NEWS & DOPING GENNAIO 2009

28 gennaio - NADAL SCOPRE ADESSO GLI OBBLIGHI DEL CODICE WADA E SUBITO PROTESTA

28 gennaio - ECCO LE SQUADRE PRESELEZIONATE PER LE CORSE RCS (TIRRENO, SANREMO, GIRO)

27 gennaio - OPERACION PUERTO: ECCO PERCHE' IL TAS HA ASSOLTO CARUSO

27 gennaio – PARISOTTO: TRENTA CASI SOSPETTI NEL CICLISMO, MA L'UCI FRENA

26 gennaio - PIEPOLI SQUALIFICATO DUE NNI: STOP ALLA CARRIERA

23 gennaio – LA COCAINA: DOPING E DROGA “GLOBALIZZATA”, LIBERA E DON CIOTTI DENUNCIANO UN “BUCO” NELLE CIFRE ONU SULLA PRODUZIONE

22 gennaio - IL TAS CONFERMA: 2 ANNI DI SOSPENSIONE A RASMUSSEN

22 gennaio - MUSEEUW: HO COMPRATO L'EPO IN GERMANIA

20 gennaio - TOUR DOWN UNDER, ARMSTRONG SE LA PRENDE COMODA...

18 gennaio - IL RITORNO DI ARMSTRONG: "E' DURA, MA SONO FELICE"; IL PRIMO SPRINT A MCEWEN

17 gennaio - IL TRIBUNALE DI MADRID RIAPRE L'OPERACION PUERTO

17 gennaio - NELLA RETE ANTI EPO ANCHE LA MARCIATRICE GRECA TSOUMELEKA, ORO AD ATENE 2004

16 gennaio - IL CALCIO (DOPATO?) SI RIBELLA AI CONTROLLI ANTIDOPING A SORPRESA: L'AIC CONTRO LA REPERIBILITA' DELLA WADA

16 gennaio - CASO SELLA: CHIESTI QUATTRO ANNI PER PRIAMO

15 gennaio - RILANCIATA CON UN NUOVO LOOK LA "TIRRENO-ADRIATICO"

15 gennaio -  AMORE & VITA: UN REALITY IN TV PER LA SQUADRA NO-DOPING

15 gennaio - ARMSTRONG VA GIA' A MILLE. YATES: "VI ASSICURO CHE NON VUOLE RESTARE A BOCCA ASCIUTTA"

12 gennaio - CASO CUCINOTTA. L'UCI CHIEDE ALLA FEDERAZIONE ITALIANA DI SOSPENDERE LE CONTROANALISI

10 gennaio - L'AZZURRA CUCINOTTA POSITIVA PER UN ANABOLIZZANTE

8 gennaio - "IL CONI VIOLA LA LEGGE BIAGI", SOTTO ACCUSA LA CONI SERVIZI SPA DI PETRUCCI E PAGNOZZI
9 gennaio - A CIPRO MEZZA SQUADRA DI CALCIO  POSITIVA AGLI STEROIDI
5 gennaio - BASSO E BARTOLI DA IVANO FANINI
4 gennaio - IL SUICIDIO DI GELFI: PER FANINI, E' ALLARME DEPRESSIONE
3 gennaio - LUTTO NEL CICLISMO: SUICIDA LUCA GELFI
1 gennaio - ATLETICA: TRE ATLETE BULGARE SQUALIFICATE PER 2 ANNI

28 gennaio - NADAL SCOPRE ADESSO GLI OBBLIGHI DEL CODICE WADA E SUBITO PROTESTA

ROMA - Fino a ieri, quando l'argomento toccava in fondo sopratutto quei "quaquaraqua" del ciclismo e la loro inveterata predisposzione all'intruglio chimico o alla pratica dopante "furbetta", tutto andava bene. Niente da dire sul codice antidoping della Wada, approvato da tutti gli sport e da tutti i Comitati Olimpici mondiali, nonché sottoscritto anche da numerosissimi governi europei e mondiali, compreso quello spagnolo, ovviamente. Ora che, fatti due soldi di conti, l'ipotesi che i controlli arrivino davvero diventa concreta, come da anni accade per i ciclisti (anche alle 6 di mattina...), ecco immediate le proteste. Hanno cominciato alcuni calciatori belgi, che hanno presentato addirittura un esposto alla magistratura; ha proseguito addirittura il n. 1 del tennis mondiale, lo spagnolo Raf Nadal che si lancia in una vera e propria intemerata: "Il nuovo codice antidoping perseguita il tennis e non ha rispetto per la privacy". Come se un certo dottor Fuentes, per anni (ancora oggi?) ombelico del mondo-doping nel ciclismo e in molte altre discipline per sua stessa ammissione, non fosse spagnolo come lui e come se il problema doping non riguardasse anche il "nobile" sport di racchetta e pallina. Poi, ma in modo meno marcato, si sono allineati anche i nostri ciclisti con un comunicato della loro associazione: "L'Accpi si è sempre manifestata a favore del passaporto biologico a patto, però, che vengano garantiti rigore scientifico, certezza dei risultati e pari applicazione a tutti i corridori. Ciò premesso, alla luce di quanto emerso nei giorni scorsi dal botta e risposta tra Robin Parisotto (l'esperto che ha parlato di 30 casi sospetti di doping) e l'Unione Ciclistica Internazionale, è lecito porsi degli interrogativi. Quale serietà e rigore scientifico vi può essere nel comportamento di chi, in qualità di esperto della commissione Uci sul passaporto biologico, anticipa ad un'emittente televisiva tedesca le conclusioni a cui è pervenuto prima che queste siano state valutate, discusse ed eventualmente condivise dall'Uci?". Ecco fatto: pronto e delegittimato l'intero sistema.
Ora c'è di che rimanere sconcertati perché di questo problema si discute da mesi e mesi. La disposizione è venuta al termine di un lungo processo di aggiustamento e di modifica del regolamento Wada, cui hanno collaborato tutti. Condiviso e accettato. Dov'erano tutti questi emeriti signori nel momento della discussione? Perchè si scopre solo oggi che - udite udite - dare la disponibilità per un eventuale controllo a sorpresa un'ora al giorno turberebbe irrimediabilmente la privacy degli atleti? "E' una vergogna - si infervora adesso Nadal che è anche vicepresidente del consiglio dei giocatori Atp - soprattutto se si pensa al nostro sport.  Nemmeno mia madre o mio zio (il coach, ndr) a volta sanno dove mi trovo. Mi sembra un'esagerazione totale dover mandare un messaggio o angosciarmi se c'è un cambiamento improvviso di programma". E subito la ovvia proposta: "Questa situazione deve cambiare. Noi abbiamo dimostrato che questo sport è pulito, i casi di doping si contano sulle dita di una mano".
A parte il fatto che per corroborare una simile affermazione l'ineffabile Nadal dovrebbe aver accettato migliaia e migliaia di controlli e analisi come hanno fatto senza batter ciglio tanti altri atleti (ciclisti in primis); e invece risulta che nel suo mondo fino a pochissimo tempo fa si rifiutavano persino i controlli in gara, oggi giudicati inefficienti da tutti gli esperti per una vera lotta al doping. Di qui l'allargarsi dell'orizzonte dei controlli a sorpresa, anche questa  una strategia a lungo dibattuta, definita, stabilita e finalmente accettata da tutti, mentre Nadal era evidentemente impegnatissimo a scalare la classifica mondiale e a rimpinguare il suo florido conto in banca. Lo spagnolo è preoccupato delle sanzioni: se un atleta risulta irreperibile per 3 volte nell'arco di 18 mesi rischia di incorrere in sospensioni e squalifiche. Il che vuol dire, sopratutto, denaro perso.
Ma nell'era degli sms e dei messaggini di ogni tipo, nell'era della comunicazione globale è davvero un problema comunicare con assiduità la propria disponibilità quotidiana? Dice:c'è la privacy: Certo, un diritto. Ma proprio in garanzia della privacy e non senza numerose polemiche che il serafico Nadal, tutto concentrato nei suoi serve-and-volley e nei suoi smash fruttiferi, ignora disinvolto, che si è addivenuti alla disponibilità di un'ora al giorno. Da stabilire a piacere dell'atleta. Forse sua maestà Nadal si è infastidito perché recentemente gli ispettori della Wada sono andati a cercarlo a casa, in quel di Palma dia Mallorca? Ma se non controllano il numero uno del tennis, quei poveracci della Wada, chi mai devono controllare? Evidentemente quello che altri atleti considerano una situazione perfettamente normale, per lui rappresenta violazione di chissà quale privacy. Quella di fare i propri comodi senza dover rendere conto a nessuno?
Quanto ai nostri ciclisti, ancora una volta la benemerita associazione che li rappresenta (ACCPI) ha perso un'occasione per fare bella figura. Se la sono presa non tanto con il "whereabouts" (l'indicazione obbligatoria nel codice Wada di fornire le proprie coordinate con precisione quotidiana),  "strazio" cui ormai sono abituati (e va dato loro atto di aver accettato più o meno senza remore...), quanto per le dichiarazioni, poi ridimensionate dall'Uci, dell'australiano Parisotto, uno degli emeriti inventori del "sistema" matematico per individuare l'uso di epo esogena, secondo cui ci sarebbero stati sospetti di doping su oltre 30 corridori. "Ci chiediamo - recita il comunicato associativo - quale credibilità e certezza può offrire una misura come il passaporto biologico, se i giudizi profferiti con tanta effimera sicurezza dal signor Parisotto vengono poi recisamente smentiti proprio da quel soggetto (l'Uci) che dei giudizi dell'esperto dovrebbe avvalersi? Alla luce dell'evidente confusione che al momento vi è sull'argomento, sarebbe forse opportuno che per una volta le parole lasciassero spazio a fatti. E i fatti, in questo caso, si dovrebbero sostanziare in un maggior rispetto verso gli atleti e lo sport del ciclismo". Giusta la tirata sul rispetto, ma c'è un piccolo particolare: Parisotto, a quanto ci risulta, non ha parlato di 30 casi legati al sospetto di doping, ma di 30 casi da approfondire: "Quanti di questi siano dopati è un'altra domanda" avrebbe detto secondo fonti di agenzia. E francamente non si è capito bene a cosa mirasse la "smentita" dell'Uci che nella realtà non poteva smentire quello che Parisotto non aveva detto.

