30 dicembre - ADORNI: "COPPI, NON SOLO UN MITO, MA UN ESEMPIO DI CORAGGIO PER I GIOVANI"
ROMA - “Gino me lo diceva sempre: lui è diventato un mito
perché ha avuto la fortuna di morire giovane, altrimenti sarebbe stato un grande
come tanti, ma non un mito. Ci ridevamo su”. Vittorio Adorni ha l’acume e la
verve del parmense doc. Porta benissimo i suoi 72 anni da elegante signore
azzimato. Ex campione: suo il mondiale di Imola nel ’68 con una fuga alla
Fausto Coppi di cui il 2 gennaio si celebra il cinquantenario della scomparsa:
9’50” su Van Springel. E oggi dirigente internazionale: presidente del consiglio
professionistico. Nonché assicuratore di successo. Gino è Gino Bartali,
l’indimenticato asso di Ponte a Ema. Quel “lui” è Fausto Coppi il mito del
ciclismo che resiste al tempo.
“Intendiamoci: i grandi sono grandi comunque. Ma l’eroe giovane e tragico resta
di più nella mente della gente. Come James Dean, come Pantani”.
Ma davvero il mito di Coppi è arrivato fino ai giovani di oggi?
“E’ sentito, perché magari hanno letto o visto in tv qualcosa, ma non credo
che sia percepito bene dalle nuove generazioni. Non credo che sia partecipato
come ai nostri tempi. In questi 50 anni è cambiato il mondo, specie negli ultimi
30...”.
Cosa resta allora del mito-Coppi?
“Tutto quello che ha fatto dal punto di vista sportivo; cioè le
ineguagliabili imprese storiche del ciclismo. Ma anche il suo coraggio, che
forse i giovani non conoscono. Quel suo uscire dagli schemi e dalle ipocrisie:
come convivere con la Dama Bianca, che all’epoca fu addirittura imprigionata per
bigamia e costretta a partorire il figlio in Argentina. C’era tutto il coraggio
della fuga più mitica, 190 chilometri da solo nella della Cuneo-Pinerolo del
‘49”.
A proposito: cosa spinge a osare così tanto sui pedali e a massacrarsi di
fatica?
“La fuga è una sensazione stupenda. E’ una scommessa che si rinnova ad ogni
colpo di pedale. Ce la faccio? Ce la farò? Mi riprenderanno? Un’altalena
esaltante. Ricordo una tappa di Madesimo del Giro vinto nel ’65. Ero solo nel
silenzio della montagna, ma mi tornava nelle orecchie la cronaca di Ferretti su
Coppi. E mi sembrava di essere lui. C’ero io adesso. Dalla fiction della radio
ero passato alla realtà”.
Oggi, però, siamo al ciclismo sparagnino dei ragionieri…
“Lo definiscono “scientifico”: molta ragione e poca fantasia. C’è la paura
di sbagliare che blocca tutto. Invece il ciclismo è anche estro e coraggio. Se
vai in fuga e ti prendono fa parte del gioco. Si vince e si perde: non è mai una
tragedia”.
E’ cambiato il Paese: Coppi pedalava, sudava idealmente per l’Italia che
faticava a ricostruirsi dopo la guerra, oggi c’è il benessere…
“E’ vero. E poi il campione incarnava il sogno dell’uomo comune. Prendi
Merckx. Il “cannibale” che bisogno aveva di stravincere certe corse? Eppure
scattava a 200 km dal traguardo. Perché era nella sua natura fare così. E perché
come Coppi esprimeva bene una realtà banale, ma concreta: pedalare, lottare e
vincere si può. Contro gli avversari, le montagne, come nella vita”.
Ma di Merckx non ne nascono tutti i giorni. Non sarà pure che il ciclismo
ricorre al passato, rispolverando vecchi eroi, perché il presente è poco
presentabile, leggi le vicende doping?
”C’è anche questo. Ma il doping di allora non cambiava radicalmente gli
equilibri in campo, come quello di oggi. E poi c’è dell’altro”.
Cosa?
“Noi che venivamo poco dopo: io, Baldini, Nencini, Gimondi e gli altri
abbiamo vissuto una contrapposizione che rendeva sempre vivo il ricordo: era un
continuo essere paragonati a lui; a loro; agli eroi del passato”.
Ha patito per questo confronto?
“Assolutamente no. Per me Coppi era un idolo. Si figuri che in quel freddo
gennaio in cui è morto avrei dovuto incontrarmi con lui. Ero un giovane
promettente e avere il giudizio dei “big” era un viatico importante. Purtroppo
non c’è stato il tempo. Oggi è tutto molto più forte e intenso, ma brucia in un
attimo. Però se fai qualcosa di grande la gente lo percepisce, vedi i record
della Pellegrini nel nuoto o le vittorie di Valentino Rossi. E un campione vero
lascia sempre e comunque il segno. Come Anquetil, perfino sul letto di morte. A
Poulidor che veniva a trovarlo affranto seppe cinicamente dire: anche stavolta
sei arrivato secondo”.
