all’Astana fra Contador che vuole bissare il successo e l’americano. La partenza da Monaco ci consente di essere presto sulle montagne. Vuol dire mare, vento, ventagli: tutto può succedere, non solo volate per sprinter, anche se ci sarà spazio per loro in almeno quattro frazioni. Poi ci sarà una crono come primo setaccio, due tappe di pianura, la cronosquadre che ritorna e ancora due tappe di pianura con l’arrivo a Barcellona, poi la grande montagna, l’Arcalis. Sarà uno scenario formidabile per le azioni dei corridori”

I critici puntano il dito sulla seconda settimana

« E’ meno interessante della prima ma succederà comunque qualcosa dal punto di vista sportivo. Chi non ha fatto la ricognizione di Vittel-Colmar si morderà i gomiti. E poi in questa seconda settimana faremo l’esperimento della gara senza i corridori collegati via radio con le ammiraglie. Mi aspetto una corsa che ritrovi la fantasia e l’iniziativa di una volta. Che lasci spazio al coraggio e al gesto audace. Una esigenza sentita da molti nel mondo della bici. L’Uci ci appoggia e ha già soppresso l’uso della radio fra gli junior e i giovanissimi”.

ARMSTRONG: SE CONTADOR SARA' PIU' FORTE, LAVORERO' PER LUI

Adesso, a pochi giorni dal via, il cow boy americano ammette che non è tutto come prima e che l'appuntamento con l'agonismo maggiore in una grande corsa come il Tour presenta Più di qualche incognita.  "Non è come prima, nel 2004, nel 2005 o nel 2001 quando arrivavo ed ero sicuro di vincere. Ora la convinzione non è la stessa, ma sto bene". Una sfida soft quella del sette volte vincitore del Tour de France, che, a quasi 38 anni, insegue l'araba fenice di un ottavo successo (così martella la pubblicità che lo accompagna e lo circonda costantemente) a quattro anni dalla sua ultima apparizione. "Mi sento bene, fisicamente sono abbastanza forte per vincere - confessa il corridore texano - Mi sento come nel 2003, quando ho vinto di pochissimo". Ma sarà la strada e decidere il ruoli. Specie quello con il compagno di squadra Contador, uno dei grandi favoriti per il successo finale e per il quale il texano potrebbe però trasformarsi in un gregario di lusso. "Se Alberto si dimostrerà il più forte mi sacrificherò per lui - dice ancora il texano - Per me non c'è nessun problema, è il ciclismo. Alberto è il miglior scalatore del mondo, ha talento ma è anche nervoso e istintivo. La strategia la deciderà la corsa, bisognerà essere leali e lavorare per colui che sarà nella posizione per poter vincere". Infine una battuta sul pubblico francese. "Non mi aspetto che mi ricevano con delle rose - riconosce - Ho vinto sette volte il Tour, qualcosa di inedito, è logico che la gente si faccia delle domande. Ma sospetti sono i corridori che arrivano dal nulla, vincono e spariscono. Io ho dimostrato sin dall'inizio di essere un grande corridore. I sospetti sono cominciati nel 1999, se mi fossi dopato avrei dovuto smettere per paura di essere scoperto e questo si sarebbe notato. E invece sono stato il migliore anche nel 2000, nel 2001 e così via".

Sarà trattato come tutti gli altri. Questa la garanzia di Pierre Bordry, guru dell'antidoping francese nonché presidente dell'AFLD l'agenzia transalpina antidoping. "Avrà gli stessi controlli di tutti gli altri", ha precisato Bordry in un'intervista all'Afp. "Probabilmente è un grande atleta", ha poi precisato, "ma è un corridore che deve essere trattato come gli altri, sia in gara che per quanto concerne la lotta al doping. Sarà sottoposto agli obblighi previsti dal codice mondiale antidoping e dal regolamento dell'Uci".

Nel mese di marzo i già logori rapporti tra Armstrong e l'agenzia antidoping francese si erano fatti nuovamente tesi in seguito al controverso controllo subito dal ciclista statunitense nella sua abitazione francese. In quell'occasione Armstrong accolse il funzionario dell'agenzia sottoponendosi ai test (sangue, urine e prelievo di capelli) solamente dopo essersi assentato per circa 20 minuti, lasso di tempo che il corridore sostiene di avere trascorso sotto la doccia mentre il suo manager, Johan Bruyneel, verificava le credenziali del delegato di Bordry. Il codice antidoping internazionale prescrive agli atleti sottoposti ai controlli di restare in continuo 'contatto visivo' con gli addetti ai test.

Armstrong, che da allora non ha più corso né si è allenato sul territorio francese, definì "una nuova buffonata" la possibilità di un'azione disciplinare ipotizzata dall'agenzia parigina. Armstrong ha successivamente inviato una lettera a Bordry ottenendo una distensione nei rapporti con l'agenzia. Il presidente dell'antidoping francese ha rispettato la volontà del ciclista rifiutando di rendere pubblici i contenuti della lettera. Insomma la "vedette" statunitense, con ul suo bagagliao di seguito sportivo e di "media" fa gola anche al "rigoroso" mondo ciclistico d'oltr'Alpe e allora ecco smussati gli attriti.