28 gennaio - ECCO LE SQUADRE PRESELEZIONATE PER LE CORSE RCS (TIRRENO, SANREMO, GIRO)

MILANO -A 100 giorni dal “via!” del Giro d’Italia del Centenario (9 maggio 2009), in attesa che l’Unione Ciclistica Internazionale definisca i quadri precisi delle varie classi di appartenenza dei gruppi sportivi, RCS Sport comunica la selezione iniziale relativa alla partecipazione alle proprie competizioni di primavera inserite nel Calendario Mondiale quali “corse storiche”. Tutte le formazioni sono invitate sub-judice in rapporto – in primis – all’adesione al programma Passaporto Biologico e alle valutazioni definitive sullo stesso. Questi i gruppi sportivi invitati al 28 gennaio 2009:

44^ TIRRENO-ADRIATICO

(11-17 marzo 2009: massimo consentito 25 squadre da 8 corridori):
1) ACQUA&SAPONE - CAFFE’ MOKAMBO (Ita)
2) AG2R LA MONDIALE (Fra)
3) ASTANA (Kaz)
4) BBOX BOUYGUES TELECOM (Fra)
5) CAISSE D’EPARGNE (Spa)
6) CERVELO TEST TEAM (Svi)
7) COFIDIS, LE CREDIT EN LIGNE (Fra)
8) EUSKALTEL - EUSKADI (Spa)
9) FRANCAISE DES JEUX (Fra)
10) GARMIN - SLIPSTREAM (Usa)
11) LAMPRE-NGC (Ita)
12) LIQUIGAS (Ita)
13) LPR BRAKES - FARNESE VINI (Irl)
14) QUICK STEP (Bel)
15) RABOBANK (Ola)
16) SILENCE – LOTTO (Bel)
17) SERRAMENTI PVC DIQUIGIOVANNI – ANDRONI GIOCATTOLI (Ven)
18) TEAM COLUMBIA – HIGH ROAD (Usa)
19) TEAM KATUSHA (Rus)
20) TEAM MILRAM (Ger)
21) TEAM SAXO BANK (Dan)

100^ MILANO-SANREMO

(21 marzo 2009: massimo consentito 25 squadre da 8 corridori):
1) ACQUA&SAPONE - CAFFE’ MOKAMBO (Ita)
2) AG2R LA MONDIALE (Fra)
3) ASTANA (Kaz)
4) BBOX BOUYGUES TELECOM (Fra)
5) CAISSE D’EPARGNE (Spa)
6) CERVELO TEST TEAM (Svi)
7) COFIDIS, LE CREDIT EN LIGNE (Fra)
8) EUSKALTEL - EUSKADI (Spa)
9) FRANCAISE DES JEUX (Fra)
10) GARMIN - SLIPSTREAM (Usa)
11) ISD (Ita)
12) LAMPRE-NGC (Ita)
13) LIQUIGAS (Ita)
14) LPR BRAKES - FARNESE VINI (Irl)
15) QUICK STEP (Bel)
16) RABOBANK (Ola)
17) SILENCE – LOTTO (Bel)
18) SERRAMENTI PVC DIQUIGIOVANNI – ANDRONI GIOCATTOLI (Ven)
19) TEAM COLUMBIA – HIGH ROAD (Usa)
20) TEAM KATUSHA (Rus)
21) TEAM MILRAM (Ger)
22) TEAM SAXO BANK (Dan)

 

GIRO D’ITALIA DEL CENTENARIO

(9-31 maggio 2009: massimo consentito 22 squadre da 9 corridori):
1) ACQUA&SAPONE - CAFFE’ MOKAMBO (Ita)
2) AG2R LA MONDIALE (Fra)
3) ASTANA (Kaz)
4) BBOX BOUYGUES TELECOM (Fra)
5) CAISSE D’EPARGNE (Spa)
6) CERVELO TEST TEAM (Svi)
7) GARMIN - SLIPSTREAM (Usa)
8) ISD (Ita)
9) LAMPRE-NGC (Ita)
10) LIQUIGAS (Ita)
11) LPR BRAKES - FARNESE VINI (Irl)
12) QUICK STEP (Bel)
13) RABOBANK (Ola)
14) SILENCE – LOTTO (Bel)
15) SERRAMENTI PVC DIQUIGIOVANNI – ANDRONI GIOCATTOLI (Ven)
16) TEAM COLUMBIA – HIGH ROAD (Usa)
17) TEAM KATUSHA (Rus)
18) TEAM MILRAM (Ger)
19) TEAM SAXO BANK (Dan)
20) XACOBEO GALICIA (Spa)


 

27 gennaio - OPERACION PUERTO: ECCO PERCHE' IL TAS HA ASSOLTO CARUSO

ROMA - Con decisione inappellabile il TAS ha rigettato i ricorsi della Procura del Coni e UCI contro la sentenza di proscioglimento della Commissione Disciplinare FCI che aveva assolto Giampaolo Caruso da ogni addebito rispetto la cosiddetta Operacion Puerto: «Oggi ho ricevuto il fax più bello della mia vita; dal 3 novembre, giorno in cui ero stato chiamato a riferire agli inquirenti, non avevo più una vita serena, sempre in attesa della sentenza - ha dichiarato soddisfatto Caruso - adesso posso pensare di nuovo ad essere solo un corridore. Mi sento forte e determinato come nel 2006, quando nelle tappe di montagna del Giro2006, rimasi sempre fra i migliori e mi piazzai dodicesimo in classifica generale. Voglio ripartire da dove ho lasciato e tornare al successo prima possibile, per ripagare così la mia squadra e gli sponsor che la sostengono e che mi hanno sempre dimostrato la loro fiducia».
In realtà la posizione di Caruso era apparsa abbastanza chiara nell’Operacion Puerto fin da principio. In un articolo di SportPro che data luglio del 2006 (http://www.sportpro.it/doping/caruso310706.htm) il corridore proclama la sua innocenza sostenendo la tesi che tutti i suoi compagni andavano da Fuentes, tranne lui, perché non era considerato tanto “valido” da “meritare” il “trattamento”. Però non sa spiegare perché Labarta e Fuentes commentando l’arrivo del Giro 2006 alla Maielletta parlassero di lui. Nella discussione davanti al Giudice di ultima istanza del Coni (oggi Tribunale Nazionale Antidoping), accanto alle  incongruenze nelle risposte del corridore alle domande degli inquirenti, era emersa in fase preliminare l’incompetenza a giudicare del Giudice stesso in quanto il deferimento dell’atleta (3 luglio 2007) era anteriore alla data di entrata in vigore della nuova normativa antidoping adottata dal Coni (30 luglio 2007). Insomma un cavillo. Come facile rilevare dalla sentenza del 10 aprile 2008. Con questi presupposti è intervenuto il Tas che ha recentemente assolto il corridore da ogni addebito, entrando nel merito. Anche se le tessere del mosaico – spiega la sentenza del Tas – sembrano portare verso un’unica conclusione, secondo l’accusa, il Panel del Tas è convinto che non c’è la certezza assoluta che ci sia stato il tentativo “uso” di doping, perché questa certezza deriva solo dalla convinzione (dell’accusa) che l’atleta non ha saputo dare una spiegazione plausibile della presenza del suo nome nelle carte di Fuentes. Il Tas rileva che l’affermazione di Caruso di non aver mai avuto contatti con Fuentes è corretta; dunque non avendo avuto contatti non può nemmeno trovare una spiegazione alla presenza del suo nome nelle scartoffie del medico dopatore spagnolo e nei discorsi che lo stesso imposta con Labarta in quella famigerata tappa del Giro 2006. In buona sostanza il tribunale arbitrale si è convinto che le possibilità che Caruso abbia commesso una violazione delle regole antidoping per quanto riguarda l’uso di sostanze dopanti, siano pari a quelle di non aver commesso il fatto. Nell’incertezza l’atleta viene assolto. Non determinante per il Tas anche la circostanza che molti compagni di Caruso nella stessa squadra abbiano ammesso che tutti loro erano dopati da Fuentes & C. Dunque è la mancanza di evidenza sia nel “tentativo di doping” che “ nell’uso di sostanze dopanti" che ha consentito al tribunale di emettere il verdetto di assoluzione. Un'evidenza che per il tribunale del Coni e per l'Uci era sufficientemente acclarata. Giampaolo Caruso e i compagni del team Ceramica Flaminia - Bossini Docce sono attualmente in ritiro a Santa Severa presso l’Hotel Pino al Mare. Vi resteranno fino a venerdi 30 gennaio.

27 gennaio – PARISOTTO: TRENTA CASI SOSPETTI NEL CICLISMO, MA L'UCI FRENA

MILANO – Ci sarebbero una trentina di casi sospetti su mille e più corridori che sono stati controllati secondo le nuove norme del passaporto biologico. La notizia arriva dall’Australia dove in un’intervista ad un quotidiano locale Robin Parisotto, il medico reso famoso per il metodo statistico con cui si rivela l’uso di epo, attualmente fra i collaboratori della  federazione ciclistica internazionale (Uci), sostiene che: “Ci sono trenta corridori per i quali vale la pena di fare ulteriori indagini. Ci sono trenta risultati anomali, ma quanti si siano dopati e` un`altra domanda. Quelli che sono sospetti saranno ovviamente soggetti a controlli mirati nei prossimi dodici mesi". Insomma cercare di chiarire i sospetti non vuol dire automaticamente trovarsi di fronte ad atleti dopati. Per Parisotto il ciclismo e considerato come uno degli sport dove il doping la fa da padrone più di altri, ma questo è anche dovuto al fatto che è lo sport che sta facendo di più di altri nella lotta contro la farmacia proibita.”So che l`atletica e alcuni sport invernali fanno qualche controllo sul sangue, ma certamente non nella scala in cui lo sta facendo il ciclismo. Non vediamo l`abbondanza del doping in altri sport solo perche` in essi non c`e` l`abbondanza di controlli che il ciclismo in effetti fa. Ci sono buoni motivi per i quali il ciclismo fa tanti controlli, ma ci sono molti altri sport che ne fanno pochissimi".
La notizia ha richiamato l’attenzione dell’Uci che ha fatto alcune osservazioni e precisazioni che riportiamo di seguito.
Nel 2008, dice l’UCI, sono stati raccolti 8.300 campioni di sangue che riguardano il passaporto biologico di 804 corridori. I risultati di queste analisi, che hanno richiesto un lungo periodo di tempo, sono stati analizzati con un modello matematico che ha permesso di elaborare il profilo sanguigno di ciascun corridore. Questi profili sono stati presi in esame da un gruppo di 9 esperti indipendenti scelti dall’Uci il cui compito è quello di analizzare e interpretare gli elementi scientifici e statistici del test per fornire, poi indicazioni all’Uci circa eventuali manipolazioni ematiche emerse. C’è stata una prima selezione, dalla quale sono emersi un certo numero (ma l’Uci non dice quanti) di profili che potrebbero essere qualificati come “anormali”, ma per motivi da approfondire, non necessariamente per motivi derivanti dall’uso di pratiche o sostanze dopanti. Un altro gruppo di test hanno indotto gli esperti Uci ad effettuare immediatamente dei controlli mirati e a sorpresa in modo da completare nel modo più completo le analisi ed escludere così ogni possibilità di dubbio. In questo momento, secondo l’Uci il numero dei profili ematici su cui indagare è limitato.  