29 dicembre - ZIRBEL POSTIVO AL DEHA
Lo statunitense Tom Zirbel, è stato trovato positivo ai campionati statunitensi a cronometro di agosto (ma il risultato è stato comunicato solo da pochi giorni), dove si è classificato secondo dietro lo specialista Usa David Zabriskie. DEHA, la sostanza vietata, secondo l'agenzia americana della lotta al doping (USADA): un ormone anabolizzante. Zirbel si era classificato quarto nella specialità anche ai mondiali di Mendrisio dominati dal "diretto di Berna", ovvero Fabian Cancellara dall'alto di una prestazione strabiliante, che vale tecnicamente più del record dell'ora su pista. Come accade spasso nessuna spiegazione e meraviglia stupita dello statunitense: "Non so come sia potuto accadere, ma quale che sia il risultato della controanalisi, tenterò di trovarne una con l'aiuto di scienziati e dottori cui mi sono rivolto da quando ho saputo la notizia della mia positività al campione A". Zirbel ha chiesto ed ottenuto (è un diritto di tutti gli atleti) di poter assistere alle analisi del campione B che sono state eseguite nel settembre scorso e i cui risultati non sarebbero ancora resi noti. Ancora una volta il sistema dei controlli è messo duramente alla prova: da una parte c'è il tanto tempo che passa prima del verdetto finale sula positività, dall'altra la necessità dei tecnici di essere inattaccabili di fronte a qualsiasi azione giudiziaria. Che è un diritto inalienabile dell'individuo e che viene regolarmente messa in campo. Di qui la necessità di un'uniformità di leggi che è ben lungi dal divenire ancora realtà. Anche se l'accertamento della positività ad un ormone anabolizzante come il DEHA non prevede una procedura particolarmente complicata ed è ormai collaudatissima. Zirbel aveva concluso un accordo con la Garmin nel settembre scorso. Accordo che è saltato con questa vicenda. Ora rischia due anni di squalifica
23 dicembre - TOUR 2009, INCHIESTA PENALE SULL'ASTANA
PARIGI - Il team ciclistico Astana, squadra del vincitore del Tour de France Alberto Contador e di Lance Armstrong, avrebbe commesso un "reato penale" durante l'edizione 2009 della Grande Boucle. Lo sostiene il sito del quotidiano parigino Le Monde, citando fonti interne alla Procura di Parigi. L'accusa, riferisce ancora la pagina web, sarebbe frutto delle indagini preliminari aperte dopo il sequestro da parte dell'Ufficio centrale per la tutela dell'ambiente e della salute pubblica (Oclaesp) di kit da perfusione (ovvero l'introduzione artificiale di liquido attraverso i vasi sanguigni) ritenuti di proprietà del team kazako, rinvenuti nella spazzatura dell'albergo in cui soggiornavano i corridori. L'inchiesta avrebbe inizialmente riguardato un ampio numero di squadre, per poi concentrarsi esclusivamente su Astana, per la mancanza di elementi sufficienti per procedere nei confronti delle altre formazioni. I kit da perfusione rientrano nell'elenco di metodi vietati dall'Agenzia mondiale antidoping, e, spiega ancora la fonte, "il loro possesso costituisce di per sè un reato penale.
23 dicembre - TCHEPALOVA
(SCI DI FONDO) SQUALIFICATA PER DUE ANNI
ROMA - La fondista russa Julia Tchepalova è stata squalificata per
due anni dopo essere risultata positiva all'Epo in occasione della prova di
Coppa del Mondo femminile dello scorso gennaio in Italia. La 33enne tre volte
campionessa olimpica (1998, 2002 e 2006) dovrà rimanere ferma fino all'agosto
2011 ma ha già annunciato il ricorso al Tas per poter disputare i Giochi di
Vancouver.
22 dicembre - LA SCOMMESSA DI SELLA: "UN CICLISMO PULITO E' POSSIBILE"
La voce è esitante da principio. E c’è da capirlo. Il “Salbaneo”,
al secolo Emanuele Sella (nella foto con la nuova maglia della
Carmiooro, cliccare per ingrandire), il folletto delle montagne che rapì il pubblico del
ciclismo al Giro 2008 con una tripletta stupefacente (vittorie a Pampeago,
Fedaia e Tirano-Aprica) è passato di colpo dal paradiso all’inferno. Colpa di un
vizietto piuttosto diffuso all’epoca: il ricorso al famigerato Cera, l’epo di
terza generazione che all’epoca si pensava ingenuamente fosse introvabile ai
test. E siccome nel ciclismo l’assioma: tutto quello che non si becca, si fa, è
duro a scomparire, ecco che il 28enne di Casale (Vicenza), una discreta carriera
pro alle spalle, nell’estate 2008 finisce nella rete. E’ inchiodato alle sue
responsabilità. Confessa. Contribuisce in modo concreto a smascherare una fitta
rete di traffici e a scovare personaggi equivoci e inchiodarli alle loro
responsabilità. Fatto non consueto nel mondo omertoso dei pedali.
Il pm Benedetto Roberti, che ha condotto l’indagine “Vai col doping” ha persino temuto per lui. In alcune intercettazioni di alcuni noti ciclisti circolava una sorta di scomunica: “Quello lì non è più della famiglia”. Invece, il ritorno, nell’estate scorsa, solo un anno dopo il “fattaccio” grazie allo sconto ottenuto per l’atteggiamento collaborativo con la Procura Coni, è stato meno traumatico di quello che la “Pulce dei monti Berici” si potesse aspettare.“Per me era uno scoglio. Avevo paura, sì. Temevo di trovare un ambiente ostile e invece nessuno poi mi ha detto nulla. E da quel momento io mi sono concentrato solo su me stesso. Ho guardato avanti”.
Sella, perché un giovane con un discreto futuro avanti
ricorre al doping?
“Non c’è una spiegazione. Forse è nell’indole dell’uomo volere sempre di
più. Non accontentarsi”.
Forse anche perché l’ambiente invoglia e spinge verso
certe scelte. Possibile nessuno dei suoi dirigenti sapesse?
“Reverberi non sapeva nulla. Ho fatto tutto io, con il solito tam-tam degli
amici e dei compagni. So di avergli dato un colpo al cuore, una grande
delusione. E’ quello che mi dispiace di più di tutta la vicenda. Quando sono
risultato positivo mi ha chiamato e mi ha detto: fai quello che devi fare,
quello che ti dice la coscienza. Ed io ho confessato. Ho detto la verità”.
Beh, ha anche avuto uno sconto di pena.
“L’ho fatto per me stesso, certo, ma anche per il ciclismo. Per cercare di
cambiare questo mondo. Ero convinto che certi risultati non si potessero
ottenere solo con l’allenamento e i sacrifici, così ho ceduto. Ma posso dire che
per me è stata un’ esperienza negativa. Non solo perché mi hanno beccato. Ma
anche perché non ho avuto i vantaggi che speravo. Ho fatto un grosso errore e
alla fine ci ho solamente rimesso”.
Ci ha rimesso anche il suo compagno Priamo che lei ha
chiamato in causa.
“Certo. Ma io dovevo dire la verità. E lui ha tirato fuori un alibi che non
era vero. Che è stato smontato dalle indagini della Procura di Padova. Mi è
dispiaciuto metterlo in mezzo, ci ho pensato molto. Ma ho dovuto fare delle
scelte. Anche per dare un contributo vero al cambiamento”.
E allora si può fare ciclismo ad alto livello senza
doping?
“Certo che si può. Anche se cambiare è difficile”.
Certe pratiche erano molto diffuse e forse lo sono
ancora.
“Però il ciclismo ha fatto e sta facendo molto. Guardate me: ci ho solo
rimesso. E’ vero: quei momenti in cima alla Marmolada o a Pampeago sono stati
stupendi. Ma qualcosa di amaro ti resta sempre. Poi in un attimo ti crolla il
mondo addosso. Ho pensato di smettere, anche se, a 28 anni, so di avere ancora
qualche buona stagione davanti”.
