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INTRODUZIONE ANALISI DELLA GARA ANDATURE SOPRA LA SOGLIA TIPOLOGIA DELLO SFORZO
CONCLUSIONI 1 GARE A CRONOMETRO METODICHE DI ALLENAMENTO CONCLUSIONI 2
CONSIDERAZIONI SULLA POTENZA ESPRESSA NELLE GARE DI CICLISMO FEMMINILE SU STRADA E LE ATTUALI METODICHE DI ALLENAMENTO
Pubblichiamo questo interessante lavoro di Roberto Colli, ex tecnico del team azzurro di ciclismo femminile, allenatore dell'olimpionica Antonella Bellutti nella stagione che ha portato l'atleta italiana all'oro di Atlanta. Un contributo alla discussione di nuove metodologie per l'allenamento, argomento troppo trascurato dal ciclismo di questi anni a favore della componente farmacologica (leggi doping). Un lavoro recentissimo che contiene valutazioni ed osservazioni sul campo sui meccanismi metabolici e di erogazione della potenza sui pedali durante le gare e che offre numerosi spunti e osservazioni innovative in relazione alle metodiche di allenamento attualmente più diffuse. Emerge, dall'analisi di numerose competizioni fatta su due atlete di alto livello, un'osservazione importante: gli strumenti di "lavoro" tradizionali come il cardiofrequenzimetro non offrono mezzi sufficientemente sofisticati per individuare  meglio le tipologie di allenamento richieste per le gare moderne. La valutazione della potenza espressa attraverso l'uso sul campo dell'SRM consente, invece, di definire strumenti più mirati.  Si arriva, ad esempio, a definire che l'intensità media delle azioni di rilievo durante una gara è del 30% - 40% superiore all'intensità dello sforzo alla soglia anaerobica; l'azione stessa è rappresentata da sforzi brevi e brevissimi ripetuti anche centinaia di volte nella gara e la somma di questi brevi o brevissimi tempi rappresenta un dato di cui tener conto nell'allenamento. Il lavoro è mirato sulle donne della categoria élite, ma - visti i recenti miglioramenti - si tratta di una categoria assimilabile a quella dei cicloamatori evoluti o anche dei giovani, su cui si attendono nuovi contributi.

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INTRODUZIONE
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La valutazione delle gare di ciclismo presenta aspetti molto interessanti che tuttavia non è possibile cogliere solo attraverso l’analisi della frequenza cardiaca. Il controllo della FC (frequenza cardiaca) e delle zone di frequenza corrispondenti alla SA (soglia anaerobica) rappresenta attualmente uno dei sistemi più usati di valutazione della tipologia dello sforzo con gli atleti praticanti ciclismo. Con nuove tecnologie (SRM system: che misura la potenza sulla pedaliera) è possibile raccogliere dati raccolti sulla potenza espressa in gara ed essi ci indicano come la valutazione dello sforzo con il sistema della FC è molto poco attendibile, almeno in termini di qualità.

Infatti il tempo sopra la soglia, registrato tramite la FC, durante le gare appare nettamente sottostimato (circa del 60%), mentre vengono nettamente sovrastimati i valori che si riferiscono alla zona di soglia tra 2 e 4 mM/L (vedi tabella 1). Valutando solo questi dati si è indotti a pensare che in una gara, per 45min, l’atleta è in una zona di intensità pari almeno all’80% della SA, quando la FC registrata indica, invece, solamente il ritardo cardiaco di uno sforzo sopra soglia di breve durata, e quindi il pagamento del debito di ossigeno contratto in tale sforzo.

 

Recupero
(min)

1\2 mM/L
(min)

2\3 mM/L
(min)

3\4 mM/L
(min)

5\7 mM/L
(min)

FC

41,7

24,9

23,6

22,7

19,0

Potenza

61,5

21,0

12,4

7,8

33,9

Tabella 1. Tempo trascorso nelle diverse zone metaboliche in funzione della frequenza cardiaca e della potenza (Colli R., e coll., 1999).

Queste indicazioni non consentono di organizzare un corretto target di allenamento, che si compone attualmente di moltissimi lavori a potenza costante in zona soglia e sottosoglia, quando in realtà la specificità della gara è quella di sviluppare degli sforzi oltre soglia e poi recuperarli in maniera attiva. Infatti la gara su strada richiede un grande impegno di potenza aerobica e voluminosi carichi soprasoglia, che vengono recuperati attraverso carichi di bassa e media intensità.

Rispetto alle tipologie di allenamento utilizzate attualmente, durante la gara si ha un basso volume di lavoro a 4mM/L (meno di 10min per gara ), e poco più di 20min per ciò che riguarda la zona del fondo medio.

