NEWS & DOPING APRILE 2009

30 aprile - REBELLIN CHIEDE LE CONTROANALISI, INTANTO SU REPUBBLICA.IT SPUNTANO DUE VIDEO CHOC

28 aprile - PECHINO: SEI POSITIVI AL C.E.R.A. , C'E' ANCHE REBELLIN

25 aprile - DER SPIEGEL: UN'INCHIESTA INCHIODA KLODEN E LA TELEKOM, DOPING SISTEMATICO

21 aprile - DALLA SPAGNA UN ALTRO COLPO ALLA LOTTA AL DOPING: VIETATI I CONTROLLI DI NOTTE
21 aprile - DONATI: SOTTOSTIMATI I DATI ONU SULLA COCAINA

18 aprile - OPERACION PUERTO: IL GIUDICE NEGA ALLA FEDERAZIONE SPAGNOLA L'ACCESSO A DOCUMENTI E SACCHE

17 aprile - HAMILTON DI NUOVO POSITIVO AD UN ANABOLIZZANTE: "MI RITIRO"

17 aprile - ARMSTRONG CONFERMA: "AL GIRO CI SARO' "

15 aprile - POZZATO: ALLA ROUBAIX SPUTI E BIRRA IN FACCIA DAI TIFOSI DI BOONEN: "MA AL GIRO MI RIFARO'"

15 aprile - NUOVO CONTROLLO A SORPRESA PER BASSO ALLE CANARIE

12 aprile - ...IL "SOLITO FANINI"

10 aprile - SEI MESI A BALDINI PER IL DIURETICO (GIA' SCONTATI)

9 aprile - L'ANTIDOPING FRANCESE ACCUSA ARMSTRONG "VIOLATE LE NORME"; INTANTO IL CALCIO OTTIENE DALLA WADA LA DEROGA PER I CONTROLLI A SORPRESA
6 aprile - RITARDA A PRESENTARSI AL TEST A SORPRESA: L'ANTIDOPING FRANCESE DENUNCIA ARMSTRONG
4 aprile - BALDINI, IL PM ARCHIVIA: LA TESI DEL COMPLOTTO RESTA, MA NON E' PROVATA

2 aprile - CANADA: RADIATI A VITA IL MEDICO E IL DOTTORE DELLA JEANSON

1 aprile - VALVERDE DEFERITO DALLA PROCURA CONI: CHIESTI DUE ANNI INIBIZIONE

30 aprile - REBELLIN CHIEDE LE CONTRONALISI INTANTO SU "REPUBBLICA.IT" SPUNTANO DUE VIDEO CHOC

ROMA  - Davide Rebellin ha chiesto le controanalisi. Dovrà aspettare fine maggio l'azzurro, risultato positivo al Cera agli ultimi Giochi di Pechino dove conquistò l'argento, per conoscere definitivamente il proprio destino.  Soltanto dopo verrà ascoltato dalla procura antidoping del Coni che ieri ha chiesto due anni di fermo per la positività della Cicinotta. Una nota del Coni informa che "l'ufficio di Procura Antidoping, su istanza presentata oggi dall'avvocato Cecconi, in qualità di difensore dell'atleta Davide Rebellin che ha comunicato l'avvenuta presentazione della richiesta di controanalisi, ha disposto il rinvio dell'audizione dell'atleta, prevista per il 4 maggio, a data da destinarsi comunque successiva al 28 maggio 2009, data già fissata dal Laboratorio di Chatenay Malabry (Francia) per l'effettuazione delle controanalisi".
Intanto il sito di Repubblica.it  ha reso pubblici due filmati che riguardano i rapporti di Rebellin con il medico Enrico Lazzaro, condannato per doping nell'inchiesta della Guardia di Finanza che portò nel 2001 ad un blitz contemporaneo a quello dei Nas, nella tappa di Sanremo del Giro d'Italia.

28 aprile -     PECHINO: SEI POSITIVI AL C.E.R.A. , C'E' ANCHE REBELLIN

C.e.r.a. , ovvero: epo di terza generazione. C'è anche Davide Rebellin, il quasi 38enne veneto di San Bonifacio, protagonista della primavera azzurra delle due ruote con la vittoria mercoledì scorso nella Freccia Vallone e il terzo posto domenica nella Liegi-Bastogne-Liegi, fra i sei atleti positivi ai test che il Cio ha voluto approfondire alle Olimpiadi di Pechino a caccia della famigerata sostanza già costata la squalifica Riccò e Piepoli (al Tour 2008) e Sella (controllo a sorpresa). E protagonista anche ai Giochi, dove aveva salvato l'onore azzurro conquistando l'argento nella prova su strada.
In particolare i test sono stati effettuati su 847 campioni per rintracciare il C.e.r.a. dai laboratori di Parigi e Losanna, con 840 esiti negativi e 7 positivi, e su 101 dal laboratorio di Colonia per registrare l'eventuale presenza di insulina, e in questo caso i risultati sono stati tutti negativi. Il Cio canta vittoria: "Con questa ulteriore analisi condotta sui campioni di Pechino - dice Arne Ljungqvist, presidente della Commissione medica - abbiamo voluto mandare un messaggio chiaro, e cioè che chi imbroglia non puoi mai credere di averla fatta franca".
Un messaggio tragico per il quasi 38enne azzurro, con l'amaro significato di una fine ingloriosa della carriera, qualora le controanalisi confermino i primi test. Un segnale drammatico per il ciclismo nostrano, che proprio non ce la fa ad uscire dalle sabbie mobili del doping e di certe inveterate abitudini. Non si fa in tempo a sottolineare i tenui segnali di cambiamento, molto,.ma molto sfumati, che si ripiomba nel caos. A pochi giorni dal Giro d'Italia, che gli organizzatori vorrebbero esemplare e trasparente come mai, il ciclismo è di nuovo sinonimo di imbroglio, di doping. Un altro durissimo colpo alla credibilità e al futuro di questo sport che ancora una volta batte tutti i record, trascinando tutto il movimento olimpico nel fango. Una medaglia d'argento che dovrà essere restituita e l'ignominia che ricade un po' su tutto lo sport italiano. Urgono provvedimenti seri. Ma chi avrà il coraggio di prenderli davvero? Oltretutto in clima di elezioni al vertice del Coni? Chi saprà andare aoltre ai soliti interessi economici che ormai governano inesorabilmente lo sport trasformando regole e regolamenti in pura ipocrisia? Ci sarebbe da rilfettere. Viene da chiedersi se abbia senso continuare in questa disciplina dal momento che all'interno del movimento molti fra atleti, dirigenti sportivi e tecnici sono quelli del ciclismo anni '90, quello delle formazioni fatte in base al valore (più elevato) dell'ematocrito, quello della filosofia che "tutto quello che non si becca si puo' fare" e del risultato ad ogni costo. Come distinguere il grano, che pure comincia a manifestarsi dall'oglio?
Rebellin è una grossa delusione, anche per quel suo porsi da mite e serio lavoratore del pedale. Stakanovista del lavoro e della fatica. Ma anche furbo al punto giusto. O, comunque, non ingenuo al punto da non fare come gli altri. Il C.e.r.a. sembrava sostanza  franca, immune da ogni controllo. E il tam tam del plotone dice che in tanti da tanto tempo vi facevano ricorso. Sicuri di farla franca. Eccola la mentalità che non cambia: se la sostanza non si becca e migliora la prestazione io me la faccio. Eccola la mentalità che ha distrutto il ciclismo, di cui in tempi ormai lontani si era fatto interprete principale un medico dopatore ora radiato dallo sport, ma comunque tutt'ora frequentatissimo. Prestazioni stupefacenti e al di là dei limiti della tradizionale fisiologia? Finchè dal laboratorio francese di Chatenay Malabry non è arrivato a sorpresa il nuovo test, nessuno si è posto il minimo dubbio. E quelli che ne sollevavano erano "i soliti malati di sospetto". Poi è venuta l'ecatombe al Tour 2008. Ora l'infamia della medaglia olimpica bruciata dal C.e.r.a.
Nato a San Bonifacio il 9 agosto 1971, ottimo dilettante (un Giro delle Regioni e un oro ai Giochi del Mediterraneo), Davide Rebellin era diventato prof nel '92 con MG-Bianchi di Paolini e Parsani. Ma nei primi anni la sua carriera stentava a decollare. Fino al sorprendente 2001 (10 vittorie con la Tirreno-Adriatico fiore all'occhiello) anno in cui arrivano anche le prime nuvole. L'inchiesta della Guardia  di Finanza aveva rivelato i contatti con un medico successivamente condannato per doping. Frequentatissimo dall'entourage ciclistico veneto. Intercettazioni ambientali mostravano i contatti del "chierichetto" (questo il suo soprannome) con Lazzaro e un via vai indefinito di scatole e di farmaci. Ma il veneto riuscì ad uscire indenne dal blitz della Finanza, quel giorno al Giro 2001, tappa di Sanremo. Nel 2004 la grande esplosione atletica.  In una settimana vince Amstel Gold Race, Freccia Vallone e Liegi-Bastogne-Liegi, fra lo stupore di quanti conoscono la fatica e la necessità di recupero che queste durissime prove impongono. E' secondo in Coppa del Mondo, ma per i mondiali di Verona, sotto casa, non ce lo vogliono. C'è nell'aria il processo penale per i fatti del 2001 e in federazione non vogliono grane. Lui si rivolge all'Argentina; chiede il passaporto; la polemica va avanti fino alla vigilia della corsa alle Torricelle, ma il passaporto argentino non arriva in tempo e lui deve rinunciare. Continua a fare ottimi piazzamenti nel 2005: 4° all'Amstel Gold Race, 3° alla Freccia Vallone, 5° al Giro di Lombardia, terzo nella classifica Pro Tour. E l'anno dopo quella stessa nazionale che lo aveva rifiutato due stagioni prima, lo chiama ancora. Diventa prezioso per il primo mondiale di Bettini a Stoccarda e nel 2007 dopo aver vinto la Freccia Vallone è di aiuto fondamentale per il Grillo,  nel mondiale-bis di Stoccarda. Finisce secondo nella classifca del ProTour. Il 2008 vince la Parigi-Nizza e il giorno del suo 37esimo compleanno, fa suo l'argento a Pechino 2008, alle spalle di Sanchez. L'argento che dovrà restituire.

