NEWS & DOPING MARZO 2009

31 marzo - NASCE L'ASSOCIAZIONE A DIFESA DEI "CONSUMATORI" DI SPORT

31 marzo - ARRESTATO L'EX MANAGER DI KOHL: ACCUSATO DI FORNIRE SOSTANZE DOPANTI

31 marzo - VOLANDRI E LA SQUALIFICA REVOCATA: "QUALCUNO DOVRA' PAGARE"

25 marzo - ARMSTRONG: "AL GIRO CI SARO'"

25 marzo - I NAS SGOMINANO UN TRAFFICO DI ANABOLIZZANTI DA UN MLN DI EURO L'ANNO

24 marzo - FIFA E UEFA CONTRO I CONTROLLI ANTIDOPING A SORPRESA. DI COSA HANNO PAURA?

24 marzo - QUATTRO DEFERIMENTI DELLA PROCURA CONI (DUE SONO CICLISTI)
24 marzo - REVOCATA LA CUSTODIA CAUTELARE PER DA ROS

24 marzo - ORA ANCHE IL BASEBALL USA PICCHIA DURO CONTRO IL DOPING; FERMATO PER 50 GARE IL LANCIATORE DEI GIANTS POSITIVO AI TEST

24 marzo - ARRESTATO MAYER EX ALLENATORE DELLA NAZIONALE AUSTRIACA DI SCI DI FONDO

23 marzo - CASTILLA Y LEON: ARMSTRONG CADE E DEVE ABBANDONARE

20 marzo - LA FIFA PRENDE POSIZIONE: "CONTROLLI A SORPRESA SOLO NEI CENTRI DI ALLENAMENTO DELLE SQUADRE"

19 marzo - CASO FACCI: RARI NANTES E IL RANISTA PRECISANO

18 marzo - IL GIRO PRIMA DEL GIRO: L'ISTITUTO MEDICINA DELLO SPORT DI FIRENZE SEGUIRA' L'AMORE & VITA: FANINI: IN ARRIVO NUOVI POTENTI PRODOTTI DOPANTI

18 marzo - FACCI ALLA "GAZZETTA": "MI HANNO PROPOSTO DUE VOLTE IL DOPING, MA HO SEMPRE RIFIUTATO"
18 marzo - TEST IN FRANCIA: STEROIDI NEI CAPELLI DI CALCIATORI E RUGBISTI
18 marzo - IL TAS SOSPENDE LA SQUALIFICA DI MANNINI  E POSSANZINI

13 marzo - LA LIQUIGAS ANNUNCIA: "CI COSTITUIREMO PARTE CIVILE CONTRO DA ROS"

11 marzo - MEGA BLITZ ANTIDOPING DEI NAS: NELLE RETE ANCHE DA ROS, AZZURRO UNDER 23 E PROFESSIONISTA DELLA LIQUIGAS

10 marzo - IL SOGNO DI AMORE & VITA: "VOGLIAMO CORRERE DAVANTI AL GIRO PER LANCIARE UN MESSAGGIO CONTRO IL DOPING"
8 marzo - ULLRICH, IO DOPATO? RISPOSTA NON E' COSI' SEMPLICE
6 marzo - SCHUMACHER SANZIONATO (2 ANNI) ANCHE DALL'UCI
6 marzo - COFIDIS, BOYGUES TELECOM, CAISSE D'EPARGNE, QUICK STEP, LOTTO IN RITARDO CON IL PASSAPORTO BIOLOGICO

6 marzo - OPERACION PUERTO, LA DIFESA DI VALVERDE: "IL CONI NON PUO' GIUDICARE"

4 febbraio - ECCO IL NUOVO GIRO DILETTANTI: UN RITORNO AL PASSATO PER DARE UN FUTURO

3 marzo - LA CONFESSIONE DI CHAMBERS: 300 COCKTAIL DOPANTI E NESSUNA POSITIVITA'

31 marzo - NASCE L'ASSOCIAZIONE A DIFESA DEI "CONSUMATORI" DI SPORT
 

ROMA - "Secondo le ultime rilevazioni dell'Istat sono oltre 17 milioni, ovvero più del 30% della popolazione, gli italiani che a vario livello praticano sport. Di questi, quasi 12 milioni si dedicano a un'attività sportiva in modo continuativo, mentre 5 milioni e mezzo di persone lo fanno in modo saltuario. Circa un terzo degli italiani frequenta, con maggiore o minore regolarità, impianti e attrezzature sportive. Ed è per tutelare gli interessi di tutti coloro che usufruiscono di impianti sportivi, fanno parte di società o associazioni che a vario titolo si occupano di promuovere l'attività fisica che nasce l'Associazione difesa consumatori sportivi (ADCS), la prima in Italia ad occuparsi di questo particolare settore". Così in una nota l'Associazione difesa consumatori sportivi. "L'associazione - prosegue il comunicato - è stata presentata questa mattina nell'ambito di SportLab, la otto giorni di incontri dedicati allo sport organizzata dall'ASI - Alleanza Sportiva Italiana, nel corso di una conferenza alla quale hanno partecipato, insieme alla Presidente di Adcs, Antonella Bellucci, il Presidente dell'Asi, Claudio Barbaro, Membro della commissione Cultura della Camera dei Deputati Francesco Bevilacqua, Membro della Commissione Cultura del Senato della Repubblica, l'Europarlamentare Roberta Angelilli e Alessandro Cochi, Consigliere Delegato allo Sport del Comune di Roma. Adcs è un'associazione senza scopo di lucro, con l'obiettivo di tutelare i diritti e gli interessi dei consumatori e degli utenti del mondo sportivo". "L'associazione si occupa del complesso mondo dei consumatori sportivi a 360 gradi, da chi pratica le diverse discipline a chi ne fruisce come spettatore - dichiara Claudio Barbaro, presidente di Asi - L'associazione nasce con la volontà di diventare un punto di riferimento autorevole per atleti, amatori, spettatori e acquirenti di materiale sportivo su tutto il territorio nazionale".

"Finalità principali dell'associazione - si legge ancora nella nota - sono la tutela del diritto alla salute, per arginare la diffusione in ambito sportivo di fenomeni quali il doping e l'abuso di farmaci, la difesa del diritto alla sicurezza e alla qualità degli impianti, dei prodotti e dei servizi sportivi. Gli utenti e consumatori sportivi ai quali ADCS si rivolge non sono solamente le persone che praticano attività sportive, ma anche coloro che, da semplici acquirenti, comprano materiale ginnico o sportivo e i tifosi, in particolare riguardo il rapporto tra il costo del biglietto ed i servizi ottenuti. L'associazione può inoltre contare su un team di medici specialisti, dal medico sportivo, al pediatra, al neurologo per garantire ai propri iscritti assistenza per tutte le problematiche collegate all'attività sportiva. Inoltre l'Adcs fornirà assistenza legale ai propri iscritti attraverso una struttura dedicata, a livello giudiziale ed extragiudiziale agli associati. Uno strumento utile a garantire i diritti fondamentali dei consumatori come la necessità di informazioni corrette e chiare sugli impianti sportivi, sulle palestre e sulla vendita di accessori e attrezzature. Particolare attenzione sarà rivolta ai servizi offerti agli utenti diversamente abili". "Stiamo avviando diversi progetti - spiega la Presidente dell'Associazione Antonella Bellucci - dedicati allo sport inteso come passione e sfida per abbattere qualsiasi barriera. Lo sport è prima di tutto una forma di espressione e come tale è importante garantire a tutti l'accessibilità e la fruibilità di strutture e impianti". "La struttura dell'associazione - prosegue la nota - sarà presente su tutto il territorio nazionale con una rete capillare di sportelli grazie ai quali fornire ai consumatori una corretta informazione riguardo i loro diritti, le leggi vigenti in materia di promozione dell'attività sportiva e le azioni da adottare in caso di controversie. Partirà a breve un progetto dell'Associazione in collaborazione con il IV Municipio del Comune di Roma per l'organizzazione di un torneo di pallastrada, lo sport protagonista de 'La compagnia dei celestini' di Stefano Benni, che coinvolgerà diverse comunità e case famiglia per persone diversamente abili".

31 marzo - ARRESTATO L'EX MANAGER DI KOHL: ACCUSATO DI FORNIRE SOSTANZE DOPANTI

VIENNA - Stefan Matschiner, ex manager del corridore austriaco Bernard Kohl e oggi al servizio della triathleta Lisa Huetthaler, è stato arrestato al ritorno dagli Stati Uniti con l'accusa di fornire sostanze dopanti agli atleti. A incastrarlo le dichiarazioni della stessa Huetthaler, squalificata per due anni dopo essere risultata positiva all'ormone della crescita, che la scorsa settimana ha rivelato di aver comprato da Matschiner, per oltre 20 mila dollari, delle dosi di Epo. Anche Kohl, terzo all'ultimo Tour de France, è stato sospeso per due anni perché positivo all'Epo di terza generazione. L'Austria così sta cercando di riguadagnare il tempo perduto nella lotta al doping. Consierata per lungo tempo come un'oasi "felice" per via della sua legislazione permissiva in tema di doping, si è dotata di recente di strumenti legali più potenti, che possono arrivare fino all'arresto: "Per possibile inquinamento delle prove", come accaduto per Matscheiner. Già chiamato in causa in vicende legate al doping in occasione dello scandalo degli austriaci del fondo, fuggiti dalle Olimpiadi di Torino 2006 durante un blitz dei Nas, e dell'esclusione del danese Rasmussen dal Tour del France 2007 per essersi sottratto a controlli antidoping, non era mai stato inquisito. A chiamarlo in causa in una intervista al giornale austriaco "Kurier" del 27 marzo, l'ex campionessa d'Europa Under 23 di triathlon, Lisa Hutthaler, squalificata due anni per doping all'eritropoietina. E' stata lei a testimoniare come nella filiera dei "fornitori" ci fosse anche Matschiner. Ora, dopo l'arresto dell'ex manager, anche Kohl sembra intenzionato a vuotare il sacco, dopo aver negato a lungo di voler fornire particolari in merito. L'arresto di Matscheiner arriva dieci giorni dopo le accuse della magistratura austriaca nei confronti di Walter Mayer, al centro dello scandalo di Torino. Anche lui è agli arresti dal 25 marzo. Fra i due ci sarebbe un vecchio legame. Ovviamente Martscheiner, ex atleta corridore di mezzofondo, nega ogni addebito. Ma in una intervista alla tv pubblica  austriaca ORF ha ammesso di aver frequentato Andreas Zoubek, il medico cancerologo accusato dal Lisa Hutthaler di averle fonrito l'epo. L'inchiesta austriaca riguarda almeno 25 persone: "Una rete vera e propria", spiega Michaela Schnell, portavoce dei magistrati austriaci. E non si escludono al momento coinvolgimenti italiani. Il possesso e il traffico di sostanze dopanti, prima sanzionato con una semplice ammenda in Austria possono ora portare fino a 5 anni di prigione.