E come ne è venuto fuori?
“Pensando che comunque posso fare dell’ottimo ciclismo anche con le sole mie
forze. Io sono stato abituato a lavorare a fare sacrifici e a soffrire. E quello
alla fine paga sempre. Ovviamente certi risultati in futuro forse non saranno
più possibili. Ma bisogna essere coscienti dei propri limiti, fermarsi un attimo
prima. Una cosa voglio dire ai giovani: il ciclismo è ugualmente bello così e
può dare grandissime soddisfazioni”.
In ogni caso sembra aver bene metabolizzato la
disavventura.
“Per forza. Ora non ho più vie di fuga. Voglio dimostrare a me stesso che si
può fare un ciclismo pulito. Anche per dire agli sponsor che forse è meglio
sapere che si hanno corridori onesti, piuttosto che vincenti a tutti i costi”.
E il suo futuro?
“Sono con la Carmiooro, una squadra professional, faremo tutte le gare del
calendario che ci sono concesse dai regolamenti. Ma il sogno resta il Giro.
Quello di quest’anno con quella settimana finale di salite è adattissimo alle
mie qualità. Mi piacerebbe poter far vedere che Sella può fare bene anche senza
doping. Ma tutto dipende dall’invito degli organizzatori”.
18 dicembre - CASO JONES E SYDNEY 2000: IL TAS
RESPINGE IL RICORSO DELLE STAFFETTE USA CONTRO LA
DECISIONE DEL CIO
LOSANNA - Il Tribunale arbitrale sportivo di Losanna ha respinto il ricorso
presentato dalle atlete delle staffette Usa, 4X100 e 4X400, contro la decisione
del Cio di ritirare le medaglie vinte ai Giochi di Sydney in seguito alla
squalifica di Marion Jones. Andrea Anderson, LaTasha Colander Clark, Jearl
Miles-Clark, Torri Edwards, Chryste Gaines, Monique Hennagan e Passion
Richardson avevano chiesto al Tas di stabilire se il Cio avesse il potere, lo
scorso 10 aprile 2008, di squalificare le staffette, appellandosi alla regola
della Carta Olimpica in vigore a Sydney, secondo la quale "nessuna decisione
presa nel contesto dei Giochi può essere messa in discussione passati tre anni
dalla cerimonia di chiusura dei Giochi in oggetto". Secondo il Tas questa
regola, nel caso della squalifica di Marion Jones che ha portato al ritiro anche
delle medaglie vinte dalle due staffette, non è applicabile. Per le atlete resta
comunque uno spiraglio: il Tribunale di Losanna ha comunque annunciato di voler
convocare le parti in un'udienza prima di pronunciarsi sulla questione.
18 dicembre - CIALDE E DOLCI AL TESTOSTERONE: LA NOVITA' DALLA CINA
Anabolizzante in forma di dolce da pasticceria: cialde dolcissime con il
trucco: all'interno, nella mistura del dolce testosterone (un anabolizzante) in
quantità. E' l'ultima scoperta della polizia austriaca dopo un mega sequestro in
un deposito pirata di Vienna pieno di prodotti dopanti per un valore di 250.000
euro. Ai farmaci, di provenienza cinese e indiana, gli inquirenti sono arrivati
grazie alla confessione di un uomo, la cui identità è tenuta segreta, che faceva
parte di una grossa organizzazione internazionale che commerciava sostanze
dopanti attraverso internet. Il mercato era sviluppatissimo e si estendeva
dall'Austria all'Inghilterra, alla Bulgaria, Germania, fino agli stati Uniti.
Dall'India e dalla Cina arrivavano questi farmaci illegali, abilmente mascherati
da prodotto di pasticceria: cialde sottili che si scioglievano sotto la lingua
come un finissimo cioccolatino. Facile, quindi trarre in inganno i controllori.
L'operazione austriaca è un nuovo tassello della forte azione di contrasto al
doping messa in campo di recente dal governo austriaco, dopo gli scandali
recenti. In particolare quello di Bernard Kohl positivo al Cera al Tour de
France 2008 e in seguito ritiratosi dall'agonismo. A fine novembre è stata
smantellata una rete internazionale con base in Austria e cinque persone sono
state arrestate, mentre sono stati sequestrati prodotti dopanti per una
tonnellata. Il che lascia ben intendere le dimensioni sempre crescenti di un
fenomeno doping contro il quale poco stanno facendo i governi del mondo e
sopratutto in modo non coordinato. Basti pensare che anche nazioni lontane in
America latina hanno visto nell'ultimo anno crescere a dismisura i casi-doping.
In Brasile sono passati (quelli scoperti) da 13 a 47 in una sola stagione in
virtù di una maggiore attenzione delle varie federazioni.
Intanto continua la saga dei tennisti scagionati dalle accuse di doping e dalle
relative sanzioni. Dopo avere ottenuto la revoca della squalifica di un anno per
doping la belga Yanina Wickmayer ha accettato una wild card per disputare a
gennaio l'Asb Classic di Auckland, in Nuova Zelanda. La Wickmayer, numero 16 del
mondo, era stata sospesa lo scorso mese dall'antidoping fiamminga per non avere
rispettato in tre occasioni l'obbligo di fornire all'agenzia mondiale antidoping
il dettaglio quotidiano dei suoi spostamenti. Dopo il proscioglimento di un
altro tennista, Richard Gasquet per la positività alla cocaina al torneo di
Miami nel marzo scorso, appare sempre più evidente una strategia di lotta al
doping a velocità variabile, a seconda degli interessi che girano attorno a
questo o a quello sport. Una prova ulteriore che un problema delicato come
quello della lotta al doping non può essere gestito all'interno del movimento
sportivo da organi (Wada compresa) fortemente condizionati proprio dall'ambiente
e dai dirigenti dello sport
17 dicembre - LA PROCURA CONI CHIEDE TRE ANNI DI SQUALIFICA PER DI LUCA
ROMA - La Procura antidoping ha deferito al Tribunale nazionale antidoping del Coni Danilo Di Luca, positivo all'Epo ricombinata in due controlli effettuati nell'ultimo Giro d'Italia, e ha chiesto per il corridore abruzzese una squalifica di 3 anni. Di Luca era stato trovato positivo due volte, nel corso dell'ultimo Giro, all'Eritropoietina, in occasione di due controlli ematici antidoping in gara, nelle tappe del 20 e 28 maggio 2009, quelle con arrivo a Torino e a Silvi Marina. L'ufficio della Procura presieduto da Ettore Torri ha chiesto dunque per Di Luca, nel deferimento al Tribunale nazionale antidoping, 3 anni di squalifica (due anni pena base, più un anno di aggravante) a partire dal 22 luglio 2009, giorno in cui sulla base delle controanalisi era scattata la sospensione dell'Uci. La procura ha inoltre chiesto di invalidare i risultati agonistici ottenuti da Di Luca, a partire dalla stessa data, e la condanna al pagamento della sanzione economica ed ai costi relativi alla gestione del risultato secondo quanto sarà determinato dalla stessa Federazione Internazionale. Danilo Di Luca aveva vinto il Giro d'Italia 2007, ed era arrivato secondo nell'edizione 2009.