25 aprile - DER SPIEGEL: UN'INCHIESTA INCHIODA KLODEN E LA TELEKOM, DOPING SISTEMATICO

Doping organizzato, doping di squadra. Per anni e anni. Questa, secondo le rivelazioni del magazine tedesco Der Spiegel, le conclusioni della commissione di inchiesta che ha indagato su due medici che per lunghe stagioni hanno lavorato in seno alla formazione tedesca Telekom. Una sentenza senza appello: dal 1995 al 2006 in doping era organizzato, prima alla Telekom e poi alla T-Mobile. Fra i principali "beneficiari" Andreas Kloden, secondo al Tour 2004 e 2006, l'ultimo superstite di quel gruppo di atleti ancora in attività. La commissione dell'Università di friburgo ha indagato per oltre due anni sentendo oltre 70 testimoni. Il centro dell'inchiesta erano i due medici Lothar Heinrich e Andreas Schmid, licenziati dalla clinica universitaria di Friburgo nel 2007, a seguito proprio delle accuse di doping nella Telekom.

Si trattava di un sistema di doping ben organizzato, come risulta dalle testimonianze e dalle perizie realizzate su 58.000 campioni di sangue, la verifica di fatture e di un enorme giro di denari: "I due medici hanno fornito e diffuso prodotti dopanti fino almeno al 2006. Si incaricavano dell'acquisto dei prodotti proibiti (epo, gh, testosterone, corticoidi) presso una farmacia in un piccolo borgo della Foresta Nera, presso il quale solo nel 2006 avevano speso una ingentissima cifra: 20.855 euro. Erano loro due, secondo l'inchiesta, a fornire i prodotti ai ciclisti, spesso per semplice via postale (espresso) e poi provvedevano a controllare la somministrazione nei locali della clinica universitaria di Friburgo facendo in modo che non risultassero positivi ai controlli antidoping.   

La commissione accusa i due sanitari di non aver neppure avvertito gli atleti dei rischi cui andavano incontro. Contro Schmid c'è perfino l'accusa di aver fatto una trasfusione di sangue a Sinkewitz, sulle cui rivelazioni si basano molti dei fatti appurati nell'inchiesta, anche in presenza di alcune anomalie nelle sacche di sangue, probabilmente mal conservate. E' stato accertato che Kloden, ex compagno di Ullrich e sotto contratto con la squadra di Armstrong, l'Astana dal 2007, si recava con i compagni Sinkewitz e Kessler a Friburgo per fare una trasfusione dopo la prima tappa del Tour 2006. Indicazione che Sinkewitz, risultato positivo nel 2007 aveva già fatto alla polizia. Contattato da Der Spiegel, Kloden non ha voluto commentare.