26 gennaio - PIEPOLI SQUALIFICATO DUE NNI: STOP ALLA CARRIERA

ROMA - Uno via l'altro alla fine stanno pagando in tanti. Ultimo Leonardo Piepoli, il popolare "trullo volante", la stupefacente spalla di Di Luca (prima) e Riccò (poi) nelle  storiche scalate al Giro e al Tour. Il Tribunale nazionale antidoping presieduto dal giudice Francesco Plotino lo ha squalificato per due anni, a partire da oggi. Lo scalatore, che non si è presentato all'udienza e che sarà quindi out fino al 25 gennaio del 2011, era stato deferito dalla procura antidoping lo scorso 18 dicembre per le positività, confermate anche in sede di controanalisi, all'eritropoietina di tipo Mircera, in occasione dei controlli antidoping disposti dall'agenzia francese di lotta al doping del 4 e 15 luglio del 2008 durante il Tour de France. Nei confronti di Piepoli il procuratore antidoping del Coni, Ettore Torri, aveva chiesto due anni di squalifica che sono stati confermati questa mattina dal Tribunale. Pagano i corridori, ancora una volta. Com'è giusto perchè il danno fatto a se stessi e sopratutto all'intero ambiente sportivo è devastante. Ma sarebbe il caso che certe indagini fossero un po' più approfondite per poter arrivare anche al diabolico entourage che copre, favorisce se non proprio genera situazioni doping diffuse. Ma spesso chi sta dietro se la cava grazie all'omertà di chi preferisce pagare in prima persona duramente, piuttosto che collaborare a smantellare un sistema perverso che sta distruggendo il ciclismo e lo sport in generale. Nessuno sapeva nulla di epo e dintorni in una squadra già chiachieratissima e con ben due corridori coinvolti nel caso "epo di terza generazione"? Perchè nessuno parla?

23 gennaio – LA COCAINA: DOPING E DROGA “GLOBALIZZATA”, LIBERA E DON CIOTTI DENUNCIANO UN “BUCO” NELLE CIFRE ONU SULLA PRODUZIONE

ROMA – “I dati della diffusione del mercato della cocaina nel mondo vengono manipolati ed oscurati, ma dietro ai numeri ci sono le persone con le loro storie, i loro problemi. Al centro della lotta alla droga c’è la persona, per questo chiediamo chiarezza. Non si può contrastare l’offerta se i numeri non tornano e senza porsi il problema della domanda. Per questo chiediamo verità. Per questo abbiamo cercato di portare il nostro contributo: la mancanza di chiarezza fa il gioco delle mafie”. Don Luigi Ciotti si infervora introducendo davanti al folto pubblico raccolto nella sede romana della Federazione della stampa, l’ultima ricerca di “Libera”, l’associazione contro tutte le mafie, una ricerca che denuncia senza mezzi termini il "grande buco nei dati forniti dalle autorità americane e dall'Agenzia delle Nazioni Unite a Vienna" sulla produzione di cocaina, la droga “che più si adatta al consumismo attuale, la droga dell’apparire e della società dell’io”.

Non tornano le cifre, che minimizzano un fenomeno droga che invece, "invade l'Italia, l'Europa e il mondo. Il suo devastante carico di dipendenza investe ormai tutti gli strati sociali, a partire dai giovani. In gran parte dell'Europa i suoi traffici sono in mano alla 'ndrangheta, che ne trae immensi profitti per reinvestirli nell'economia legale. L'opinione pubblica mondiale però è ingannata sulla reale portata del problema". “Per questo presentiamo un documento che può essere scomodo – dice Don Ciotti - ma che essenzialmente chiede verità. Una verità mai divulgata, come tante ricerche fatte dall’Onu e tenute negli archivi. Perché? Perché i governi pongono il veto e le ritengono inopportune. Ma perché, ancora? Quali interessi e giochi ci sono dietro a dati che vengono oscurati? Perché nessuno si interroga sull’efficacia di certe strategie e sull’adeguatezza di servizi che pure costano centinaia di milioni di euro ai cittadini del mondo? Perché i dati sul traffico non corrispondono?”

E’ Sandro Donati, il mestro di sport noto per le sue asperrime battaglie contro il doping, che ha messo la sua pignola competenza al servizio di Libera, a illustrare attraverso un pesantissimo documento informatico (scarica il file *.pdf) quello che rappresenta un vero e proprio scandalo su cui i media hanno taciuto: la discrepanza fra le cifre fornite dalle autorità (Onu, Usa, ecc.) e la realtà ricavata dalla ricerca, pure stimata secondo criteri prudenziali, ma sorretta da estremo rigore scientifico. Donati ha scandagliato su internet per mesi e mesi il traffico colombiano della cocaina (la Colombia è il maggior paese produttore) attraverso fonti ufficiali: polizia, esercito, dipartimento di sicurezza, fiscalia, marina, aeronautica. L’Onu stima per il 2007 la produzione di cocaina attorno alle 600 tonnellate l’anno; le autorità Usa un po’ meno: 535. Ma la realtà individuata dal potente database di Donati, diffuso prossimamente da Libera anche sul proprio sito internet, supererebbe le 2.000 tonnellate per la sola Colombia. Cifra certamente inesatta per difetto. Cioè quasi quattro volte quanto stima l'Unodc", l'ufficio Onu per la lotta alla droga.

A chi giova minimizzare in questo modo il fenomeno si chiedono i responsabili dell’associazione? Secondo Libera, la reale produzione di droga in Colombia, come risulta dai dati dell'Observatorio Nacional de Drogas sulla base dell'attività dei 311 'cristalizadores' (laboratori di raffinazione) scoperti nel corso di 1877 operazioni di contrasto alla produzione e al traffico di stupefacenti, usarebbe "valutabile in almeno 800 tonnellate mensili”. Cifre e dati che Donati, con lo spirito giornalistico di un tempo, ha ricavato seguendo strade che possono battere tutti: la rete di internet. Ciò che rende ancor più pesante il silenzio dei media su questo argomento. Emerge un dato: la confusione, l’attenzione distratta, la mancanza di chiarezza. E, secondo Don Ciotti le organizzazioni mafiose, si avvantaggiano da tutto ciò: "Si alimentano della mancanza di trasparenza, traggono forza da un'informazione non obiettiva, dalle letture superficiali o interessate. Il primo passo per combattere efficacemente le organizzazioni criminali è fornire un'immagine credibile dei traffici in cui sono coinvolte, mettendo in luce le loro reali dimensioni e tutti i loro possibili risvolti. L'incongruenza e le possibili manipolazioni dei dati sulla produzione mondiale di cocaina non devono farci dimenticare che dietro questi dati ci sono nomi, volti e storie di persone. Devono farci ricordare le conseguenze del traffico e del consumo di droga sulla loro vita. Gran parte delle droghe producono dipendenza, sviluppano o accentuano le fragilità, espongono alle malattie e all'overdose".

Le cifre ufficiali non tornano neanche nel valutare la superficie della Colombia coltivata a coca. 99.000 ettari secondo l’Onu e gli Usa, che, però effettuano solo controlli (sporadici) via satellite. Ma quel dato può essere influenzato da mille fattori: le nuvole che nascondono il terreno, lo stato di maturazione della cultura, ecc. Il risultato più vicino alla realtà è che per produrre 2.000 tonnellate di coca servirebbero almeno 330.000 ettari di terreno. Dato che si incrocia con i 219.903 ettari in cui le culture di coca sono state eradicate (unica pratica efficace) o fumigate; più del doppio rispetto alle cifre diffuse dall’Onu. Di qui la domanda, ma se su 330 ettari ne vengono “neutralizzati o eradicati” 219 e rotti (secondo fonti locali), come mai la produzione aumenta? Delle due l’una: o la superficie coltivata è enormemente superiore, oppure le tecniche di coltivazione consentono un “tourn over” molto più veloce. Temi sui quali varrebbe la pena di indagare. Ma che neppure il Plan Colombia finanziato dagli Usa e varato nel ’99 è riuscito neppure a sfiorare. Erano tre gli obbiettivi principali: diminuire la produzione di cocaina in Colombia, pacificare il paese; garantire diritti civili da tempo calpestati in quella nazione. Ebbene, cifre alla mano, quel piano sarebbe fallito miseramente, come riconosce un rapporto degli stessi Usa finanziatori (relazione della commissione Kerry del 2005 di cui aveva fatto parte anche l’attuale presidente Usa Barak Obama). Il rapporto si conclude con queste parole: “Mancano prove evidenti di progressi documentati”. E allora perché continuare a finanziare un meccanismo che non produce nulla? L’ombra della collusione e del compromesso si allunga impietosa. “Il dato che si impone con evidenza – dice Don Ciotti – è la globalizzazione dei mercati, che ha dato un grande impulso ai traffici di droga".

Il narcotraffico "Si regge anche su politiche inique, sul deficit diffuso di giustizia sociale, su misure di contrasto alla povertà inadeguate o retoriche, su strategie prive del necessario realismo, destinate a fallire in partenza. Un ettaro di coca rende 10-15 volte più di un ettaro di caffè e di quella ricchezza un contadino ricava una parte irrisoria: circa un dollaro al giorno. Come si può sperare, su questa base, di convincerlo a non coltivare più coca? Altri anelli deboli sono i corrieri, i 'muli' della droga". Secondo il presidente di Libera, "a livello mondiale le strategie di contrasto si concentrano ancora nello sforzo vano di cancellare la 'materia prima' nel luogo di produzione", ma dagli anni '80 le mafie del narcotraffico sono cambiate, i trafficanti hanno applicato tecniche di agronomia piu' sofisticate e la diminuzione delle aree coltivate non ha significato diminuzione della produzione. La lotta alla droga impostata così come è ora non è tanto contro le mafie ma contro chi fa uso di droga. Per questo, c'è stata un'esplosione delle presenze nelle carceri, tanto americane quanto italiane. Ma non si può contrastare l'offerta senza porsi la questione della domanda: "L'aumento del consumo di droga è proporzionale alla povertà delle politiche sociali?".