16 dicembre - ECCO LA VUELTA 2010
SIVIGLIA - Una crono notturna in apertura a Siviglia e la maglia di leader
che cambia colore: rosso. Queste le principali novità della Vuelta di Spagna
2010, presentata a Siviglia. Per l'edizione dei 75 anni il leader non vestirà
più la maglia oro, ma quella rossa. La scelta per avvicinare principale gara
ciclistica del paese alle nazionali spagnole, in particolare quella di calcio,
che hanno il rosso quale colore predominante accanto al giallo (la bandiera
spagnola è appunto rossa e gialla). E forse anche per distinguerla maggiormente
da quella del leader del Giro di Francia, la gara regina in Europa. Va anche
detto che in 75 anni di vita e 65 edizioni (molte saltate a causa della guerra
civile), spesso il leader ha cambiato colore. Arancione (1935-36), bianca (1941)
dopo la vittoria dei franchisti nella guerra civile, arancione di nuovo (1942),
bianca e rossa e poi bianca con una striscia orizzontale (dal 1945 al 1950),
gialla dal 1955 fino al 1999 quando divenne 'oro', salvo nel 1977 quando fu
arancione.
La crono notturna sarà di 16,5 chilometri, e aprirà le ostilità il 28 agosto
proprio a Siviglia. La Vuelta 2010 si concluderà a Madrid il 19 settembre, ed
avrà una fisionomia più montuosa dell'edizione 2009, vinta dallo spagnolo
Alejandro Valverde (Caisse d'Epargne) davanti al connazionale Samuel Sanchez (Euskaltel)
e all'australiano Cadel Evans (Silence). I km complessivi saranno 3.352,6
chilometri, divisi in 21 tappe. Alcune, in montagna, saranno particolarmente
impegnative, come la 16/a Gijon-CXotobello (179 km e tre valichi) la 15/a
Solares-Lagos (170 km e un passo)la 14/a Burgos-Pena Cubarga (178km e quattro
valichi) e la 20/a San Martin-Bola del Mundo (168 km e quattro valichi).
15 dicembre - SALVOLDI CONTRO LE DECISIONI DEL CIO: "STANNO UCCIDENDO LA PISTA"
Il ciclismo è in festa prima davanti al presidente Napolitano, poi davanti ai
maggiorenti del Coni ma l'ambiente trasuda amarezza. Edoardo Salvoldi, il
commissario tecnico della nazionale femminile, uno dei protagonisti della
movimento con il suo settore femminile in netta crescita, vede nero per il
futuro della pista italiana, proprio nel momento in cui stanno venendo ottimi
risultati (vedi i successi in Coppa della Bronzini). Il CIO ha deciso di
eliminare dalle prossime Olimpiadi – Londra 2012 – tre specialità che per
l’Italia erano fonte di investimenti e successi: l’inseguimento individuale, la
corsa a punti (in questa specialità la scorsa settimana l’ azzurra Giorgia
Bronzini ha vinto l’oro alla prova di Coppa del Mondo) ed il madison,
quest’ultima una specialità solo maschile. Il tutto per incentivare una maggiore
partecipazione femminile alle specialità della pista, equiparandole esattamente
a quelle maschili, a detta del CIO, che vorrebbe raggiungere l’obiettivo di
avere il 45% di atlete in pista nel 2012, rispetto al 19% di Pechino 2008.
Quindi ci saranno 5 prove sia per gli uomini che per le donne: velocità
individuale - velocità a squadre – keirin – inseguimento a squadre – omnium.
“I cambiamenti riflettono il desiderio di aggiornare continuamente il programma,
così come il suo impegno ad aumentare la partecipazione delle donne nelle
competizioni.”, questa la nota esplicativa del Comitato Olimpico Internazionale.
Ben diverso è il parere di Edoardo Salvoldi: “E' una bella batosta per la pista
italiana, noi siamo davvero penalizzati. Le specialità dove si hanno i migliori
risultati, la speranza di medaglie, sono quelle che ricevono più stanziamenti.
Un conto è andare per le medaglie, un altro per cercare di essere classificati.
Per l’ultima prova di Coppa del Mondo e per i mondiali siamo messi bene, ma
dopo….” Ovviamente i programmi della nazionale azzurra femminile su pista si
articolavano sul quadriennio olimpico. La decisione è irrevocabile, non ci sarà
niente da fare? Salvoldi scuote la testa: “Si è irrevocabile, c’è poco da fare”.
Un realtà amara che rivela tutta la vocazione masochista del ciclismo mondiale,
sempre pronto a farsi del male da solo. Ma fra i massimi rappresentanti del Cio
non c'è anche un certo Hein Verbruggen, per anni presidente (e ancora oggi ombra
immanente) dell'Uci, la federazione internazionale? E come è stato possibile che
siano passate certe decisioni anche sopra la sua testa? Era d'accordo? E gli
altri dirigenti internazionali, per quel poco che li si conosce, erano d'accordo
a loro volta? (f.r.g.)