31 marzo - VOLANDRI E LA SQUALIFICA REVOCATA: "QUALCUNO DOVRA' PAGARE"

PALERMO  - "Sono soddisfatto che sia stata revocata questa squalifica, mi erano stati tolti punti e trofei, mi verranno restituiti". Filippo Volandri, in collegamento telefonico con Sky Sport 24, torna sul provvedimento del Tas che ha accolto il suo ricorso contro la squalifica di tre mesi che gli aveva inflitto la Federtennis internazionale. Il ventisettenne livornese era stato squalificato dall'ITF lo scorso 16 gennaio a causa di un valore anomalo di salbutamolo, sostanza contenuta in un farmaco per curare l'asma (Ventolin). L'ITF aveva accertato che Volandri non aveva avuto l'intento di migliorare le sue prestazioni sportive, ma aveva usato il salbutamolo per scopo curativo (soffre di asma sin da bambino). Nonostante ciò era arrivata la squalifica perchè la concentrazione superava il massimo consentito di 1,000 ng/ml. Il controllo risaliva allo 13 marzo 2008 durante il torneo di Indian Wells. "Questa squalifica è stata una farsa, mi toglieranno solo i punti di Indian Wells, il torneo dove hanno riscontrato questi valori alti - continua Volandri -. Non riesco a spiegarmi la squalifica, se la prendono sempre con gli italiani, hanno voltuo fare vedere di avere il controllo assoluto sul doping, ma è assurdo che mi vengano a contestare l'utilizzo di una sostanza che uso da sette anni. Adesso voglio giustizia, qualcuno dovrà pagare". Volandri vuole lottare ancora, non gli basta la revoca della squalifica. Vuole andare fino in fondo in una vicenda che lo ha ferito profondamente, ma che gli ha permesso di capire che molte persone erano dalla sua parte. "Tanta gente mi è stata vicina in questo periodo - conclude il livornese al telefono con Sky Sport 24 -. Ho capito chi veramente era un amico. Ho avuto il sostegno della mia famiglia, ma anche dei colleghi, mi sono stati tutti molto vicini, anche Nadal, Djokovic, Moya, tutti mi hanno mostrato la loro solidarietà. Sono un atleta pulito non ho mai barato, questa per me era la cosa più importante da dimostrare".

26 marzo - ARMSTRONG OPERATO: FRATTURA PIU' GRAVE DEL PREVISTO: "PER IL GIRO DECIDO FRA UNA SETTIMANA"

AUSTIN - Sarà più impegnativo del previsto il recupero di Lance Armstrong, dopo la caduta nella prima tappa del Giro di Castilla Y Leon e la conseguente frattura alla clavicola destra. Il sette volte vincitore del Tour è stato operato a Austin, in Texas, dove gli è stata ridotta la frattura con l'inserimento di una placca metallica di 10 centimetri che aiuterà la stabilizzazione dell'osso. La frattura è più grave del previsto; è risultata essere in quattro punti e non in due come inizialmente diagnosticato e questo ha complicato l'operazione e allungato i tempi previsti per il recupero. Il chirurgo che l'ha operato, Doug Erenz, ha parlato di "otto-dodici settimane per la completa guarigione" ma non ha escluso un ritorno alle corse in tempi più rapidi se il recupero andrà bene. Decisivi saranno il dolore che avvertirà e le radiografie a cui si dovrà sottoporre. Armstrong, tornato a casa in serata, dovrà osservare una settimana di assoluto riposo prima di riprendere con i primi esercizi aerobici. Per ora l'americano dovrà rispettare una settimana di riposo assoluto; quindi, se tutto procederà nel verso giusto, potrebbe ricominciare un blando allenamento sui rulli. Quanto alla partecipazione o meno al Giro, Lance si mostra più prudente dopo il complesso intervento chirurgico. Una risposta più precisa verrà fra sette giorni.

25 marzo - ARMSTRONG: "AL GIRO CI SARO'"

AUSTIN  - Lance Armstrong si opera ad Austin, in Texas, alla spalla destra fratturata; ma al Giro d'Italia, al via il 9 maggio, ci sarà. Il 37enne corridore dell'Astana, sette volte vincitore del Tour de France, è tornato in patria dove per sottoporsi ad un intervento chirurgico per sanare la frattura della clavicola destra rimediata lunedì nella prima tappa della Vuelta a Castilla y Leon. Rispetto alle previsioni iniziali la clavicola appare rotta in più parti e al corridore sarà applicata una placca per ricomporla. I tempi di recupero, per infortuni di questo tipo, sono stimati in 4-6 settimane e Armstrong conta di tornare in bici dopo 72 ore di assoluto riposo. "Penso che il Giro sia ancora molto fattibile - le parole del texano - Questo è sicuramente un contrattempo, non ci sono dubbi, è il più grosso contrattempo che abbia mai avuto nella mia carriera ed è una nuova esperienza per me". Armstrong, comunque, insiste sul fatto che questo infortunio non rappresenta un ostacolo insormontabile nel suo tentativo di tornare a competere ad alti livelli, anche in ottica Tour. "E' un infortunio molto comune nel ciclismo - sottolinea - Ci sono ragazzi che tornano a correre dopo due settimane e altri dopo due mesi".

25 marzo - I NAS SGOMINANO UN TRAFFICO DI ANABOLIZZANTI DA UN MILIONE DI EURO L'ANNO

BOLOGNA - Ancora i Nas alla ribalta nella lotta al doping e al traffico illecito di sostanze proibite. Con particolare attenzione all'enorme "mercato" delle categorie sportive amatoriali. I militari hanno sgominato un traffico illecito di anabolizzanti tra Emilia-Romagna, Campania e Sardegna dal fatturato di circa un milione di euro all'anno. Le indagini, cominciate un anno fa, hanno portato al sequestro di 2.300 confezioni e quasi 10.000 compresse di sostanze dopanti illegali e all'esecuzione di 17 misure cautelari. Oltre 58 persone sono indagate in stato di libertà, tra cui molti atleti non professionisti che utilizzavano i prodotti grazie all'intermediazione di farmacisti e istruttori di palestre. Il commercio era, infatti, gestito dai titolari di due palestre di Bologna e Forlì, entrambi molto noti alle forze dell'ordine per precedenti specifici. I due avevano messo in piedi un traffico di sostanze dopanti dall'estero insieme al gestore di un negozio di integratori di Pontecagnano, nel salernitano. A trovare e rifornire i clienti ci pensavano non solo bodybuilder, bodyguard e buttafuori del 'giro', ma anche un farmacista di Zola Predosa, nel bolognese, a cui è stata sospesa la licenza, e il proprietario di un negozio di integratori di Bologna che era diventato un punto di riferimento, offrendo ai clienti consigli su prodotti e dosi da utilizzare.
"Grazie e mille! Se alla prossima maratona scendo sotto le tre ore è anche merito tuo".
Ringraziava così il suo fornitore di doping, la scorsa estate, un atleta amatore modenese, un venticinquenne soprannominato 'Rambo'. Con un tempo di tre ore alla Maratona di Roma, la più partecipata in Italia, si arriva attorno al 300/o posto. Secondo l'inchiesta del Nas di Bologna e della Procura di Forlì, tra l'altro, ci sarebbe anche - tra le sostanze richieste dall'amatore - dell'Ardimex, farmaco dopante a base di Anastrozolo, incluso nella categoria degli ormoni petidici.
L'inchiesta che ha portato all'esecuzione di otto ordinanze di custodia in carcere, tra cui il fornitore dell'atleta modenese, ha aperto anche uno spaccato sul doping tra gli amatori. Per quelli coinvolti nell'inchiesta il Gip di Forlì Michele Leoni ha previsto l'obbligo di risiedere nel comune di residenza e di non accedere a luoghi dove si tengono attività sportive. Colpisce, ad esempio, come 'Rambo' contatti assiduamente il fornitore per avere prodotti per migliorare le prestazioni agonistiche. Il fornitore, in contatto con un farmacista per il quale è scattato il divieto di esercitare la professione, ad un certo punto spiega che il prodotto richiesto ha un prezzo elevato: "Mi sembra una follia". Ma l'amatore insiste per averlo dicendo "Prendile. Mi servono assolutamente...".
C'è poi un ciclista amatore imolese di 48 anni: "E' emerso con certezza - scrive il Gip nella 300 pagine dell'ordinanza - che contattava e incontrava Marco Verzelli (al centro del traffico, arrestato ieri per l'ennesima volta, proprietario di una palestra bolognese) per avere sostanze dopanti che migliorassero le sue prestazioni agonistiche di ciclista". E anche in questo caso i prodotti venivano assunti non per vincere ma per arrivare davanti ad un amico.