22 gennaio - IL TAS CONFERMA: 2 ANNI DI SOSPENSIONE A RASMUSSEN

GINEVRA - Niente sconti per il danese Rasmussen. Il Tribunale arbitrale dello sport (Tas) ha confermato la sospensione per un periodo di due anni del corridore Michael Rasmussen, escluso dal Tour de France 2007, mentre vestiva la maglia gialla di leader, per aver mentito sul luogo dei suoi allenamenti ed aver saltato alcuni controlli antidoping disposti dalla federazione danese e dall'Uci. Lo scorso 30 giugno era stato fermato per due anni dalla federazione ciclistica monegasca, presso la quale aveva ottenuto la licenza per gareggiare. Per gli stessi motivi Rasmussen era stato anche licenziato dalla sua squadra, la Rabobank. Un tribunale olandese gli ha poi attribuito un indennizzo per licenziamento senza giusta causa. Il Tas ha respinto il ricorso presentato dal ciclista, la cui squalifica decorre dal 26 luglio 2007.

22 gennaio - MUSEEUW: HO COMPRATO L'EPO IN GERMANIA

Voleva continuare a vincere ed essere protagonista, per questo ad un certo punto ha fatto ricorso all'epo. La confessione di Johan Museeuw, il belga vincitore di un mondiale (1966) e di molte e prerstigiosissime classiche (fra le altre: 3 Giri delle Fiandre e 3 Parigi-Roubaix), ricalca uno schema già visto. La voglia di vincere a tutti i costi, il ricorso ad ogni mezzo per raggiungere lo scopo. Lo ammette lo stesso ex professionista della bici nel suo libro-confessione: "Museeuw parla: da leone a preda". "Nel 2004 ho acquistato epo in una farmacia di Colonia. Avevo un foglio scritto, pagai un centinaio di euro in contanti per una scatoletta del prodotto". Una confessione che non chiama in causa nessuno dell'entourage complice che spesso è attorno all'atleta che si dopa. Museeuw parla di un folgio di carta scritto.  Ricetta o semplice appunto? E in Germani si vende l'epo al solo presentare un appunto scritto? In ogni caso l'ex "leone delle Fiandre" è stato stanzionato sportivamente con due anni di squalifica, scontati, però a fine carriera. Sul piano penale la magistratura belga lo ha condannato a 10 mesi di prigione con la condizionale e a 15.000 euro di multa.

20 gennaio - TOUR DOWN UNDER, ARMSTRONG SE LA PRENDE COMODA...

ADELAIDE - Centinaia di persone tutte per lui. E lui, imperturbabile in mezzo al plotone. "Mi avevano detto che era facile...Facile un corno...", così Lance Armstrong al termine della prima tappa del Tour Down Under.  Pubblico entusiasta ma la speranza, di vedere il primo attacco di Lance Armstrong a tre anni e mezzo dal ritiro è andata deluse. Lo statunitense se la prende calma. La corsa australiana che apre il calendario ProTour del 2009, è iniziata esattamente come si era chiusa l'anno scorso, con una vittoria del tedesco Andre Greipel che si è imposto con il tempo di 3:42:27 allo sprint. Gli australiani Baden Cooke e Stuart O'Grady sono arrivati rispettivamente secondo e terzo. Il corridore del Team Columbia, campione nel 2008, è il primo leader della prova che si chiude domenica, grazie agli 11 secondi di bonus ottenuti durante la tappa di 140 chilometri tra Norwood e Mawson Lakes.
Il caldo intenso con 40 gradi ha fatto soffrire i ciclisti più del previsto. "Mi avevano detto che questo era un giorno facile...", ha ironizzato il 37enne Armstrong, al termine della prima tappa, dove è arrivato nella parte finale del gruppo, al 120esimo posto sui 133 partecipanti. "E' stata dura", ha aggiunto il vincitore di sette Tour de France. "Ma mi sento meglio. Domani è una tappa dura. Bisogna andare avanti giorno per giorno. Ma mi sento abbastanza bene, forte, anche se devo vedere come recupero". Dopo i 51 chilometri del Criterium di domenica per le strade di Adelaide, Armstrong ha affrontato oggi il suo primo test serio. Oggi era il giorno nel quale il texano ritornava in realtà in una gara vera, in una tappa in linea, e nessuno voleva perderselo. Lo stesso primo ministro australiano, Kevin Rudd, è accorso al traguardo per ricevere, in maniche di camicia, il leader dell'Astana. Alla foto con l'uomo del momento è difficile resistere per un politico, e Rudd non se l'è lasciata scappare. Il governo della regione dell'Australia Meridionale, diretto dal suo compagno di partito Mike Rann, ha speso un milione di dollari, secondo i media australiani, per portare Armstrong nell'emisfero meridionale. "E' un onore non solo per me, ma per tutta la corsa che venga a vederci", ha detto Armstrong che non ha sprecato l'occasione per ricordare al "Premier" australiano la "causa" del suo ritorno al ciclismo: la lotta contro il cancro. La lotta principale oggi è stata tuttavia quella contro il caldo. Il belga Olivier Kaisen e lo spagnolo Andoni Lafuente hanno tentato la fuga nei primi chilometri e sono arrivati ad avere quasi sette minuti di vantaggio, ma il sole cocente e le squadre degli sprinter si sono incaricati di far finire la fuga. Il Team Columbia ha fallito nel Criterium di domenica, ma oggi è tornato alla carica. Si è messo di fronte al gruppo ed ha preparato il terreno affinchè Greipel terminasse il lavoro. Questa volta l'australiano Robbie McEwen non ha potuto rovinargli la festa, perchè si è fatto male ad un braccio urtando la telecamera di uno spettatore che si era sporto e non si sa se continuerà la corsa. "E' un bene iniziare con una vittoria", ha spiegato il vincitore del 2008. "Sono sicuro che ora la squadra proseguirà fidandosi di me". Non avrà comunque vita facile come l'anno scorso, quando si impose in quattro delle sei tappe, tutte allo sprint. "Il caldo può essere la chiave", ha sottolineato Armstrong. "E' molto secco. Non c'è modo di rendere ad alto livello con 40 gradi. Uno può solo sopportarlo e bere molto".

18 gennaio - IL RITORNO DI ARMSTRONG: "E' DURA, MA SONO FELICE"; IL PRIMO SPRINT A MCEWEN

ADELAIDE - 1274 giorni dopo, riecco il texano. La seconda vita sportiva di Lance Armstrong riparte sulle strade assolate di Adelaide. I tre anni e mezzo di assenza dalle corse non hanno certo tolto popolarità e tifosi al corridore texano che a 37 anni e dopo aver sconfitto il cancro, ha deciso di rimettersi in gioco ancora in sella alla bici. Sono infatti arrivati in 138.000 nella città australiana, tutti assiepati attorno al Rymill Park per festeggiare il ritorno in una gara ufficiale del campione sette volte vincitore del Tour de France. L'occasione il Cancer Council Classic, un criterium di 51 km che ha aperto il Tour Down Under, corsa a tappe australiana al via da martedì prossimo. Il ciclista texano ha chiuso 64/o a 23" dal vincitore di casa, Robbie McEwen. Ma tutti aspettavano solo di vederlo di nuovo fare sul serio con i pedali e scrivere una nuova pagina della sua storia, a tre anni e mezzo dalla sua ultima vittoria al Tour, il 24 luglio 2005.
"All'inizio ero un pò nervoso, ma sono molto felice - ha detto Armstrong senza nascondere un pò d'emozione - E' stata dura. Credo che l'ultima volta che ho corso un criterium del genere sia stato nel 1990. Nelle curve spesso avevo il sole negli occhi. Il ritmo è stato superveloce. In passato avevo trovato questa gara più facile". Armstrong ha ammesso di non essere ancora al top della forma, ma era importante fare il primo passo: "E' stato divertente ricominciare proprio da qui, adesso ho bisogno di allenarmi di più e con più montagne". Il ciclista dell'Astana è rimasto in testa nei primi giri, poi negli ultimi quindici (in tutto erano 30 per 51 km) ha rallentato ed ha terminato la gara a 23" dall'australiano McEwen che ha tagliato in volata il traguardo davanti al suo pubblico.
La 'Cancer Council Classic' lancia un messaggio per la lotta contro il tumore che ha colpito lo stesso Armstrong tredici anni fa. "E' un momento molto importante per lui - ha detto Johan Bruyneel, direttore sportivo dell'Astana - Dopo tante chiacchiere e polemiche sul suo ritorno arriva il primo risultato. Finalmente è tornato il nuovo ciclista, che ha tanta voglia di far bene". Sulla sua prima vera corsa a tappe, il Tour Down Under appunto, al via tra due giorni, Armstrong non si è voluto sbilanciare: "Ne riparleremo dopo la seconda tappa" si è limitato a dire. Un antipasto di quella che si annuncia come una stagione ricca per il texano, che potrebbe partecipare al Giro delle Fiandre, dopo aver già ufficializzato la partecipazione alla 100/a Milano-Sanremo, in programma il 21 marzo prossimo. Una tappa del programma di avvicinamento al Giro d'Italia (dal 9 al 31 maggio 2009) che il campione statunitense, alla sua seconda avventura sporitva, correrà per la prima volta.

17 gennaio - NELLA RETE ANTI EPO ANCHE LA MARCIATRICE GRECA TSOUMELEKA, ORO AD ATENE 2004

ATENE - La marciatrice greca Athanasia Tsoumeleka, medaglia d'oro sui 20 km alle Olimpiadi di Atene 2004, è risultata positiva all'eritropoietina poco prima dei Giochi di Pechino. Lo ha reso noto oggi la televisione pubblica greca Net. La Tsoumeleka - precisa la tv - è stata sottoposta al controllo antidoping il 6 agosto scorso, 15 giorni prima di arrivare nona nella 20 km di marcia, vinta dalla russa Kaniskina, con l'italiana Elisa Rigaudo medaglia di bronzo, L'atleta greca, 27 anni, ha negato di aver assunto l'Epo ed ha annunciato che si ritirerà dall'attivita agonistica.