15 dicembre - GIRO D'ONORE AL CONI PER FESTEGGIARE IL CICLISMO; DIETRO LA FESTA I SOLITI PROBLEMI
45
medaglie nella stagione e un movimento che – secondo le cifre riferite –
crescerebbe nonostante la crisi: +14 mila iscritti alla federazione nell’ultimo
anno. I parametri e riferimenti per far festa sono sempre i soliti: i risultati,
le medaglie, i successi. Apprezzabili. Apprezzabilissimi per il ciclismo al
tradizionale Giro d’Onore del Coni, come sottolinea il presidente Petrucci: “Il
vostro movimento è parte del dna del nostro paese. Siete leggenda, storia e
realtà. Faccio quindi i complimenti agli atleti premiati ed al vostro
Presidente”. E per l’allargamento della “famiglia” federale ai diversamente
dotati Luca Pancalli, Presidente del Comitato Paralimpico Italiano sottolinea:
“Lo sport non ammette divisioni e differenze. La fierezza e la consapevolezza di
trasferire gli atleti paralimpici nella federciclismo ha portato una
straordinaria percezione dei loro successi”. Ma dietro la bella luce della festa
c’è il ct Ballerini a fare un bilancio in chiaroscuro, a parlare di un ciclismo
a due velocità: bello e rampante quello femminile, meno concreto dal punto di
vista dei risultati annuali quello maschile
maggiore. “Non siamo riusciti a brillare con i professionisti a Mendrisio, ma
per fortuna abbiamo le ragazze e specialità che ci fanno sorridere”, ha detto
alludendo alle medagliste di Mendrisio, Guderzo e Cantele. E ancora: “Nel
settore giovanile ci sono grandi talenti; per il professionismo è stato un anno
di transizione, non abbiamo vinto le grandi classiche, ma c’eravamo. Non abbiamo
vinto Il Giro, ma c’eravamo.
Ci
sono sfuggiti I mondiali, ma c’eravamo. E’ stato un anno di transizione, che
porterà dei grandi risultati per il 2010”. Per la prima volta - forzato dalla
realtà - passa il concetto decoubertiniano dell'esserci invece che del vincere.
Ottima riflessione, perché non è solo dai risultati che si misura uno sport.
Specie se al suo interno mostra problemi, come quello del doping giovanile che
l’arguzia del saggio Martini (presidente onorario della Fci), vecchio ma
lucidissimo, non esita a sottolineare: “Ringraziamo già in anticipo Renato Di
Rocco per l’ attività di stimolo che potrà avere come vicepresidente dell’Uci.
La federazione internazionale si è seduta troppo in passato quando non ha
pensato di spingere per avere regolamenti uguali per tutti per quanto riguarda
il doping. La piaga è stata questa, negli ultimi 15 anni. Il cambio di cultura
verso i giovani è necessario, occorre sradicare il concetto che doparsi sia un agire
premiante. Con la giusta preparazione ed il giusto allenamento psicofisico non
c’è bisogno del doping.” Concetti forti, condivisi da chi lo sport del pedale lo
conosce bene. Ma il cambio di cultura deve partire dalla base. E qui sembra si
sia ancora lontani dalla meta. A quanto riferiscono varie fonti, i controlli fra
i giovani latitano e sono troppi i manager e i direttori sportivi che fanno
finta di non vedere o peggio, istigano alla farmacia. Ultimo, il caso del
giovane “under 23” costretto recentemente ad abbandonare per non doparsi,
raccontato da SportPro. Ma nel giorno della festa nessuno si è spinto troppo in
là (f.r.g.).
15 dicembre - ANCORA GUAI PER TIGER WOODS: CLIENTE DI UN MEDICO INDAGATO PER DOPING
NEW YORK - C'è anche il nome di Tiger Woods tra le star dello sport
statunitense passate nello studio di un medico canadese sospettato di doping.
Secondo quanto riporta il New York Times il dottor Anthony Galea è finito in
manette lo scorso 15 ottobre a Toronto dopo essere stato trovato in possesso di
ormone umano della crescita e actovegin, farmaco sintetizzato dal sangue dei
vitelli, durante un controllo effettuato a fine settembre dalle autorità
doganali alla frontiera con gli Stati Uniti. La legge statunitense considera
illegale l'uso, la vendita e l'importazione di actovegin.
L'Fbi ha avviato un'indagine, basata in parte sugli archivi rinvenuti nel
computer di Galea. Secondo il New York Times la polizia federale ha rinvenuto
cartelle appartenenti a numerosi atleti di spicco dello sport a stelle e
strisce: oltre a Woods sono emersi i nomi della 42enne Dara Torres, veterana
della nazionale americana di nuoto, e di giocatori della National Football
League. Galea, intanto, si è difeso sostenendo che per gli inquirenti sarà
"impossibile" trovare materiale che possa collegare a pratiche dopanti gli
atleti passati per le sue cure.
In base alle informazioni del quotidiano della grande mela il medico canadese
avrebbe sviluppato un particolare trattamento ematico in grado di velocizzare i
tempi di recupero dopo interventi chirurgici. A tal proposito, secondo il New
York Times, tra febbraio e marzo di quest'anno Galea si è recato a casa di Woods
almeno quattro volte per sottoporre il numero uno del golf mondiale alla sua
terapia ematica. Il trattamento sarebbe stato richiesto dagli agenti del
fuoriclasse statunitense, preoccupati proprio dai lunghi tempi di recupero dopo
l'operazione ad un ginocchio a cui Woods si era sottoposto nel giugno del 2008.
Interrogato sui rapporti tra Woods e Galea, uno dei procuratori del golfista,
Mark Steinberg, si è detto certo dell'innocenza del suo assistito, recentemente
costretto a sospendere la sua attività sportiva per la bufera-gossip incentrata
sulle sue amanti. "Se Tiger non è implicato, e non lo sarà, per cortesia
lasciatelo stare", ha scritto Steinberg in una e-mail al Times.
La Torres ha ammesso subito di essere stata curata una volta da Galea, che le
diagnosticò una rottura dei legamenti non emersa durante visite precedenti. "Se
si esclude il drenaggio del ginocchio, non mi ha mai curato - ha detto la
nuotatrice - ma ho visto il suo chiropratico. I miei contatti con lui si
limitano a questo".
Brian h. Greenspan, avvocato di Galea, ha espresso fiducia nel lavoro degli
investigatori. "Il dottor Galea non è mai stato impegnato in attività illecite o
improprie", ha affermato il legale. Galea ha ammesso dalle colonne del New York
Times di avere assunto ormone umano della crescita per dieci anni ma di non
avere mai somministrato la sostanza, severamente proibita da ogni organismo
sportivo, ai 'suoi' atleti. Galea ha precisato di non avere mai combinato
l'ormone della crescita o l'actovegin nella sua speciale pratica ematica. "Tutti
questi atleti vengono da me in Canada perché io li rimetto a posto - ha
detto il medico - ed è per questo forse che la gente pensa che io dia loro
chissà cosa. Per ottenere ormone della crescita o steroidi non hanno bisogno di
venire da me, basta andare nella palestra sotto casa". Galea è indagato dalla
polizia canadese per associazione a delinquere finalizzata al contrabbando, alla
promozione ed alla vendita di farmaci non approvati.
