Torna indietro I TRUCCHI DEL MESTIERE Torna alla Home Page

Ecco come Willy Voet descrive alcuni dei trucchi utilizzati per truffare i medici ai controlli antidoping.

"...All’alba, avevo preparato tutta la cerimonia. Nulla d'eccezionale, talmente vi eravamo rodati. Portavo nelle stanze delle perfusioni di sodio, delle sacche da un litro d’acqua miscelata alto 0,09 di sodio. Per precauzione, le avvolgevo in un tovagliolo prima di farle scivolare sotto i letti. In caso di urgenza, bastava staccare un quadro dal muro e utilizzarne il gancio per sospendervi le perfusioni. Se non c’erano ganci prendevo un raggio di bicicletta che torcevo a forma di S. che poi sospendevo, ad esempio, alta bacchetta delle tende. Il resto era un gioco da ragazzi: conficcare il tubo nella perfusione, ripulirlo, poi, all’altro capo del tubo, installare l’ago mantenuto da una farfalla nel braccio del corridore, aprire il tubo e verificare il deflusso delle prime gocce, non più di sessanta gocce nel primo minuto per evitare eventuali reazioni. Dopo di ciò potevo lasciar scorrere il liquido senza alcun rischio. L’iniezione totale richiedeva una ventina di minuti. Il tasso di ematocrito cadeva di tre unità.
Per questa installazione impiegavamo un paio di minuti, quindi ci permetteva all’occorrenza di essere operativi. Al mattino, Bruno Roussel veniva avvertito per primo dell’arrivo dei controllori che passavano poi netta mia stanza e in quella del medico della squadra, Eric Rijckaert, se si trovava con noi...


"...Vanitoso come un pavone Pollentier si era diretto senza timore verso il caravan che ospitava il controllo antidoping. Routine. Tutti conoscono la storia: una peretta sotto il braccio, fissato ad essa un tubo che scorre attraverso la manica lunga della maglia, chiuso da un piccolo tappo a livello del polso. Semplice. Si trattava per Pollentier di inviare venti centilitri di un’altra urina al posto della sua. In compenso, ciò che i media non hanno mai raccontato, e a ragione, dato che l’hanno sempre ignorato, è che il sistema era difettoso. Il tubo era ostruito. Pollentier ha cominciato a preoccuparsi, a sudare, e il medico ispettore ha iniziato a sospettare l'inganno quando il belga ha rifiutato categoricamente di svestirsi per rinfrescarsi. Il Tour sprofondava nella mascherata. Declassato, estromesso dalla corsa, Pollentier si buscò due mesi di sospensione irrevocabile. ma, più grave, era il ciclismo a farsi arrestare agli occhi del mondo..."


Il preservativo nel sedere"...Bisognava munirsi di un tubo di gomma, flessibile e rigido allo stesso tempo. A un’estremità, si fissava un piccolo tappo, di solito in sughero. All’altro capo, si attaccava un... preservativo, infilato in modo da rivestire un terzo della lunghezza del tubo. Infine, per maggior precauzione, si incollavano dei peli di moquette, o addirittura semplicemente dei peli, sulla parte di tubo che rimaneva fuori dal profilattico. Nel pullman della squadra dove il corridore veniva a cambiarsi prima di passare al controllo, non restava che passare alla seconda fase: introdurre nell’orifizio anale il capo del tubo munito del profilattico, iniettare con una grossa siringa dell’urina ordinaria, chiudere il tubo e incollarlo alla pelle, facendolo aderire alta forma del perineo, sino alla base dei testicoli. Con ciò si spiega l'utilizzo dei peli, per mascherare il tubo, nel caso in cui il medico ispettore decidesse di abbassarsi a livello del pavimento. Il preservativo carico di urina si espandeva nell'ano, offrendo inoltre il vantaggio di conservare il liquido caldo. Im-pa-reg-gia-bi-le..."


"...Nella serie degli oltraggi all'autorità medica (!) si procedeva in maniera ancora più semplice. Molto più semplice. A seconda del medico e del suo umore giornaliero, era spesso possibile recarsi ai servizi per urinare in calzoncini, con la porta aperta. Se il corridore aveva infilato una fiata net calzino della sua tenuta da corsa, il gioco era fatto. Dovevo semplicemente sviare l’attenzione del medico nett’attimo decisivo. Questione di pratica, di esperienza! In caso contrario, quando al corridore veniva intimato di svestirsi del tutto, i nervi venivano messi a dura prova, ma non perdevamo la nostra calma. Mentre il mio cliente cominciava ad agitarsi, beveva, trovava scuse pretestuose per non riuscire al momento ad urinare, io raccoglievo i calzoncini con all’interno il flacone. L’attesa poteva prolungarsi, ma, ad un certo momento, finivo per depositare il piccolo recipiente in un angolo del caravan, dietro la tenda, nella vaschetta dello sciacquone, su un ripiano, poco importa. Quando il medico, ormai esasperato, Si alzava oppure si muoveva, il corridore recuperava con discrezione la fiala. Il medico crollava sempre prima di noi. I medici, anche i più scrupolosi, non erano comunque dei doganieri.
Esistevano molte altre tecniche. Come l’ingessatura ad un braccio, che nascondeva l’urina. Molto comoda al momento di corse a tappe. Si annunciava atta stampa che il tal corridore si era ferito, ma che, ascoltando soltanto il suo coraggio, si sarebbe ugualmente allineato per la partenza. Il gesso non suscitava quindi alcuna contrarietà e sembrava quindi naturale. Al momento della posa, ci si era preoccupati di infilare un cilindro in ferro che veniva estratto una volta eseguita l‘ingessatura. Restava solo da inserire nello spazio un profilattico contenente urina vergine di tutti i prodotti vietati.
Il machiavellismo conduceva alcuni corridori al parossismo del dolore. In alcune squadre, il medico, talvolta uno specialista urologo, raccoglieva l’urina dei corridori prima del dopaggio. In alcuni casi, se era necessario, raggiungeva l‘uretra con la siringa, ad una profondità di circa due centimetri, per iniettare l’urina pulita. Bisognava stringere i denti. Li stringevano..."


