NOME == Mauro Morucci
EMAIL == mauromorucci@iol.it
OPINIONE == La mia paura è che trascorsi questi giorni la maggioranza dei
media dedicheranno a vicende gravi - come il rifiuto a sottoporsi ai
controlli di Franca Fiacconi o la deroga concessa ai ciclisti italiani
relativamente ai controlli di "Io non rischio la salute" - uno
spazio esiguo e superficiale. L'esempio è la trasmissione in diretta
della maratona di New York dove ci si è arrampicati sugli specchi per
cercare di giustificare il comportamento della nostra maratoneta.
Complimenti alla redazione e al dott.Capodacqua per il lavoro svolto e un
sincero augurio di buon anno.
NOME == Tamberi Stefano
EMAIL == tamberis@ftbcc.it
OPINIONE == Desidero chiederVi: ritenete opportuno che atleti trovati
positivi ai controlli antidoping o della tutela della salute (senza essere
sottoposti all'art.14) o che sono fortemente indiziati dalla magistratura,
possano rappresentare l'ITALIA?
Quando, si ha un regolamento che vieta di fare sia l'allenatore che il
presidente di società se si hanno precedenti penali, visto che fare
doping è un ILLECITO SPORTIVO, penalmente perseguibile.
Ed è il reato più grave che un atleta possa fare, e per questo è
prevista la radiazione dalla federazione.
Cosa ne pensate?
NOME == stefano
EMAIL == styve@tiscalinet.it
OPINIONE == Io studio all'Isef di Roma quindi ne so qualcosa di doping; lo
stò studiando e capisco bene solo ora il danno che può procurare al
fisico umano; lo sapevate che gli steroidi che usano i culturisti fanno si
aumentare la massa muscolare , ma inibiscono la capacità di procreare, in
sintesi procurano 'sterilita' ? Nelle donne è anche peggio, perchè per
le culturiste usare ormoni maschili che si trovano negli anabolizzanti,
vuol dire riduzione del seno e perdita della fertilità, questo perchè
gli steroidi agiscono in modo anomalo nell'utero; ed oltretutto aumenta
anche la peluria sul corpo.
Ma la cosa che io non sopporto è il fatto che gli atleti sanno che il
doping fa male, ma lo utilizzano lo stesso per motivi monetari. Pochi si
pentono, molti tacciono e tantissimi muoiono, ma solo dopo che ne muore
uno si dice che il doping fa male, non va usato ecc... La paura ora è che
tutte queste sostanze possano entrare anche nello sport amatoriale e
dilettantistico, (se già non è così) ma sopratutto nello sport
praticato dai giovanissimi.
Per farmi sapere qualcosa scrivete al mio indirizzo email.
NOME == Franco Arienti
EMAIL == Farienti@bci.it
OPINIONE == Purtroppo devo anch'io dare la mia triste testimonianza sul doping nei
cicloamatori categoria nella quale ho corso circa quindici anni fa, periodo quello dove
già era praticato l'uso della "bomba", pratica diffusa grazie all'esperienza di
ex dilettanti che approdavano nella categoria.
Ciò, comunque non impedì a me e ad altri atleti puliti di ottenere importanti risultati.
Adesso però sembra che le cose siano notevolmente evolute anche nelle gare dei
cicolamatori se penso che diversi amici negli ultimi anni hanno abbandonato l'agonismo
spesso con motivazioni del tipo "se fanno i controlli antidoping riprendo a
correre".
La conferma l'ho avuta poi poche domeniche fa quando durante un'uscita in bici ho potuto
ascoltare un incredibile racconto da parte di un amatore (professione dentista ed età 55
anni)in cui egli diceva con molta naturalezza di fare uso dell'ormone della crescita,
alias GH.
A 55 anni, per corse amatoriali, che senso ha ?
A questo punto mi chiedo: se siamo a questi livelli non è il caso di abolire le corse
amatatoriali ?
NOME == ottimi roberto
EMAIL == rottimi@ats.it
OPINIONE == dopo aver fatto gare per sette anni, sono stato fermo per quasi dieci;
quest"anno ho ricominciato allenandomi con una preparazione classica, ma ho visto che
ci sono dei "personaggi" tra i cicloamatori che viaggiano sulle salite ad un
chilometro meno dei prof. Mi domando se sia il caso che anche in questo ambiente si
prendano seri provvedimenti; o no?