ANALISI DELLA GARA
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Alcune gare di ciclismo femminile sono state monitorizzate negli anni 1997 e 1998. E’ stata realizzata, tramite SRM, che è un ergometro portatile, costituito da 4 strain gauge che registrano le variazioni di tensione all'interno della corona della bicicletta. Tale apparecchiatura è stata progettata dall'ingegnere tedesco Schoberer ed è normalmente usata dagli atleti per monitorare i loro allenamenti . Tale apparecchiatura è semplicemente applicabile ad ogni bicicletta , al posto della corona originale , con un lieve aumento di peso, dell'ordine di 300 grammi, ed è in grado di memorizzare i dati di potenza , rpm , fc e velocità della bicicletta per un periodo fino a 30 ore con medie da 1 secondo ad ogni 5 secondi. Con tale apparecchiatura abbiamo effettuato l’analisi dei parametri (watt, fc, rpm e velocità) suddetti durante dodici gare per l’atleta MA, e quattordici per l’atleta GE, due atlete di altissimo livello internazionale , con caratteristiche fisiche e tecniche certamente dissimili .

In queste analisi sono stati rilevati:

Le zone metaboliche, identificate tramite test al ciclomulino, con microprelievo ematico e analisi dell’acido lattico, sono state cosi suddivise:

Zona recupero

Lattato inferiore ad 1, da 0 al 60% della SA 4mM

Zona 1-2 mM/L

da 60% a 75% della SA 4mM/L

Zona 2-3 mM/L

da 75% al 95% della SA 4mM/L

Zona 3-4 mM/L

dal 95% al 105% della SA 4mM/L

Zona 5-7 mM/L

dal 105% al 125% della SA 4mM/L

Zona Clatt

dal 125% al 150% della SA 4mM/L

Zona Platt

dal 150% al 200% della SA 4mM/L

Zona Max

superiore al 200% della SA 4mM/L

Tabella 2. Zone metaboliche relative alla S.anaerobica a 4mmM/L.

Le gare comprendevano una tipologia di competizione abbastanza vasta, che andava dai circuiti in pianura ed ondulati a tappe ondulate e con salite. La potenza media durante le gare (che duravano in media circa 2 ore e 15') era di circa 230-240 watt, con una variabilità molto ridotta tra le gare. E’ stato valutato sia per l’atleta MA sia per l’atleta BE che la potenza in gara era circa il 75% della S.A. a 4 mM/L.

Ai tempi di lavoro riportati nella tabella 3 va aggiunto un 10% di tempo in cui le cicliste non sviluppavano alcuna potenza; in termini assoluti questo chiaramente faceva diminuire la potenza media ed aumentare il tempo di lavoro, ma non il consumo energetico.

I valori della forza media applicata erano circa 16 kg per pedalata, ed i KJ di lavoro prodotti circa 1900. Tale dato conferma che in una gara femminile di ciclismo, si consumano dalle 1500 alle 1800 Kcalorie con un rendimento pari al 25%.

 

Potenza media
(W)

Forza media
(N)

RPM media

Tempo (sec)

Lavoro (KJ)

Media MA

223

163

76

8193

1828

DS

26

19

2

1855

457

Var %

12%

12%

3%

23%

25%

...

... ... ... ... ...

Media BE

245

167

81

8039

1968

DS

19

10

3

1019

289

Var %

8%

6%

4%

13%

15%

Tabella 3. Valori medi di forza, potenza, RPM, tempo e lavoro, rilevati durante dodici gare per l’atleta A e quattordici per l’atleta B (da Colli R., e coll., 1999).

E’ stato constatato che, in gara, le cicliste lavoravano mediamente per oltre 30min sopra soglia e per una media superiore ai 3min si trovavano nella zona metabolica definita Max, effettuando quindi degli scatti di breve durata per un gran numero di volte (in questa zona si aveva la massima variabilità con punte anche di 8 ' in 6 gare).
Come vedremo più avanti tale livello di intensità non viene praticamente mai raggiunto con queste quantità durante nessun allenamento.
Nella tabella 4 viene mostrato il tempo trascorso nelle diverse zone metaboliche, relative alla potenza espressa, durante le gare dalle due atlete.

Atleta

Zona recupero
(min)

1\2 mM/L
(min)

2\3 mM/L
(min)

3\4 mM/L
(min)

5\7 mM/L
(min)

Clatt
(min)

Platt
(min)

Max
(min)

MA

61,5

21,0

12,4

7,8

11,3

12,7

6,4

3,5

BE

49,0

24,6

15,2

9,3

11,9

12,5

6,3

5,3

Tabella 4. Tempo trascorso nelle diverse zone metaboliche in funzione della potenza espressa dalle due atlete (Colli R., e coll., 1999).

La variabilità del tempo trascorso nelle diverse zone metaboliche era di circa il 25% per le zone fino 4mM/L, poi tendeva ad essere maggiore all’aumentare dell’intensità, fino ad oltre il 50% nelle zone di potenza Max.

Appare quindi chiaro che la gara presenta oltre ad una gamma di situazioni molto variata, anche una notevolissima quantità di lavoro anaerobico, o in zona di potenza aerobica, e quindi sopra la soglia anaerobica.