24 marzo - REVOCATA LA CUSTODIA CAUTELARE PER DA ROS

MILANO - E' tornato libero Gianni Da Ros, il ciclista arrestato nei giorni scorsi nell'ambito di un'operazione dei carabinieri dei Nas di Milano su un traffico di sostanze dopanti e anabolizzanti, che ha portato in carcere oltre a lui altre undici persone tra Lombardia, Piemonte, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Il gip di Milano, Andrea Pellegrino, ha accolto l'istanza di revoca della misura cautelare presentata dal legale della giovane promessa del ciclismo. Da Ros, 23 anni, studente di chimica, era finito in carcere a San Vittore, dopo essere stato arrestato a Padova mentre si trovava in ritiro con la nazionale. Dopo due giorni di carcere era stato messo agli arresti domiciliari. Il legale del ciclista, l'avvocato Maurizio Mazzarella, aveva presentato ricorso al tribunale del riesame, ma è arrivata prima la decisione del gip, con il parere favorevole del pm Gianluca Prisco. "Non ci sono più le esigenze di custodia cautelare - ha spiegato l'avvocato - e il pm ha spiegato che modificherà l'imputazione contestando la cessione di sostanze e non più il commercio". Nell'interrogatorio davanti al gip il ciclista aveva parlato di una "leggerezza", spiegando di essersi limitato a mettere in contatto un amico con una persona che conosceva soltanto di vista.

24 marzo - QUATTRO DEFERIMENTI DELLA PROCURA CONI (DUE SONO CICLISTI)

ROMA - L'Ufficio di Procura Antidoping del Coni ha deferito quattro atleti: si tratta dei ciclisti Davide Coato e Marco Fabbri, di un ginnasta minorenne e del pugile Andrea Pagnoni. In particolare, Davide Coato (tesserato Fci) è stato deferito al Tribunale Nazionale Antidoping del Coni per il riconoscimento della responsabilità in ordine alla violazione dell'art. 2.2. del Codice Wada in relazione ai fatti accertati nel corso delle indagini svolte dalla Procura della Repubblica di Varese, con richiesta di squalifica per due anni ai sensi dell'art. 10.2 del Codice, Wada recepito nelle Norme Sportive Antidoping del Coni-Nado.
L'atleta minorenne E.E. (tesserato FGI) è stato deferito al Tribunale Nazionale Antidoping del Coni per la positività per presenza di Clostebol in occasione del controllo antidoping disposto per la gara 'Campionato Nazionale categoria senior di ginnastica artistica' svoltasi a Mortara il 13 dicembre 2008, con richiesta di squalifica per un anno, per effetto dell' attenuante prevista ai sensi dell'art.10.5.2. del Codice Wada recepito nelle Norme Sportive Antidoping del Coni-Nado.
La Procura antidoping ha poi deferito l'atleta Andrea Pagnoni (tesserato Fpi) al competente organismo giudicante della Federazione Pugilistica Italiana per il riconoscimento della responsabilità in ordine alla violazione dell'art. 2.3. del Codice Wada, per mancata presentazione al controllo antidoping disposto dalla Commissione Ministeriale ex lege 376/2000, con richiesta di squalifica per due anni ai sensi del combinato disposto degli artt. 10.2 e 10.4.1 del Codice Wada recepito nelle Norme Sportive Antidoping del Coni-Nado.
Infine è stato deferito l'atleta Marco Fabbri (tesserato Fci) al competente organismo giudicante della Federazione Ciclistica Italiana per il riconoscimento della responsabilità in ordine alla violazione dell'art. 2.3. del Codice Wada, per mancata presentazione al controllo antidoping disposto dalla Commissione Ministeriale ex lege 376/2000 con richiesta di squalifica per due anni ai sensi del combinato disposto degli artt. 10.2 e 10.4.1 del Codice Wada recepito nelle Norme Sportive Antidoping del Coni-Nado.

24 marzo - FIFA E UEFA CONTRO I CONTROLLI ANTIDOPING A SORPRESA. DI COSA HANNO PAURA?

ROMA - Il pressing è continuo e concorde, adesso. Fifa e Uefa non vogliono che i calciatori siano controllati a sorpresa come tutti gli altri atleti del mondo. Si oppongono, in particolare, alla norma sulla reperibilità degli atleti il cosiddetto "whereabouts" e in un comunicato congiunto rifiutano la posizione della Wada e, più nello specifico, sul luogo effettivo di reperibilità degli atleti negli sport di squadra. "Fifa e Uefa vogliono sottolineare le differenze fondamentali tra un atleta individuale, che si allena da solo, e l'atleta di uno sport di squadra, che è presente allo stadio sei giorni su sette, e perciò facilmente reperibile", si legge nel comunicato. "Fifa e Uefa si oppongono quindi alla regola 'whereabouts' individuale e vogliono vederla sostituita con una regola di reperibilità collettiva, nell'ambito della squadra o delle infrastrutture dello stadio".
Il comunicato segue il meeting con le federazioni degli sport di squadra tenutosi a Vienna l'8 dicembre dello scorso anno, la decisione unanime da parte del Comitato esecutivo Fifa del 19 marzo a Zurigo e quella, sempre unanime, del Comitato esecutivo Uefa nella 'due giorni' di Copenhagen che si chiude oggi. "Ciononostante, Fifa e Uefa approvano, come eccezione, l'obbligo di comunicazione dei propri spostamenti per i calciatori che stanno già scontando una squalifica o che sono infortunati, in quanto non considerabili parte integrate dell'attività standard di una squadra", prosegue la nota. "Fifa e Uefa, inoltre, non accettano che i controlli vengano effettuati nei brevi periodi di vacanza di cui godono i calciatori, perchè invaderebbero in questo modo la loro sfera privata".
Un atteggiamento incomprensibile in tempi in cui i fatti di doping si allargano sempre più e minano alla base la credibilità di molti sport. Il calcio, dicono Fifa e Uefa fa 30.000 controlli. Ma si tratta, come è facile intuire, di controlli autoreferenti. E ' lo sport che controlla se stesso, cioè controllato e controllore fanno parte della stressa organizzazione, un assurdo giuridico al limite del conflitto di interessi. Con una credibilità che lascia il tempo che trova. Controllare un portiere (teoricamente "soggetto" meno a rischio doping) 13 volte e magari un centrocampista di fatica mai: questo è il risultato del meccanismo autoreferente messo in piedi fin qui dal calcio.
Inoltre, dagli ormai lontani casi-nandrolone (13 positività scoperte non appena il laboratorio di Roma prese in mano con serietà i controlli, dopo la sospensione del Cio proprio per i test irregolari nel calcio), non c'è più quasi un caso di positività agli anabolizzanti nel calcio. Spariti. Come se non servissero più. Come se per giocare tre partite alla settimana agli asfissianti ritmi odierni, non servisse più la forza, l'accelerazione, la potenza, e sopratutto il recupero dei tempi del nandrolone. Come mai? Secondo fonti attendibili, il calcio effettua una vera e propria elusione del sistema di controllo antidoping. Come? Semplicemente concordando test preventivi con laboratori privati. Così si possono tenere i valori emato-metabolici degli atleti vicini ai limiti, senza incorrere in spiacevoli sorprese. In caso di malaugurato "sforamento" il calciatore non viene schierato. Insomma, una sorta di doping abilmente mascherato. E' forse per questo che il calcio non vuole i test a sorpresa? Fifa e Uefa ricordano inoltre che: "Sia a livello politico che giuridico, l'intrusione nella sfera privata della vita di un'atleta rappresenta una violazione di uno degli elementi fondamentali della libertà individuale e che come tale può essere perseguibile". Osservazione giusta di fondo, ma che mescola due piani che sono nettamente divisi per unanime riconoscimento: quello giuridico vero e proprio e quello del regolamento sportivo. Per essere agile e applicabile nell'immediato il regolamento sportivo non tiene conto di tanti pur legittimi diritti. Tant'è che, per esempio, in caso di doping l'onere della prova è invertito, non è l'accusa che deve dimostrare l'avvenuta violazione, ma è l'accusato che deve dimostrare di non averla commessa. Un principio che giuridicamente rappresenta un'aberrazione. Ma è comunque accettato nelle norme sportive, proprio per la loro particolare natura. In altri termini: lo status dell'atleta che sottoscrive i regolamenti sportivi è diverso da quello del cittadino comune. Se vogliamo una situazione giuridicamente criticabile, ma comunque accettata. Un tema delicato su cui si può discutere. Ma non dopo aver sottoscritto un documento comune. Fifa e Uefa hanno firmato senza riserve il Codice Wada prima delle Olimpiadi di Pechino. Se avevano qualche osservazione da fare avrebbero dovuto esprimere allora le loro riserve. Ma allora c'era di mezzo la insostituibile vetrina olimpica con i suoi miliardi di spettatori e relativa audience.  E hanno taciuto. "Cicero pro domo sua".

24 marzo - ORA ANCHE IL BASEBALL USA PICCHIA DURO CONTRO IL DOPING; FERMATO PER 50 GARE IL LANCIATORE DEI GIANTS POSITIVO AI TEST

ROMA - Il lanciatore dei San Francisco Giants Kelvin Pichardo e' stato sospeso per 50 giornate in seguito alla positivita' ad un controllo antidoping. Lo ha reso noto la Mlb. Il 23enne della Repubblica Dominicana dovra' ora sottoporsi al programma di riabilitazione della Lega. Pichardo, che scontera' la squalifica a partire dall'avvio della 'regular season' del 2009, non ha ancora esordito in prima squadra, ed attualmente giocava in un torneo minore, nel Triple-A Fresno.

24 marzo - ARRESTATO MAYER EX ALLENATORE DELLA NAZIONALE AUSTRIACA DI SCI DI FONDO

VIENNA- L'ex allenatore della Federazione austriaca di sci, Walter Mayer, e' stato arrestato nell'ambito di un'indagine per sospetto traffico di Epo. La vicenda e' legata al fermo di un ciclista professionista, bloccato il 13 marzo scorso. L'ex allenatore di sci di fondo e biathlon e' stato arrestato in Stiria. Mayer, 52 anni, era gia' rimasto coinvolto nello scandalo doping ai Giochi invernali di Torino del 2006.