12 dicembre - BRIVIDO PER RICCO', INVESTITO DA UN AUTOBUS
Brutta avventura per Riccardo Riccò. Questa mattina, mentre era in allenamento nei dintorni di Formigine, la cittadina nel modenese che gli ha dato i natali, si è trovato all’improvviso a fare i conti con un autobus che lo ha stretto ad un bivio. “Fortunatamente ho avuto la prontezza di riflessi di darmi una spinta appoggiando il braccio all’autobus e così sono rotolato di lato - ha raccontato il corridore - Ma me la sono vista brutta. Se non avessi avuto quell’accortezza finivo sotto le ruote”. Immediatamente soccorso è stato trasportato nel vicino ospedale per gli accertamenti del caso. Bilancio: solo qualche contusione, qualche escoriazione e tanta paura. Riccò, che sta terminando il periodo di squalifica dopo la positività al Tour , sta preparando la nuova stagione nella quale correrà per la Flaminia, la squadra di Marrone, Pescina e Giuseppe Petito. Ha appena terminato un breve stage di allenamento a Rimini con i nuovi compagni di squadra.
12 dicembre - IN AUSTRIA NUOVA LEGGE PIU' SEVERA: DA 3 A 10 ANNI AI DOPATI
VIENNA - L'Austria rinforza la propria legislazione antidoping con l'adozione
di una legge che permetterà di mandare i colpevoli dietro le sbarre se l'inganno
comporterà un danno importante per i terzi. Dopo gli scandali degli sciatori
alle Olimpiadi del 2006 (Torino) e i fatti clamorosi del Tour 2008, il
coinvolgimento di Bernard Kohl e la sua confessione, il parlamento austriaco ha
adottato misure più dure e severe in fatto di antidoping. Le nuove regole, in
vigore dal 1° gennaio prossimo considerano l'utilizzazione di prodotti o
pratiche dopanti, come una frode aggravata ed il delitto sarà passibile da tre
fino a dieci anni di reclusione se il danno subito da terzi (oltre ai danni
fisici individuali, potrebbero essere anche gli organismi sportivi, le squadre,
gli sponsor danneggiati nell'immagine) sarà superiore ai 50.000 euro. Finora in
Austra erano sotto tiro solo i fornitori o procacciatori di sostanze e metodi
proibiti, dopo una prima riforma, nel 2008 che ha cercato di tappare le falle di
una legislazione fino a quel momento piuttosto lassista. "Bisogna proteggere gli
sportivi onesti dagli imbroglioni", ha detto il ministro della giustizia
austriaco Caludia Bandion-Ortner, che ha avuto l'appoggio di tutti i deputati.
"Il danno - ha spiegato poi il porta-parola del ministro Paul Hefelle - può
consistere non solo in un premio guadagnato con la frode del doping, ma anche il
denaro degli sponsor che un organizzatore può perdere a causa dell'annuncio di
eventuali casi di doping durante la gara da lui organizzata". Fatta
principalmente per perseguire i singoli, la legge sembra meno tagliata per gli
sport di squadra, ma, sostiene il ministro austriaco: "anche un calciatore che
abbia contratti pubblicitari individuali potrà essere perseguito dalla sua
stessa squadra in caso di doping". Gli sportivi, insomma, adesso in Austria
rischiano non solo la salute, ma concretamente il portafoglio. "Dovranno
riflettere bene prima ricorrere al doping", ha commentato il direttore
dell'agenzia austriaca antidoping Andreas Schweb. Pienamente concordi le
federazioni di atletica e ciclismo recentemente travolte da scandali e vicende
doping. Anche se hanno sottolineato la necessità di un'armonizzazione delle
leggi a livello europeo e anche mondiale.
12 dicembre - C'E' ANCHE IL DOPING FRA LE CAUSE DELLE SEMPRE PIU' FREQUENTI PATOLOGIE SESSUALI
ROMA - C'è anche il doping fra le cause delle alterazioni ormonali riguardanti in particolare la sfera sessuale che colpiscono gli uomini. E c'è pochissima attenzione in questo campo delicatissimo della salute da parte di giovani e meno giovani. Tra il 3% e il 5% della popolazione, secondo i dati di sorveglianza epidemiologica basati sugli osservatori militari italiani, soffre di alterazioni per pratiche farmacologiche dopanti. E gli altri dati accentuano le preoccupazioni: complessivamente tra il 28% e il 33% dei 18enni soffre di una qualche patologia andrologica. Dati in aumento. Anche per l'uso sconsiderato di anabolizzanti e quant'altro per "migliorare" le prestazioni sportive. Il tumore testicolare (quello che ha colpito l'americano Lance Armstrong nel 1996) è la neoplasia più frequente nella fascia di età fino ai 44 anni. In Italia si registrano 6 nuovi casi ogni 100 mila abitanti, il tasso è del 5,4 con un rischio nell'arco della vita del 3,7%. Il varicocele poi colpisce oltre l'11% dei giovani maschi, il criptorchidismo interessa oltre il 2% dei bambini a 3 mesi, le gravi alterazioni dell'asta e dell'uretra sono intorno allo 0,9%. Per questo è partito il programma di informazione e prevenzione per gli studenti (18 anni di età, frequentanti le classi quinte delle scuole superiori) del Centro nazionale prevenzione e controllo della malattie del ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali. "Prevenzione in Andrologia", da cui scaturisce la campagna "Amico Andrologo", in collaborazione con l'Università La Sapienza di Roma, il dipartimento di Fisiopatologia medica e la Società italiana di Andrologia e medicina della sessualità (Siams). Obbiettivo: spiegare ai giovani maschi l'importanza di un corretto stile di vita sulla funzione dell'apparato riproduttivo e informare sui temi affettivo-relazionali della sfera sessuale maschile. Ma anche far conoscere alla popolazione giovanile le malattie andrologiche - incluse quelle a trasmissione sessuale - e fornire supporti educativi e riferimenti istituzionali da utilizzare per una crescita culturale e della salute dell'individuo, individuare precocemente anomalie a livello dell'apparato genitale maschile esterno, che siano in grado di influenzare negativamente la salute della sfera riproduttiva e sessuale nell'età adulta. La campagna è condotta in sei regioni: Lazio, Veneto, Campania, Toscana, Marche e Puglia e vede coinvolti circa 10 mila ragazzi. "La campagna - ha affermato il viceministro Ferruccio Fazio - vuole parlare ai giovani per abituarli a un buon rapporto con il sesso, non morboso nè 'noir'. Devono avere conoscenza del proprio corpo in modo sereno".