ANDATURE SOPRA LA SOGLIA ( ASS)
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E stato osservato che durante la gara la ciclista BE sviluppava oltre 200 variazioni (ASS) di durata prevalente entro i 15sec. Per questa atleta non si presentavano variazioni sopra soglia per oltre 2min. Tuttavia in tutte le gare potevano essere sviluppate da 2 a 3 volte ASS di durata superiore ai 60sec, che comunque non superavano i 2min.

La variabilità di queste azioni brevi era molto limitata. Per ciò che riguarda le durate superiori, in una gara l’atleta BE ha effettuato da 12 a 26 ASS di durata compresa tra i 15 ed i 30sec, mentre negli altri casi sono stati trovati valori quantitativi molto bassi. L’atleta MA sviluppava un numero minore di ASS inferiori ai 15sec, ma un numero maggiore di ASS superiori ai 30sec (tabella 5).

Atleta BE

ASS
0-15sec

ASS
16-30sec

ASS
31-45sec

ASS
46-60sec

ASS
> 60sec

Media

187

19

3,1

1,6

2,5

DS

37,0

7,1

3,5

2,3

2,1

Var %

20%

37%

112%

137%

81%

Atleta MA

ASS
0-15sec

ASS
16-30sec

ASS
31-45sec

ASS
46-60sec

ASS
> 60sec

Media

125

21

6,8

3

2,3

DS

32,7

10,9

3,4

2,4

2,8

Var %

26%

52%

50%

82%

120%

Tabella 5. Numero di andature sopra soglia (ASS) in funzione del tempo (Colli R., e coll., 1999).

Per quanto riguarda i valori di potenza media che venivano sviluppati durante le ASS come possiamo notare dalla tabella 6, la ciclista BE aveva dei valori molto simili fino a 45sec, poi la media tendeva ad abbassarsi di poco, quando la durata era superiore. La variabilità tra le gare era molto ridotta.

Anche l’atleta MA aveva una variabilità tra le gare molto ridotta, ma presentava qualche differenza nella potenza media delle ASS, che risultavano maggiori per le durate superiori ai 30sec. In questo caso si può intravedere una caratteristica diversa nelle due atlete; una più propensa alle variazioni brevi ed intense, l’altra alle variazioni di media durata con intensità elevate.

Possiamo quindi affermare che le ASS producono effettivamente dei discreti aumenti di potenza, che fanno passare l’atleta rapidamente da sottosoglia a valori oltre il 40% della SA4mM/L.

Atleta BE

0-15sec
(watt)

16-30sec
(watt)

31-45sec
(watt)

46-60sec
(watt)

60sec
(watt)

Media

449

452

442

428

419

DS

19

39

57

33

32

Var %

4%

9%

13%

8%

8%

Atleta MA

0-15sec
(watt)

16-30sec
(watt)

31-45sec
(watt)

46-60sec
(watt)

60sec
(watt)

Media

408

430

458

440

440

DS

20

26

21

39

66

Var %

5%

6%

5%

9%

15%

Tabella 6. Valori medi di potenza sviluppati nelle andature sopra soglia in funzione del tempo (Colli R., e coll., 1999).

Un altro punto interessante riguarda il ritmo di pedalata, cioè le RPM che venivano utilizzate dalle atlete durante la gara. Sembra inconfutabile che vi sia un regime di rotazioni al minuto (RPM) di riferimento abbastanza stabile che si sviluppa anche con intensità metaboliche diverse. Questo significa che la ciclista tendeva ad utilizzare il cambio per mantenere quasi costanti le sue RPM, aumentando la forza per aumentare l’intensità. Notiamo una differenza tra l’atleta MA, che non si spostava mai dalle 85 RPM, rispetto all’atleta BE, che aumentava lievemente le RPM all’aumentare della potenza espressa (tabella 7).

Atleta

Recupero
(RPM)

1\2 mM/L
(RPM)

2\3 mM/L
(RPM)

3\4 mM/L
(RPM)

5\7 mM/L
(RPM)

Clatt
(RPM)

Platt
(RPM)

Max
(RPM)

MA

64,0

84,3

86,3

85,5

85,7

85,6

85,6

88,3

BE

69,2

85,4

87,3

88,8

89,6

90,2

92,4

94,7

Tabella 7. RPM medie per ciascuna zona di potenza (Colli R., e coll., 1999).

Successiva e conseguente, in termini logici, è l’analisi della forza media applicata al pedale nelle gare, che indica come nelle fasi intense le atlete producevano nei periodi sopra soglia, una forza superiore ai 20 kg, ma anche di 40 kg si presentava la necessità di sviluppare azioni di alta potenza (tabella 8).

Per avere un termine di riferimento, si pensi che durante un inseguimento individuale la forza media applicata a circa 110 RPM per ottenere un tempo di 3min e 35sec equivale a circa 22-23 kg, e la potenza media di tale inseguimento corrisponde alla zona di Clatt.

Forza
(Newton)

Recupero
(N)

1\2 mM/L
(N)

2\3 mM/L
(N)

3\4 mM/L
(N)

5\7 mM/L
(N)

Clatt
(N)

Platt
(N)

Max
(N)

Media MA

96

145

175

201

227

271

332

402

DS

7

5

9

10

16

16

20

23

Var %

7%

4%

5%

5%

7%

6%

6%

6%

...