21 aprile - DALLA SPAGNA UN ALTRO COLPO ALLA LOTTA AL DOPING: VIETATI I CONTROLLI DI NOTTE

MADRID - Un pezzetto dopo l'altro il castello faticosamente costruito dal '99 ad oggi si sgretola lentamente. Ormai è chiaro: quando l'antidoping entra in collisione con i forti interessi economici di sport "pesanti", come il tennis per gli spagnoli o il calcio (internazionale) i passi indietro diventano la prassi. Non bastassero le critiche di Nadal (tennis) e di Platini (Fifa) al regolamento della Wada che prevede che gli atleti di vertice diano la disponibilità totale 24 ore su 24 per i controlli a sorpresa, ecco che la Spagna vara norme meno restrittive, proibendo di fatto i controlli a sorpresa di notte. Dalle 23 alle 8 di mattina nessun ispettore potrà bussare alla porta degli atleti che vivono o semplicemente soggiornano in Spagna (ci sarà - è prevedible - una massiccia "migrazione..."). A dare questa interpretazione del decreto approvato alla fine della scorsa settimana è El Pais, che, in un ampio reportage, evidenzia proprio la nuova normativa decisa dal governo che di fatto allenta le maglie dei controlli, limitando quelli che proprio le cronache degli ultimi anni hanno rivelato di essere i più efficaci: quelli a sorpresa a domicilio. Evidentemente dietro lo scudo del diritto alla privacy lo sport ricco e danaroso, quello che muove interessi miliardari vuole essere libero di fare come vuole e a questo punto ci si chiede come reagirà la Wada, l'agenzia mondiale antidoping e il Cio, il movimento olimpico. Lo sport professionistico ricco è regolato da norme che poco si coniugano con le esigenze di uno sport etico. E allora si abbia il coraggio di dirlo apertamente. Si vuol fare lo sport-circus, liberi da ogni legame-dovere? Padronissimi. Ma si esca dal movimento olimpico. Non si pretenda di subornare la gente con l'immagine di uno sport di valori che valori non sono. Si eviti questo balletto ipocrita di regole continuamente stiracchiate e aggiustate che non ha senso e che rischia di far saltare tutto quanto è stato messo in campo faticosamente in questi anni. E' prevedibile, infatti, un effetto domino. Perchè un ciclista italiano o francese dovrebbe continuare ad accettare le norme della Wada a casa propria, quando queste possono essere benissimo aggirate recandosi semplicemente in Sapgna?
La Spagna, dal canto suo, dopo aver dato il meglio (o il peggio, se si vuole) di sè affossando e insabbiando lo scandalo doping più grande del secolo, l'Operacion Puerto (hanno pagato alla fine solo alcuni ciclisti...), è comunque fra i paesi che hanno sottoscritto il Codice Mondiale Wada. E adesso compie un netto passo indietro. La regola dello stop dei controlli di notte richiama il rispetto della privacy: Un diritto inalienabile, certo. Ma, va ricordato, lo "status" dell'atleta che ha firmato un cartellino per una qualsiasi disciplina sportiva è diverso da quello del cittadino normale. Succede in altri campi. Il cittadino normale si può ubriacare quanto vuole e se non turba la quiete pubblica o commette altri reati non è perseguibile. Ma se il cittadino normale si mette al volante ubriaco viene perseguito. Perchè? Perchè il suo status è cambiato: diventa automobilista. L'atleta si impegna a rispettare le regole dello sport, anche se queste finiscono per limitare lo spazio di libertà personale. Lo scopo è chiaro: c'è un bene supremo, etico: combattere quel cancro che ha compromesso immagine e credibilità dello sport negli ultimi anni e la salute di migliaia di sportivi.  Il decreto prevede che non si possa fare "In territorio spagnolo nessun controllo antidoping o di salute che non sia giustificato da cause mediche, indipendentemente se siano stati ordinati da un'autorità amministrativa, federazione o organismo internazionale". E, sottolinea che "l'eventuale rifiuto di uno sportivo di essere sottoposto a controlli antidoping durante questa fascia oraria non produrrà alcuna responsabilità". La misura, che riguarda anche gli sportivi stranieri che si allenino o vivano in Spagna, entra così in collisione con la Wada. Di fatto, se si escludono i ciclisti che (bontà loro) hanno dato l'assenso anche a test alle sei di mattina, appartiene al normale buonsenso il fatto che i medici prelevatori non si presentino agli atleti per i test in ore antelucane. E non è quasi mai successo. Dunque una disposizione simile allarga solo uno spazio certo di impunità. Il dubbio (possono venire...) è forse uno dei migliori deterrenti. E non sarà difficile immaginare cosa possa succedere la notte in Spagna, negli alberghi degli atleti magari durante una lunga corsa a tappe. Nel commentare il nuovo decreto, il direttore generale dello Sport, Albert Soler, ha sottolineato che la Spagna può ora considerarsi "leader della lotta antidoping in Europa e forse nel mondo". Bontà sua.

21 aprile - DONATI: SOTTOSTIMATI I DATI ONU SULLA COCAINA

FORLI' - Una grave sottostima della quantità di cocaina in circolazione, tanto più grave perchè in realtà il fenomeno è in espansione in tutta Europa e nel mondo. E' questo il senso dell'intervento che Sandro Donati, il ricercatore conosciuto anche per la sua lotta contro il doping nel mondo dello sport, ha tenuto al seminario '100 anni di controlli internazionali sulle droghe' che è in corso a Forlì organizzato da Regione e Asl. Donati ha esaminato i dati della produzione mondiale di oppio (eroina) che dimostrerebbero come l'esplosione della produzione all'ennesima potenza sia avvenuta con l'arrivo in Afghanistan delle truppe statunitensi ed alleate. Per quanto riguarda la cocaina - secondo Donati - i dati ufficiali dell'Onu sono manifestamente insostenibili e nascondono un buco nero di enormi proporzioni. Secondo le stime delle stesse autorità colombiane sulla produzione mensile di circa il 50% dei laboratori di coca (cristalizaderos) scoperti e distrutti - ha ricordato Donati - emerge un totale di 599,49 tonnellate/mese, a fronte della stima Onu di 600 tonnellate/anno: "La spaventosa sottostima della produzione si riflette nella sottostima della superficie coltivata, al punto che (paradosso dei paradossi) la superficie fumigata con il gliofosato dagli aerei sommata alla superficie eradicata manualmente sono tre volte superiori alla superficie stimata dall'Onu come coltivata". Con l'avvento del Plan Colombia (1999-2000) approvato dal congresso statunitense - ha spiegato ancora Donati - i dati ufficiali sono stati piegati all'esigenza di dimostrarne prima l'indispensabilità e poi l'efficacia, ma una Commissione di indagine del Senato americano, comprendente John Kerry e Barack Obama, ha definito sconcertante il fallimento del Plan Colombia a fronte dell'enorme finanziamento approvato dal Senato.

18 aprile - OPERACION PUERTO: IL GIUDICE NEGA ALLA FEDERAZIONE SPAGNOLA L'ACCESSO A DOCUMENTI E SACCHE

MADRID - Si va mestamente ma concretamente verso l'unico dato certo: in Spagna nessuno pagherà sia sul piano sportivo che su quello penale per la frequentazione acclarata del famigerato studio del "dottor sangue", al secolo il medico spagnolo Eufemiano Fuentes sotto le cui cure sono passati decine e decine di atleti di vertice. Ciclisti in gran parte, ma anche - come ha precisato a suo tempo lo stesso Fuentes - anche atleti di altre discipline. "Non parlo perchè temo per la mia vita", disse all'epoca. Ieri un ulteriore atto del giudice Serrano, ormai noto più per le reiterate archiviazioni che per le indagini vere e proprie. Ha negato alla federazione spagnola la possibilità di valersi dei documenti e delle prove raggranellate nel procedimento penale. In particolare per la vicenda di Alejandro Valverde.
Per lui la Procura antidoping del Coni, aveva chiesto due anni di squalifica: gli uomini di Ettore Torri sono riusciti a confrontare il Dna di una sacca (la n.18) sequestrata a Fuentes, con il campione prelevato durante la tappa italiana del Tour de France dello scorso anno a Prato Nevoso, trovando una corrispondenza perfetta. Valverde si sarebbe rivolto a Fuentes per le trasfusioni ematiche, la specialità (proibita) del medico spagnolo che gestiva un vastissimo traffico di prodotti e attrezzature dopanti. Lo spagnolo sarà giudicato l'11 maggio dal tribunale nazionale antidoping: se ritenuto colpevole, l'inibizione per lui varrà soltanto sul territorio italiano. L'unione ciclistica internazionale, tuttavia, potrebbe in un secondo momento estenderla a livello globale.
In Spagna, invece, ancora un ulteriore passo indietro. Motivo del rifiuto di fornire ulteriori prove: all'epoca il fatto (cioè la manipolazione del sangue) non costituiva reato di doping. La legge specifica, infatti, è stata promulgata in Spagna dopo lo scandalo e proprio a causa di esso. Dunque, una volta appurato che non c'è stato danno per la salute pubblica (unica ipotesi di reato possibile con le leggi di allora) tutto è confluito nell'imbuto dell'archiviazione. In un comunicato, la federazione spagnola si è dichiarata "in totale e assoluto disaccordo" con la decisione del giudice, annunciando la volontà di presentare immediatamente ricorso. Ma i tempi sono strettissimi: come spiega stamane il quotidiano As, il nuovo stop imposto da serrano avvicina i termini di prescrizione, che scatteranno a fine maggio, a tre anni dall'apertura dell'inchiesta.
Il risultato finale è che Valverde continua a correre e a vincere, con grave scorno di chi nel frattempo ha subito e scontato giuste squalifiche per la stessa frequentazione di cui è accusato lo spagnolo. Sarà addirittura uno dei favoriti per la vittoria nell'Amstel Gold Race che si corre domani, con buona pace della credibilità di tutto il ciclismo mondiale.

