TEST,
ALLENAMENTI E MONITORAGGIO: GRATIS IL MEGLIO DELLA TECNICA
A CACCIA DEI VERI TALENTI
L'allenamento
come strumento di crescita sportiva, ma anche come mezzo insostituibile per
lottare contro la farmacia proibita. Parafrasando una notissima frase del
presidente Usa Barak Obama, possiamo dire: "Yes, whe can". Sì, una via diversa è
possibile. Sì, noi possiamo dare un'alternativa all'ancora imperante farmacia
dell'imbroglio. In questa chiave diventa estremamente interessante la proposta
che fa Giuseppe Toni dal sito internet
www.cyclingprojectitalia.com.
In un ciclismo che vuole cambiare diventa importante dare un taglio netto con il
passato e cercare strade nuove.
Pino (così lo chiamano gli amici nell'ambiente) è allenatore delle categorie
internazionali, regolarmente abilitato dalla Fci, la federazione ciclistica
italiana e si è inventato questo bel "giochetto": un'associazione sportiva
dilettantistica che, con l'appoggio di aziende del settore ed esterne al mondo
del ciclismo, fornisce un servizio importantissimo per atleti e squadre che non
possono permettersi il lusso di un allenatore e/o di un tecnico a tempo pieno.
Un servizio puntato sulle categorie giovanili e che ha il pregio di essere completamente gratuito. Una squadra o anche un singolo atleta può rivolgersi all'associazione "Cycling project Italia" e chiedere di essere seguita con test di valutazione, programmi di allenamento, analisi dei dati rilevati durante le gare e/o durante la preparazione alle stesse. Non è poco se si considera che spesso i giovani finiscono nelle mani di praticoni che poco sanno di tecnica di allenamento e molto, purtroppo, di doping e dintorni.
La sede, fornita degli strumenti più
all'avanguardia per i test di valutazione (ergometro Srm, ecc.) e per
l'allenamento è a Lucca in zona Guamo, a due passi da San Quirico, non lontano
dal centro della città. La scommessa si sposa bene anche con i nuovi
indirizzi che emergono dal mondo dilettanti, messi in primo piano dal Giro Bio.
Indirizzi che poggiano essenzialmente sul concetto di monitoraggio. Ovvero:
seguire l'atleta nella sua interezza (compresi valori ematici e metabolici) fin
dal primo approccio con il ciclismo. Dare così corpo ad un database che può
diventare un importante riferimento sia per la crescita dell'atleta, sia per
evitare certi "eccessi". Fissati i valori di base attraverso più test, è poi
semplice fare riferimento alla variabilità fisiologica individuale e
controllare, così, sbalzi "sospetti" o peggio. Un meccanismo che, ove allargato
alla massa dei praticanti lo sport, potrebbe essere un'arma efficacissima contro
il diffondersi già a livelli giovanili, di certe pratiche deleterie per la
salute e per l'immagine. Ovviamente se gestito nella direzione giusta. I costi
di "Cycling project Italia" sarebbero assorbiti dagli sponsor; il che finisce
per offrire una chance importante anche a chi non ha disponibilità.
Uno degli strumenti a disposizione è "TrainingPeaks professional", un software di gestione dati e analisi, tra i più utilizzati al mondo. Già largamente sperimentato nell'atletica, nel triathlon e nel nuoto, è da qualche stagione entrato nel ciclismo, adottato da formazioni prof come High Road Columbia), CSC Saxo Bank Garmin. Si tratta di un portale gestito dall'allenatore, (livello primario) dove l'atleta (livello secondario) scarica un file o lascia informazioni utili all'analisi. In questo modo anche senza un computer personale, ma con la sola connessione Internet, l'atleta e l'allenatore possono interagire con il programma. Avere informazioni precise e puntuali serve a meglio programmare l'atleta evitando l'overtraining sempre in agguato.
Le intenzioni sono buone, ora resta da vedere come saranno messe in pratica. Perché l'iniziativa può diventare una sorta di rompighiaccio e fare da esempio per altre analoghe iniziative in tutta Italia. Test e analisi servirebbero anche per andare oltre la solita e limitativa valutazione della caratura di un atleta attraverso i soli risultati acquisiti in gara e capire chi effettivamente ha le doti per continuare sulla strada del ciclismo maggiore e chi no. Evitando le situazioni disperate di giovani che scoprono tardi di non avere doti sufficienti per fare fronte ai vari passaggi di categoria e finiscono così per cedere alla tentazione (sempre presente) della farmacia proibita.
Sarebbe bello che il monitoraggio fosse allargato e divenisse uno strumento di tutela della salute prima ancora che di lotta al doping. Se ne parla da anni; gli esperti riconoscono ufficialmente la validità di una tale strategia che l'Uci ha messo alla base del passaporto biologico, anche se siamo ancora all'interno dello sport con tutti i suoi condizionamenti sopratutto economici e l'identità fra controllati e controllori toglie credibilità al meccanismo. L'idea è buona, ma siamo ancora lontani da dare corpo ad una gestione tecnica assolutamente "terza", indipendente da tutto e da tutti. Un'idea su cui dovrebbero riflettere le istituzini. Nella foto a destra Damiano Caruso, leader degli azzurri Under 23 ai mondiali di Mendrisio e il campione venezuelano di categoria Yonathan Monsalvo, durante i test prima del GiroBio