NOME == Omar Di Felice
EMAIL == Swit@gedy.it
OPINIONE==Gentile Direttore, Cari amici sportivi, Cari
corridori,
Sono un giovane ciclista di 18 anni, che si è avvicinato a questo meraviglioso sport 5
anni fa, ereditando da mio padre questa enorme passione.
Il problema è che per un giovane come me è molto facile perdere la dimensione della
realtà ed è difficile scinderla dal mondo dei sogni.
Ognuno di noi ha un sogno, lo coltiva da quando è bambino, ed il mio, fin da quando ho
agganciato il mio primo pedale è quello di scrivere una pagina importante della storia
del ciclismo. Ma viene da domandarsi quale prezzo si debba pagare per emergere in uno
sport (ma non credo certo che negli altri sia diverso) dove regna l'ipocrisia e dove
rimane sempre meno spazio per i sogni. Quando ogni estate pedalo per migliaia di
chilometri su e giù tra le cime dolomitiche dove i più grandi campioni hanno scritto le
più belle pagine della storia ciclistica provo ad immedesimarmi in quelli che sono i miei
idoli, leggo le scritte fresche di vernice del Giro d'Italia, immagino due ali di folla
che si aprono al mio passaggio. Ma quando riapro gli occhi, sfoglio le pagine dei
giornali, o ascolto un notiziario sportivo alla tv, su di me cala un velo di tristezza. E'
la consapevolezza che mai ci sarà spazio per persone pulite, per le quali è la fatica
l'unico "doping" (volendo usare un'espressione tanto cara al nostro Marco
Pantani).
Ora, non voglio soffermarmi su sostanze, sui rischi che provocano, perché molti libri
sono stati scritti, perché agli esperti spetta presentare i problemi che le sostanze
dopanti inducono nell'organismo di uno sportivo, ma perché soprattutto anche all'interno
della medicina ci sono più voci, più correnti di pensiero. Bensì vorrei per un attimo
che ci si fermasse a riflettere, a pensare su quale fosse il punto di partenza e su come,
se si analizza bene la questione, si sia perso il controllo, di come si sia entrati in un
circolo vizioso governato dai soldi e dove è l'ipocrisia a farla da padrone. Si, insomma
non credo che nessuno di noi si sia avviato a questo sport pensando già a quello che lo
aspettava, al mondo del doping, e agli stregoni che lo governano, ma ognuno di noi ha
coltivato il proprio sogno, I piccoli Pantani, Bartoli, Savoldelli, ecc. non credo che
siano delle "macchine" costruite in laboratorio fin dalla giovane età, fin
dalle categorie giovanili. Non voglio pensare che nel ciclismo si sia verificato quello
spiacevole fenomeno che ha imperversato nell'ex DDR dove, come nelle antica Sparta, i
giovani fin dalla pubertà venivano iniziati all'attività che avrebbero dovuto svolgere
alla maggiore età.
Dal 1992 colleziono tutti i numeri di Bicisport, servizi speciali, edizioni straordinarie,
carnet, e chi più ne ha più ne metta, ho tutte le corse ciclistiche registrate, e
rileggendo ora quei stupendi servizi, quella che io definisco l'"antologia del
ciclismo" colgo tra le righe qualcosa di anomalo. Mi sento come tradito. Mi sento
come il bambino che a 10 anni scopre che babbo natale non esiste, che è stato
"imbrogliato" e che si sente disorientato di fronte alla realtà. Purtroppo
però molti (e io premetto che non li accuso, anzi li giustifico) decidono di accettare le
regole del gioco. Capisco che tra i professionisti sia difficile dire basta, ognuno ha
giustamente la sua famiglia da mantenere, c'è chi sa fare solo quello e che è disposto a
sacrificare la propria vita per un pezzo di pane, ma tra i giovani il discorso è diverso.