23 marzo - CASTILLA Y LEON: ARMSTRONG CADE E DEVE ABBANDONARE

BALATANAS - Ci si è messa anche la sfortuna. Sotto forma di una brutta caduta. Termina a 20 chilometri dall'arrivo della prima tappa l'avventura spagnola di Lance Armstrong al Giro di Castilla Y Leon. Una caduta di gruppo lungo una strada stretta e tortuosa lo ha coinvolto. Armstrong è rimasto diversi minuti a terra reggendosi con il sinistro il braccio destro, come succede per chi riporta lesioni alla spalla. Ha dovuto abbandonare la corsa ed è stato portato via in ambulanza per gli accertamenti del caso in ospedale. Trasferito all'ospedale di Valladolid, gli e' stata riscontrata la frattura. L'infortunio del vincitore di sette Tour preoccupa molto in vista del Giro del Centenario che partira' il 9 maggio da Venezia, anche se il recupero non sarebbe del tutto impossibile. Per certo al via non ci sarà un Armstrong molto competitivo. "Sono avvilito - ha detto l'americano all'uscita dell'ospedale - la mia partecipazione al Giro si complica. Torno negli Usa e valuterò la situazione. Per ora ho solo un grande dolore. Ho bisogno di riposo. Fra un paio di giorni decidero cosa fare".

20 marzo - LA FIFA PRENDE POSIZIONE: "CONTROLLI A SORPRESA SOLO NEI CENTRI DI ALLENAMENTO DELLE SQUADRE"

PARIGI - Da quest'orecchio non vogliono proprio sentirci. Niente reperibiltà individuale, ecco cosa chiedono i calciatori alla Wada, l'agenzia antidoping internazionale, e che i controlli "a sorpresa" vengano effettuato solo nel ritiro o nei centri di allenamento delle squadre. Nessuna adesione al programma computerizzato Adams, dunque, una posizione che, ove accettata, rischia di far saltare l'intero sistema antidoping mondiale. E non si capisce perchè nè in nome di cosa si debba correre il rischio di gettare al vento quanto (non moltissimo) di buono costruito fin qui nella lotta al doping. Dice la Fifa, la federazione internazionale: "Per il calcio, come per altri sport di squadra i controlli fuori competizione debbono svolgersi nei centri di allenamento dove i giocatori passano sei giorni la settimana e sono facilmente localizzaabili. Si deve tener conto solo della localizzazione della sede della squadra e non del giocatore". Ecco fatto: arrivano per ultimi e dettano legge. Gli sarà concesso al potentiismo calcio? Vedremo La Fifa è stata una delle ultime federazioni a sottoscrivere il Codice Mondiale antidoping che prevedeva questo regolamento, cioè la reperibilità individuale; e al momento della sottoscrizione nessuno ha avuto a che ridire. C'era di mezzo il Cio e la possibilità per questo sport di essere escluso dai Giochi di Pechino. Il calcio ha accettato. E adesso fa le bizze. Perchè se non c'è nulla da temere? La Fifa si trincera dietro i soliti numeri: 25.000 controlli l'anno e positività insignificanti; segno che o i controlli non funzionano bene, oppure c'è qualcosa che non torna: Infatti, stranamente, per trovare qualche indizio concreto sull'uso degli anabolizzanti nel mondo del pallone, c'è voluto l'intervento dell'agenzia francese che - combinazione - ha rilevato subito positività per un buon 21,8%. Ma l'ineffabile Platini, quello della Juve dai fisici possenti e muscolati, dominatrice stratosferica su tutti i fronti, sostiene che "è inconcepibile che un calciatore dia la sua disponibilità 365 giorni l'anno". Peccato che altri atleti l'hanno già data senza fare tante storie. Non ci sono motivi che tengano, a meno che i nostri beneamati pedatori - notoriamente non a proprio agio con la penna - trovino insormontabili difficoltà nel riempire i moduli del programma di controllo. Ma anche in quel caso: sarebbe tanto difficile trovare un volonteroso che sa leggere e scrivere?

19 marzo - CASO FACCI: RARI NANTES E IL RANISTA PRECISANO

La società Rari Nantes Torino, visto il contenuto dell’articolo comparso su “ La Gazzetta dello Sport” in data 18 Marzo 2009 a firma Andrea Bucci dal titolo “Facci choc: <Offerte per doparmi>”, ha provveduto a richiedere chiarimenti al proprio allenatore Albanese Fulvio, il quale ha recisamente negato di essere mai venuto a conoscenza dei fatti ivi riportati e si riserva di adire l’Autorità Giudiziaria nella sede competente. Quanto alla posizione del nuotatore Loris Facci, si segnala che nello specifico ha fermamente disconosciuto le affermazioni contenute nell’articolo, richiedendo altresì dovuti chiarimenti alla testata tramite un suo legale di fiducia, con formale istanza di rettifica ai sensi dell’art. 8 della legge sulla stampa.

18 marzo - IL GIRO PRIMA DEL GIRO: L'ISTITUTO MEDICINA DELLO SPORT DI FIRENZE SEGUIRA' L'AMORE & VITA. FANINI: IN ARRIVO NUOVI POTENTI PRODOTTI DOPANTI

Il sogno va avanti. Il progetto dell'inarrestabile Ivano Fanini di far compiere alla sua squadra tutte le tappe del Giro, partendo davanti alla corsa rosa (in tempo utile per non creare il minimo intralcio alla medesima) progredisce. Uno dei punti forti del'idea è quella di verificare prima, durante e dopo cosa succede nel fisico di un atleta sottoposto a sforzi così pesanti e continui, per tre settimane. Anche se correre davanti alla corsa non è la stessa cosa che correre in gara (dove il dispendio energetico è certamente maggiore), si può comunque verificare da vicino la dimensione "umana" e possibile dello sforzo ciclistico. Cioè quello che può fare l'atleta "normale" arrampicandosi sulle Dolomiti o impegnandosi in volate asfissianti o in crono massacranti come quella delle Cinque Terre, tappa clou del Giro 2009. E' quanto cercherà  di verificare l’equipe medica dell’Istituto di Medicina dello Sport di Firenze, diretto dal Dott. Sergio Califano e coordinato dal dott. Flavio Alessandri (un nome e una garanzia in fatto di lotta al doping).
Tutti gli atleti del team sono stati visitati a Scandicci presso la base del centro sportivo riabilitativo FisioKinetic dove l’Istituto di Medicina dello Sport ha sede. Sono stati effettuati svariati test per valutare accuratamente le condizioni atletiche di base e lo stato di salute dei corridori. 15 atleti su 17 sono risultati idonei ed in perfetta forma, pronti per poter prendere parte a questa singolare ed affascinante avventura sportiva. Purtroppo a due di loro sono state riscontrate alcune anomalie cardiache che meritano ulteriori approfondimenti.
“Siamo entusiasti che il Dott. Califano e la sua equipe abbiano deciso di affiancarci per questa sfida – spiega l'irrequieto Fanini – i nostri atleti verranno monitorati 24 ore su 24, seguiti da cardiologi, fisioterapisti, psicologi e nutrizionisti, in più come già spiegato, verranno giornalmente controllati con test anti doping sangue e urine che poi pubblicheremo sul nostro sito internet insieme a tutte le statistiche ed ai tempi di ogni tappa percorsa. Sarà una vera e propria sfida con noi stessi, per capire fin dove possano arrivare i limiti di atleti che corrono realmente ‘a pane ed acqua’". Il divario tra i nostri atleti ed il resto del gruppo sarà ancora più evidente se guardiamo ad esempio le performance alla recente Tirreno Adriatico, dove atleti già squalificati, ritornano in sella più forti di prima e fanno dei numeri pazzeschi. Questo ci può stare per un giorno solo e per mano di campioni veri come Basso, ma non per gli altri e per tante durissime tappe consecutive. Ciò fa pensare che siano arrivati nuovi - e per ora poco conosciuti - prodotti dopanti. Tornando al nostro Giro, voglio anche puntualizzare che i corridori non potranno portare nessun tipo di medicina al seguito, nemmeno l’aspirina. Qualsiasi tipo di vitamina o integratore verrà somministrata esclusivamente dai medici dell’Istituto di Medicina dello Sport in base alla loro valutazione dei parametri fisiologici e dei valori ematici degli atleti. Questi partiranno con l’ematocrito che si ritrovano come nel caso dell’americano Gerlach attualmente con il tasso a 37%. Anche la lista di medicinali leciti, in caso ce ne fosse la necessità di somministrazione, verrà messa on-line, così che qualsiasi persona possa rendersi conto personalmente cosa prendono i nostri atleti. Poi ci tenevo particolarmente a precisare che questo Giro nel Giro non sarà imposto ai nostri atleti. I corridori che non fossero convinti di partecipare o non ritenessero opportune le nostre scelte saranno liberi di astenersi. Abbiamo consegnato loro una dichiarazione da firmare liberamente, solo chi è veramente d’accordo e appoggia le nostre idee sarà al via. Intanto ogni giorno facciamo un passo avanti sull’organizzazione grazie anche al prezioso aiuto del coordinatore dell’evento Enrico Polo e dal nostro sponsor e supporter Rigoni di Asiago, produttore di alimenti biologici con cui gli atleti si nutrono nel rispetto della salute. Adesso, non ci resta che ottenere una risposta definitiva dall’Amministratore delegato dell’RCS Dr. Antonello Perricone, perché noi vogliamo partire, percorrere ed arrivare sulle strade del Giro del Centenario ma in modo che tutto venga realizzato di comune accordo con gli organizzatori, senza recare danni a nessuno. Contiamo che la nostra piccola carovana sarà composta da 15 atleti, 2/3 direttori sportivi, 2 massaggiatori, 2 meccanici, una quindicina di agenti di polizia, lo staff medico dell’istituto medicina dello sport del dr. Califano, due ambulanze, un addetto stampa, due giudici di gara ed un direttore di corsa, ecc. In tutto una cinquantina di persone, compreso il personale dell’emittente americana A&E che filmerà 24 ore su 24”.