17 gennaio - IL TRIBUNALE DI MADRID RIAPRE L'OPERACION PUERTO

MADRID - Una telenovela infinita. Aperta, chiusa, riaperta e richiusa, la mega indagine doping spagnola ribattezzata "Operacion Puerto" si riapre per la terza volta a due anni e sette mesi dalla prima clamorosa esplosione, come riporta l'edizione telematica del quotidiano iberico El Pais. A ordinare l'ennesimo passo è il tribunale provinciale di Madrid in una decisione presa il 12 gennaio scorso, dopo aver esaminato i ricorsi presentati da più parti contro la chiusura di fine settembre 2008. Si sarebbero evidenziati "indizi di un delitto contro la salute pubblica", l'unica accusa sostenibile contro Eufemiano Fuentes & soci, al centro di un traffico di sacche di sangue (circa 200, conservate in vari appartamenti di Madrid) e di trattamenti dopanti: il sangue ad analisi successive aveva rivelato la presenza di epo, l'ormone che aumenta la produzione dei globuli rossi. Il 29 settembre 2008 il giudice Antonio Serrano, del Tribunale provinciale di Madrid, aveva chiuso il dossier con le stesse conclusioni della prima archiviazione nel marzo del 2007: non ci sarebbero stati elementi per arrivare a configurare il reato di "attentato alla salute pubblica", unico previsto al'epoca dei fatti e che prevede una pena che va da sei mesi a due anni di reclusione. Come dire che, trattandosi di incensurati difficilmente qualcuno finirà davvero in galera. La legge antidoping vera e propria, infatti, arriverà in Spagna solo più tardi nel novembre del 2006 e, ovviamente non può essere applicata con valore retroattivo. Questo era stato uno degli argomenti principali per consentire a Serrano l'archiviazione, mentre una perizia appositamente confezionata aveva stabilito che il livello di epo presente nelle sacche sequestrate (indice, comunque di un "trattamento" dopante) non risultava pericolosa per la salute. Ora il Tribunale madrileno ravvisa indizi sufficienti per tornare ad occuparsi dei personaggi coinvolti. Che sono: i medici Eufemiano, Yolanda Fuentes e Alfredo Cordova, l'ematologo Luis Merino Batres, i direttori sportivi Manolo Saiz e Ignacio Labarta e il suiveur Alberto Leon. Ma questo non vuol dire che saranno tutti rinviati a giudizio. Il giudice deve valutare ancora una volta le accuse e gli appelli contro l'archiviazione e decidere. La novità che adesso nel giudizio possono essere chiamati come testimoni i corridori che figurano nei documenti della Guardia Civil.  Per loro nessuna accusa, comunque, non rischiano nulla sul piano penale. Tutto adesso è affidato alla valutazione degli elementi perché si configuri il reato di "attentato alla salute pubblica" e cioè se nella manipolazione e nella conservazione delle sacche di sangue i medici abbiano rispettato le regole che tutelano la salute pubblica.
Il caso, esploso il 23 maggio del 2006, ha riguardato Fuentes e quattro medici collaboratori, gli unici sotto accusa per la giustizia spagnola, appunto per la "vacatio legis". Nella rete erano finiti atleti di tutto il modno, in prevalenza ciclisti (almeno stando a quanto è emerso); i nomi più famosi quelli del tedesco Jan Ullrich, che, sulle ali di questa triste vicenda ha attaccato la bici al chiodo l'italiano Ivan Basso, che ha scontato due anni di squalifica da parte della giustizia sportiva italiana, il tedesco Jaksche e lo spagnolo Francisco Mancebo. Un blitz della Guardia Civil aveva portato all'arresto di Eufemiano Fuentes  e del general manager della Liberty Seguros, Manolo Saiz, rilasciati poco dopo. Nonostante questo, nessun organismo sportivo, in particolare la federazione internazionale, che aveva avuto a disposizione l'ingombrante dossier delle indagini, ha sentito l'esigenza di prendere posizione nei confronti del dirigente sportivo spagnolo, all'epoca molto legato all'ex presidente dell'Uci  Verbruggen. Così, fino a questo momento gli unici a pagare direttamente o indirettamente sono stati gli atleti.
Dall'Australia, dove a 37 anni riprende il cammino agonistico interrotto tre stagioni addietro, l'americano Lance  Armstrong si augura che, nel caso l'ìnchiesta si dovesse allargare non si dimentichi anche di tennis e calcio. "Dobbiamo ricordarci che quello - ha detto il texano, che ha reso noto di essere stato sottoposto al 12° test antidoping dall'annuncio del suo rientro, senza precisare bene da quale autorità di controllo  - non è un problema del solo ciclismo, ma che riguarda lo sport in generale". Per dirlo lui, che solitamente è molto bene informato...
Lance, che ah appena confermato la sua presenza alla Milano-Sanremo del centenario in vista del Giro,  vuole pubblicare i dati dei suoi test, quelli fatti autonomamente con la collaborazione di Don Catlin, guru dell'antidoping Usa. Ma guru o meno trattasi sempre di analisi autoreferenti. Invece sarebbe davvero interessante vedere i dati dei test ufficiali (Uci, Wada), il segreto dei quali la federazione internazionale difende strenuamente, appellandosi alla privacy. Se davvero dice di voler rinascere a nuova vita, perché non autorizzare la pubblicazione anche di quelli?

16 GENNAIO - IL CALCIO (DOPATO?) SI RIBELLA AI CONTROLLI ANTIDOPING A SORPRESA: L'AIC CONTRO LA REPERIBILITA' DELLA WADA

ROMA - Naturale. Perfettamente naturale. Ci sono abituati. Coccolati, coperti e protetti per decenni. La legge c'è, vale per tutti, ma loro no. Loro, i signori calciatori e tutto l'ambaradam che li circonda di affari, milioni di euro, intrighi, cocaine varie e truffe che poco hanno a che vedere con lo sport tradizionale, debbono stare nel loro empireo, nel loro mondo ovattato e protetto. Guai a turbare "sacri" equilibri e altrettanto intoccabili privacy. Tutti gli atleti di vertice debbono dare disponibilità alla Wada per i controlli antidoping fuori competizione (da gennaio anche i calciatori dovrebbero entrare nel sistema computerizzato Adams, accettato da tutto il mondo)? Loro no. Loro, i calciatori, non vogliono. Loro si ribellano. E perchè mai loro dovrebbero, abituati come sono ad avere chi fa la pipì per loro o a compiacenti medici capaci di ogni trucco per taroccare un sorteggio? Loro no. E il bello è che la loro associazione da sempre assente o quasi su di un tema cruciale emerse solo qualche tempo fa con l'ondata dei casi-nandrolone:14 ufficiali e oltre una quarantina border line, indice di un "trattamento" piuttosto  generalizzato, ora si permette anche di fare la voce grossa: "L'Associazione Italiana Calciatori - si legge in una nota - da sempre attenta al problema del doping e della tutela della salute dei calciatori, lette le nuove disposizioni della Wada sulla reperibilità degli atleti in materia di controlli, esprime il suo forte dissenso e invita il Coni e le società ad intervenire per compiere i passi necessari a modificare una direttiva che appare in netto contrasto con le norme italiane poste a tutela della privacy". Su quel "da sempre attenta" ci sarebbe da discutere. Così come ci sarebbe da discutere sull'appello al Coni, organismo che - in quanto Nado, cioè ente riconosciuto come depositario della lotta al doping per il nostro paese (grazie ad un "provvidenziale" decreto di Berlusconi, durante le Olimpiadi invernali di Torino) - altro compito non avrebbe che quello di far rispettare le norme di quel Codice Wada che ha accettato e sottoscritto, proprio per essere Nado. Quanto alla privacy  non si capisce perché il discorso debba valere per i calciatori e non per gli altri atleti. Di fronte alle legge, può sembrare anacronistico di questi tempi di misure  leggi "ad personam", ma almeno nella forma è così, tutti cittadini-atleti dovrebbero essere uguali. Oltretutto, proprio di recente il Coni si è impegnato con il Garante a fare in modo che tutto avvenga proprio nel massimo rispetto delle norme sulla privacy. Certo, se si è abituati a controlli a "sorpresa" telefonati, o a fare i propri comodi prima di recarsi al doveroso test post gara (tutte cose già ampiamente successe, la cronaca non è avara di esempi...), cioè se si è abituati a fare come si vuole in nome di un'intoccabilità tutta nostrana, allora si capisce il dissenso. Il doping c'è in tutti gli sport; diverso a seconda degli sport e delle necessità prestative di essi e deve essere combattuto con armi eguali in tutti il mondo. Tutto è andato liscio finchè non si è toccata la "casta".  Oggi insorge anche il "sindacato".  Resta un dubbio: ma un calcio che non abbia paura dell'antidoping, cioè un calcio che non sia in qualche modo dopato, che ragione avrebbe di temere veri controlli a sorpresa?

16 gennaio - CASO SELLA: CHIESTI QUATTRO ANNI PER PRIAMO

ROMA - Quattro anni di squalifica per "aver fornito assistenza o aiuto" ad Emanuele Sella, squalificato per un anno per la positività ad epo di terza generazione. E' la richiesta della Procura antidoping del Cni nei confronti del ciclista Matteo Priamo della Csf Group Navigare, deferito al tribunale nazionale antidoping. Secondo quanto riferisce il Coni, Priamo è accusato di aver violato l'articolo 2.8 Del codice Wada, e in particolare di "aver fornito assistenza e aiuto o comunque assicurato complicità in riferimento ad una violazione o tentata violazione nell'ambito del procedimento disciplinare del ciclista Emanuele Sella". Priamo, confrontatisi in un drammatico testa a testa, davanti alla Procura ha negato ogni addebito, ma non è bastato per evitare la pesante richiesta. 

16 gennaio - TENNIS, ANCHE VOLANDRI NELLA RETE DEL DOPING: SQUALIFICATO 3 MESI PER IL SALBUTAMOLO

ROMA - Anche il dorato mondo del tennis ogni tanto deve fari i conti con l'antidoping. A finire nelle maglie dei regolamenti è, questa volta, un azzurro: Filippo Volandri, che dovrà scontare una squalifica di tre mesi. Lo ha deciso la federazione internazionale di tennis (Itf). Volandri era risultato positivo ad un controllo antidoping il 13 marzo scorso a Indian Wells. Sul suo campione d'urina erano state ritrovate tracce di salbutamolo, un antiasmatico. L'Itf ha accertato che Volandri non ha avuto l'intento di migliorare le sue prestazioni sportive, ma ha usato il salbutamolo per curare, appunto, l'asma. Tuttavia, l'organismo internazionale ha ritenuto troppo alta la concentrazione per un uso solo terapeutico. Volandri è stato, quindi, squalificato dal 15 gennaio al 15 aprile 2009. Ora, il giocatore livornese ha tre settimane di tempo per impugnare la decisione dell'itf. Volandri è stato squalificato dal 15 gennaio al 15 aprile 2009. Il livornese ha tre settimane di tempo per impugnare la decisione dell'Itf".