... ... ... ... ... ... ... ...

Media BE

95

145

172

192

216

255

306

396

DS

7

5

7

9

8

10

14

19

Var %

7%

4%

4%

5%

4%

4%

5%

5%

Tabella 8. Forza media applicata al pedale nelle diverse zone metaboliche (Colli R., e coll., 1999).

TIPOLOGIA DELLO SFORZO NELLE ANDATURE SOPRA LA SOGLIA (ASS)
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Abbiamo visto in precedenza che le atlete in media nelle gare si trovano in una situazione sopra soglia per 120-180 volte per un tempo che non superava i 15sec, per circa 16-20 volte per un tempo compreso tra 15 e 30sec, da 3 a 7 volte per un tempo compreso tra 30 e 45sec, e solamente 2-3 volte per un tempo compreso tra 45 e 60sec. Durate superiori ai 60" oscillano tra 2 e 3 volte per gara e sono state trovate solo 4 azioni consecutive superiori ai 2' in tutte le gare analizzate. Per curiosità la massima durata è risultata essere di 3min e 15sec, con una potenza media veramente notevole di 430 watt.

La potenza che veniva prodotta in queste azioni fuori soglia è risultata essere indipendente dalla durata, poiché si collocava quasi sempre in una zona compresa tra il 30% ed il 40% oltre la soglia.

Questo semplifica molto un altro aspetto della specificità della gara. In pratica le tantissime variazioni venivano sviluppate con una potenza molto sopra la soglia, che possiamo identificare come circa il 60-65% del massimale per ciascun atleta. E’ chiaro quindi, che i tempi medi di recupero dopo fasi attive intense hanno una grande importanza, perché evidentemente la capacità di sopportare più di una variazione con brevi tempi di recupero può essere decisiva per una vittoria .

I tempi di recupero tra le varie azioni sopra soglia assumono una grande variabilità, sia dopo azioni soprasoglia di durata diversa, sia per la differenza tra le due atlete.

Atleta

Tempo soprasoglia

0-15sec

15-30sec

31-45sec

45-60sec

> 60sec

MA

Tempo recupero (sec)

45

43

46

79

93

BE

Tempo recupero (sec)

26

34

54

31

42

Tabella 9. Tempo di recupero medio dopo un ASS in funzione del tempo soprasoglia (Colli R., e coll., 1999).

Infatti dalla tabella 9 si evidenzia che l’atleta BE aveva con qualsiasi tempo di ASS un recupero più breve rispetto all’atleta MA. Il trend di entrambi indica che all’aumentare della durata delle azioni soprasoglia, tendeva ad aumentare anche il tempo di recupero prima di ripetere un ASS.

In linea di massima comunque raramente un atleta in gara sta per più di un minuto senza effettuare una ASS.

La potenza media alla quale venivano realizzati i recuperi presenta un trend diverso per le due atlete, con un valore elevato della potenza di recupero per l’atleta MA quando le ASS erano superiori ai 45sec. Al contrario, l’atleta BE mostrava valori della potenza nel recupero vicini al 60% della SA, quando le ASS erano di durata inferiore ai 45sec (tabella 10)

Atleta

Tempo soprasoglia

0-15sec

15-30sec

31-45sec

45-60sec

>60sec

MA

Potenza recupero

135

156

156

216

192

BE

Potenza recupero

162

179

174

177

198

Tabella 10. Potenza espressa nella fase di recupero in funzione del tempo sopra soglia (Colli R., e coll., 1999).

Oltre il 27% delle ASS avevano una durata inferiore ai 15sec con recuperi anch’essi di 15sec. In pratica ad azioni brevi seguivano altrettanto brevi recuperi. Per il resto delle azioni di durata varia non sono state notate differenze particolarmente elevate dal punto di vista quantitativo: in ogni gara circa 20-30 recuperi si distribuivano dai 15sec fino ad oltre 2min (tabella 11).

Atleta

Tempo soprasoglia

0-15sec

15-30sec

31-45sec

45-60sec

>60sec

Totale

MA

Recupero 0-15sec

47

8,7

2,9

1,9

0,9

61,4

 

Recupero 15-30sec

24,3

4,1

0,8

0,3

0,4

29,9

 

Recupero 30-60sec

21,6

3,2

0,6

0,2

0,4

26

 

Recupero 60-120sec

28,1

2,8

1,5

0,4

0,5

33,3

 

Recupero oltre 120sec

17,8

1,4

0,8

0,2

0,1

20,3

 

Totale

138,8

20,2

6,6

3

2,3

170,9

Atleta

Tempo soprasoglia

0-15sec

15-30sec

31-45sec

45-60sec

>60sec

Totale

BE

Recupero 0-15sec

91,1

10,6

1,3

0,8

1,3

105,1

 

Recupero 15-30sec

36,9

3,3

0,3

0,2

0,7

41,4

 

Recupero 30-60sec

25

1,7

0,7

0,3

0,1

27,8

 

Recupero 60-120sec

11,7

1,2

0

0

0

12,9

 

Recupero oltre 120sec

3,5

0,1

0,4

0,2

0,1

4,3

 

Totale

168,2

16,9

2,7

1,5

2,2

191,5

Tabella 11. Numero dei recuperi in relazione alla durata delle ASS (Colli R., e coll., 1999).