18 marzo - FACCI ALLA "GAZZETTA": "MI HANNO PROPOSTO DUE VOLTE IL DOPING, MA HO SEMPRE RIFIUTATO"

ROMA - Dopo aver lanciato la pietra nello stagno con agghiaccianti dichiarazioni fatte davanti ad una scolaresca di San Mauro Torinese, Loris Facci, 26 anni, nuotatore di spicco della Rari Nantes Torino ( 7° nei 200 a Pechino 2008), ora dovrà fare nomi e cognomi. "Ho avuto proposte per doparmi - ha detto in occasione di un incontro sul tema doping con gli studenti -  in due occasioni: nel 2004 e nel 2005. Durante la visita di idoneità da parete di un medico che lavorava per una importante casa farmaceutica mi propose l'autoemotrasfusione (una pratica proibita, ma ancora non rintracciabile ai test antidoping). Stesso discorso l'anno successivo da parte di un medico privato. Ho sempre rifiutato, voglio vincere in maniera onesta". Affermazioni gravi, come riferisce la Gazzetta dello sport in un articolo a firma di Andrea Bucci, che adesso l'azzurro dovrà corroborare con il racconto preciso di fatti e circostanze. Infatti è stato convocato d'urgenza dalla Procura antidoping del Coni (venerdì 20). Che dovrà capire la portata e le dimensioni di tali affermazioni. Se si tratta di un'offerta occasionale oppure se il "trattamento" offerto singolarmente fa parte di un "progetto" più ampio e vasto che lasci intravedere una sorta di doping organizzato. Un problema che dovrebbe interessare anche la magistratura ordinaria, visto che il doping è un vero e proprio reato penale in base alla legge 376/2000 e un medico che offre pratiche vietate commette un reato gravissimo. Ieri Facci è risultato irreperibile, così il suo allenatore. Imbarazzo e sorpresa in Federnuoto dove in giornata la tensione si tagliava col coltello, secondo fonti attendibili. Presenti in curva nord, anche i due medici federali Bonifazi e Marugo. La tensione era evidentissima, a detta dei presenti.

18 marzo - TEST IN FRANCIA: STEROIDI NEI CAPELLI DI CALCIATORI E RUGBISTI

PARIGI - L'ombra degli steroidi sullo sport francese. L'Agenzia antidoping transalpina, l'Afld, ha annunciato i risultati dei test condotti su giocatori delle prime due divisioni di calcio (Ligue 1 e Ligue 2) e rugby (Top 14 e Pro D2) e su atleti e corridori ciclisti sia dilettanti che professionisti. In 22 dei 138 campioni di capelli analizzati da due laboratori, Toxlab e Chem Tox, sono stati riscontrate tracce di steroidi anabolizzanti. In particolare ci sono 18 casi di Dhea (deidroepiandrosterone), tre casi di testosterone e un caso che presenta un mix delle due sostanze. L'Afld, che ha informato i medici e i presidenti delle Federazioni coinvolte, ha deciso di non rendere pubblici i nomi degli atleti positivi e di non intraprendere alcuna azione disciplinare nei loro confronti. Infatti il test sul capello a caccia degli anabolizzanti, non è stato ancora validato ufficialmente dagli organismi antidoping mondiali, anche se il fatto rimane inquietante. Lo sport che però ha presentato il maggior numero di casi, il 21,8%, è risultato essere il calcio. Naturalmete si tratta del calcio francese, perchè nel nostro calcio, ovviamente è tutto a posto. Eppure il Coni ha un laboratorio iperattrezzato, ("quaeta non movere"?).
Il DHEA è un ormone che si può trovare in alcuni integratori alimentari americani, ma in Francia è rilasciato solo su prescrizione medica e preparato in farmacia, ha precisato Michel Rieu, il direttore medico dell'Afld. Negli anni '90 veniva usato per ritardare l'invecchiamento.
L'afld ha anche effettuato un ulteriore controllo antidoping su Lance Armstrong (l 23° da quando ha annunciato il ritorno alle gare). "Mi sento un po' preso di mira ma accetto tutto pur di dimostrare che sono pulito"; ha detto alla stampa.

18 marzo - IL TAS SOSPENDE LA SQUALIFICA DI MANNINI E POSSANZINI

ROMA - Mannini e Possanzini possono tornare a giocare subito. Il tribunale arbitrale dello sport ha sospeso la squalifica dei due calciatori (Brescia e Napoli), fermati per un anno per essersi presentati in ritardo ad un controllo antidoping. E' stata accolta la richiesta della Figc, i due possono giocare già da questo turno di campionato. Il Tas ha ufficializzato la decisione di sospendere "a titolo temporaneo" la squalifica di un anno per Mannini e Possanzini con una nota diffusa sul suo sito (www.tas-cas.org). La pena rimane sospesa perchè il caso, "come hanno convenuto le parti (Wada compresa n.d.r.)", è stato riaperto, secondo la richiesta fatta dalla Federcalcio italiana. I due calciatori si erano presentati in ritardo ad un controllo antidoping dopo una partita quando giocavano entrambi nel Brescia, e per questo erano stati considerati "assenti". In realtà, avevano spiegato i due, ciò era dipeso dal fatto che l'allenatore della squadra aveva tenuto tutta la squadra 'a rapporto' dopo la partita e quindi anche Possanzini e Mannini. Così, ancora una volta per il potentissimo calcio le regole che valgono per tutti possono essere stiracchiate ed adattate. La prova, ove ce ne fesse bisogno che lo sport, regolato, ormai solo dalle regole del business, non può autoregolarsi quando si toccano temi delicati come il doping. Quello di Mannini e Possanzini può anche essere un peccato veniale, ma le regole andrebbero rispettate e, sopratutto dovrebbero essere valide per tutti. Eppure il potentissimo calcio è in grado di resistere e di imporsi anche alla Wada, l'agenzia mondiale ancora troppo influenzata dalla componente sportiva. I calciatori di primissima fascia non vogliono neppure dare la reperibilità quotidiana, come richiesto dal regolamento della stessa Wada che ha messo in campo un programma computerizzato (Adams) ad hoc. Di fronte ai regolamenti gli atleti dovrebbero essere tutti uguali, ma evidentemente c'è chi è più uguale di altri.

13 marzo - LA LIQUIGAS ANNUNCIA: "CI COSTITUIREMO PARTE CIVILE CONTRO DA ROS"

Sospensione dall'attività della squadra, ma non solo. Per Gianni Da Ros, l'Under 23 azzurro arrestato nell'ambito dell'inchiesta dei Nas "Muscoli & dopig" ,l'altro giorno nel ritiro della nazionale a Tencarola, e interrogato dal pm di Milano Andrea Pellegrino, si annunciano nuvole scure all'orizzonte. La Liquigas, infatti, la squadra che gli aveva offerto un contratto da professionista, è pronta a costituirsi parte civile nei suoi confronti. "Con riferimento all'arresto del corridore Gianni Da Ros, Liquigas Sport S.p.A. ha stabilito di agire per via giudiziaria a tutela della propria onorabilità, analogamente a quanto avvenuto nei confronti del corridore Manuel Beltràn contro il quale sta per essere avviata un'istanza di arbitrato per danni d'immagine", rende noto la Liquigas in un comunicato. "Il presidente della società, dott. Paolo Dal Lago, annuncia che qualora il tesserato venisse rinviato a giudizio, Liquigas Sport si costituirebbe parte civile", aggiunge la Liquigas, ricordando che "Gianni Da Ros è già stato sospeso a seguito del fermo disposto dall'autorità giudiziaria". Non solo una carriera finita, ma anche pesanti conseguenze finanziarie per il giovane di Pordenone che ha bruciato tutto sull'altare della caccia alla risultato ad ogni costo. E Da Ros non può dire neppure di non essere stato avvisato. Alla Gazzetta dello sport, infatti, racconta come: "I dirigenti ci avevano messo in guardia contro simili pericoli, chiarendo a me e ai miei compagni che se avessimo avuto problemi del genere saremmo stati automaticamente sospesi". 