Perché nessuno non si ribella a priori? Cominciamo a ribellarci, a rifiutare le pasticche
che i medici ci prescrivono, a non dover correre a tutti i costi il sabato, la domenica,
il mercoledì
e poi così via da febbraio a ottobre, cominciano a ridimensionare le
squadre, a dare meno importanza a quelle corse per juniores che hanno la pretesa di essere
delle vere classiche al pari delle prove di coppa del mondo per professionisti. Eliminiamo
gli ingaggi, basta con contratti da centinaia di milioni anche ai 18enni, basta ai
campioncini che stravincono nelle categorie giovanili e che poi rivestono il ruolo di
comparse tra i professionisti. E smettiamola anche di esaltare certe imprese che
contribuiscono ad alimentare la cultura del doping, quella della pasticca o della fiala
che ti fa guadagnare in salita, che ti fa salire col 53 laddove anche i più grandi sono
sempre stati in difficoltà. Certo anche così facendo ci saranno i "furbi",
senza scrupoli, ma se si riesce a metterli in minoranza
allora si possono sconfiggere
più facilmente di quello che si crede.
Giovani corridori che come me coltivate un sogno, quello dell'impresa solitaria, del
confronto con se stesso e con la montagna, sappiate che possiamo cambiarlo NOI questo
mondo, se ripartiamo dalle basi lavorando sodo possiamo tornare alle origini, e poter
realizzare I sogni di chi, come me, rimarrebbero chiusi in un cassetto.
Un saluto, nella speranza che la mia lettera possa essere un piccolo contributo a questo
ciclismo.
NOME == Juniores18
EMAIL == 03470459333@mail.omnitel.it
OPINIONE == Scrivo a tutti gli appassionati, sono uno juniores di 2° anno che ha
partecipato a numerose corse nonchè a tutte le granfondo più importanti del panorama
nazionale. La cosa su cui rimango perplesso è questa: tutti (DS, corridori, giornalisti,
manager....) sostengono che esiste il problema doping, tutti accusano, ma poi di fronte
all'evidenza esisterà il dopato?? A me sinceramente fa schifo leggere che le vittorie di
questo e quell'altro sono un rispolvero del ciclismo all'antica (vedi Bicisport) quando
poi se esiste il problema doping è da legare a tali vittorie.
Non so, secondo me non c'è solo ipocrisia ma ci vuole una faccia tosta per esaltare un
Pantani (di cui sono un tifoso sfegatato), ma quando lo si trova con valori anomali dire
che ha sbagliato (lasciando intendere di aver fatto uso di EPO) ma invocandone un ritorno
alla vittoria giustificata col fatto che è il più forte, quando questa forza secondo me
non deriva altro che dall'assunzione di farmaci illegali. Per cui basta dire che sono
grandi campioni, ridimensioniamo le imprese.
NOME == Alessandro
EMAIL == calco@ats.it
OPINIONE ==Gentile redazione,
Ho iniziato da poco a visitare il vostro sito che ritengo tra i più validi in
circolazione, migliore di molte riviste e giornali, e condivido pienamente gli indirizzi
intrapresi dal Sig. Capodacqua, soprattutto in tema di doping. Ho letto il libro di
Mentheur che mi ha delineato i confini del mondo dilettantistico e professionistico,
anche se immaginavo già una cosa simile (ho degli amici che partecipano attivamente e
come entourage alle corse ciclistiche). Tuttavia vorrei lanciare un allarme anche dal mio
mondo, quello amatoriale. Frequento da pochissimo il mondo agonistico-amatoriale, (le mie
prime GF risalgono a metà anno scorso), ho iniziato ad andare in bicicletta da poco di
più e perciò la mia avventura agonistica è iniziata contestualmente alla calata dei
prof. Gli amatori (quelli veri) sono stufi e invocano a gran voce un intervento degli
organi di controllo come sta avvenendo tra i professionisti (quelli veri). Infatti se il
doping tra i prof è molto diffuso, gli amatori non sono da meno. Dalle parti del podio ho
visto - e come me me le hanno viste tanti - masse muscolari un po' (troppo) artefatte alla
Campagnolo '99; strana, poi, l'agitazione in corsa di certi vincitori, magari sentiti nel
locale docce della piscina di Mondovì, parlare con un professionista di diuretici, di
ormoni e di chili, troppi chili, persi in pochissimi giorni. Per non parlare di certi
"campioni" ex prof, che tengono il 53 anche sulla rampa del garage di casa; Per
non parlare poi degli strani discorsi che io stesso ho sentito tra due
ex: ingaggi ritenuti appena sufficienti, dedotte alcune spese (quantificate in una
quindicina di milioni), per 'starci dentro'. Concludendo, se loro sanno cosa (si) fanno,
gli amatori (i piazzati oltre il settimo - decimo posto tanto per rendere l'idea) possono
ricorrere anche a tali sostanze, tuttavia non senza notevoli rischi per la salute
(soprattutto per usi impropri e per dosi errate). Perciò, essendomi già giunta notizia
di corridori (di secondo piano) imbottiti di stimolanti e misteriosamente crollati dopo il
traguardo; pur essendo convinto che ognuno sia libero di fare ciò che vuole, Vi inviterei
a lanciare l'allarme per un movimento che per sua natura deve rimanere pulito.