12 dicembre - REBELLIN CONVOCATO DALLA PROCURA CONI
Va verso la sua naturale conclusione la vicenda dell'ex azzurro di ciclismo, Davide Rebellin, positivo al Cera (analisi e controanalisi, specifica un comunicato del Coni) ai Giochi di Pechino, dove ha vinto l'argento nella corsa in linea. Il capo della Procura antidoping del Coni, Ettore Torri lo ha convocato per il 18 prossimo per un'audizione. Il corridore, cui il Coni ha già chiesto la restituzione della medaglie e dei premi relativi, rischia due anni di squalifica.
10 dicembre - LONDRA 2012 LA PISTA OLIMPICA PERDE ANCORA PEZZI: VIA INSEGUIMENTO INDIVIDUALE, CORSA A PUNTI E MADISON
LOSANNA - Un altro passetto indietro mascherato da "necessità di equilibrare
le prove degli uomini con quelle delle donne". Il ciclismo olimpico continua a
perdere pezzi e specialità. Stavolta tocca all'inseguimento individuale,
specialità storica in cui brillò un certo Fausto Coppi, la corsa a punti che ha
portato fior di medaglie nel palmares nostrano, e il Madison. Il Cio ha
deliberato, al termine della riunione del suo comitato esecutivo, di introdurre
alle Olimpiadi la prova di doppio misto nel tennis ed alcuni cambiamenti nel
programma delle gare di ciclismo su pista. Queste novità - è specificato in
comunicato diffuso a fine riunione - saranno operative fin dalla prossima
edizione dei Giochi, ovvero Londra 2012. Il Cio ha preso queste decisioni "per
il bisogno di rinfrescare, modernizzandolo, il programma delle gare e per
incrementare il numero delle atlete donne partecipanti". Le coppie del doppio
misto saranno composte da un giocatore e da una giocatrice già iscritti ad
un'altra prova, quindi non da tennisti iscritti esclusivamente a questa
specialità.
Le novità del ciclismo su pista sono una mini-rivoluzione che fa perdere un
pezzo di storia olimpica a questo sport, in particolare con la cancellazione
della gara dell'inseguimento individuale. Il presidente del Cio Jacques Rogge ha
difeso la decisione spiegando che "abbiamo accolto in pieno le raccomandazioni
dell'Uci (la federazione ciclistica internazionale, ndr) e del suo presidente".
Dunque avrebbero deciso i dirigenti internazionali del pedale. Una sorta di
harakiri mascherato da progresso.
Il nuovo programma ciclistico delle Olimpiadi prevede per la pista cinque gare per gli uomini ed altrettante per le donne (il che "farà passare la presenza femminile nel ciclismo su pista dalle 35 atlete di Pechino alle 84 di Londra, quindi saranno il 45%" contro il 19% di prima", è scritto nella nota del Cio), ossia la stessa prova nelle due 'versioni': velocità individuale, velocità a squadre, keirin, inseguimento a squadre ed omnium. Spariscono dal programma dei Giochi l'inseguimento maschile e femminile, la corsa a punti e il Madison. Il Cio ha anche fatto sapere di aver ricevuto in tutto richieste di modifica del programma da parte di 17 Federazioni sportive internazionali, ma che per ora i cambiamenti riguardano solo ciclismo e tennis. "Il programma delle gare potrà essere rivisto dopo Londra in prospettiva di Rio 2016", precisa la nota del Cio. Ed è molto probabile che ciò avvenga, visto che nell'Olimpiade carioca verranno introdotte due nuove discipline, ovvero rugby a sette e golf.
10 dicembre - RADIATO PER UN ANNO IL MEDICO CANADESE DOPATORE DELLA JEANSON
Da noi vengono sanzionati dalla giustizia sportiva e da quella ordinaria, ma continuano imperterriti nel loro diabolico lavoro. Nonostante la tempesta-doping degli ultimi anni, che ha rivelato come a monte di tanti casi ci fosse il solito mediconzolo senza scrupoli, capace di prescrivere, suggerire e talvolta anche somministrare le più terribili alchimie, NESSUNO dei sanitari coinvolti ha mai subito la benché minima sanzione dalla potentissima lobby dell’Ordine dei medici. Ora l’esempio buono viene dal Canada, dove il dottore Maurice Duquette, balzato agli onori delle cronache per essere stato coinvolto nel doping all’epo della ex campionessa di ciclismo Geneviève Jeanson, è stato radiato dal Collegio dei medici di Quebec per un intero anno e multato di ben 24.000 dollari. Poco, se vogliamo in confronto alla portata del “reato”, ma comunque un buon segnale. Duquette aveva ammesso nel 2008 le proprie colpe, rispondendo a ben 14 capi di imputazione basati tutti sull’accusa di somministrazione di sostanze dopanti, principalmente epo. La sentenza può ancora essere appellata e scatterà il 7 gennaio prossimo. “Una sanzione esemplare – ha commentato Christiane Ayotte, direttrice del laboratorio antidoping dell’INRS canadese – che avrà certamente un grane potere dissuasivo per tutti i professionisti della salute”. Nella scorsa primavera Duquette, che ha in corso anche un altro giudizio con il suo Collegio per problemi legati ad alcune protesi ortopediche e l’allenatore André Aubut erano stati sospesi dal centro canadese per l’etica nello sport.