Bordry, tuttavia, ha riaffermato alcuni suoi convincimenti. In relazione alle rivelazioni del quotidiano l'Equipe, che tempo addietro diffuse la notizia di una positività di Armstrong all'epo durante il Tour del 1999, il presidente dell'agenzia antidoping francese ha spiegato che la richiesta di nuovi test chiarificatori - respinta dall'atleta - rappresentava un modo per aiutare Armstrong a fugare i dubbi sollevati dal quotidiano sportivo francese, gestito dalla medesima società che organizza il Tour . Armstrong all'epoca delle rivelazioni de l'Equipe parlò di "caccia alle streghe" negando l'assenso alla ripetizione dei controlli in sede sportiva. Bordry, che continua a negare la tesi dell'accanimento, a distanza di anni mostra ancora rammarico. "Volevo fargli un piacere, volevo dargli il diritto di difendersi da una voce", ha detto "ci sarebbero state due possibilità. O si sanzionava l'interessato perché era dopato, alternativa non scelta, oppure si sarebbe pensato che il laboratorio aveva condotto in maniera errata le analisi".

Sarà il Tour del rigore? Lo si dice ormai da anni. E ancora una volta la parola d'ordine è: lotta al doping. Più che il cast dei protagonisti e il tourbillon di tappe e montagne, al Tour de France sembra proprio questa la prima preoccupazione. Dopo l'edizione del 2008 devastata da tanti, troppi episodi doping (da Riccò, a Kohl, a Piepoli, ecc.) gli organizzatori hanno stilato un accordo con l'Uci la federazione internazionale che ha promesso di moltiplicare i controlli. "Il Tour de France 2009 sarà con ogni probabilità l'evento sportivo più controllato della storia". Pat McQuaid, presidente dell'Unione ciclistica internazionale (Uci), annuncia un impegno record della macchina antidoping in vista della Grande Boucle che scatterà il 4 luglio. Secondo il numero 1 dell'Uci, 8 corridori sui 12 di ogni squadra verranno sottoposti ai test dopo ciascuna tappa. Due campioni di sangue verranno prelevati ai 180 atleti nella prima giornata di corsa.

Da metà giugno fino al 4 luglio verranno controllati i 300 corridori che sono eleggibili per la gara, visto che i team sceglieranno le formazioni solo in extremis. Inoltre, un gruppo di 50 concorrenti è stato individuato e verrà seguito con particolare attenzione. "Per questi 50 verranno effettuati 50 test extra e più dettagliati", aggiunge McQuaid a Parigi. Il gruppo in questione è formato dagli atleti considerati favoriti per la vittoria finale o per quelle di tappa e da corridori 'sospetti'.

"Molti campioni - dice ancora McQuaid - verranno conservati per analisi successive". La decisione è legata alla prossima individuazione di sostanze illecite che attualmente non sono rintracciabili. Del resto lo stesso iter ha consentito di evidenziare l'utilizzo del Cera, l'Epo di terza generazione, da parte di alcuni atleti che hanno preso parte al Tour de France del 2008. In attesa dell'inizio della corsa, l'Uci renderà nota la prossima settimana una lista di ciclisti che, secondo gli esami previsti dal 'passaporto biologico', presentano parametri anomali. "Non ci sono regole che consentano di sospendere un corridore sulla base delle informazioni contenute nel passaporto biologico", dice McQuaid. "Chiederemo alle loro squadre di non farli correre. Oppure, possono agire gli organizzatori della gara", aggiunge.

PAROLA D'ORDINE: LOTTA AL DOPING

PARIGI - Parola d'ordine: lotta al doping. Più che il cast dei protagonisti e il tourbillon di tappe e montagne, al Tour de France sembra proprio questa la prima preoccupazione. Dopo l'edizione del 2008 devastata da tanti, troppi episodi doping (da Riccò a Kohl, a Piepoli, ecc.) gli organizzatori hanno stilato un accordo con l'Uci la federazione internazionale che ha promesso di moltiplicare i controlli. "Il Tour de France 2009 sarà con ogni probabilità l'evento sportivo più controllato della storia". Pat McQuaid, presidente dell'Unione ciclistica internazionale (Uci), annuncia un impegno record della macchina antidoping in vista della Grande Boucle che scatterà il 4 luglio. Secondo il numero 1 dell'Uci, 8 corridori sui 12 di ogni squadra verranno sottoposti ai test dopo ciascuna tappa. Due campioni di sangue verranno prelevati ai 180 atleti nella prima giornata di corsa.

Da metà giugno al 4 luglio verranno controllati i 300 corridori che sono eleggibili per la gara, visto che i team sceglieranno le formazioni solo in extremis. Inoltre, un gruppo di 50 concorrenti è stato individuato e verrà seguito con particolare attenzione. "Per questi 50 verranno effettuati 50 test extra e più dettagliati", aggiunge McQuaid a Parigi. Il gruppo in questione è formato dagli atleti considerati favoriti per la vittoria finale o per quelle di tappa e da corridori 'sospetti'.

"Molti campioni - dice ancora McQuaid - verranno conservati per analisi successive". La decisione è legata alla prossima individuazione di sostanze illecite che attualmente non sono rintracciabili. Del resto lo stesso iter ha consentito di evidenziare l'utilizzo del Cera, l'Epo di terza generazione, da parte di alcuni atleti che hanno preso parte al Tour de France del 2008. In attesa dell'inizio della corsa, l'Uci renderà nota la prossima settimana una lista di ciclisti che, secondo gli esami previsti dal 'passaporto biologico', presentano parametri anomali. "Non ci sono regole che consentano di sospendere un corridore sulla base delle informazioni contenute nel passaporto biologico", dice McQuaid. "Chiederemo alle loro squadre di non farli correre. Oppure, possono agire gli organizzatori della gara", aggiunge.


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