Cordialmente, Alessandro.
NOME == Mauro
EMAIL == mauro_rossini.dt@mailbox.enel.it
OPINIONE == In un recente articolo comparso su Repubblica Eugenio Capodocqua descrive la
giornata tipo di un ciclista che fa uso di doping.
Vista la quantità di medicinali assunti mi sembra evidente che le pratiche doping non
possono essere confinate alla sola responsabilità del ciclista, come accadeva al tempo
della "bomba".
Oltre al medico anche il massagiatore, il direttore sportivo e tutti coloro che gravitano
intorno al ciclista sanno e vedono, compreso il Patron.
Ed è a quest'ultimo che devono essere addebitate gran parte delle colpe per la caduta
d'immagine del ciclismo.
Oltre tutto è anche fesso perchè non combattendo il doping già all'interno della
propria squadra annulla il ritorno pubblicitario dei capitali investiti.
NOME == andrea scarlato
EMAIL == scarla@usa.net
OPINIONE == dunque il bubbone e' scoppiato...avevo scritto in aprile che tutti sapevano e
nessuno parlava...la cosa non puo' che farmi piacere se servira' a ripulire l'ambiente: la
grossa paura e' che tutto sia governato da motivi politico-commerciali e che l'epo sia
gia' superata cosicche' tutti continueranno a bombarsi di farmaci introvabili e
pericolosissimi (pfc, emoglobina sintetica...).
Vorrei piu' che altro esprimere sdegno per il comporamento ipocrita dei giornalisti (tre
per tutti: Cassani, De Zan, Cannavo'), per il comportamento meno ipocrita ma allucinante
di Argentin, per la poca intelligenza dei corridori che invece di approfittare
dell'occasione per affrontare il problema si sono di nuovo nascosti dietro scuse ridicole
e accuse risibili (controlli=agguati...).
Vorrei invece dire a E. Capodacqua, a Sandro Donati, al medico che sembra abbia trovato il
modo per beccare l'epo (del quale non ricordo il nome) di continuare cosi', unica via
percorribile dalle persone intelligenti!
NOME == MATTEO
EMAIL == Antonietto@maillist.it
OPINIONE == Io riscrivo a distanza di 2 settimane perchè voglio porre una domanda a tutti
quei FINTI TIFOSI di ciclismo che vedono solo il PIRATA come loro unico idolo. Perchè non
vi arrabbiate e andate a bloccare la porta di casa vostra invece del Mortirolo, insomma
fate anche voi la figura dei ciarlatani o se preferite dei cioccolatai visto che nessuno
si mobilita per corridori come Collinelli ( chi è ? io conosco solo " IL Pirata
" )o l'ucraino Gonchar ( è il più forte cronomen oggi in circolazione )fermati
anche loro PER EMATOCRITO ALTO .
A me tutto ciò fa sempre più schifo se penso che per 4/5 giorni su tutti i quotidiani
c'erano pagine di CASTRONATE protettive nei confronti di UN SOLO CORRIDORE , mentre adesso
c'e la notizia degli escusi dalle competizioni ( per lo stesso motivo per il quale è
stato escluso " IL PIRATA ")solo su 2 colonne.
BUFFONI tutti coloro che non credono nel ciclismo inteso come unione di corridori , ma che
ne " vedono " solo uno perchè fa FIGO essere il tifoso di uno piuttosto che di
un altro.VERGOGNATEVI !!!!!!
