Torna indietro IL PITTORE DEL CICLISMO Torna alla Home Page
GIO' DI BATTE, UN PENNELLO PER I PEDALI
... il valore autentico di un'opera d'arte (a qualsiasi scuola appartenga) consiste esclusivamente nella sensibilità espressa
Kasimir Malevitch

Un artista per le due ruote. Forse la definizione è un pò riduttiva per chi dell'arte fa ragione di vita e coniuga passione per il ciclismo, amore per la pittura e una tecnica sopraffina. Un artista è prima di tutto un artista. Se poi la bicicletta lo attrae particolarmente, perché Di Batte è stato corridore, ha "grattuggiato" - come si dice in gergo - la sella ai tempi di Gimondi e conosce bene, meglio di altri, ciclisticamente parlando, "quanto sa di sale lo pane altrui", beh, allora meglio per lui. Ma meglio anche per noi banali "fruitori" della sua opera, che - da appassionati del pedale - non possiamo che inchinarci alle emozioni che induce la sua pittura. 

La prima volta che mi è capitato di osservare senza fretta un quadro di Giò Di Batte, mi ha colpito soprattutto una cosa, al di là della perfetta padronanza della tecnica e dei mezzi il senso della luminosità e del colore. Una luminosità particolarissima; un senso del colore che sconfina in una sorta di languido sentimento. Un pò cupo e triste, come forse può apparire l'artista stesso, ma mai disperato. Anzi, dal suo tratto spesso esce un irrefrenabile richiamo di vita, tanto più forte quanto più il quadro è a tinte fosche e scure. Era, manco a dirlo, un quadro a tema ciclistico: rappresentava (rappresenta, perché ora quel quadro fa la sua bella figura nel mio salotto ... ) tre corridori in azione su una strada di campagna, in salita, sotto la pioggia. La loro immagine riflessa dall'asfalto lucido; i loro volti anonimi; l'azione ferma ma dinamicissuna, nel momento del massimo sforzo, dicono di una ineluttabilità e di un destino oscuro e quasi perverso: la fatica, la sofferenza nelle condizioni più disagiate. Quell'"eppure occorre andare" che racchiude tanto senso tragico della vita. Mi piace pensare a questo quadro come ad una perfetta metafora dei ciclismo attuale, attraversato dalle più dolorose e spesso squallide quotidianità. Ma mi piace pensare anche che il ciclismo, come nel quadro, possa avere un barlume di speranza, di luce: quella macchia gialla in primo piano, quel ciuffo di ginestre splendenti nella desolazione circostante, quel cielo che in fondo, sotto il cupo cappello di nuvole plumbee, lascia intravedere sprazzi di chiarore e di rosa. E apre alla speranza. 'Non omnis moriar', diceva il poeta: non morirò dei tutto. Si può dire che l'arte sia pura soggettività. Spesso attribuiamo a cose ed immagini i nostri sentimenti interiori. Ma - giusto o sbagliato che sia - ho sempre pensato che l'arte consista proprio in questo: nel muovere qualcosa nel cuore di chi guarda. E, in questo senso, Di Batte - a mio modo di vedere - è artista a tutto tondo. Ti coinvolge se appena ti fermi un secondo ad osservare, sia la solarità dei girasoli, sia l'esemplificazione schematizzata della fatica e del sudore sui pedali o la freddezza surreale di certi pupazzi o di certe nature morte. Non so se si  possa dire, come per un romanziere, che il pittore racconta, muove e commuove; ma - per quel che mi è capitato di vedere - Di Batte sa sempre raccontare e trasmettere qualcosa. E non mi pare poca cosa.

EUGENIO CAPODACQUA

Giò Di Batte: studio: Via Cairoli, 30
-  57123 Livorno  -
Tel. 0586 895844 - 0347 6678021

Di Batte ha esposto a Caserta, a «Bottega d'Arte» di Livorno, alla «Spinetti» di Firenze, alla «Selenia» di Milano, alla «Macchi» di Pisa, all' «Apuania» di Marina di Carrara, alla «Sala d'Arte» di Piacenza, alla «Coin d'art» di Genova, alla "Delfino " di Rovereto, al «Circolo Arti figurative» di Empoli, alla «San Luca» di Verona, alI'Esposizione Nazionale di Artisti contemporanei al chisotro dei Frati di Pietrasanta assieme ad Annigoni, Acci, Mirò, Gentilini, Bueno,  Primo Conti, Lucio Fontana, Guarnienti, Regianini, Anna Salvatore, Scanavino ,Stefanelli, Mario Lepore, Filippo Usellini. Ha esposto alla Quadriennale Nazionale d'Arte di Torino 1974 con Guttuso, Gentilini F., Vespignani, Vedova, Virgilio Giudi, Faraoni,  Dova, Attardi, Calabria, Cagli Cassinari, Cantatore, Bueno, De Chirico, Brindisi, Morlotti, Migneco, Omicciolí, Sassu, Treccani, Turcato,Tozzi ed altri.

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