"...C’era un altro espediente da me inventato all’inizio degli anni ‘80, che avevo soprannominato double face. Lo utilizzavamo come ultima risorsa. Bastava avere un flacone sul quale si fissava una striscia di “double face”, il biadesivo che serve ad incollare la moquette, noto agli appassionati di bricolage. Toglievo la pellicola di plastica solo all’ultimo momento, poco tempo prima dell’operazione, per evitare il minimo deposito di polvere. Nell’esiguità del caravan, il corridore camminava a ritroso verso i servizi, passandomi davanti. Gl.i incollavo, senza darlo a vedere, il double face nella schiena. Sempre indietreggiando, il corridore entrava nei bagni e procedeva allo scambio di urine. Bastava pensarci.
Sfortunatamente, esistevano delle eventualità imponderabili, come la traspirazione del corridore all’arrivo. Un giorno il double face ha mollato la presa e il flacone è caduto a terra. Nemmeno in quei momenti ci si doveva lasciar prendere dal panico.
Per fortuna, il medico ci voltava le spalle proprio in quell’istante. Ho prontamente ricoperto l’oggetto del delitto con la maglia del corridore ed il mio zaino, lanciando un sonoro merda !, come se mi fossero sfuggiti dalle mani. L’avevamo scampata bella..."


"...Non eravamo neanche al riparo da scene buffe. Non è ad un corridore, ma a... sua moglie che devo Ia più bella, al momento di un controllo antidoping all’ Alpe-d’Huez, all’arrivo di una tappa del Tour de France 1979. Il corridore belga era molto seccato. La montagna non era il suo forte e, al mattino, aveva assunto delle anfetamine. Non per surclassare gli scalatori, ma appena per rientrare nei tempi. Eppure, l’avevo avvertito. “Sta’ attento comunque, non siamo a una kermesse, è il Tour. E potresti essere sorteggiato.” Ma mi aveva risposto, in un tono tranquillo: “Bah, è come pensare che un piccione mi faccia Ia cacca in testa uscendo di qui.” Soltanto che, ecco, una volta giunto at caravan antidoping dove i nomi dei fortunati eletti erano stati affissi un’ora prima dell’arrivo, egli comprese che un piccione gli aveva né più ne meno fatto Ia cacca addosso...Misi quindi in atto un’operazione di salvataggio. C’era soltanto una soluzione in quei casi urgenti: nascondere un flacone nel suo calzoncino. Poi, toccava a lui sbrogliarsela. Il punto era contare su un eventuale minuto di disattenzione del medico. Proprio quello, era un duro. Lo sguardo del corridore, che nonostante fosse un campione rotto a queste magie, Ia diceva lunga. Non poteva far nulla. Ero scocciato quanto lui...
Sudavo talmente da uscire dal caravan. Là ho visto sua moglie, in visita at Tour, venirmi incontro. “Allora, Willy, mio marito ne avrà ancora per molto?”
Le ho spiegato che Ia situazione era critica. Con mia grande sorpresa, Ia donna se ne infischiava altamente.
“Così imparerà!”
Stavo sempre cercando una soluzione, quando di colpo, dietro di me, lei si è accasciata.
“Dottore, dottore! Una donna è svenuta!”
Gridando, il gendarme che sorvegliava la zona di controllo, ha cominciato a tamburellare alla porta del caravan. Ligio al dovere, il medico è uscito per soccorrere Ia poverina. Due o tre colpetti più tardi, la signora è tornata in sé. Era più che sufficiente per suo marito, finalmente solo...
“Non è niente. Il catdo, senza dubbio.”
La sera stessa, in albergo, il corridore non si vantava. Per capire Ia situazione che regnava nei caravan di controllo, non c’è nulla di meglio che le parole di passaggio tra i corridori che vi sfilavano. Proprio come liceali che escono da una sala d’esame, i corridori si passavano fuggevolmente Ia parola o Ia smorfia di circostanza. Del tipo “tutto bene, il medico è giusto” oppure “fa’ attenzione, controlla dappertutto” passando per “devi svestirti completamente. Perciò era preferibile non passare per primi, per meglio premeditare la propria mossa. In primo luogo, quel che era vivamente raccomandato, era di essere un campione..."

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