IL GIORNALISTA "FURBETTO", LE VOLATE E I COLPI DI CODA
Una bellissima festa, una giornata stupenda, una località
d'incanto, Deutschlandsberg nel cuore della verdissima Stiria, un'organizzazione
impeccabile e generosa. Tutto questo ha fatto da splendido corollario alla
settima edizione dei campionati mondiali "de la presse", cioè dei giornalisti e
degli addetti a media vari. Ed è stata una giornata di festa autentica.
Una festa, però, parzialmente rovinata dal "demone" che negli anni ha corrotto e
deturpato l'immagine di tanto ciclismo maggiore: l'agonismo eccessivo, la
corsa al risultato a ogni costo e a costo di ogni rischio. Un demone che non
dovrebbe avere diritto di cittadinanza in una associazione dove un gruppo di
giornalisti e addetti ai lavori, molti anche con generose "pancette", si cimenta
una volta l'anno in un pomposo quanto - tutto sommato - poco significativo
"mondiale" di categoria. Un gioco, un divertissement, un voler scherzosamente
emulare per un giorno gesta e comportamenti dei protagonisti "celebrati"
quotidianamente su carta stampata e tv. Un'occasione per stare insieme ridere di
sè e far ridere. Anche se non è mai mancata la giusta dose di agonismo.
Un'occasione che per colpa di qualche esagitato (come si sa la madre degli
sciocchi è sempre incinta...) ha rischiato di trasformasi in una penosa
esperienza. Cosa è accaduto? Tutto liscio, tutto rose e fiori nelle prove a
cronometro (felice novità dell'edizione austriaca) e nelle due gare riservate
alle categorie più giovani. Il "fattaccio", se così si può definire, si è
verificato nella manche dei veterani, quegli "over 50" che per natura (e capelli
bianchi) oltretutto dovrebbero avere maggior prudenza e riflessione. E' accaduto
che un giornalista belga "furbetto" e vendicativo, autentico prototipo di questo
ciclismo sempre al limite delle regole, e probabilmente aduso a questi
comportamenti, ha commesso una pericolosissima irregolarità nella volata
che ha concluso la gara (impegnati circa una decina di partecipanti) . Un colpo
di coda alla ruota anteriore di un avversario che non si è risolto un in
cascatone generale per miracolo. Un colpo che è parso in modo evidente una sorta
di "vendetta" nei confronti di un avversario che lo aveva marcato strettamente
(ma del tutto regolarmente, partecipando anche ad alcuni tentativi di fuga)
durante tutta la gara. Insomma: un "tu non mi hai lasciato andare in fuga da
solo e io te la faccio pagare", che concretizza ed esemplifica perfettamente
l'esempio di tanto ciclismo cinico, miope e deteriore.
Il cascatone comunque che c'è stato poco dopo. Provocato forse indirettamente
dallo sbandamento precedente. Altri due concorrenti si sono "arrotati" e
uno di loro è finito pesantemente a terra con danni non lievi. Non basta: anche
fra le due donne in lizza per la maglietta iridata ci sono state scintille. Una,
l'austriaca, ha stretto e l'altra, l'italiana, ha dovuto frenare per non finire
sulle transenne. Per la giuria (che sembra non aver visto nulla) tutto a posto,
tutto regolare. Ma tutto come negli esempi più squallidi del ciclismo maggiore.
Dove una ragione per l'agonismo così esasperato (e dannoso per l'immagine già
strapazzata delle due ruote ) pure ci sarebbe. Qui, nel pomposo "mundial de la
presse", è in palio una semplice coppa e una maglietta dal valore puramente
simbolico. Una maglietta che - udite, udite - in un primo tempo aveva la
"benedizione" dell'Uci e che l'Uci stessa adesso snobba, dopo gli "attriti"
fra alcuni membri dell'Aijc stessa e la federazione internazionale legati
sopratutto al caso-doping dell'americano Lance Armstrong, una vicenda in cui i
dirigenti del ciclismo mondiale hanno fatto - per l'ennesima volta - una figura
barbina.
Insomma: predicano bene (a parole) e "razzolano" male. Se vogliamo l'episodio è
minimo, forse anche banale, ma del tutto significativo. Perchè dalle piccole
cose si vedono anche quelle grandi. Significativo di un modo di pensare,
ragionare e comportarsi "furbetto" e truffaldino (basta farla franca, basta che
la giuria non veda, basta svicolare ai controlli...) così diffuso ed assimilato
da manifestarsi anche in un ambito in cui invece rispetto e lealtà dovrebbero
essere legge logica ed indiscussa di comportamento. Proprio per la natura
amicale e "sociale" della manifestazione. Ma tant'è. Il ciclismo, purtroppo
rivela ancora una volta il suo volto deteriore. E' un ambiente marcio. Marcio
dalla testa se un giornalista si sente autorizzato ad emulare in negativo le
gesta sconsiderate dei propri beniamini, creando, oltretutto, una situazione di
grave pericolo per tutti.
E' con questi giornalisti, complici, collusi e "imbevuti" fino al midollo della
mentalità "furbetta" e truffaldina di tanto ciclismo maggiore, che il movimento
ha perso ogni credibilità. Come può uno che ritiene opportuno e giusto mettere a
repentaglio l'incolumità dei suoi colleghi con un gesto sconsiderato, chiedere e
pretendere che nello sport di cui si occupa ci sia il rispetto delle regole? E'
un piccolo segnale, se vogliamo, ma importante. Tanti guai del ciclismo maggiore
(ma il fenomeno non è solo qui: scandalo di moggiopoli et similia docent)
sono nati da questa disponibilità a coprire ed accettare certe "filosofie"
brutali, utilitaristiche e sempre al di là delle regole. Deutschlandsberg ha
offerto all'inclita e al volgo, oltre che la sua splendida natura,
l'ospitalità impeccabile e il suo rinomato vino rosé, uno spettacolo
vergognoso; uno spaccato di cosa riesca ad essere il ciclismo gareggiato anche
nella modesta e risibile categoria dei ciclisti-giornalisti-un po' panzoni.
Se poi ci dicono che la categoria è impresentabile, hanno proprio ragione.
Per gli ostinati amanti delle statistiche ecco le classifiche:
| Crono donne | Crono uomini cat. 1 | Crono uomini cat. 2 | Crono uomini cat. 3 |
| Strada donne | Strada uomini cat. 1 | Strada uomini cat. 2 | Strada uomini cat. 3 |