11 marzo - MEGA BLITZ ANTIDOPING DEI NAS: NELLA RETE ANCHE DA ROS, AZZURRO UNDER 23 E PROFESSIONISTA DELLA LIQUIGAS

MILANO – Non c’è proprio tregua nel ciclismo, colpito ancora una volta dall’ennesima vicenda legata a prodotti dopanti e a traffici illeciti. A finire malamente nella rete di una mega inchiesta dei Nas di Milano, denominata “Muscoli & doping” è addirittura un giovane da poco entrato nel giro della nazionale azzurra, Gianni Da Ros, 23 anni di Pordenone, che milita in questa stagione con la stessa squadra di Ivan Basso, la Liquigas. I militari dell’Arma lo hanno arrestato addirittura nel ritiro azzurro di Tencarola vicino Padova, dove il giovane era stato convocato per uno dei tanti stages periodici. Si tratta di uno dei 12 arresti eseguiti da Nas nell’ambito di una complessa operazione che ha portato a indagare su oltre 64 persone e a compiere perquisizioni in varie regioni, province e città di Italia: Lombardia, Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Veneto; Milano, Bergamo, Brescia, Pavia, Novara, Pordenone, Torino, Treviso e Varese. Nonché presso abitazioni private, palestre, uffici. Ad un 13° indagato è stato fatto l’obbligo di presentarsi alla Polizia giudiziaria.
Da Ros è diventato professionista da pochi mesi con la Liquigas, ed ha già disputato le corse in Australia, in Qatar e, la scorsa settimana, in Friuli. Lo scorso anno, l'atleta si era laureato campione italiano con la sua formazione (la Marchiol) nella gara 'Open' di inseguimento a squadre su pista. Già nel 2002, da allievo, con la maglia del Fontanafredda, aveva vinto il tricolore nell'inseguimento individuale su pista. Passista veloce, è considerato una promessa del ciclismo nazionale. In questi giorni era impegnato in un raduno della Nazionale in previsione dei Mondiali su pista, in programma a fine mese in Polonia: la sua convocazione nel quartetto dell'inseguimento su pista era praticamente scontata. Il ciclista, che compirà 23 anni in agosto, è iscritto alla Facoltà di Chimica dell'Università di Padova.
La Liquigas, ha annunciato l’immediata rescissione del contratto con il giovane, e un prossimo comunicato, il cui tenore è facilmente intuibile: meraviglia e sorpresa per l’ennesima squallida vicenda doping e, ovviamente, una presa di distanza da fatti che “nessuno poteva nemmeno lontanamente immaginare”. Ma evidentemente il marcio nello sport e nel ciclismo in particolare è ormai talmente dilagato che diventa difficile perfino per le stesse società sportive difendersi con efficacia dagli scandali.
“La madre degli imbecilli è sempre incinta”, commenta amaramente un dirigente federale ma, intanto, a rimetterci è sempre l’immagine di questo sport. Colpisce la giovane età dell’atleta coinvolto. Per il quale, ovviamente si aspettano riscontri. "Lo abbiamo arrestato - ha spiegato il comandante dei Nas di Milano, cap. Paolo Belgio - non solo perché c'erano forti indizi che fosse consumatore di sostanze dopanti, ma anche perché ci sono elementi che ne avrebbe fornito ad altri". In particolare, secondo quanto trapelato dalle indagini, di un altro ciclista. Consumatore e fornitore, dunque, secondo i Carabinieri.
Segnale che qualcosa non funziona nella formazione delle nuove leve del ciclismo. Le perquisizioni hanno riguardato anche altri due ciclisti dilettanti. E di un certo abbassamento della guardia nei controlli antidoping di categoria c’è testimonianza da parte di numerosi ambienti giovanili, nei confronti dei quali, invece, ci dovrebbe essere la maggiore attenzione. All'operazione hanno partecipato anche i carabinieri dell'arma territoriale.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Milano, riguardano atleti, sportivi, professionisti e dilettanti, ma, come spesso accade toccano anche i gestori di palestre e di attività commerciali. Le ipotesi di reato riguardano illecita importazione, detenzione, vendita, ricettazione e utilizzo di farmaci a effetto dopante, esercizio abusivo delle professioni sanitarie (del farmacista e del medico) e falsificazione della documentazione sanitaria consegnata presso farmacie ignare. Ci sarebbero gravi di acquisire gravi indizi di colpevolezza per gli accusati. Fra gli indagati anche preparatori atletici, frequentatori di palestre di body building e anche perfino due transessuali. L’inchiesta ha preso l’avvio da un servizio delle “Iene” in cui, uno degli inviati ha acquistato per circa 700 euro a Milano prodotti vietati come il Sustanon, il Proviron o il Winstrol.
L’azione dei Nas ha portato a identificare i venditori. Il resto lo hanno fatto le intercettazioni (che qualcuno adesso vorrebbe abolire per questi reati). In queste gli indagati usavano frasi e termini in codice come 'Aggiungi due buttafuori da mettere a destra del palco' oppure 'mi serve Debora' o 'due ufficiali'. Al telefono, nelle conversazioni , gli indagati si riferivano alle sostanze con curiosi nomignoli, come "bestia", "ballerino di break dance", "ballerino che trema", "cd masterizzato", "superman", e con nomi di donna e uomo, tra i quali "Vittorio", "Vanessa". Nomi a cui corrispondevano le diverse identità dei venditori dei prodotti. I farmaci venivano prescritti da un medico inesistente, che non è risultato in alcun albo, e le ricette fasulle erano poi presentate ai farmacisti.
L'Inchiesta, coordinata dal Pm milanese Gianluca Prisco è stata avviata un anno fa. Come spesso accade in questi casi è partita dalla diffusione di anabolizzanti (ormoni gh, testosterone, nandrolone ecc,) in alcune palestre di Milano. Lunghi pedinamenti ed sopratutto le intercettazioni ambientali, come detto, hanno permesso di ricostruire i canali di approvvigionamento e di distribuzione. Le sostanze arrivavano anche da paesi extracomunitari: est Europa e Nord Africa. Da Ros verrà interrogato domani dal gip Andrea Pellegrino, il giudice che ha emesso le ordinanze di custodie cautelare in carcere. L'operazione conclusiva si è svolta all'alba con l'impiego di 120 militari del Nas, 2 militari della Sezione di Polizia giudiziaria della Procura della Repubblica di Milano e 132 militari dell'Arma Territoriale dei Carabinieri.

10 marzo - IL SOGNO DI AMORE & VITA: "VOGLIAMO CORRERE DAVANTI AL GIRO PER LANCIARE UN MESSAGGIO CONTRO IL DOPING"

Correre il Giro davanti al Giro. Un'impresa solo a pensarlo, ma che non scoraggia Ivano Fanini e l'agguerrito clan dell' Amore & Vita – McDonald’s. Una autentica avventura sportiva all’insegna della lotta al doping: "Si tratta di partire -spiega il patron della formazione toscana che, non essendo fra quelle Pro Tour non ha diritto a partecipare alla corsa e - almeno cinque ore prima della corsa vera e rifare lo stesso percorso della tappa. Una sorta di staffetta con l'obbiettivo di lanciare un messaggio per la lotta al doping. Un Giro nel Giro, a dimensione d'uomo, per questo con la collaborazione del centro medico di Califano faremo seguire e monitorare i corridori giorno per giorno. Per vedere cosa succede nel loro fisico in tre settimane di gara. Per misurare la loro fatica fuori da ogni "aiuto" o "aiutino" di sorta". Ci saranno test antidoping giornalieri i cui risultati saranno messi su Internet in tempo reale sul sito della squadra insieme al video di ogni tappa
Ovviamente gli ostacoli da superare per mettere insieme tutti i tasselli nel miglior modo possibile sono molti, tuttavia il management del team, affiancato dal coordinatore dell’evento Enrico Polo e dallo sponsor finanziatore di tutto il progetto, l'azienda di alimentari bio Rigoni di Asiago, sono molto fiduciosi affinché tutto possa realizzarsi già da quest’anno. "Essere il 9 Maggio al via da Venezia anticipando di 5 ore la carovana rosa sarebbe meraviglioso", spiega Fanini.
La televisione americana A&E ha confermato il proprio impegno, sarà quindi presente al seguito di tutte le tappe con una troupe che filmerà gli atleti 24 ore su 24, come già successo alcune settimane fa durante il training camp di Lido di Camaiore, poi nel ritiro della squadra a Lucca e successivamente al Giro della Provincia di Grosseto. I filmati andranno poi in onda in America nel corso dello show "Intervention", proprio come per quelli precedenti (60 ore di filmato sono state scelte per il final cut). Occhi puntati sullo statunitense Chad Gerlach, che tornato alle corse dopo 5 anni vissuti da senza tetto e sprofondato nel baratro della tossicodipendenza, ha dimostrato di essere competitivo, anche con valori ematici normalissimi (il suo ematocrito non supera il 36%) .
Gerlach sarà uno dei protagonisti del “Giro nel Giro” assieme a tutto il team (17 corridori). Nonostante i molteplici impegni agonistici di questi giorni, sta svolgendo già una preparazione accurata per questo evento.
“Ci stiamo preparando ed organizzando al meglio – spiega Ivano Fanini - ci siamo messi in contatto anche con l’RCS perché la nostra non vuole essere una manifestazione che danneggi il Giro del Centenario, bensì, un’iniziativa parallela che dimostri che si può correre senza doping e con il solo supporto di alimenti e prodotti al 100% biologici. Non vogliamo con questo screditare le performance degli atleti che correranno il vero Giro, vogliamo soltanto verificare dove si può arrivare con le normali forze di un atleta - anche non di altissimo livello - in una lunga corsa a tappe. I nostri corridori infatti gareggiano puliti e vogliamo verificare quali saranno le difficoltà cui andranno incontro. Spero quindi di trovare la collaborazione degli organizzatori anche se oggettivamente so che sarà molto dura”.
“Ultimamente - aggiunge Fanini - dopo il Giro di Grosseto e quello di Sardegna, ho ricevuto i complimenti anche da alcuni ‘addetti ai lavori’ e questo mi ha fatto molto piacere. Soprattutto un noto direttore sportivo mi ha contattato dicendo che apprezza quello che faccio e che i miei atleti meritano un plauso per le loro performance ‘a pane e acqua’. Mi ha detto che si vede che sono puliti perché vanno spesso all’attacco e cercano di mettersi in luce, tuttavia faticano a recuperare, specialmente nelle corse a tappe (e quelle che facciamo noi sono di sole 5/6 tappe. D’altro canto ci sono anche altri che ci criticano ma questo è normale, ce lo aspettiamo sempre.  Spero soltanto che l’RCS appoggi questa nostra iniziativa e ci permetta di percorrere le tappe del Giro, visto che partendo 5 ore prima rispetto alla tabella di marcia ufficiale, non saremmo di nessun intralcio a nessuno”.