Anche i dati relativi all’atleta BE confermano che le variazioni di ASS di durata fino a 15sec avevano un recupero simile; nella fattispecie queste azioni erano il 50% del totale. Per l’atleta BE i recuperi da ASS superiori tendevano ad essere sempre inferiori, e ciò è provato dal fatto che quest’atleta era spesso in attacco, avendo minori necessità di recupero in termini di tempo, rispetto all’atleta MA (tabella 11).

Gli ultimi valori che permettono di definire più chiaramente il modello di prestazione delle gare su strada, riguardano le potenze medie sviluppate nei recuperi di diversa durata che seguono le ASS. Come mostrato nella tabella 12 l’atleta BE recuperava pedalando ad una potenza maggiore quando la durata dell’azione era superiore ai 20sec, e quando il recupero era molto breve (entro 30sec ). Sembra quindi che ci sono delle situazioni in cui gli sforzi intensi di oltre 30sec vengono seguiti da un recupero di breve durata ad intensità molto vicina alla SA, e da un successivo sforzo sopra soglia. Tutto ciò va’ tenuto in debita considerazione per l’allenamento. Anche i valori relativi all’atleta MA confermano questo dato riguardante i recuperi. Per quest’atleta sono state individuate fasi di recupero, dopo sforzi da ASS di diversa durata, anche a potenze superiori nei recuperi molto brevi. Sono probabilmente situazioni in cui in salita l’atleta tendeva a rilanciare la bicicletta; successivamente si sedeva per 15sec sottosoglia e ripeteva azioni intensive, oppure andava in fuga con almeno un altra atleta che le dava il cambio e le consentiva di recuperare lo sforzo per 15sec, con potenze di poco sottosoglia.

Atleta

Potenze medie

0-15sec
(W)

15-30sec
(W)

31-45sec
(W)

45-60sec
(W)

60sec
(W)

MA

Recupero 0-15sec

206

226

261

268

280

 

Recupero 15-30sec

163

175

157

...

...

 

Recupero 30-60sec

142

128

183

...

...

 

Recupero 60-120sec

127

125

...

... ...

 

Recupero > 120sec

107

...

... ... ...

Atleta

Potenze medie

0-15sec
(W)

15-30sec
(W)

31-45sec
(W)

45-60sec
(W)

60sec
(W)

BE

Recupero 0-15sec

177

169

252

197

253

 

Recupero 15-30sec

173

184

237

218

183

 

Recupero 30-60sec

172

169

173

...

...

 

Recupero 60-120sec

154

150

...

... ...

 

Recupero > 120sec

146

...

104

...

...

Tabella 12. Potenza di recupero in rapporto alla durate dell'ASS e del tempo di recupero tra due azioni ASS (Colli R., e coll., 1999).

CONCLUSIONI
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Sulla base di questi primi dati appare chiaro che l’azione qualificata in una gara di ciclismo femminile è la variazione di intensità del 30-40% sopra soglia, ripetuta per un gran numero di volte (oltre 150 variazioni per gara ) con un totale di oltre 30min per gara. Considerando che le gare femminili durano 150-180min ne risulta un valore del 15% soprasoglia; la maggioranza di queste ASS hanno durate comprese entro i 30sec, molto rare oltre questi tempi.

Questi risultati evidenziano una chiara scelta di conservazione da parte degli atleti, in quanto per queste durate non viene prodotta una grande quantità di acido lattico, poiché la potenza sviluppata non è certo massimale (60-70% della potenza massima ).

Queste ASS sono seguite molte volte da brevi recuperi (entro 15-30sec ) e subito successivamente da altre ASS, sempre di durata compresa tra 0 e 15 sec. Soprattutto quando il recupero è breve la potenza media di questi recuperi risulta essere anche l’80% del lavoro di soglia.

Sorprendentemente quindi le azioni a livello di S. Anaerobica sono rarissime e di durata tale da giustificare un loro uso in allenamento solo come presupposto per il miglioramento di base, ma non certo esaustive della preparazione della ciclista. Infatti il modello di prestazione presenta una enorme quantità di variazioni di ritmo (circa 150-200 volte oltre la S.A. con altrettanti recuperi). In questa situazione si giustificano quindi anche i lavori di forza, poiché si è constatato che la ciclista effettua la variazione con un numero di pedalate basse, sviluppando anche 40-50 kg di forza al pedale. Inoltre diventa importante anche la capacità di produrre lavoro in presenza di una certa quantità di acido lattico (nonché la velocità della sua metabolizzazione), senza tuttavia raggiungere valori massimali, impossibili da sopportare in una gara di questa durata .