15 gennaio - RILANCIATA CON UN NUOVO LOOK LA "TIRRENO-ADRIATICO"

ROMA - Quarantaquattro anni, quasi mezzo secolo di storia: la "Tirreno-Adriatico" (11-17 marzo) , la seconda gara più importante sul nostro territorio, dopo il Giro d'Italia, cambia look per un rilancio che si spera efficace. Tante le novità, a cominciare dalla partenza che sarà in Toscana.  L’agenzia McCann Erickson ha interpretato la sfida fra i migliori realizzando una nuova campagna di lancio e connotando l’evento con tre testimonial d’eccezione (Ivan Basso, Danilo Di Luca, Gilberto Simoni) posti in uno scenario decisamente atipico, tremendamente marino, caratterizzato da un mood suggestivo e accattivante.
Il marchio è stato ideato pensando al blu dei due mari, la cui suggestione si manifesta nelle ruote della bici trasformate in gocce d’acqua, separate ed unite nello stesso tempo dal corpo e dall’energia dell’atleta nel suo sforzo fisico. Oltre a dare all’evento una nuova e moderna immagine istituzionale, il nuovo marchio punta a valorizzarne gli aspetti sportivi, laddove lo sforzo agonistico premia il più forte, il più veloce, il più meritevole: l’atleta in piedi sui pedali, a testa china, mentre spinge al massimo per raggiungere il suo traguardo.
Da sempre articolata sul confronto tra i migliori, interpretata al meglio dai campioni – il cast al via della corsa, quest’anno in programma dall’11 al 17 marzo, appena prima della Milano-Sanremo (21 marzo), sarà come sempre eccezionale – la 44.a edizione della Tirreno-Adriatico muoverà quest’anno dalla Toscana (e questa è una novità assoluta) per concludersi, secondo tradizione, a S. Benedetto del Tronto. I dettagli su tappe e percorsi saranno resi noti nelle prossime settimane. 

15 gennaio -  AMORE & VITA: UN REALITY IN TV PER LA SQUADRA NO-DOPING

LUCCA - Mai "reality" fu più opportuno. Invece degli amorazzi e fra "maggiorate" improbabili e vuoti "tombeur de femme", la dura fatica sui pedali, giorno e notte. Per tanti giorni. Quanti durerà il reality della tv Usa A&E sulla vita di una formazione italiana particolarmente impegnata nella lotta al doping: quella dell'Amore & Vita McDonald's di Ivano Fanini. Le telecamere filmeranno come è la vita di un team che fa della lotta al doping la propria ragione d'esistere. Cosa accade nel gruppo, negli allenamenti e nel resto della giornata. Le fatiche quotidiane saranno protagoniste di un reality show che la tv americana A&E girerà in Italia. L'occasione è il ritorno alle competizioni di Chad Gerlach (nella foto accanto) , il ciclista che alle olimpiadi di Atlanta del '96 prese a pugni Lance Armstrong di cui era compagno di squadra e per questo fu estromesso poi dalla US Postal. Dopo quella vicenda, Geralch cadde in depressione e comincio' a fare uso di crack. Per aiutarlo, la famiglia si affidò a 'Intervention', un reality Usa che racconta storie di persone con problemi sociali o di dipendenza da droghe aiutandoli a disintossicarsi. Gerlach è ora un corridore di Amore & Vita. La prima puntata sarà dedicata alla sua rinascita. Nelle altre spazio agli altri atleti e dirigenti della squadra di Ivano Fanini. Sarà tutto visibile sul sito Internet di A&E e su You Tube. Allo studio anche la possibilità di far filmare una sorta di Giro d'Italia alternativo che la squadra potrebbe compiere anticipando di un giorno la carovana rosa.
"Il programma (visibile a questo link: 
http://www.youtube.com/watch?v=aASoxRW0b9w ) - spiega Cristian Fanini - vuole creare una nuova serie, la cui prima puntata sarà proprio dedicata alla “rinascita” di Chad Gerlach con il suo esordio alla prima gara. L’emittente vuole poi continuare filmando in altre puntate la nostra squadra perché sapendo che siamo leader nella lotta al doping, vogliono mostrare come vivono, mangiano, si allenano i nostri atleti nel rispetto dei principi dello sport pulito. Il programma andrà in onda in America ma sarà visibile anche da noi su internet, sia sul sito web dell’emittente tv che su Youtube. Sia io che mio padre - come tutti i membri del team - siamo molto soddisfatti ed entusiasti di questa nuova ed inesplorata avventura nel mondo del ciclismo e siamo orgogliosi che A&E abbia scelto noi per poterlo fare”.
Oltre al reality, c’è un altro evento molto particolare che il team sta mettendo in piedi con l’aiuto di un nuovo sponsor leader nel settore di prodotti biologici (con cui a giorni dovrebbe essere concluso un accordo) il quale finanzierebbe interamente l’iniziativa grazie soprattutto alla collaborazione del responsabile marketing settore ciclismo di questa azienda, Enrico Polo che ne è stato l’ideatore. “Si tratterebbe di un ‘Giro d’Italia nel Giro d’Italia’ – commenta Ivano Fanini – e la squadra si metterà a disposizione di qualsiasi controllo dei Nas 24 su 24 e probabilmente anche sotto gli occhi delle telecamere della tv americana al seguito di Gerlach. Sarà questa un’importantissima dimostrazione al mondo della nostra guerra al doping, speriamo di riuscirci già quest’anno al Giro del Centenario ma per adesso non posso proprio aggiungere altro”.

15 gennaio - ARMSTRONG VA GIA' A MILLE. YATES: "VI ASSICURO CHE NON VUOLE RESTARE A BOCCA ASCIUTTA"

AELAIDE - Al sole dei 40 gradi australiani il ritorno, dopo tre anni e mezzo di stop, di Lance Armstrong sembra tingersi dei colori più rosei. Va già forte, l'amerikano. Anzi, fortissimo: tanto da staccare i compagni in salita. E, se pure trattasi ancora di ricognizioni ed allenamenti, il segnale appare subito chiaro. "Sembra essere già in una forma stupenda", dice il manager dell'Astana, Sean Yates, uno che se ne intende perchè ha un passato da ottimo ciclista prof. Ad Adelaide dopo l'allenamento della squadra. Armstrong ed i suoi compagni hanno percorso quella che sarà la penultima tappa del Tour Down Under, prova di sei giorni che comincia martedì. La scalata del Willunga Hill sarà la principale difficoltà per il 37enne corridore. "In questo momento non abbiamo nessun piano in mente, ma vi assicuro che non vuole restare a bocca asciutta", ha aggiunto Yates.
Armstrong si sta allenando quattro ore al giorno sotto un caldo soffocante da quando è arrivato domenica ad Adelaide. Le autorità della città della costa meridionale lo stanno proteggendo dalla moltitudine di giornalisti che lo seguono con delle guardie del corpo che lo seguono anche durante i suoi allenamenti sulle strade che vengono chiuse al traffico. Anche il luogo dove risiede in questi giorni in Australia è segreto. L'australiano Jack Bobridge che si è allenato con Armstrong durante i 150 chilometri ha detto che lo statunitense è "realmente in grande forma". Il sette volte campione del Tour de France, tuttavia, tende a contenere le aspettative sui suoi risultati nel Tour Down Under, dicendo che è ancora un pò sovrappeso e che gli manca forza. "Ci sono due cose che bisogna guardare: la forza fisica e la condizione ed anche il peso corporeo che è un fattore importante nel ciclismo. Entrambe le cose sono un 5-10 percento al di sotto", ha detto Armstrong sottolineando però che ha ancora l'ambizione e la determinazione per competere al più alto livello e che vuole vincere il suo ottavo Tour de France. "Se mi piacerebbe? Certo che si. Ma non sono sicuro che sia tanto facile, sarebbe da irresponsabile pensare che sarà lo stesso del passato", ha chiuso l'americano.

12 gennaio - CASO CUCINOTTA. L'UCI CHIEDE ALLA FEDERAZIONE ITALIANA DI SOSPENDERE LE CONTROANALISI

ROMA - L'Uci, la federazione ciclistica internazionale ha chiesto un supplemento di indagini sul caso di Annalisa Cucinotta, positiva al boldenone in una gara di scratch (pista) a Calì, valida per la Coppa del mondo e vinta dalla friulana nel dicembre scorso. Con una lettera alla Fci, (Federciclismo italiana) l'Uci chiede di sospendere le controanalisi richieste dall'atleta in attesa di ulteriori accertamenti non meglio specificati. Di più non è dato sapere  perché - legittimamente - la procedura è ancora totalmente coperta dal segreto, nel rispetto del regolamento Wada. Si possono solo fare ipotesi. Il panorama va da un possibile errore procedurale (ma sarebbe gravissimo per un laboratorio accreditato dalla Wada e dal Cio, da ritiro dell'accredito), alla richiesta di approfondimento sulla natura della positività. L'ipotesi che nessuno azzarda, ma che appare sottintesa è che gli esperti vogliano cercare di capire se ci sia o meno la possibilità che la molecola individuata (un anabolizzante di uso zootecnico) sia prodotta la fisico umano e di una donna in particolare.
La ragazza, in un primo momento avrebbe attribuito la positività ad un integratore contaminato. E ciò non aiuta a chiarire meglio la situazione. Infatti, un conto è attribuire la positività ad un integratore e seguire la pista dell'assunzione inconsapevole (tutta da dimostrare, del resto); e di solito, non si chiedono le controanalisi, come già successe con il caso di Marta Bastianelli per l'integratore-dimagrante acquistato in una farmacia di Lariano. Un conto è sostenere la produzione endogena di tale sostanza, la cui molecola è simile a quella del testosterone, ma la cui produzione da parte del fisico umano è tutta da dimostrare. Fosse davvero questa la spiegazione della positività, non sarebbe difficile trovare tracce anche in controlli antidoping precedenti. Forse anche per questo l'Uci ha chiesto di approfondire. Ma, a quanto risulta al momento, sembra sia la prima volta che tale sostanza sia stata individuata nei test della Cucinotta.