8 marzo - ULLRICH, IO DOPATO? RISPOSTA NON E' COSI' SEMPLICE

ROMA - "Se mi sono dopato? La risposta a questa domanda non è così semplice". Jan Ullrich non conferma ma nemmeno smentisce di aver fatto ricorso al doping durante la sua carriera. Il 35enne ex ciclista tedesco, vincitore del Tour de France nel 1997, non è mai risultato positivo a un controllo, ma è finito mani e piedi nell'inchiesta spagnola Operacion Puerto. Proprio per il suo presunto legame con il medico Eufemiano Fuentes, al centro dell'inchiesta della Guardia Civil spagnola, Ullrich fu licenziato dalla T-Mobile nel 2007.
In un'intervista alla 'Bild', l'ex corridore tedesco ha lasciato intendere che potrebbe fare finalmente chiarezza nel suo libro: "Questi argomenti saranno trattati nel libro che sto scrivendo per i miei tifosi e per me", dice Ullrich, che poi torna ad attaccare i suoi ex compagni di squadra Joerg Jaksche e Patrik Sinkewitz: "Sono solo degli ipocriti, hanno detto solamente quello che serviva ai loro interessi".
Sul ritorno alle corse di Lance Armstrong, Ullrich afferma: "L'interesse che desta Lance è positivo per il ciclismo. Gli auguro buona fortuna, ma sarà dura per lui tornare al successo".

6 marzo - SCHUMACHER SQUALIFICATO ANCHE DALL'UCI: 2 ANNI PER IL C.E.R.A AL TOUR 2008

PARIGI - Continua a dichiararsi innocente, ma intanto incappa in una squalifica via l'altra. Dopo quella della commissione antidoping francese, Stefan Schumaker si vede recapitare anche la sospensione dal parte dell'Uci che accoglie e allarga a tutte le nazioni ciclistiche del proprio entourage lo stop per due anni per essere risultato positivo al C.e.r.a. all'ultimo Tour de France. La squalifica terminerà il 21 gennaio 2011. Un segnale chiaro che viene dalla federazione internazionale: anche le squalifiche di ambito "nazionale" possono essere trasformate in sospensioni internazionali.

6 marzo -  ANCORA RITARDI  PER IL PASSAPORTO BIOLOGICO

A parole sono tutti d'accordo: il ciclismo che vuole cambiare e che sta cambiando (anche secondo il parere del presidente del Coni, Gianni Petrucci, in un'intervista a "Repubblica") deve giocoforza passare sotto le forche caudine del cosiddetto passaporto biologico; sul cui stato di messa a punto, tra l'altro, non si sa granché al momento. Ma le incertezze in mezzo al plotone non mancano. Ci sono ancora cinque formazioni che non hanno pagato il contributo di 120 mila euro dovuto per l'adesione al programma: Cofidis, Bouygues Telecom, Caisse d'Epargne, Quick Step e Silence-Lotto. Nei loro confronti l'Uci, la federazione internazionale, ha emesso un "warning", un ultimatum. "Hanno tempo un giorno per mettersi in regola", ha detto il presidente dell'Uci Pat McQuaid in una conferenza stampa appositamente indetta, altrimenti non potranno schierarsi ai nastri della Parigi-Nizza.

6 marzo - OPERACION PUERTO, LA DIFESA DI VALVERDE: "IL CONI NON PUO' GIUDICARE"

ROMA – “Indebita avocazione di competenza territoriale”. In altri termini la Procura Coni non avrebbe alcuna autorità per processare Alejandro Valverde per i fatti di doping che lo coinvolgerebbero nell’ormai arcinota “Operacion Puerto”, la maxi inchiesta spagnola sulla rete di doping ematico messa in piedi dal famigerato dottor Eufemiano Fuentes e dai suoi collaboratori. Su questa linea si attesta la memoria difensiva presentata dall’avvocato Federico Cecconi dopo che il corridore spagnolo era stato sentito il 19 febbraio scorso, occasione nella quale anche la Procura di Roma gli ha consegnato un avviso di garanzia per un’inchiesta penale sempre riguardante fatti di doping, condotta dal pm Paolo Ferraro.
Una linea che glissa totalmente il merito della questione e non tocca le contestazioni legate alle presunte violazione del regolamento antidoping della Wada, l’agenzia internazionale. La Procura Coni contesta al Valverde la violazione degli articoli 2.2 del codice Wada e 2.11 del Regolamento normativo del Coni, che, è utile precisarlo, in Italia è per legge l’unica autorità che ha facoltà intervenire e sanzionare in tema di doping e dintorni. Secondo la difesa di Valverde si tratta di disposizioni e norme che appartengono alla vigente normativa antidoping internazionale ed italiana. “Non si tratta di norme esistenti all’epoca in cui si assumono essere perpetrati i fatti di causa”. Fatti che, si precisa, vanno circoscritti al biennio 2004-2006. Insomma il Coni non avrebbe “potestà giurisdizionale” in quanto la norma che consente di intervenire su atleti non italiani “anche non tesserati” è stata introdotta nell’agosto del 2007, dopo gli eventi dell’Operacion Puerto attribuiti a Valverde. Insomma a quell’epoca il Coni “era competente a conoscere solo illeciti disciplinari posti in essere da soggetti (italiani o stranieri) tesserati presso team sportivi affiliati alle federazioni sportive italiane o alle discipline associate”. E, ovviamente Valverde “non possiede né ha mai posseduto questo status”. Dunque “una simile avocazione di competenza è da ritenersi in tutto e per tutto inammissibile”.
Non una parola nel merito della vicenda. Sul test del Dna che, confrontando il sangue della sacca 18 sequestrata a Fuentes con quello prelevato allo spagnolo al termine della tappa di Prato Nevoso al Tour 2008, inchioderebbe il corridore. Né sulle accuse ormai di dominio pubblico dell’ex compagno nella Kelme Manzano che di fronte agli inquirenti dell’Operacion Puerto ha delineato un vero e proprio quadro di doping di squadra (e per di più i due vivevano all’epoca nello stesso appartamento); né sui ripetuti riferimenti al meccanismo con cui Fuentes attribuiva i corridori le sacche di sangue che prelevava per il trattamento vietato: un numero ed un soprannome, che nella stragrande maggioranza dei casi era quello del cane dell’atleta stesso. Così per Basso è Birillo e per Valverde è “Piti” il nome della cagnetta di cui si trova traccia anche in una intervista.
Fatti e situazioni che non sono bastate alle autorità sportive spagnole per istruire il benché minimo processo sportivo. Al contrario del Coni italiano che non ha esitato a mettere alla gogna i suoi primattori coinvolti.
Ha davvero commesso un così grossolano errore il Coni reclamando una competenza giuridica che non avrebbe? Dal palazzo H risponde solo il silenzio. Ma a rivisitare regolamenti e norme parrebbe proprio di no. Infatti il Coni recepisce il codice Wada il primo gennaio del 2004 e in quel codice si stabilisce che l’atleta che commette le violazioni attribuite a Valverde può essere sanzionato con due anni di inibizione. Inibizione da cosa? Semplice: dal tesserarsi con formazioni sportive italiane e prendere parte a manifestazioni sportive sul territorio italiano. Provvedimento in cui rischia di incappare lo spagnolo, dopo l’ormai scontato deferimento. Visto che il Procuratore capo Torri ha già affermato il giorno dell’interrogatorio: “Noi andremo comunque avanti”. Stando così le cose, si annunciano altre chiamate in causa presumibilmente di altri corridori compagni di Valverde nella Kelme di cui all’epoca Fuentes è stato addirittura medico sociale. Ciò che rende sempre più incomprensibile l’assurdo surplace della giustizia sportiva spagnola.
La competenza del Coni, inoltre è sancita anche dal decreto n.15 del 2004, una legge dello stato, in cui si stabilisce che l’ente del Foro Italico è l’organismo (Nado) che cura la repressione del doping nell’ambito dell’ordinamento sportivo. E, ovviamente, possiede tutte le facoltà sanzionatorie connesse. Facoltà legittime da sempre anche per il Tas, il tribunale arbitrale, che ha sentenziato per fatti addirittura antecedenti, come la inibizione inflitta dal Coni a Stevich, serbo e tesserato per gli Usa coinvolto nell’inchiesta “Oil for drug” e a Coletta, italiano, ma tesserato per San Marino. Fatti che risalgono addirittura al 2005.

4 marzo - ECCO IL NUOVO GIRO DILETTANTI: UN RITORNO AL PASSATO PER DARE UN FUTURO

FIRENZE - Il nome che gli hanno dato non è di quelli particolarmente invitanti "Girobio", termine che sa tanto di farmaco, medicinale o chissà quale prodotto alchimico. Ma le apparenze ingannano: "Girobio" sta per "Giro della vita" o, se preferite, "Giro della nuova vita". Quella nuova vita che il ciclismo cerca disperatamente da tempo di imboccare uscendo dai meandri del doping e dintorni. E siccome il presente è poco presentabile ecco che l'operazione è completamente rivolta al passato. Quel passato di sudore, polvere, sacrifici che le nuove generazioni sembrano aver dimenticato ricorrendo spesso - fra mille pressioni - a ignobili scorciatoie. Rinasce il Giro d'Italia dilettanti e rinasce sotto una nuova stella, che poi è sempre quella "vecchia" e collaudata del ciclismo epico del tempo che fu.
Partirà da Firenze il 12 giugno e approderà, dopo 9 tappe in 10 giorni, a Gaiole in Chianti, sarà riservato categoria under 27, ed è stato ideato dalla Fondazione L'Eroica, che ha già "inventato" e lanciato con grande successo (sul quale si sono subito fiondati falchi e falchetti) l'omonima gran fondo e gara professionistica (ultimo vincitore lo svizzero Fabian Cancellara)  ed è sostenuto dalla Regione Toscana e dalla Federazione Ciclistica Italiana. Ecco l'idea in sintesi: selezionate un gruppo di dilettanti di livello mondiale, seguiteli prima e  durante la corsa da una apposita equipe medico-scientifica; controllatene valori e parametri fisiologici in modo da preservare salute ed integrità fisica; seguiteli in gara per le necessarie sopravvenienze fisiche e psicologiche; fornite a tutti uguale ed omogeneo supporto logistico e alimentare nel rispetto delle esigenze individuali e di corsa; vigilate perchè le norme antidoping non vengano disattese; monitorate quotidianamente le reazioni alle novità e al nuovo ambiente; favorite i momenti "sociali" dopo gara privilegiando la vita di gruppo ed avrete un mix davvero nuovo e rivoluzionario.