17 aprile - HAMILTON DI NUOVO POSITIVO AD UN ANABOLIZZANTE: "MI RITIRO"

ROMA  - Ancora una vittima (a suo dire) della depressione ed ancora una volta è un ciclista. Che, in questo caso - fortuna per lui - si ferma un attimo prima che la situazione precipiti. Si tratta dello statunitense Tyler Hamilton che ha annunciato il ritiro dal ciclismo dopo essere risultato positivo ad un controllo antidoping per un anabolizzante (Deha: Dehydroepiandrosterone) contenuto in un integratore (Mitamins Advanced Formula for Depression), preso, sempre a suo dire, per curare la depressione. Il 38enne, oro alle olimpiadi di Atene 2004, ha spiegato in una intervista all'Associated Press di non avere superato un controllo a causa di un antidepressivo, affermando di essere pronto a subire sanzioni disciplinari. "Non c'è nulla per cui combattere", ha spiegato Hamilton, che nel 2007 finì di scontare una squalifica di due anni per doping ematico. La nuova positività, non annunciata ancora dall'agenzia antidoping statunitense, potrebbe portare Hamilton a subire una squalifica a vita. Per questo probabilmente ha deciso di abbandonare: "Sapevo perfettamente che la sostanza che ho assunto mi avrebbe fatto risultare positivo ai test".

"Ho assunto una sostanza proibita e accetto le conseguenze", ha aggiunto il corridore statunitense, "Nella vita si commettono errori e io accetto le sanzioni da uomo". Hamilton ha ammesso di avere combattuto un periodo di depressione, dovuto principalmente al divorzio dalla moglie ed alla difficile situazione della madre, ammalata di un tumore al seno diagnosticato nel 2003. "Quello doveva essere il migliore anno della mia vita", ha affermato Hamilton riferendosi ai suoi exploit nel Tour de France. L'oro conquistato ad Atene 2004 era già stato avvolto da una nuvola di sospetti: il campione A dei suoi test era risultato positivo, ma non fu possibile procedere all'analisi di quello B perché degradato e così si salvò. Ma qualche settimana dopo fu incastrato alla Vuelta di Spagna: il primo corridore positivo per doping ematico. E fu sospeso per due anni.

Nessuna giustificazione, invece, per questa seconda positività. "Sapevo che si trattava di un prodotto proibito", ha detto Hamilton, che ha spiegato di avere assunto l'antidepressivo nei due giorni precedenti un controllo a sorpresa dell'Usada. "Ci sarà sempre chi nutrirà dei dubbi, a prescindere dall'accaduto. Dovrò convivere con gli scettici per il resto della mia vita", ha affermato l'ex olimpionico, "Ma stavolta non si tratta di un test, è un problema più grande. Stiamo parlando di una malattia che io sto attraversando insieme alla mia famiglia. Devo occuparmene. Il ciclismo è solamente uno sport. Corri in bici da un punto a ad un punto b, ma quello che sto attraversando è molto più grande". La depressione è senza meno un male sociale, ma i numerosi casi registrati negli ultimi tempi nel ciclismo dovrebbero far riflettere. Che poi la cura, attraverso l'assunzione di un anabolizzante contenuto in un integratore, come ipotizza il sito Cyclingnews, sia quella giusta è tutto da dimostrare.

17 aprile - ARMSTRONG CONFERMA: "AL GIRO CI SARO' "

MILANO - Chi lo conosce non ha mai nutrito dubbi. Tanto più dopo la polemica apertissima con l'AFLD, l'agenzia antidoping francese che lo accusa di essersi nascosto agli occhi di un ispettore per almeno 20 muniti durante un controllo a sorpresa. Cosa vietatissima dai regolamenti, ovviamente. Polemica che mette in forse la partecipazione di Lance Armstrong alla corsa francese, anche se fino a questo momento non è stata presa alcuna decisine ufficiale in merito da parte degli organi preposti. Con un messaggino ad Amgelo Zomegnan, patron della corsa rosa, il texano ha confermato dagli Stati Uniti agli organizzatori la sua partecipazione al Giro d'Italia. Il capo ufficio stampa della Rcs-Sport Sergio Meda ha detto che il campione texano "sarà al via da Venezia il prossimo 9 maggio del Giro del Centenario, secondo quanto annunciato oggi dal direttore della corsa rosa Angelo Zomegnan" a Fidenza (Parma). Armstrong, 37 anni, vincitore di sette Tour de France, ha impostato un programma di recupero intenso dopo la caduta di tre settimane fa nella tappa inaugurale della Vuelta a Castilla y Leon che gli ha procurato la frattura della clavicola. Resta ovviamente da verificare la sua condizione per un impegno di tre settimane di corsa, che costituirà la sua prima esperienza al Giro. Armstrong aveva riportato la frattura della clavicola in una caduta in cui era rimasto coinvolto a una ventina di chilometri dall'arrivo della prima tappa della Vuelta Castilla e Leon. Subito dopo l'incidente il campione statunitense tornato a correre in bicicletta all'età di 37 anni decise di tornare in Usa per operarsi. Ad intervenire su di lui il professor Douglas Elenz, chirurgo ortopedico di Austin, che gli ha inserito una placca metallica; l'applicazione aveva il compito snellire leggermente i tempi di recupero dall'atleta, stabilizzare l'osso, favorendone dunque la calcificazione. Dopo l'operazione Armstrong non perde tempo: a soli tre giorni di distanza il sette volte vincitore del Tour de France torna in sella alla bici: si dovrà accontentare di una cyclette, ma aver pedalato mezz'ora ancora convalescente è un traguardo notevole. Lo statunitense sembra infatti voler bruciare le tappe e avviarsi a un recupero record, per tornare in gara agli appuntamenti clou della stagione che si era prefissato una volta annunciato il ritorno alle competizioni. "Ho pedalato mezz'ora su una bicicletta da camera", aveva voluto far sapere il texano lo scorso 29 marzo, allegando al suo messaggio la foto che lo ritrae sorridente in sella alla cyclette.