10 gennaio - L'AZZURRA CUCINOTTA POSITIVA PER UN ANABOLIZZANTE

CALI - Ancora doping nel ciclismo. Annalisa Cucinotta, 23enne di Latisana (UD), azzurra della pista e grande promessa del ciclismo femminile, (15 vittorie in tutto nel ciclismo maggiore) è risultata positiva ad un controllo antidoping effettuato dopo la gara di Coppa del Mondo (specialità dello scratch), da lei stessa vinta a Cali (Colombia). Il laboratorio di Las Vegas ha rilevato nei suoi campioni di urina la presenza di un anabolizzante, il boldenone, che è usato esclusivamente in campo veterinario. L'azzurra, rimasta sorpresa e choccata dalla positività, che non sa spiegare, ha chiesto di assistere alle controanalisi. Rischia due anni di sospensione. Solo giovedì scorso aveva fatto il giuramento fra le guardie del Corpo Forestale. Il suo nome si aggiunge a quello di numerosi altri atleti di formazioni militari in vari sport, che hanno avuto problemi con l'antidoping. Dal maratoneta Di Cecco, all'astista azzurro Gibilisco, allo schermidore Baldini, alla iridata di Stoccarda 2007, Marta Bastianelli. E proprio dalle fila dei "militari" da tempo arrivano i risultati e le medaglie più prestigiose. Basti pensare che il 77% di quelle conquistate a Pechino vengono proprio da questa categoria, di cui fa poi gran vanto la dirigenza nazionale, Coni e presidente Petrucci in testa. Un problema tutto da indagare.

8 gennaio - "IL CONI VIOLA LA LEGGE BIAGI", SOTTO ACCUSA LA CONI SERVIZI SPA DI PETRUCCI E PAGNOZZI

ROMA - Quaranta presidenti federali sotto inchiesta da parte dei Carabinieri per la tutela del lavoro; la stessa Coni Servizi spa, il braccio amministrativo-gestionale del Coni ai cui vertici figurano il presidente Petrucci e il segretario Pagnozzi , accusata di fare indebitamente le veci di un’agenzia interinale e di "somministrare" lavoro illecitamente. Cioè di far lavorare in termini fuorilegge i propri dipendenti. Un reato che prevede un versante penale sul quale sta ancora indagando la Benemerita e un versante amministrativo per il quale si potrebbe profilare una mega multa che le federazioni dovrebbero pagare sottraendo denaro prezioso all’attività. Si parla di milioni di euro.

Esplode il caso dei dipendenti dell’Ente del Foro Italico, una vicenda che covava sotto la cenere dalla primavera scorsa. Una storia complessa e delicata (riguarda 800 lavoratori) che nasce dalla complicata, criticatissima duplice gestione dello sport nostrano (Coni e Coni Servizi Spa, due organismi, ma in cima gli stessi dirigenti). Scopo proposto da Tremonti nel 2002: risanare gli strapazzatissimi i conti dell’ente. Come? Innanzitutto "tagliando" sul personale. Dai 3.000 dipendenti, fra uno scivolo d’oro, un prepensionamento d’argento (salvo poi richiamare il dirigente pensionato con lauta "consulenza") e un trasferimento ad altro ente statale ("dov’è il risparmio?", si chiede il sindacato Ugl) si arriva ai 1.000 dichiarati dal presidente Petrucci. Ma, secondo il comitato "5 febbraio" che contesta a pieno la linea dei dirigenti del Foro Italico, sarebbero almeno 1.600. "Le bugie di Petrucci", recita un volantino fatto circolare in questi giorni.

La diatriba ha portato nell’aprile scorso ad un referendum nel quale il personale Coni ha bocciato un’intesa contrattuale sottoscritta da tutti i sindacati, meno uno: l’Ugl, appunto. Nel giugno scorso, una lettera anonima (questa la versione del comitato "5 febbraio") porta ad un vero e proprio blitz dei Carabinieri della tutela del lavoro presso tutte le federazioni. Il risultato è choccante. «Dopo una visita ispettiva alla federazione italiana pesca – così il verbale dei Carabineri - si accertava che in detta federazione erano impiegati propri dipendenti nonché lavoratori in forza alla società Coni Servizi Spa i quali svolgono la propria attività nell’interesse e sotto la direzione e il controllo dell’utilizzatore. In questo modo la Società Coni Servizi Spa si interpone tra l’utilizzatore e ed il lavoratore (...) Inoltre dall’ulteriore accesso del 24 giugno, dalla documentazione acquisita e dal colloquio avuto con il direttore delle risorse umane dott. Nicola Schiavone si è accertato che l’attività di illecita somministrazione svolta dalla Spa in favore della Federpesca si verifica analogamente per le altre 39 Federazioni». Per questo ecco la "prescrizione" per «l’immediata cessazione della somministrazione di manodopera nei termini sopra descritti».

In altri termini, nelle federazioni ci sono lavoratori "distaccati" dalla Coni Spa. Mai Carabinieri appurano che di "distacco" non si tratta, bensì di altra tipologia di lavoro. Essendo enti di diritto privato, le federazioni non potrebbero usufruire del lavoro di dipendenti pubblici. Il Coni, allora, spinge perché tutti i dipendenti passino sotto le dirette dipendenze delle federazioni. E in questi mesi le pressioni, al limite del mobbing, secondo alcune testimonianze, si sono sprecate. Sono in molti a temere di cadere nella più pericolosa delle precarietà. Infatti per legge le federazioni con meno di 15 dipendenti potrebbero licenziare e riassumere a piacimento. Favorendo una gestione da parte dei presidenti federali ancora più personalistica di quanto non sia oggi che amministrano "ad libitum" da privati soldi che sono nella maggior parte dei casi pubblici . E, come conseguenza secondaria, ma non trascurabile, ecco la possibilità di "condizionare" il consenso tramite l’erogazione dei fondi Coni con i quali le federazioni, sopratutto quelle piccole, sopravvivono. Il flusso di denaro condiziona, è ovvio. E l'attuale sistema di fatto diventa uno degli elementi che porta lo sport italiano ad essere uno degli organismi più "ingessati" del Bel Paese. Basti considerare le recenti elezioni per il rinnovo delle cariche federali, dove solo in 7 federazioni su 45 c’era l’ipotesi di una alternativa al candidato unico e dove le riconferme, alcune delle quali per il 5° mandato (il che significa che alla fine saranno 20 anni sulla stessa poltrona: un "volontarismo" ben oleato, assai atipico...), sono state più del 90%. Sull'altro piatto della bilancia c'è la crescita zero: in cultura e pratica sportiva, come dicono le ultime statistiche che parlano di un'Italia violenta negli stadi e sempre più sedentaria. Vale a dire: 450 milioni di euro (nella finanziaria) a stagione spesi solo per le medaglie che vengono, però, al 77% dai corpi militari; i quali, a loro volta ben poco hanno a che vedere con Coni e Coni Spa, se non per via delle poche briciole di contributo che ricevono.  

Oltretutto il passaggio alle federazioni non rappresenterebbe affatto un risparmio per l’ente, dal momento che comunque i dipendenti sarebbero pagati dalle federazioni con i soldi dei contributi del Coni. Inoltre, in tempi di "ristrettezze" occupazionali, non sono mancate le assunzioni. Da una parte si allontana la gente, magari di esperienza, dall'altra si assume. Ma, così vanno i casi della vita, a condizione che si tratti di qualcuno con "santi" in Paradiso. Non sono infrequenti, denuncia il sindacato, scambi del tipo: tu mi assumi il figlio nella tua azienda, io assumo tuo figlio nell'ente, magari nell'ufficio legale. Chiaro che almeno deve essere avvocato. Un minimo di decenza, vivaddio!

I Carabineri intanto contestano alla Coni Spa la violazione della legge 276/2003 (legge Biagi), articoli 20 e 21, e articoli 29 e 30 come riporta il documento in cui si "prescrive" cioè si intima ai presidenti federali di sospendere immediatamente la somministrazione illegale di lavoro. Ad ottemperare finora sembra siano state solo tre federazioni.  Insomma, sotto accusa è il doppio binario cui ha condotto la riforma Tremonti del 2003 con la creazione della Coni Servizi Spa. Cioè un sistema di gestione che poco ha prodotto in questi anni se non un inutile (e costoso, come segnala la Corte dei Conti) doppione dell’ente maggiore.

Cosa succederà, adesso? Se i giudici daranno ragione all’inchiesta dei Carabinieri, la Coni Servizi rischia di saltare. Obbiettivo non lontano dalle mire di qualche politico. In caso contrario ai lavoratori non resterà che accettare la situazione e la relativa precarietà.

Al Coni preferiscono non scendere in particolari. "I nostri avvocati ci dicono che possiamo stare tranquilli. Di tutto quello che abbiamo fatto o deciso sono stati messi al corrente i ministeri vigilanti". Un messaggio chiaro; una chiamata a co-responsabilità che la dice lunga sulle strategie comportamentali dei dirigenti del Foro Italico. Ma, nonostante l'ostentata sicurezza,  la preoccupazione è palpabile. Nel pomeriggio, saputa la notizia di un'inchiesta su questo argomento da parte di "Repubblica", non sono mancate le telefonate per appurare come e cosa stesse venendo alla luce. Da sempre quella della "comunicazione con i media" è stata la prima preoccupazione a Palazzo H.

8 gennaio - A CIPRO MEZZA SQUADRA DI CALCIO  POSITIVA AGLI STEROIDI

NICOSIA - Cinque giocatori, altrettanti membri dello staff tecnico e un dirigente dell'Apop Kyranis, club cipriota di prima divisione, sono sotto inchiesta per distribuzione e assunzione di steroidi. Gli indagati, tra cui cinque giocatori e il tecnico, rischiano tutti una squalifica di quattro anni. Nel gruppo figurano anche due vice allenatori e due fisioterapisti. I giocatori sono il cipriota Angelos Efthymiou, il greco Yiannis Sfakianakis, l'ucraino Dmytro Mykhailenko, il francese Samir Bengeloun e il portoghese Bernardo Vasconcelos. L'Apop Kyniras, squadra della cittadina occidentale di Payia, è attualmente sesto in classifica. I giocatori indagati sono risultati positivi a steroidi lo scorso novembre. La positività di gruppo ha portato gli organi federali a indagare sulla diffusione di sostanze dopanti all'interno della squadra.