NOME == Luigi Cardarelli
EMAIL == tecnorso@iol.it
OPINIONE == La vicenda di Pantani non mi ha stupito. Ormai seguendo il ciclismo e avendo
qualche nozione medico-scientifica, avevo capito qual'era la regola. Questo ciclismo a
prestazione forzata ha poco interesse; a me piace la lotta dell'uomo che fa lo sport
vincendo o perdendo con i propri mezzi. Spero che il problema possa essere risolto. Per
prima cosa ci vuole una reale volontà di risolvere il problema, spazzare via l'ipocrisia
e parlare chiaro. Fra i tanti interventi che ho sentito solo due persone mi hanno dato
questa impressione: Eugenio Capodacqua come giornalista e Donati come dirigente sportivo.
NOME == Ivan
EMAIL == i_pololi@mediacom.it
OPINIONE == Che schifo...che schifo sapere che si vince grazie all'Epo e non alle proprie
forze...Ho letto gli stralci del libro di quel corridore francese e mi ha preso un tale
sconforto...e Marco avrà preso l'Epo anche lui ? Ma perchè se è il piu' forte ???
Domande a cui non avremo mai risposte...
NOME == Matteo Martin
EMAIL == Antonietto@maillist.it
OPINIONE == Allora adesso come la mettiamo? Lo hanno trovato con l'ematocrito alto....ma
dai non è colpa sua! La colpa a mio parere è nelle dosi di EPO che si fà'. Gente tifosa
di ciclismo aprite gli occhi e non pensate che i professionisti vadano avanti a pane e
acqua !
Meditate.
NOME == andrea scarlato
EMAIL == scarla@usa.net
OPINIONE == sono un 'amatore' che corre in mtb e fa qualche gran fondo con risultati
soddisfacenti per il tempo a mia disposizione: questo pero' non mi impedisce di
interrogarmi sul senso di quel che faccio: sacrifici, fatica, disciplina per poi scoprire
che anche nel nostro ambiente si usano e abusano farmaci e sostanze illecite; badate che
non e' un 'si dice' lo sanno tutti, basta parlare con qualsiasi dilettante o ex pro per
conoscere, con assoluta tranquillita' e dovizia di particolari, ogni tecnica illecita,
pensando di essere coperti dall'omerta' data dall'essere sulla stessa barca; io non mi
sento di giudicare chi inziando a 10 anni vede in questo la sua vita ma mi fanno schifo
gli ipocriti direttori sportivi e medici (sociali e non) che tutto sanno e fanno finta di
niente, rovinando la salute a chi spesso non ha nemmmeno la capacita' di rendersene conto,
credendo che il fatto di essere seguiti da un medico sia garanzia sufficiente per la
propria salute!
NOME == francesco ballanti
EMAIL == frabal@tin.it
OPINIONE == Ho letto sul giornale del sequestro effettuato a casa di una presidentessa di
una società giovanile toscana di prodotti dopanti come l'epo. Sono medico e mi domando e
domando quale coraggio ci voglia per somministrare (se le cose stanno davvero così)
prodotti così pericolosi ad adolescenti che ancora non hanno completato lo sviluppo.
Sopratutto in nome di cosa? Della vittorietta di paese di cui non parlerà nessuno? Sono
davvero preoccupato: perchè non si riesce ancora a fare una legge seria contro il doping
in Italia? Le aziende farmaceutiche (che fanno affari d'oro col doping) hanno davvero un
peso così forte?
NOME == Marcello Dioguardi
EMAIL == mdiogua@tin.it
OPINIONE == Ma davvero lo sport è arrivato così in basso? Francamente sono sorpreso:
dall'estate scorsa non si fa che parlare di doping, di sostanze più o meno pericolose, di
imbrogli più o meno evidenti. Mi domando e domando a tutti gli appassionati: ma allora,
che sport abbiamo visto in questi ultimi anni? Sono un tifoso di Pantani e sono convinto
che il "pirata" è un grandissimo campione, ma se mi fermo un attimo a pensare
come faccio a non considerare quanto possa essere difficile emergere senza
"aiuti" in un mondo che - come voi stessi avete sottolineato con l'intervista al
francese e con la pubblicazione del libro - sembra davvero tutto marcio?
Spero proprio che si riesca finalmente a fare pulizia.

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