15 aprile - POZZATO: ALLA ROUBAIX SPUTI E BIRRA IN FACCIA DAI TIFOSI DI BOONEN: "MA AL GIRO MI RIFARO'"

Dopo l'amarezza per la (peraltro onorevolissima) sconfitta, le polemiche. E non è la solita lamentela del battuto. Pippo Pozzato lo dice a mezza voce, per il tramite del suo addetto stampa. Boonen domenica era fortissimo, ma l'azzurro si è trovato a combattere non solo con le pietre del pavé, e con l'avversario, ma anche con i tifosi, che, come noto affollano le "tranchées" più famose e importanti nel finale della Parigi-Roubaix. Tifosi che sono in larghissima parte belgi, come provano le tantissime bandiere delle Fiandre che ha potuto mostrare la ripresa tv. Pippo sarebbe stato danneggiato, proprio nei delicatissimi momenti dell'inseguimento a Boonen, dopo la caduta di Flecha, all'ingresso del mitico "carrefour de l'arbre". Racconta Andrea Agostini: "Pippo non si è lamentato più di tanto, ma proprio in quel tratto di pavè i tifosi di Boonen gli hanno lanciato addosso di tutto: sputi, birra, ecc. Oltre agli ovvi insulti. Attraversavano la strada proprio un passo davanti a lui, si stringevano minacciosi. Pippo mi ha confessato di aver avuto paura in qualche momento". E' vero che con i "se" e con i "ma" non si fa la storia e che Boonen ha dimostrato di essere fortissimo domenica. Ma se Pippo avesse raggiunto il belga lanciato verso il velodromo di Roubaix, probabilmente la corsa avrebbe preso un'altra piega. E che Boonen temesse l'arrivo in volata con il vicentino è dimostrato dalla determinazione con cui ha spinto sui pedali fin quasi all'ultimi chilometro. Pozzato ha alle spalle anche una grande esperienza in pista e la volata a due quanto meno sarebbe stata incertissima. Invece il capitano della Katusha è stato costretto a sfiancarsi nell'inseguimento sul pavé, anche perché, come si è visto in qualche ripresa tv le moto del seguito - come accade spesso in questa corsa (ed è un peccato che gli organizzatori non vigilino con attenzione) - gli hanno fornito in qualche tratto una scia preziosa. Uno scandalo evidente che ha mosso perfino i media belgi alla condanna. Da giorni martellano sulla necessità che i tifosi del ciclismo ritornino quelli di sempre: pacifici e pronti ad esaltare anche il gesto degli avversari. Amarezza, dunque, per il vicentino di Sandrigo, che però punta già ad un altro grande obbiettivo: il Giro d'Italia. Sarà al via di Venezia con l'obbiettivo dichiarato di tentare qualche bel successo di tappa. Quella di Valdobbiadene sembra tagliata su misura per le sue caratteristiche; una salita nel finale la rende abbastanza dura da poter tagliare fuori i velocisti se ci sarà battaglia e in questi casi le doti di resistenza e velocità di Pippo potrebbero venire fuori.

15 aprile - NUOVO CONTROLLO A SORPRESA PER BASSO ALLE CANARIE

MILANO - Ivan Basso è stato sottoposto nella prima mattinata di oggi a un controllo antidoping a sorpresa durante il ritiro agonistico spagnolo in altura sul Monte Teide alle Canarie: a darne notizia è stato lo stesso corridore sul proprio sito. L'atleta varesino, leader del team Liquigas, si trova sul Teide dallo scorso 3 aprile e rientrerà in Italia venerdì prossimo per schierarsi al via il giorno seguente del Gran Premio Nobili Rubinetterie, gara in linea piemontese che costituirà il primo impegno di verifica della sua condizione in vista dell'obiettivo primario del Giro d'Italia. Basso, 31 anni, squalificato per sedici mesi, fino all'ottobre 2008, a causa del suo coinvolgimento nella 'Operacion Puerto', era stato sottoposto per l'ultima volta a un controllo a sorpresa lo scorso 20 marzo, nella sua abitazione di Cassano Magnago, alla vigilia della Milano-Sanremo. Per il suo rientro agonistico in maglia Liquigas nell'autunno scorso, Basso ha scelto di seguire la linea della trasparenza che lo ha portato a pubblicare, e aggiornare costantemente, i propri valori ematici sul sito internet del centro Mapei di Castellanza, dove svolge attività di preparazione sotto la guida del professor Aldo Sassi. Il Monte Teide, vulcano inattivo e montagna più alta della Spagna, è diventato negli ultimi tempi la meta della preparazione di corridori di primo piano: prima di Basso, Damiano Cunego si era allenato ai 3718 metri della vetta delle Canarie nel marzo scorso. Anche il leader della Lampre-Ngc aveva trascorso due settimane in altura con quattro compagni. Ora Basso sta rifinendo la condizione in compagnia, tra gli altri, di Franco Pellizotti, quarto in classifica finale al Giro d'Italia 2008, e seconda punta della Liquigas per la corsa rosa del prossimo maggio. Le Canarie sono anche la terra d'origine di Eufemiano Fuentes, il ginecologo figura centrale dell'operazione Puerto per aver creato una rete internazionale di somministrazione di sostanze vietate ad atleti di varie discipline. Fuentes, 64 anni, lavora da fine 2008 in un centro sanitario di Las Palmas, località delle Canarie, con il ruolo di medico di base. (ANSA).

12 aprile - ...IL "SOLITO FANINI"

ROMA - Amara e accorata lettera di Ivano Fanini, sull'ormai nota questione del "Giro nel Giro", quella corsa che il vulcanico patron di Amore & Vita McDonald's avrebbe organizzato facendo partire la sua squadra cinque ore prima delle tappe ufficiali. Un modo per seguire lo sforzo dei corridori e monitorarlo per capirne i limiti fisici e fisiologici. Dunque un fine non solo legato alla semplice esibizione del marchio, ma anche un obbiettivo con qualche interessante risvolto scientifico. Ma sperare che "il ciclismo che sta cambiando", come dicono riempiendosi la bocca tanti dirigenti delle due ruote a pedali, desse un piccolo segnale di apertura e di comprensione era pura utopia. Lo si è capito da subito, anche se non era difficilissimo accontentare Fanini. Se non in tutto almeno in parte. Invece nulla. Niente "Giro nel Giro". Già: cosa c'entra il piccolo, povero ed appassionato ciclismo di Fanini con quello dollaroso, roboante e superbo del business che ruota attorno alla corsa rosa? Nulla. E infatti gli viene decretato l'ostracismo. Per l'ennesima volta.
Dicono che il ciclismo stia cambiando. Ma gli uomini che governano il cambiamento sono gli stessi di prima, quelli che dicevano ridendo in faccia alla gente che "il doping nel ciclismo è un'invenzione dei giornalisti". Salvo poi correggere il tiro di fronte all'incalzare degli scandali. Gli atleti, anche quelli vincenti, sono sempre - in più di qualche caso - quelli di prima, cioè quelli che vincevano nel precedente contesto di dopati. I tecnici e tutto l'entourage pure; erano quelli che si muovevano disinvoltamente fra sacche di sangue, flebo, punture e additivi vari. Dov'è il cambiamento?
L'Uci, la federazione internazionale, pescando nell'ormai ricco "portfolio" di dati fisico metabolici dei corridori - raccolti ormai da anni - sostiene che a fronte di una piccola percentuale sospetta c'è una grande maggioranza  con "le carte a posto".  Sarà, ma per ora nessuno dei "sospetti" è stato punito. Fino a quando si dovrà aspettare? C'è, è vero, la necessità di avere tutte le certezze scientifiche per sostenere eventuali contestazioni sul piano giuridico di un metodo che per la prima volta porterebbe a provare il doping indirettamente, non solo dal rilevamento della sostanza vietata o della pratica proibita messa in atto. Ma ormai ci avviamo alla parte centrale della stagione e ci troviamo con questa bella novità: che i cosiddetti controlli a sorpresa la mattina prima delle gare non vengono più fatti (tralasciamo il discorso delle categorie giovanili che è disperante: il nulla o quasi) e però con il famigerato "passaporto biologico", non si riesce ancora ad inchiodare nessuno. In questo "interregno" con il dilagare della scienza del doping  - basti solo pensare alle centinaia di molecole non inserite fra quelle proibite e alle altre messe nell'elenco, ma mai ricercate - ci vuole un fegato grosso così per dare fiducia e credibilità ad uno sport che fino a ieri ha dato così pessime prove di sè.
E stendiamo un velo pietoso sulle morti, che quelle - dicono i "benpensanti"- non c'entrano nulla col doping, anche se sono tante. Troppe forse a fronte di una gioventù che lo sport dovrebbe esaltare e sostenere. Perché se uno si fa di anabolizzanti (che provocano depressione), stimolanti, ormoni, psicofarmaci e decine di altre schifezze per dieci e più anni di attività e poi piomba in depressione o si suicida in un modo o nell'altro, o, più semplicemente, muore di polmonite o di infarto, il doping, ovviamente, non c'entra. Mai.
Ma le cose, ci dicono, stanno cambiando. Sarà. Dov'è, però, il cambiamento se uno piccolo piccolo come Fanini fa ancora paura? Se le cose sono davvero cambiate che cosa c'è da temere?
Ecco la sua lettera.