5 gennaio - BASSO E BARTOLI DA IVANO FANINI

LUCCA - Insieme da Ivano Fanini. Ivan Basso e Michele Bartoli sono passati durante uno dei loro allenamenti in bici nel lucchese (Basso è ospite per le feste di Bartoli: le mogli sono amiche da anni) dagli uffici della sede di Amore & Vita – McDonald’s.
“E’ stato un incontro inaspettato che mi ha fatto un immenso piacere - dice Ivano Fanini - con Michele - che è nato nelle mie squadre e per i primi dieci anni di carriera è stato un mio corridore - ho sempre avuto un bellissimo e profondo rapporto di affetto e stima reciproca, ci vediamo spesso e capita che si fermi a salutarmi e fare due chiacchiere, quindi la sua visita non mi ha stupito. Mentre quella di Ivan Basso – soprattutto dopo i miei attacchi – non me l’aspettavo proprio. Sono rimasto sorpreso da questo gesto e allo stesso tempo molto contento e soddisfatto dalla chiacchierata che abbiamo fatto. Sarebbe stato sicuramente più facile per lui comportarsi come hanno fatto tanti altri atleti che a causa dei loro stessi errori hanno subìto le mie critiche. Invece no. Ivan sa che io non parlo a sproposito e quando l’ho attaccato era soltanto per il bene del ciclismo, me lo ha confermato personalmente aggiungendo che ha sbagliato una volta e adesso è tornato per non farlo più. Questo dimostra la sua grande maturità. Io gli credo ed è anche per questo che ci tengo a rendere pubblico questo nostro incontro. Come ho detto a lui personalmente, lo stimo tantissimo, sia come uomo che come sportivo ed a prescindere da questa visita ho sempre pensato che lui sia uno degli atleti più forti (se non il più forte) al mondo per le corse a tappe e sono sicuro che potrà tornare a vincere pulito. Ha tutte le carte in regola e le potenzialità per farlo, dal fisico, al carisma, alla determinazione. Ha scontato la squalifica e capito cosa significa toccare il fondo. Quindi, sono certo che non commetterà più errori, anzi, tornerà sicuramente ai vertici e stavolta conto che farà moltissimo per la guerra al doping. Inoltre mi ha detto che divide la camera con il finlandese Kjell Carlstrom, scoperto da mio figlio nel 2000 e passato professionista nel mio team e poi alla Liquigas. Posso dire sinceramente che Carlstrom è senza ombra di dubbio uno degli atleti più seri e disciplinati che abbia mai avuto, ed è sicuramente uno dei pochi corridori che abbia sempre corso veramente pulito. Sarei pronto a metterci la mano sul fuoco. Mi fa piacere che Basso abbia scelto un mio ex corridore come compagno di camera, pertanto, gli consiglio di tenerselo stretto, perché Carlstrom potrebbe essere, oltre ad un grande esempio, una pedina fondamentale in prospettiva Giro d’Italia”.
Oltre al chiarimento con Basso, c’è un altro aneddoto curioso che riguarda Michele Bartoli e che Fanini non perde l’occasione di raccontare. “Quattro anni fa, quando Michele decise di smettere di correre, facemmo una scommessa (di una cena con una ventina di amici nel miglior ristorante della Toscana). Io gli dissi che avrebbe ricominciato a correre ma lui ed il presidente del suo fan club sostenevano il contrario, addirittura mi sollecitavano di pagare la scommessa che (secondo loro) avevo perso. Ebbene, conoscendolo, ero sicuro che sarebbe tornato, quindi ho temporeggiato, rimandato, consapevole che la scommessa l’avrei vinta io. E ora ne ho conferma ufficiale. Tornerà a correre e anche questa mattina ha ribadito la sua decisione, spiegandomi di aver già diverse proposte da valutare. Se volessi potrei ingaggiarlo anche io, lui mi ha detto che sarebbe contento di ritornare alle corse proprio nel team presieduto dalla persona lo mise per primo in bici. Tuttavia un team Continental come il mio non sarebbe adatto a lui. Gli ho consigliato di accasarsi ad un team che possa garantirgli almeno la partecipazioni alle classiche del nord, dove sicuramente lui può essere ancora grande protagonista. Non mi resta quindi che ricordargli della scommessa che ho vinto e soprattutto augurargli in bocca al lupo con la certezza che presto il ‘Guerriero’ tornerà a combattere”.

4 gennaio - IL SUICIDIO DI GELFI: PER FANINI, E' ALLARME DEPRESSIONE

LUCCA - Una morte inspiegabile, il suicidio di Luca Gelfi, perchè il corridore era lontano davvero le  mille miglia dal prototipo dell'ex travolto dai problemi del quotidiano. E men che meno - a quanto risulta - alle prese con problemi di comportamento (leggi uso e abuso di cocaina), sempre più diffusi nel mondo del ciclismo e dello sport in generale. Ma Ivano Fanini, patron di Amore & Vita McDonald's, da anni sul fronte di una determinatissima lotta al doping, coglie ugualmente l'occasione per lanciare l'ennesimo allarme. "Sono vicino alla moglie e al figlio di Gelfi, corridore che ho stimato fin da quando era dilettante - dice in un'intervista all'agenzia Ansa - purtroppo con lui la lista dei morti nel ciclismo si allunga. Altri ex corridori nel bergamasco, hanno problemi di droga o depressione e possono 'saltare' da un giorno all' altro. Non sono d'accordo con il ct Franco Ballerini. Per lui questa morte non va associato al ciclismo, invece io credo che tutto parta da lì: il cuore si può fermare a tutti, tutti possiamo andare in depressione, ma se questi casi aumentano nel mondo delle due ruote, forse qualcosa vorrà dire". Per Fanini un aiuto potrebbe venire dalle vedove e dalle ex fidanzate dei ciclisti morti: "Se parlassero potrebbero raccontare tante cose che finirebbero per aiutare il ciclismo. Non sarà il caso di Gelfi, ma troppo spesso su queste morti non viene fatta piena chiarezza. E ricordo che ci sono decine e decine di decessi tra ex dilettanti divenuti cicloamatori in una fascia di età compresa tra i 35 e i 55 anni di cui nessuno parla e su cui invece bisognerebbe indagare".

3 gennaio - LUTTO NEL CICLISMO: SUICIDA LUCA GELFI

Si è tolto la vita nel suo negozio di biciclette a Torre de' Roveri Luca Gelfi. Ancora un ciclista che allunga la lista infinita dei tragici decessi. Il 42enne bergamasco, professionista dal 1988 al 1998 (due vittorie al Giro d'Italia 1990, quello di Gianni Bugno) era rimasto nel mondo delle due ruote come tecnico del Team F.lli Giorgi. Negli ultimi tempi era caduto in un forte stato depressivo, alla base, sembra dell’insano gesto. Una tragica fine che è toccata in passato ad atleti del calibro di Luis Ocana, il “corridore triste” che ha messo fine ai suoi giorni con un colpo di pistola nel 1994. E di recente a tanti, troppi protagonisti di prima fila nel mondo del ciclismo: dallo spagnolo Jimenez detto El Chava nel dicembre del 2003; a Marco Pantani, 'suicidatosi' nel febbraio del 2004 con la cocaina in uno squallido residence di Rimini; a Valentino Fois, nel marzo scorso, quando sembrava uscire dal lungo periodo di depressione approdando al team Amore & Vita di Ivano Fanini prima di perdere la vita. Gelfi lascia la moglie ed un figlio piccolo.
Gelfi è stato un buon professionista. Aveva gareggiato con la Del Tongo, l’MG, l’Eldor, la Mapei, la Brescialat e la Ros Mary. Una carriera da eccellente “spalla” con alcuni guizzi di tutto rispetto, come il secondo posto nella Milano-Sanremo del 1993, alle spalle di Fondriest e davanti a Sciandri. Legato al ciclismo, non se ne era distaccato neppure a carriera agonistica conclusa, passando subito sull’ammiraglia di uno dei team giovanili più quotati d’Italia, quello dei Fratelli Giorgi e sembra proprio che poco prima di morire l’ultima telefonata sia stata proprio per l’amico Carlo Giorgi, attualmente in Romania.
Un unico fil rouge dietro questa lunga scia di morte, dunque: la depressione, la tristezza, lo sconforto. E una lunga scia di morti. Dello spagnolo Jimenez suicidatosi a 32 anni si diceva che aveva interpretato il ciclismo come avrebbe potuto farlo un artista vero o un poeta. Lo ha perduto un’ultima debolezza proprio nella clinica dove era stato ricoverato.
Pantani è stato il corridore che ha più entusiasmato i tifosi con le sue vittorie al Giro e al Tour del 1998. Anche lui protagonista di una vita sregolata e trasgressiva ben prima che, nel 1999, fosse fermato a Madonna di Campiglio per valori ematici fuori dalla norma. Fois, uno dei più promettenti talenti del ciclismo nostrano, aveva confessato di essere finito nel baratro della depressione e della coca pochi mesi prima di morire. Difficile fare nessi e paragoni: Luca sembrava in tutto e per tutto uno "normale". Difficile soprattutto capire fino in fondo le cause. Forse ha ragione il presidente della Federciclismo Di Rocco quando dice esternando il suo dolore per la scomparsa che: «Bisogna capire di più».
E forse ha ragione l’ex recordman dell’ora Francesco Moser. «Quando smetti di gareggiare ci puo' essere anche un trauma se non si e' capaci di trovare una nuova giusta collocazione (anche se questa non sembra proprio la spiegazione adatta per Luca, che aveva trovato una “sua” nuova vita anche giù dal sellino, n.d.r.). Ci possono essere problemi e motivazioni diverse. Cambiare dopo lo sport non è facile. Ma non credo che sia un problema che riguarda in particolare il ciclismo, mi sembra piu' un malessere trasversale a tutta la società». Già. Difficile mettere i piedi a terra quando si è abituati a vivere a mille all’ora, quando si è al centro di mille attenzioni, quando – talvolta grazie all’aiuto della chimica – si vive fuori dalla realtà, nell’empireo degli onnipotenti, con il fisico “pompato” da allenamento e altro che ti fa sentire un semi dio. Il risveglio è duro. Spesso tragico, dice la cronaca.
Ma Luca non sembrava proprio appartenere a quella categoria. Diverso, tranne che nella voglia di vivere e di reagire. Quella voglia che tutti questi sfortunati protagonisti sembrano aver smarrito sulle lunghe, estenuanti salite della vita.

1 gennaio - ATLETICA: TRE ATLETE BULGARE SQUALIFICATE PER 2 ANNI

SOFIA - C'è anche Tezdjan Naimova, ex campionessa del mondo juniores di 100 e 200, tra le tre atlete bulgare squalificate due anni per doping. Lo ha annunciato il presidente della federazione locale, Dobromir Karamarinov: Naimova, 21 annni, che aveva vinto l'oro nelle due misure dello sprint ai mondiali di categoria a Pechino nel 2006, è stata sanzionata per aver manipolato i campioni di urina durante un test antidoping. La sua sospensione è fino al 30 settembre 2010. Le altre due atlete meno conosciute, Vania Netova e Raia Stoinova, sono state squalificate sempre per due anni per essere state trovate positive al metenolone (steroide anabolizzante) durante la Coppa Europa a Istanbul e ai Giochi balcanici in Grecia. Poco prima del via dei Giochi di Pechino, la federazione bulgara aveva sospeso un'altra atleta, la specialista dei 1500 metri, Daniela Yordanova.