L'idea di uno sport pulito, frutto esclusivo della fatica e del sacrificio, privo di orpelli. E poco importa se le medie saranno basse. Uno sport come una volta, insomma. Il passato che soccorre il presente. E per una volta bisogna dare atto a Federciclismo, Istituzioni locali e Regione Toscana, Regione Emilia Romagna e l’Assessorato alla Sanità, di aver visto lungo appoggiando gli organizzatori. Educare i giovani proprio attraverso una manifestazione di alto livello. Far capire loro cos'era il ciclismo di una volta: per questo molte delle tappe in programma prevedono comunque il passaggio su terreni sterrati come un tempo. Solleticare l'amor proprio oltre che applicare la solita leva economica. 

I medici seguiranno i corridori. Ci sarà uno staff unico, diretto dal dott. Marco Bonifazi (deus ex machina dei successi strabilianti del nuoto azzurro) per tutti. I corridori faranno vita comune. Stessi alberghi (forse anche qualche caserma, come una volta...), stesso cibo, stesso trattamento. Gli atleti verranno monitorati in tutto; anche per quanto riguarda le capacita fisiologiche di adattamento agli sforzi. Un importante aiuto alla scienza per capire come si possa fare ancora oggi del ciclismo di fatica senza ricorrere ai soliti squallidi "aiuti". Insomma, unagara 'etica', all'insegna del piu' attento monitoraggio degli aspetti sanitari, medici e psicologici. Un modo nuovo di fare antidoping finalizzato anche
a far emergere il vero spirito sportivo di una competizione.

"Un progetto coraggioso e innovativo che ci ha subito entusiasmato - ha detto il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, presentando oggi l'iniziativa insieme a Giancarlo Brocci, presidente della Fondazione L'Eroica e a Renato Di Rocco, presidente della FCI - da un lato ci sembra che ricalchi lo spirito dei primi grandi giri di Francia e d'Italia, con stile e regole molto vicine a quelle in vigore ad inizio secolo quando si diceva semplicemente: 'Io organizzo, vi seleziono, questi sono i mezzi, questo il medico e lo staff per tutti, questa l'assistenza collettiva, mensa, branda e vita in comune".

"E' un ritorno in sostanza a una concezione "eroica" della gara a tappe, che introduce un elemento di contaminazione culturale nell'attuale visione del ciclismo e dello sport. Dall'altro la gara ha un'importante impostazione "educativa" che punta a dimostrare che uno sport di prolungato sforzo può essere affrontato in condizioni di assoluta "biologicità", magari con medie orarie appena più basse, ma fornendo un degno spettacolo agonistico e spingendo i giovani a battersi al meglio senza la ricerca di pericolose scorciatoie".  Le altre caratteristiche della gara, alla cui realizzazione la Regione Toscana ha contribuito con 250.000 euro (costo totale 786.000), sono che dopo la selezione, mirata a garantire l'attendibilità dei parametri vitali e dell'integrità fisica degli atleti, i partecipanti saranno seguiti per tutta la competizione da una equipe medico-scientifica, coordinata dalla FCI e dall'Università di Siena.

Questo, oltre ad assicurare la necessaria assistenza in gara, garantirà un costante supporto sanitario e psicologico, anche nei momenti di non gara, a tutte le squadre partecipanti. Saranno inoltre studiate le esigenze di alimentazione (ed integrazione) degli atleti nel rispetto degli specifici bisogni e culture alimentari, e sarà effettuata una efficace azione di vigilanza sul rispetto delle norme nazionali ed internazionali in tema di antidoping e tutela della salute.

Due medici in particolare raccoglieranno, prima della gara, tutti i farmaci consegnati dalle varie squadre, e a loro gli atleti, in caso di necessità, potranno rivolgersi durante tutto lo svolgimento dell'evento. Sarà anche monitorato il livello di carico psico-fisico e l'efficacia delle modalità in vigore di rigenerazione psico-fisica post-gara. "Dentro a una cornice di regole di questo tipo - ha detto ancora il presidente Martini - emergeranno, tra i giovani under 27, i valori atletici ma anche valori comportamentali e morali, come la tenacia, la voglia di realizzarsi, il rispetto degli avversari, la costruzione del proprio futuro, e sarà possibile ridare una dimensione reale alle parole di Candido Cannavò: 'sognare sport e' bello, sognare ciclismo ancora di più".

Le 9 tappe di Girobio, ciascuna dedicata a un grande del ciclismo (si inizia con Coppi e si chiude con Bartali) sono il 12 giugno la Firenze - Modena, km 160 tappa Coppi, il 13 giugno la Modena - Lonato del Garda, km 135 tappa Bottecchia, il 14 giugno Lonato del Garda - Asiago, km 180 tappa Martini. Seguono il 15 giugno la tappa a cronometro Pozzoleone - Paderno del Grappa, km 35 tappa Moser, il 16 giugno Paderno del Grappa - Feltre, km 160 tappa Nencini, il 18 giugno la Ferrara - Cesenatico, km 150 tappa Magni, il 19 giugno Cesenatico - Carpegna, km 160 tappa Pantani, il 20 giugno Pennabilli - Bucine, km 150 tappa Chioccioli, il 21 giugno Bucine - Gaiole in Chianti (capitale delle strade bianche dell'Eroica), km 140 tappa Bartali (la cui Fondazione ha deciso di sostenere una maglia inedita, la maglia "etica").

In tutto sono 28 le formazioni previste con almeno 5 squadre straniere, composte da 6 ciclisti ciascuna, per un totale di 150-180 partecipanti e sono sette le regioni attraversate.

3 marzo - LA CONFESSIONE DI CHAMBERS: 300 COCKTAIL DOPANTI E NESSUNA POSITIVITA'

LONDRA  - Se avete bisogno di un paradigma per sapere come doparvi e farla franca chiamate lui, Dwain Chambers, redivivo sprinter inglese, oro dei 100 agli europei del 2002. Perchè lui sa tutto e lo ha riversato in un libro autobiografico (che uscirà lunedì prossimo) tutta la sua "sapienza". Obbiettivo: mettere in risalto l'ipocrisia di un sistema che si basa sull'inefficienza (non si sa quanto voluta) dei controlli antidoping e che però è impietoso con i pochi che si fanno beccare.  Chambers ha ammesso nella sua autobiografia di avere assunto "oltre 300 differenti miscele dopanti", arrivando perfino a somministrarsi forti dosi di testosterone, una molecola non difficilissima da individuare ai test. Facendola sempre in barba ai controlli. Lo sprinter britannico, in passato squalificato per due anni per una positività allo steroide sintetico thg, quello della famigerata Balco californiana, ha rivelato i suoi trascorsi aprendo uno scenario inquietante.
"Non prendevo solamente thg, eritropoietina o ormone della crescita - scrive Chambers nel suo libro - ma anche testosterone.  Mi iniettavo anche insulina, tre unità nella regione inferiore dello stomaco dopo una pesante sessione di pesi in palestra". Chambers ha raccontato inoltre che nel giorno di natale del 2002 si ritrovò "seduto in bagno con 'the clear', "l'invisibile", il nome in codice del thg, lo steroide sintetizzato dal laboratorio californiano: "Realizzai che erano dodici mesi che assumevo farmaci, oltre 300 miscele diverse". Chambers ha precisato di avere superato, in quell'anno, ben dieci controlli antidoping vincendo nel frattempo un oro agli europei del 2002.

Nella sua autobiografia Chambers ha dipinto un vero e proprio inferno personale, il prezzo pagato per limare di un decimo di secondo la sua migliore prestazione nei 100 metri. "Quando ero pulito il mio record era di 9"97", ha scritto il britannico. "Dopo notti insonni, ansia, dolore dovuto ai crampi, rimozione di sangue per evitarmi trombosi o cose peggiori, gare senza continuità e delusioni dovute alla rinuncia ad alcuni eventi - ha raccontato - un anno dopo il mio record era di 9"87". Chambers ha poi spiegato di avere subito lesioni muscolari dovute all'uso di doping. "In una gara partii male, poi sentì un colpo alla gamba. Pop! c'era forse un cecchino? zoppicando sono uscito dalla pista, tenendomi la coscia con una mano. Stavo bene, ma su una cosa mentivo. Si trattava ancora di crampi dovuti ai farmaci".

Poi il racconto del rapporto con Victor Conte, lo 'stregone' della baia di Oakland già condannato dalla giustizia americana per il suo ruolo centrale nello scandalo doping legato alla Balco. Chambers ha spiegato di avere iniziato ad utilizzare il thg ed altre sostanze dopo avere conosciuto conte nel 2002: "Mi fidavo di lui, pendevo da ogni sua parola. So che suona strano - ha scritto l'atleta - ma oggi parlo ancora con lui. E' una brava persona, una figura paterna e mi fido di lui".

Poi la positività, giunta nel 2003. Chambers fu squalificato per due anni. "Credo che l'Fbi seguisse i nostri movimenti - ha detto Chambers -quando mi presero sapevo di avere barato e una parte di me voleva alzare le mani e ammettere tutto. Nonostante questo una parte di me conosceva le debolezze del sistema e sapevo quanto fosse facile ingannarlo". Perché il doping? "L'ho fatto perché volevo essere il migliore al mondo e pensavo che il doping mi avrebbe portato a questo. Non è andata così. Non avevo bisogno dei farmaci, hanno reso peggiore me e la mia vita. E' solamente nell'ultimo anno che ho realizzato davvero quanto parecchie persone desiderino vedere Dwain Chambers, il povero ragazzo nero, svanire nel nulla".