Per la mia guerra al doping in dieci anni ho rinunciato a gestire almeno 20 milioni di euro (e forse anche di più perché di sponsor di livello mondiale ne ho avuti tanti) e con questi oltre che fare del business potevo continuare a garantirmi la partecipazione al Giro d’Italia e rimanere nell’omertà. Oggi non avrei un record di 15 partecipazioni consecutive al Giro ma ben 25 ed avrei un palmares di vittorie da fare invidia a molte squadre Pro Tour.

Ma la cruda realtà di questi giorni è la morte di un altro ciclista australiano di 27 anni, Jobie Dajka, che era stato anche campione del mondo nel Keirin. Credo sia la decima morte di un ciclista (in attività o ex) dal gennaio di quest’anno (almeno di quelle che vengono alla luce sulle cronache). Una volta si parlava soltanto di Simpson, ora purtroppo muoiono a ripetizione.

Manca ormai meno di un mese alla partenza del Giro ed io avevo ideato una prova che una volta per tutte avrebbe dimostrato al mondo intero che questo grande ciclismo va fermato perché è tutto un bluff e non vuole cambiare.

Ed a causa dell’ostinazione di chi comanda perché tutto rimanga com’è, invece di fermare la corsa rosa dopo tutti i casi scoppiati negli ultimi 10 anni, viene ostacolata la mia iniziativa “Giro nel Giro”. In Francia fanno di tutto per fermare uno come Armstrong (vedi ultimo controllo antidoping che gli è stato contestato) colpevole secondo loro di aver fatto uso di Epo già ai tempi del suo primo Tour vinto, mentre in Italia gli danno milioni di euro affinché venga con i suoi a fare business ed a prendere tutti per i fondelli. E’ paradossale assistere al blocco di quei pochi atleti (i miei) che sono veramente puliti, che negli ultimi tempi hanno passato tutti i più seri controlli, che hanno l’ematocrito oscillante dal 36 al 43, che sono pronti ad affrontare qualsiasi verifica antidoping, che sono abituati ad usare solo prodotti biologici e nessun medicinale. 

Nessun uomo potente di questo ciclismo può far vedere a tutto il mondo che i miei atleti, pur allenati e ricchi di talento, vengano superati dagli atleti del Giro d’Italia nonostante partano con 5 ore di anticipo. Verrebbe fuori uno scandalo di proporzioni enormi ed il “giochino” si romperebbe. Allora è meglio non parlarne ed anzi dire “ecco il solito Fanini…”

Ivano Fanini

10 aprile - SEI MESI A BALDINI PER IL DIURETICO (GIA' SCONTATI)

ROMA - Sei mesi. Gia' tutti scontati. Questa la squalifica inflitta dalla federazione internazionale ad Andrea Baldini, trovato positivo lo scorso 9 luglio, durante gli Europei di Kiev, ad un diuretico (il furosemide). La sentenza del Tribunale Antidoping della Fie ha disposto per il fiorettista livornese uno stop di sei mesi a partire però dalla squalifica cautelare del 4 settembre, il che vuol dire che può tornare in pedana immediatamente, visto che la sanzione si è esaurita il 4 marzo. La Fie avrebbe potuto infliggere al toscano una squalifica sino a due anni, ma Baldini aveva tutte le attenuanti possibili: mai è stato trovato in carriera positivo all'antidoping e, soprattutto, sul piatto della bilancia ha pesato la decisione della Procura di Livorno di archiviare la denuncia contro ignoti per complotto. Una eventualità possibile ma "non sufficientemente provata", secondo gli inquirenti. Da subito Baldini parlò di un'azione volta a fargli perdere la maglia azzurra per i Giochi cinesi. Ma nell'archiviazione il pm di Livorno fa riferimento anche ad altra ipotesi: un complotto internazionale teso a eliminare dalla scena dei Giochi il numero uno del fioretto del momento. Tesi suggestive, ma non suffragate da prove convincenti.

9 aprile - L'ANTIDOPING FRANCESE ACCUSA ARMSTRONG "VIOLATE LE NORME". INTANTO IL CALCIO OTTIENE LA DEROGA DALLA WADA  PER I CONTROLLI A SORPRESA

PARIGI - Continua il braccio di ferro fra l'agenzia antidoping francese (Afld) e l'americano Lance Armstrong. Secondo l'Afld l'aericano avrebbe violato le regole che impongono ad ogni atleta di rimanere sempre a vista degli ispettori quando è sottoposto ad un controllo antidoping. Dopo il rapporto stilato dall'Agenzia antidoping francese e inviato a Uci e Wada sul comportamento del corridore texano in occasione del test a sorpresa del 17 marzo scorso e la risposta del sette volte vincitore del Tour, che nega di aver cercato di eludere o ritardare il controllo, ecco arrivare il nuovo j'accuse dell'Afld. Anche se nei campioni di capelli, sangue e urina di Armstrong non sono state trovate tracce di sostanze proibite, secondo l'Agenzia francese il corridore "non ha rispettato l'obbligo di rimanere sotto la diretta e permanente osservazione" del medico incaricato di effettuare il test. E adesso la querelle rischia di finire male per il texano. Nella nota pubblicata sul proprio sito, infatti, l'Agenzia francese spiega che, su indicazione dell'Uci, la stessa Afld ha l'autorità per aprire un eventuale procedimento disciplinare a carico di Armstrong che potrebbe portare a delle sanzioni anche se l'organismo francese non ne specifica l'entità. Un'eventuale sanzione sarebbe applicabile solo in Francia (Armstrong è tesserato negli Stati Uniti) e potrebbe avere conseguenze sulla partecipazione del ciclista texano al Tour de France, che partirà da Montecarlo il 4 luglio prossimo.
Ovviamente l'antidoping francese fa bene a far rispettare le regole. Quando ci sono e sono accettate da tutti, non ammettono deroghe. Sorprende, invece che la stessa Wada, cioè l'organismo che teoricamente dovrebbe far rispettare più di altri le proprie regole, stiracchi la coperta delle norme da una parte all'altra. Lasciando ovviamente angoli scoperti che hanno dello scandaloso. Era delle scorse settimane la polemica dei calciatori che non volevano i controlli a sorpresa a domicilio. Ebbene, invece di difendere uno dei baluardi della lotta al doping (gli unici test efficaci sono proprio quelli a sorpresa a domicilio), la Wada cede. Di fronte al "grande calcio" e al suo "potentato" economico, l'agenzia mondiale si piega ad una deroga vergognosa che legittima da questo momento la eventuale protesta di altri atleti discriminati. Rischiando di far saltare l'intero sistema di controlli. Il calcio avrà una deroga, infatti, alla norma che impone la reperibilità degli atleti per i test antidoping fuori dalle competizioni e nei periodi di vacanza. La Fifa è riuscita ad ottenere una limitazione al numero degli atleti da sottoporre ai test antidoping nei periodi di sosta dei campionati. Non solo. Avranno l'obbligo di far conoscere i loro spostamenti solo i calciatori indicati dalla stessa Fifa come "a rischio", più precisamente gli infortunati e coloro che in passato hanno già fatto uso di sostanze dopanti. Insomma, il solito meccanismo "autoreferente" con credibilità pari a zero. Come se l'Uci, la federazione internazionale decidesse a suo piacimento gli atleti che la Wada stessa deve controllare. Specificando che solo quelli che hanno avuto un "problemino" in passato possano vedere gli ispettori antidoping bussare al proprio uscio. Un controllo così è del tutto inutile. I soldi sono spesi invano.
Gli atleti di altre discipline invece, come per esempio il ciclismo, dovranno comunicare i loro spostamenti ogni giorno. Anche se il ciclismo di vertice è uno sport ad alto rischio per quanto riguarda l'atteggiamento verso le "furbate", i tentativi di imbrogliare, farmaci e pratiche di ogni tipo (ma il calcio nessuno lo ha mai indagato a fondo: secondo alcune fonti più di qualche società farebbero ricorso addirittura a "terapie" di tipo genetico non si sa quanto lecite...), la discriminazione è sempre qualcosa che stride. Un antidoping così non serve e non approda a nulla. C'è da scommettere fin da ora che nei controlli a "pseudosorpresa" nel calcio maggiore non si troverà neppure un positivo, fatta, probabilmente eccezione per il sempre possibile kamikaze dalla cocaina che nel mondo del pallone "gira" in nuvole da tempesta tropicale

