Torna indietro IL TROFEO SAECO 2002 Torna alla Home Page

A DOPPIO DONATO...NON SI GUARDA IN BOCCA 

Ha vinto. Anzi, ha rivinto. Il suo solito scattino asfissiante ai 400 e via "sculettando" verso il traguardo, vanamente inseguito dal volonteroso Bagni. Gianluca Donato e il Trofeo Saeco: un feeling che ormai è qualcosa di più d'amore a prima vista. Come qualcosa di più che amore a prima vista è l'affezione con cui giornalisti e operatori dei "media" frequentano da otto edizioni in qua la bella manifestazione organizzata a Gaggio Montano dagli uomini di Corti&C.  C'erano tutti (o quasi) per la tradizionale festa annuale che la Saeco vuole nel cuore del suo regno, i saliscendi affatto digeribili dell'entroterra bolognese, a conclusione della stagione. Ottava edizione: ormai una "classica" del genere, che richiama in sella per un giorno chi di ciclismo scrive o si occupa per lavoro. Ed è stata, grazie alla impeccabile ospitalità della azienda e della squadra, davvero una bella festa. Pedalare in amicizia. Anche con impegno. Perchè no? Ciascuno secondo le proprie possibilità. Condividere - sia pure in sedicesimo - per un giorno le fatiche dei corridori.  

C'è un momento, abilmente fermato da una splendida foto del duo Soncini-Bettini, i fotografi "ufficiali" delle due ruote, che esprime senza tanti giri di parole lo spirito sereno e amichevole che ha aleggiato nel pomeriggio di sole in quel di Gaggio Montano. Vi si vede il gruppo dei giornalisti che si arrampica sulla non impossibile rampa che sale al paese sorridendo, scherzando, tutti insieme, appassionatamente. L'amore per la bici; la passione; l'amicizia; il gesto tecnico per nulla disprezzabile, anche per coloro che non sono arrivati a ridosso dei primi. La fatica (che c'è stata  per tutti, eccome se c'è stata...). Il sudore.  

Sarebbe bello che il ciclismo ripartisse simbolicamente da qui. Da questa bella immagine. Una foto che rappresenta ormai una necessità imprescindibile per il mondo delle due ruote. Ridare serenità, sorriso, immagine e credibilità ad un movimento ridotto ai minimi termini da approfittatori, arruffoni, "furbi" di tutte le risme. Purtroppo ancora non all'indice. Si può fare. Ma bisogna volerlo. Occorre rimboccarsi le maniche con le forze "buone". Tutti. Insieme. Partendo magari proprio da qui: dall'immagine di quella serenità che chi vuole davvero bene al ciclismo non può non desiderare per il "suo" ambiente, il suo sport. Rigenerarsi attraverso lo strumento dell'amicizia e del lavoro, della fatica, del senso dei comuni interessi; non solo ed esclusivamente economici. Chiunque si occupa di ciclismo dovrebbe almeno una volta nella vita provare l'esperienza della sella. Non tanto e non solo per conoscerne - anche dal punto di vista tecnico - ambiti e segreti; ma anche per rendersi conto di persona di come certi "miracoli" cui, purtroppo, il ciclismo degli ultimi anni ci ha abituato, siano davvero lontani dalla realtà possibile all'interno delle regole. Per questo bisogna ringraziare padroni di casa della Saeco che ogni anno offrono - con splendida ospitalità - l'occasione concreta, il pretesto.  

Perché pedalare è comunque una bella esperienza. Più, forse, per i "sedentari" che per gli esperti di chilometri e distanze, i superallenati ed "assatanati" di vario genere. Si imparano molte cose dall'alto di un manubrio e/o dal basso di una salita. Si impara a conoscere e a conoscersi, a valutare e valutarsi, a soffrire e resistere per un traguardo, un obbiettivo che può anche non essere banalmente ed esclusivamente economico. E sono questi i valori che hanno portato e portano il ciclismo nel cuore della gente. Che fanno sentire i corridori non automi o "marziani" da 40 all'ora in salita, ma uomini vicini, che soffrono (in proporzione) e vivono come soffre e vive la gente comune. Sono i valori di uno sport che sarebbe splendido se solo riuscisse a  liberarsi almeno un po' dalle pesantissime pastoie di un passato raramente limpido. 

Tutti, anche pedalando lontano dai primi  (che - come facile dedurre dalle tabelle, rilevate sul quarto arrivato -  hanno spinto alla bella media di circa 24 all'ora su quel chilometro e mezzo e poco più di salita, per una media complessiva nell'intera corsa di 27, 726 chilometri all'ora finali, il che su un percorso con neppure un metro di pianura non è poca cosa...), tutti hanno potuto toccare con mano gli elementi base che sono al tempo stesso il fascino, l'immagine positiva e il limite di questo sport. E allora, sì, ha vinto Gianluca Donato. Ma se da un minimo ad un massimo l'esperienza ha funzionato, hanno vinto tutti. Alla prossima. 

Torna su