VALUTAZIONE DELLE GARE A CRONOMETRO
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Anche per le gare a cronometro è stata realizzata, tramite SRM, l’analisi di alcuni parametri relativi alla prestazione. Tuttavia le conclusioni sono incerte, poiché ci troviamo di fronte ad un numero limitato di gare, tutte con tipologie diverse e quindi la ricerca di un modello di prestazione è improponibile. Infatti le notevoli variazioni di chilometraggio, la tortuosità del percorso e la sua ondulazione generano molte variabili, che impediscono di poter creare un modello.

Atleta

Zona
Rec. (min)

1\2 mM
(min)

2\3 mM
(min)

3\4 mM
(min)

5\7 mM
(min)

Clatt
(min)

Platt
(min)

Max
(min)

Soprasoglia
(ASS) (min)

Totale

%ASS

BE2

0,3

0,3

0,0

0,1

0,2

1,3

0,2

0,7

2,3

2,8

79%

BE3

0,2

0,1

0,1

0,0

1,1

6,2

0,9

0,8

8,9

9,3

96%

BE1

0,5

0,6

0,3

2,1

14,7

6,7

0,2

0,7

22,2

25,6

87%

BE4

0,4

1,6

2,3

6,9

11,3

3,8

0,3

0,0

15,4

26,7

58%

MA1

1,9

4,5

5,0

4,5

6,5

2,8

0,9

2,2

12,4

28,3

44%

MA2

0,5

2,6

6,3

11,8

17,7

7,0

1,0

1,0

26,7

47,9

56%

Tabella 1. Valutazione dell'impegno metabolico per zone in diverse gare a cronometro (Colli R., e coll., 1999).

Nella tabella 1 viene presentata l’analisi di sei gare, di diversa durata, ed il tempo trascorso nelle diverse zone metaboliche. Le prime quattro riguardano l'atleta BE, di cui le prime due competizioni riguardavano prologhi di corse a tappe, quindi senza esigenza particolare di ottenere piazzamento ed impegno relativo; mentre la terza e la quarta hanno portato l’atleta a piazzamenti importanti (1° e 4 °). La 5° e 6° prova, di durata diversa, riguardavano la stessa atleta MA, e la 5° gara è stata effettuata in una competizione a tappe senza particolari ambizioni di classifica, quindi non è stata corsa al massimo delle possibilità.

Nei prologhi dove venivano realizzate azioni di Clatt per un tempo anche di 6min, ed azioni Max di circa un minuto (partenza e azioni di rilancio in curva ) il tempo soprasoglia (ASS) per l’atleta BE era dell’80-90%.

Nelle gare di 25-30min, le più diffuse, la zona maggiormente utilizzata era quella a 5-7mM/L, per circa 10-15min, ed il tempo delle ASS era variabile dal 44% all’87% del tempo totale di gara. E’ interessante notare che nella gara vinta dall’atleta BE, l’ASS rappresentava l’87% del tempo fuori soglia, contro il 58% della gara in cui l’atleta si era classificata solo quarta.

Per ciò che riguarda l’atleta MA, è stato osservato che, in una gara molto lunga (per la categoria femminile ) di quasi 48min, sviluppava una ASS per quasi 27min, di cui ben 7min in una zona Clatt ed 1min in zona Max. Inoltre è stato valutato che la gara MA1 non è stata corsa al massimo delle possibilità (o in condizioni ottimali) poiché nonostante la durata minore è stata realizzata un ASS del 44%, contro il 56% di quella più lunga.

Potenza media (W)

Forza media (N)

RPM  media

Lavoro (KJ)

Tempo (min)

BE2

430

281

88,1

73

2,8

BE3

410

240

97,2

228

9,3

BE1

345

209

93,1

531

25,6

BE4

318

188

95,1

508

26,7

MA1

312

214

85,0

530

28,3

MA2

323

209

89.6

530

47,9

Tabella 2. Valori medi riscontrati nelle diverse gare a cronometro (Colli R., e coll., 1999).

Come possiamo rilevare dalla tabella 3 nei prologhi è stata realizzata dalle due atlete una potenza media superiore al 30% della SA, con una forza media superiore a quella normalmente prodotta durante un inseguimento. Le due atlete MA e BE avevano una RPM media diversa di circa 5 ped/min. Quando l’atleta BE vinse la gara la sua potenza media era del 12% superiore alla S.anaerobica.

Rispetto alle gare su strada, le durate consecutive di ASS sono sicuramente maggiori. La maggior durata in queste gare è stata di 440sec con una potenza media di 370 watt (BE) a circa 94 RPM; in questa gara l’atleta BE ha sviluppato un ASS per ben quattordici volte oltre il minuto. In una gara in cui la stessa atleta ebbe un piazzamento peggiore, sviluppò un ASS di oltre un minuto per sole quattro volte, con una durata massima di 160sec. Quindi anche nelle gare a cronometro si ha un alternanza di ASS di durata comunque non superiore ai 2-4min, con fasi sottosoglia ad una intensità del 90% della SA. Tali fasi sottosoglia erano di breve durata, entro 15sec per il 60-80% dei casi, ed il resto erano prevalentemente entro i 30sec. Molto importante nelle gare a cronometro è la forza che viene sviluppata su valori intorno a 22-23 kg per pedalata. Le RPM si attestano intorno alle 90-95% del massimo, e tendono ad essere stabili. Anche in questa specialità le cicliste quindi aumentano la forza, per aumentare la potenza .