6 aprile - RITARDA A PRESENTARSI AL TEST A SORPRESA: L'ANTIDOPING FRANCESE DENUNCIA ARMSTRONG

CICLISMO - Gli stanno con gli occhi addosso. La Francia dell'antidoping marca strettamente, molto strettamente Lance Armstrong. L'Afld, l'Agenzia antidoping transalpina, ha compilato un rapporto sul comportamento del corridore texano in occasione di un recente controllo fuori dalle competizioni, rapporto già inviato lo scorso 30 marzo sia all'Uci che alla Wada. Pierre Bordry, numero uno dell'Afld, non rivela il contenuto del rapporto, relativo al test effettuato lo scorso 17 marzo, mentre Armstrong si allenava sulla Costa Azzurra. L'uomo mandato dall'Agenzia francese, che ha prelevato un campione di urina, sangue e capelli, avrebbe anche avvertito Armstrong che avrebbe stilato un rapporto sul suo atteggiamento (un ritardo di circa mezz'ora tra la firma della notifica e il test vero e proprio) e l'Afld attende ora una risposta per sapere se il comportamento tenuto dal corridore possa considerarsi o meno una violazione del codice mondiale antidoping. L'Uci, però, ha già fatto sapere che sul caso non ha giurisdizione "perchè riguarda un controllo effettuato da un'agenzia nazionale fuori dalle competizioni, per cui è la stessa agenzia che deve pronunciarsi". Armstrong in quell'occasione si disse estremamente sorpreso dal test, il 24esimo a cui si è sottoposto dal suo rientro. La spiegazione del ritardo di Artmstrong è stata: "Trattandosi di esame del capello, volevamo sapere se era autorizzato dai regolamenti ufficiali; così come volevamo sapere se un corridore straniero potesse essere messo sotto esame dall'autorità antidoping francese".,

glb/red

4 aprile - BALDINI: IL PM ARCHIVIA. LA TESI DEL COMPLOTTO RESTA, MA NON E' PROVATA

ROMA - "Me Io sentivo, l'avevo detto...". Andrea Baldini può sorridere dopo il grigio periodo legato alle accuse di doping alla furosemide (un diuretico) che gli sono costate l'esclusione dalle Olimpiadi di Pechino. A Sky, l'azzurro della scherma ha commentato la richiesta del pubblico ministero di Livorno, Antonella Tenerani, di archiviare la sua denuncia contro ignoti per un complotto, tesi da sempre sostenuta dall'atleta. All'interno delle motivazioni il pm ha scritto che la tesi è "sufficientemente provata", però "gli elementi raccolti non consentono l'individuazione del responsabile".  Una possibile e probabilissima medaglia ai Giochi gettata al vento. Baldini, numero 1 del ranking del fioretto mondiale, venne sospeso il 2 agosto 2008, proprio alla vigilia della partenza per Pechino. A fermarlo la positività al furosemide (diuretico), rilevata agli Europei di Kiev nel luglio precedente. L'azzurro si dichiarò subito innocente e parlò di un complotto ai suoi danni. "E questo documento lo conferma - ha bdetto davanti ai microfoni di Sky  - Mi dichiara innocente senza minimo dubbio e lascia aperte alcune ipotesi di sabotaggio di cui anche io avevo parlato. Non e' uscito il nome certo del colpevole, ma è stato dimostrato che quel 30 luglio mi hanno rubato ingiustamente una Olimpiade che nessun ora potrà restituirmi". Tre le ipotesi possibili secondo il pm. A sabotare Baldini potrebbero essere stati "atleti di altra nazionalità con interesse a liberarsi di uno dei più pericolosi aspiranti al titolo; Andrea Cassarà (convocato alle Olimpiadi al suo posto, ndr); complotto politico famiglia Cassarà/Coni". "Sono ipotesi, ma mi fa piacere che siano state confermate. Si vede che allora non ero tanto in stato confusionale quando ho parlato di queste cose - ha detto ancora Baldini - Diciamo che è sicuramente una delle tre, ma non mi voglio sbilanciare su quale. E' chiaro però che è andata così". "Ora ho solo voglia di tornare alle gare - ha concluso - spero anche più forte di prima. Vediamo adesso cosa deciderà il Jury della Fie il 10 aprile, chiamato a giudicarmi. Io voglio arrivare il più in forma possibile ai Campionati del mondo e riconquistarmi le posizioni importanti che avevo prima di quello che è successo".

2 aprile - CANADA: RADIATI A VITA IL MEDICO E IL DOTTORE DELLA JEANSON

Non solo gli atleti. Anche il Canada si allinea al trend della lotta al doping più estesa ed efficace: quella che mira a colpire anche chi consiglia certe pratiche e somministra certe sostanze. Così il Consiglio Etico dello sport canadese (un organismo indipendente e senza fine di lucro che promuove l'etica nello sport)  ha squalificato a vita André Aubut e Maurice Duquette, rispettivamente coach e medico della ciclista Geneviève Jeanson, che era stata la rivelazione della stagione femminile 1999, anno in cui vinse i mondiali junior della strada e a cronometro, e poi aveva confessato di essersi dopata con l'epo già all'età di 16 anni. La Jeanson nel settembre 2007 aveva confessato pubblicamente, durante un'intervista televisiva a Radio Canada di essersi dopata su consiglio e con l'aiuto concreto del tecnico e del medico, specificando che il dottore le aveva somministrato epo addirittura quando lei era ancora minorenne. La collaborazione con l'inchiesta fatta dal Consiglio Etico canadese è valsa per la ex ciclista, che oggi gestisce un ristorante in Arizona, la riduzione della squalifica a 10 anni (dalla radiazione a vita). Ma non potrà mai più avere sussidi economici da parte del governo federale. "Noi dobbiamo proteggere gli atleti nei confronti di individui che li incitano a doparsi - ha detto Paul Melia, direttore generale del Consigli Etico - la confessione della Jeanson ci ha aiutato moltissimo a capire certi meccanismi". "Le sanzioni prese nei confronti dell’allenatore André Aubut e del medico Maurice Duquette dimostranto che gli atleti non si dopano da soli – ha commentato Louis Barbeau, direttore generale della Federazione del Quebec". E John Tolkamp, presidente della federazione Canadese ha aggiunto: "Le nostre federazioni ci propongono di adottare sanzioni ulteriori, quindi andremo a rivedere tutti i risultati e i titoli ottenuti da Jeanson".

