Torna indietro IL MONDIALE DEI GIORNALISTI 2006 A DEUTSCHLANDSBERG Torna alla Home Page

IL GIORNALISTA "FURBETTO", LE VOLATE  E I COLPI DI CODA

Una bellissima festa, una giornata stupenda, una località d'incanto, Deutschlandsberg nel cuore della verdissima Stiria, un'organizzazione impeccabile e generosa. Tutto questo ha fatto da splendido corollario alla settima edizione dei campionati mondiali "de la presse", cioè dei giornalisti e degli addetti a media vari. Ed è stata una giornata di festa autentica.  Una festa, però, parzialmente rovinata dal "demone" che negli anni ha corrotto e deturpato l'immagine di tanto ciclismo maggiore: l'agonismo eccessivo, la  corsa al risultato a ogni costo e a costo di ogni rischio. Un demone che non dovrebbe avere diritto di cittadinanza in una associazione dove un gruppo di giornalisti e addetti ai lavori, molti anche con generose "pancette", si cimenta una volta l'anno in un pomposo quanto - tutto sommato - poco significativo "mondiale" di categoria. Un gioco, un divertissement, un voler scherzosamente emulare per un giorno gesta e comportamenti dei protagonisti "celebrati" quotidianamente su carta stampata e tv. Un'occasione per stare insieme ridere di sè e far ridere. Anche se non è mai mancata la giusta dose di agonismo. Un'occasione che per colpa di qualche esagitato (come si sa  la madre degli sciocchi è sempre incinta...) ha rischiato di trasformasi in una penosa esperienza. Cosa è accaduto? Tutto liscio, tutto rose e fiori nelle prove a cronometro (felice novità dell'edizione austriaca) e nelle due gare riservate alle categorie più giovani. Il "fattaccio", se così si può definire, si è verificato nella manche dei veterani, quegli "over 50" che per natura (e capelli bianchi) oltretutto dovrebbero avere maggior prudenza e riflessione. E' accaduto che un giornalista belga "furbetto" e vendicativo, autentico prototipo di questo ciclismo sempre al limite delle regole, e probabilmente aduso a questi comportamenti, ha commesso una pericolosissima irregolarità  nella volata che ha concluso la gara (impegnati circa una decina di partecipanti) . Un colpo di coda alla ruota anteriore di un avversario che non si è risolto un in cascatone generale per miracolo. Un colpo che è parso in modo evidente una sorta di "vendetta" nei confronti di un avversario che lo aveva marcato strettamente (ma del tutto regolarmente, partecipando anche ad alcuni tentativi di fuga) durante tutta la gara. Insomma: un "tu non mi hai lasciato andare in fuga da solo e io te la faccio pagare", che concretizza ed esemplifica perfettamente l'esempio di tanto ciclismo cinico, miope e deteriore.
Il cascatone comunque che c'è stato poco dopo. Provocato forse indirettamente dallo sbandamento precedente. Altri due concorrenti si sono  "arrotati" e uno di loro è finito pesantemente a terra con danni non lievi. Non basta: anche fra le due donne in lizza per la maglietta iridata ci sono state scintille. Una, l'austriaca, ha stretto e l'altra, l'italiana, ha dovuto frenare per non finire sulle transenne. Per la giuria (che sembra non aver visto nulla) tutto a posto, tutto regolare. Ma tutto come negli esempi più squallidi del ciclismo maggiore. Dove una ragione per l'agonismo così esasperato (e dannoso per l'immagine già strapazzata delle due ruote ) pure ci sarebbe. Qui, nel pomposo "mundial de la presse", è in palio una semplice coppa e una maglietta dal valore puramente simbolico. Una maglietta che - udite, udite - in un primo tempo aveva la "benedizione" dell'Uci e che l'Uci stessa adesso snobba, dopo gli "attriti"  fra alcuni membri dell'Aijc stessa e la federazione internazionale legati sopratutto al caso-doping dell'americano Lance Armstrong, una vicenda in cui i dirigenti del ciclismo mondiale hanno fatto - per l'ennesima volta - una figura barbina.
Insomma: predicano bene (a parole) e "razzolano" male. Se vogliamo l'episodio è minimo, forse anche banale, ma del tutto significativo. Perchè dalle piccole cose si vedono anche quelle grandi. Significativo di un modo di pensare, ragionare e comportarsi "furbetto" e truffaldino (basta farla franca, basta che la giuria non veda, basta svicolare ai controlli...) così diffuso ed assimilato da manifestarsi anche in un ambito in cui invece rispetto e lealtà dovrebbero essere legge logica ed indiscussa di comportamento. Proprio per la natura amicale e "sociale" della manifestazione. Ma tant'è. Il ciclismo, purtroppo  rivela ancora una volta il suo volto deteriore. E' un ambiente marcio. Marcio dalla testa se un giornalista si sente autorizzato ad emulare in negativo le gesta sconsiderate dei propri beniamini, creando, oltretutto, una situazione di grave pericolo per tutti.
E' con questi giornalisti, complici, collusi e "imbevuti" fino al midollo della mentalità "furbetta" e truffaldina di tanto ciclismo maggiore, che il movimento ha perso ogni credibilità. Come può uno che ritiene opportuno e giusto mettere a repentaglio l'incolumità dei suoi colleghi con un gesto sconsiderato, chiedere e pretendere che nello sport di cui si occupa ci sia il rispetto delle regole? E' un piccolo segnale, se vogliamo, ma importante. Tanti guai del ciclismo maggiore (ma il fenomeno non è solo qui: scandalo di moggiopoli et similia  docent) sono nati da questa disponibilità a coprire ed accettare certe "filosofie" brutali, utilitaristiche e sempre al di là delle regole. Deutschlandsberg ha offerto all'inclita e al volgo, oltre che la sua splendida natura, l'ospitalità impeccabile e il suo rinomato vino rosé, uno spettacolo vergognoso; uno spaccato di cosa riesca ad essere il ciclismo gareggiato anche nella modesta e risibile categoria dei ciclisti-giornalisti-un po' panzoni.  Se poi ci dicono che la categoria è impresentabile, hanno proprio ragione.

Per gli ostinati amanti delle statistiche ecco le classifiche
:

Crono donne Crono uomini cat. 1 Crono uomini cat. 2 Crono uomini cat. 3
Strada donne Strada uomini cat. 1 Strada uomini cat. 2 Strada uomini cat. 3

Torna su