CONSIDERAZIONI SULLE METODICHE DI ALLENAMENTO
COMUNEMENTE UTILIZZATE RISPETTO AL MODELLO DI PRESTAZIONE 

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Tramite SRM è stata valutata la tipologia dello sforzo compiuto dalle cicliste durante una serie di allenamenti. Nella tabella 1 è presentato, secondo il criterio sopra esposto, il tempo trascorso dalle cicliste nelle diverse zone metaboliche in funzione della potenza prodotta comparato a quello delle gare su strada. 

Tipo di allenamento

Rec.

1-2
mM/L

2-3
mM/L

3-4
mM/L

5-7
mM/L

Clatt

Platt

Max

Somma

ASS

Media gare

56

23

14

8,5

11,6

12,6

6,4

4,6

137

35,2

6x15min 2-3mM ciclomulino

26

1

25

65

0,3

0,0

0,0

0

117

0,25

Distanza ondulato

110

51

25

13,8

6

0.4

0,2

0

218

6,6

Distanza con salita

102

68

27

14,8

11,7

0,8

0,0

0

224

12,5

All. forza in salita

106

43

17

8

3

0

1

0

178

4,25

Intermittente ciclomulino

41

5

6

2

1,8

22,8

1,1

0

80

25,8

Fartlek variaz. intense e brevi

79

30

16

15,8

7,9

6,5

2,4

6,3

164

23,2

SFR 6min start intenso

23

9

32

10,5

2,0

1,3

0,8

0,7

79

4,67

Tabella 1. Tempo trascorso nelle diverse zone metaboliche in funzione della potenza prodotta (Colli R., e coll., 1999)

Gli allenamenti sulla distanza (con durata doppia rispetto alla gara), sia su ondulato che in salita, erano realizzati con grandi volumi sia in zona di recupero sia zona 1-2 mM/L. Le variazioni di pendenza comportavano alcuni minuti di lavoro alla SA 4mM/L ed altrettanti in zona di potenza aerobica. In questo allenamento erano totalmente assenti i tratti ad intensità superiore alle 5-7 mM/L.

I Kjoule prodotti erano superiori a quelli gara, almeno del 15-20%, e naturalmente, questo determinava una deplezione notevole di glicogeno muscolare, anche se la potenza media più bassa consentiva un maggior utilizzo di grassi per la produzione di energia. Un allenamento sulle ripetute al Medio comportava una grande quantità di lavoro aerobico intorno alla zona di soglia (oltre 65min ). Anche in questo allenamento era totalmente assente la parte anaerobica. L’allenamento intermittente (al ciclomulino) sviluppava una grande quantità di lavoro ad intensità lattacida, basse quantità di lavori aerobici, e nessun lavoro in zona Max. In questa situazione, quindi, non si lavorava sul recupero attivo.

L’allenamento di fartlek con variazioni intense (oltre il 150% della SA ) ed inversamente proporzionali alla durata ( 60-70% del massimale e superiori al 150% della SA 4mM/L ), ottenute con accelerazioni anche in salita e di durata breve (fino a 30-40sec ), seguite da recuperi attivi a diverse intensità, tendeva a completare l’allenamento sulla forza (sviluppo della fase di recupero).

 

Tipo di allenamento

0-60 RPM

61-80 RPM

81-95 RPM

96-110 RPM

>111 RPM

Media gare

13%

25%

41%

20%

1,6%

6x15min 2-3mM ciclomulino

6%

13%

70%

11%

0,0%

Distanza ondulato

28%

50%

20%

1%

0,0%

Distanza con salita

15%

33%

42%

10%

0,0%

All. forza in salita

23%

27%

39%

11%

0,0%

Intermittente ciclomulino

42%

11%

31%

12%

5,0%

Fartlek variaz intense e brevi

39%

25%

26%

7%

2,3%

SFR 6min start intenso

58%

28%

8%

7%

0,0%

Tabella 2. RPM sostenuta nei diversi tipi di allenamento e in gara (Colli R., e coll., 1999).

Esaminando le RPM mostrate nella tabella 2 è possibile comprendere l’importanza che assume il modello di prestazione in relazione ad alcuni mezzi di allenamento.

Infatti negli allenamenti sulla distanza (in modo particolare se questi allenamenti vengono effettuati da sola dall’atleta) erano sviluppate frequenze di RPM comprese tra le 60 e le 80, e quindi molto più basse rispetto a quelle di gara. Inoltre in gara, per il 20% (circa 30min), le RPM si sviluppano tra le 96 e le 110, diversamente da ciò che accadeva negli allenamenti analizzati. Tuttavia considerare solamente le RPM non è sufficiente, poiché queste possono essere sviluppate con livelli diversi di forza.