2 aprile - FANINI RIVELA: "FUI  IO AD ISPIRARE IL BLITZ AL GIRO DEL 1996"

ROMA - "Quel blitz l'ho ispirato ed ideato io". Ivano Fanini, patron di Amore & Vita rivela per la prima volta sul sito di "Repubblica" (www.repubblica.it) il retroscena della vicenda che costituì l'inizio della guerra recente al doping nel ciclismo, in particolare da parte delle forze dell'ordine: il famigerato blitz dei Nas che si sarebbe dovuto tenere al Giro del 1996, quando la corsa rosa sarebbe sbarcata a Brindisi di ritorno dalle prime tappe in Grecia. Un blitz che non fu fatto perché importanti personaggi dell'establishment ciclistico lo fecero fallire facendo trapelare in anteprima le informazioni: "All'epoca dei fatti fui io ad avere l'idea di fare il blitz perché ritenni che fosse l'unico sistema per fermare il doping. E così aiutai i Nas ad allestirlo. Ora lo posso dire pubblicamente".
Fanini si lamenta di essere stato emarginato dal "grande ciclismo" proprio da quel momento. "Quando ci fu la soffiata che mandò in fumo tutto il lavoro di preparazione del blitz, mi infuriai talmente che non potetti fare a meno di denunciare i colpevoli: l'allora direttore Carmine Castellano in collaborazione con il segretario della Lega, Angelo Lavarda. Da allora è stato un susseguirsi di ostruzioni, scorrettezze, sgambetti e quant'altro potesse danneggiarmi per puro spirito di ripicca nei miei confronti".
Ultima "vendetta", secondo Fanini, il no da parte degli organizzatori al suo "Giro nel Giro"; l'iniziativa con cui intendeva far precedere di 4-5 ore dalla sua formazione la corsa rosa, per la quale non ha alcun diritto di partecipazione, per lanciare una nuova campagna antidoping monitorando giorno per giorno i propri corridori allo scopo di verificarne il rendimento. Insomma: la verifica di come si possa pedalare un Giro a dimensione d'uomo. "Ora il mio Giro nel Giro è in pericolo. Zomegnan, il direttore della corsa, nutre un forte astio verso di me. Ci ha seccamente risposto che quest'anno metteranno in azione la più efficace battaglia antidoping mai realizzata e quindi non hanno nessuna intenzione di appoggiare altre iniziative come la nostra. Da Gennaio sto cercando di ottenere una forma di collaborazione con gli organizzatori per allestire questa iniziativa senza precedenti ma purtroppo sto ricevendo solo rifiuti. Abbiamo ridimensionato progressivamente le nostre richieste, siamo riusciti a risolvere molti problemi logistici come gli alloggiamenti durante i 21 giorni di gara, gli automezzi di scorta, il personale. L'unica richiesta rimasta era la possibilità di passare sotto i loro striscioni della partenza e del traguardo di ogni tappa, senza nemmeno sostare nelle aree di partenza ed arrivo. Ciò nonostante ci hanno sempre negato questa piccola concessione, con motivazioni infondate come l'intralcio ai loro operai allestitori dei raduni di partenza e arrivo". Leggi l'articolo di "Repubblica" dell'epoca

1 aprile - VALVERDE DEFERITO DALLA PROCURA CONI: CHIESTI DUE ANNI INIBIZIONE

ROMA - Annunciato e ampiamente previsto è arrivato il deferimento da parte della Procura antidoping del Coni dello spagnolo Alejandro Valverde per il coinvolgimento nella vicenda doping legata all'Operacion Puerto. E con esso la richiesta di due anni di inibizione. "L'Ufficio di Procura Antidoping del Coni -si legge nella nota- ha disposto il deferimento dell'atleta Alejandro Valverde Belmonte al Tribunale Nazionale Antidoping del CONI per la violazione dell'art. 2.2. del Codice WADA, in relazione ai fatti accertati nel corso delle indagini svolte dalla Procura della Repubblica di Roma con richiesta di inibizione per due anni". Articolo 2.2, dunque: ovvero uso o tentato uso di sostanze e/o metodi dopanti. Il tutto legato alla frequentazione del famigerato dottor Fuentes al centro nel 2006 della mega inchiesta della Guardia Civil spagnola nella quale figuravano una cinquantina di ciclisti, oltre ad atleti di altre discipline; almeno una trentina spagnoli. Ad inchiodare Valverde, una selle stelle di prima grandezza del ciclismo iberico (vincitore dell'ultima Liegi-Bastogne-Liegi e di una decina di altre corse) il test del Dna perfettamente sovrapponibile, fra quello rilevato sulla sacca numero 18 sequestrata nel 2006 nello studio madrileno di Fuentes e quello dei test ematici fatti nella tappa italiana del Tour de France 2008, approdata a Prato Nevoso. "Possiamo dire con certezza che il sangue della sacca 18 è quello di Valverde", aveva detto il procuratore capo Ettore Torri quando il 19 febbraio scorso lo spagnolo si era presentato alla Procura Coni per rispondere ai primi addebiti. In quella occasione lo spagnolo respinse ogni accusa, ma contemporaneamente si vide consegnare un'avviso di garanzia perché coinvolto, secondo gli inquirenti, in una complessa indagine doping che i Nas stanno conducendo ad ampio spettro in Italia e in Europa. Ci sarebbe anche la violazione della legge 376/2000, secondo l'accusa.
Lo spagnolo - che in questo inizio di stagione ha già centrato due vittorie alla Vuelta Castilla Y Leon -  ove il tribunale nazionale antidoping accogliesse le richieste di Torri, non potrebbe prendere parte ad alcuna gara in Italia per due anni. Ma non è escluso che l'Uci possa estendere la sospensione per tutti i paesi delle federazioni aderenti come già fatto per il tedesco Schumacher, condannato a due anni di sospensione in Francia, sentenza "allargata" a tutti i paesi dalla Federazione ciclistica internazionale. Quel che è certo che difficilmente potrà essere accettato dagli organizzatori del Tour. Per il momento lo spagnolo si limita a correre in Spagna: sabato prossimo dovrebbe partecipare al Gran Premio Miguel Indurain. Gli avvocati del corridore chiedono alla Procura Coni di trasmettere documentazione e prove ritenendo che gli organi di giustizia sportiva di essere l'unica istituzione in grado di giudicare. Ma il regolamento del Coni consente di sanzionare anche gli atleti appartenenti ad altra federazione qualora i fatti comportino implicazioni sul territorio italiano. Furiosa la reazione del corridore che promette battaglia sul piano giuridico: "Sono indignato perchè accusato di cose che non ho commesso da un ente che non ha alcun potere su di me; il Coni agisce in modo illegale".