Nell’allenamento SFR (salite di forza-resistenza), che era svolto con l’obbiettivo di lavorare sulla forza resistente, la maggior parte del lavoro si sviluppava sotto le 60 RPM.

Forza per zona metabolica

Recupero

1-2
mM/L

2-3
mM/L

3-4
mM/L

5-7
mM/L

Clatt

Platt

Max

Media gare

95

145

172

192

216

255

306

396

6x15min 2-3mMciclomulino

60

162

172

182

195

...

... ...

Distanza ondulato

96

177

254

299

326

366

335

...

Distanza con salita

132

202

252

271

336

...

... ...

All. forza in salita

121

252

366

448

...

... ... ...

Intermittente ciclomulino

59

149

159

218

224

246

264

...

Fartlek variaz intense e brevi

149

196

208

209

259

289

347

497

SFR 6min start intenso

109

185

306

305

309

366

405

497

Tabella 3. Forza prodotta per zona metabolica nei diversi tipi di allenamento in relazione alla gara (Colli R., e coll., 1999).

Negli allenamenti sulla distanza veniva sviluppata una forza nettamente superiore, a parità di intensità metabolica. Sia in gara sia nell’intermittente veniva sviluppata la stessa forza, corrispondente a quella della gara ad inseguimento.

Interessante notare che quando l'allenamento avviene in salita senza particolari richieste di forza , l'atleta tende a mantenere i livelli di forza simili agli allenamenti che si svolgono sull'ondulato, mentre quando la richiesta di forza è specifica, l'atleta sviluppa quasi il 50% di forza in più per pedalata; va ricordato che questo allenamento di forza in salita viene sviluppato in prevalenza in un regime metabolico vicino alle 2-3 mM per una durata di tempo non superiore ai 30' .

CONCLUSIONI 2 
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Nei lavori di ripetute a 2-3 mM/L viene sviluppata solo la componente aerobica submassimale, che sembra essere solo di supporto per la prestazione su strada. La sua collocazione è principalmente nella fase di preparazione, da febbraio a marzo, con volumi estensivi, per poi essere mantenuta o richiamata con volumi ridotti.

Una qualche importanza assumono le uscite sulla distanza se esse vengono concepite in termini di lavoro estensivo (quindi la capacità del soggetto di lavorare per tempi molto lunghi oltre le tre ore bruciando una grande quantità di grassi ).

L’introduzione di distanze con variazioni di pendenza portano ad un notevole aumento dell’intensità metabolica dell’esercizio. Sono infatti evidenti in questi allenamenti oltre 20min di lavoro fuori soglia. Ciò provoca quindi un allenamento estensivo ed intensivo contemporaneamente, che può essere realizzato quando le gare sono a cadenza settimanale. Naturalmente le distanze con variazioni di pendenza vanno introdotte dopo un discreto numero di uscite in pianura e ondulate, poiché rappresentano un aumento consistente dell’intensità del lavoro.

Interessante è l’allenamento denominato fartlek, breve ed intenso, che sembra parzialmente sviluppare le caratteristiche anaerobiche, anche se è importante aumentare i volumi di lavoro nelle zone superiori alla potenza aerobica ed avvicinarsi ai valori massimali. Tali variazioni possono essere introdotte inizialmente favorendo la trasformazione della forza sviluppata in palestra, insieme ad accenni di lavori di potenza lattacida. E’ chiaro che, visti i volumi di lavoro che si sviluppano in gara, è necessario aumentare l’allenamento di fartlek di almeno del 50%.

Aumentando l’intensità del recupero l’allenamento di fartlek può essere reso più specifico. Tale metodica può essere utile nei primi mesi dell’anno ed in una fase di ripresa della preparazione, lontana da impegni densi di gare.

Da un punto di vista metabolico le SFR rientrando totalmente in un regime di tipo aerobico hanno l’obbiettivo di aumentare l’attività aerobica delle fibre intermedie, reclutate per l’alto livello di forza richiesto dalla pedalata (il 150-200% della forza nelle gare a cronometro ed inseguimento). L’intermittente sviluppa tutto il suo allenamento nella zona di potenza dell’inseguimento, con una forza molto più specifica (110-120% di quella gara ).

In conclusione si può affermare che la gara è un ottimo strumento di allenamento, poiché costringe l’atleta a produrre, in maniera sintetica ma anche estensiva, una enorme quantità di ASS di breve durata che stimolano quindi la potenza aerobica, in rapporto a situazioni di recupero non particolarmente intense, ma molto brevi. Ciò provoca un notevole stimolo della potenza aerobica, utile soprattutto nelle gare a cronometro ed in pista. La gara quindi determina un notevole allenamento per la potenza aerobica e anaerobica, supportati da lavori di recupero a intensità mediobasse (1-2mM/L).

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