8 dicembre - LA PATTINATRICE PECHSTEIN (FERMATA PER DOPING EMATICO) AUTORIZZATA A GAREGGIARE PER LE QUALIFICAZIONI OLIMPICHE
BERLINO - Non si può dire che manchi un pizzico di garantismo nella bizzarra lotta al doping condotta dalla Wada, l'agenzia mondiale, dalle federazioni nazionali e dai tribunali ordinari di varie nazioni. Così il tribunale sportivo squalifica e quello ordinario sospende la sentenza. Accade con Claudia Pechstein, affermatissima pattinatrice tedesca squalificata due anni per doping ematico, che ha chiesto ed ottenuto dalla corte federale svizzera di avere la sanzione sospesa per poter gareggiare in una prossima gara di Coppa del mondo valida per le qualificazioni olimpiche. Dopo la conferma della squalifica da parte del Tribunale arbitrale dello sport la 37enne atleta, cinque volte medaglia d'oro olimpica di pattinaggio veloce, aveva presentato un ricorso al massimo organo di giustizia elvetica. In attesa della decisione finale il tribunale ha deciso di sospendere la squalifica per dare la possibilità alla Pechstein di ottenere il minimo olimpico e staccare quindi il biglietto per quella che sarebbe la sesta Olimpiade della sua carriera. La sentenza d'appello è attesa, comunque, prima dei Giochi di Vanvouver e in caso dovesse ulteriormente confermare la squalifica la tedesca sarebbe esclusa dai Giochi. "Se l'appello ci desse ragione Claudia avrebbe subito un danno irreparabile" ha spiegato l'avvocato Simon Bergmann, aggiungendo che il fatto che l'atleta partecipi alla prossima gara di coppa non influenzerà in alcun modo la decisione d'appello. La Federazione internazionale ha detto che si pronuncerà sul caso soltanto dopo la sentenza del tribunale. Anche il Cio ha sospeso il suo giudizio in proposito: "Non commentiamo casi sui quali c'è un procedimento in corso" ha spiegato un dirigente del comitato olimpico internazionale. Soddisfazione invece da parte della federazione tedesca: "E' una decisione giusta" ha detto il presidente Gerd Heinze.
7 dicembre - CASO MARION JONES: IL CIO ASSEGNA SOLO 2 ORI DELLE OLIMPIADI DI SYDNEY
LONDRA - Il Comitato Olimpico Internazionale ha deciso di riassegnare
solamente due dei tre ori olimpici di Sydney 2000 revocati per doping alla
statunitense Marion Jones, ex regina dell'atletica mondiale. Lo riferisce l'Associated
Press citando fonti vicine alla decisione. Il cio, che riassegnerà gli ori dei
200 metri e del salto in lungo, ha stabilito di non girare alla sprinter greca
Kterina Thanou l'oro ottenuto nei 100 metri dalla Jones. La Jones - che ha
scontato una pena in carcere in seguito al suo coinvolgimento in uno scandalo
legato al doping - a Sydney vinse cinque medaglie, tre d'oro e due di bronzo.
La Thanou, seconda nei 100 metri a Sydney 2000, non otterrà l'oro della Jones
poiché nel 2004 fu protagonista, insieme al connazionale Kostas Kenteris, dello
scandalo che macchiò la vigilia dell'apertura dei giochi di Atene: i due assi
della velocità ellenica inscenarono un finto incidente stradale per giustificare
la loro assenza ad un controllo antidoping prestabilito.
Il Cio ratificherà la decisione nel corso dei lavori in programma mercoledì e
giovedì a Losanna. Dopo nove anni, dunque, il movimento olimpico renderà
parzialmente giustizia ai giochi di Sydney assegnando l'oro dei 200 metri alla
bahamense Pauline Davis-Thompson; l'argento andrà a Susanthika Jayasinghe dello
Sri Lanka, la giamaicana Beverly McDonald otterrà il bronzo.
La Thanou, squalificata per due anni dopo la messinscena di Atene, fu esclusa
dalle olimpiadi di pechino 2008 per la vicenda di quattro anni prima, che il Cio
definì "scandalosa". La sprinter ellenica non è mai risultata positiva a test
antidoping e non ha avuto a che fare con vicende di doping legate ai giochi di
Sydney. Dal Cio, tuttavia, hanno fatto sapere che lo scandalo di Atene è un
motivo più che sufficiente per impedire all'atleta di impossessarsi dell'oro dei
100 metri revocato alla Jones. "Non posso sapere quale sarà l'esito delle
discussioni", ha detto oggi Denis Oswald, membro dell'esecutivo del Cio, "Ma non
tutti i casi devono per forza di cose devono essere trattati alla stessa maniera
o generare il medesimo risultato".
I legali della velocista greca hanno suggerito l'ipotesi di una causa o di un
appello presso il Tas per ottenere l'oro dei 100 . Per rendere più complicata la
possibilità di una battaglia legale il Cio non dovrebbe annunciare la mancata
riassegnazione della medaglia, limitandosi a far sapere che non sono state prese
decisioni in merito. Nei 100 metri, vista la mancata riassegnazione dell'oro, la
statunitense Tanya Lawrence passerebbe dal bronzo all'argento, mentre la
giamaicana Marlene Ottey diventerebbe terza ottenendo il bronzo. "La posizione
della Iaaf è chiara, aspettiamo la decisione del Cio su questa vicenda e
speriamo che tutto si possa concludere al più presto", ha spiegato Nick Davies,
portavoce della federatletica internazionale. A tutt'oggi nei suoi archivi la
Iaaf considera la Jones medaglia d'oro "soggetta a decisione del cio". Restano
in dubbio, invece, le sorti delle medaglie conquistate dalla Jones in staffetta.
Nell'aprile del 2008 il Cio revocò le medaglie di bronzo a tutte le staffettiste
statunitensi, che successivamente si appellarono al Tas ritenendo ingiusta una
punizione collettiva per una vicenda legata ad una sola atleta. Il tribunale di
arbitrato sportivo di Losanna dovrebbe esprimersi entro il 18 dicembre.
7 dicembre - EPO ALLA VUELTA DEL PORTOGALLO: ELADIO JIMENEZ SANCHEZ FERMATO DALL'UCI
LOSANNA - Positivo all'epo ad agosto, fermato provvisoriamente il 4 dicembre: tre mesi dopo. Lenta ma puntuale la giustizia sportiva dell'Uci che ha fermato lo spagnolo Eladio Jimenez Sanchez dopo aver ricevuto il rapporto del laboratorio di Madrid che indicava la presenza di Epo ricombinante nelle urine del corridore, al termine di una frazione della Vuelta a Portugal, il 12 agosto scorso. La sospensione provvisoria viene adottata dalla federazione internazionale per evitare ulteriori lungaggini delle federazioni nazionali, per solito non molto puntuali nell'applicare sanzioni, specie quella spagnola. Resterà in vigore fino a che l'atleta non sarà processato ed eventualmente sospeso in base all'articolo 21 del regolamento antidoping dalla federazione spagnola. Intanto ha il diritto di chiedere le controanalisi del campione b:
6 dicembre - PASSAPORTO BIOLOGICO: ANCORA CASI SOSPETTI SOTTO ESAME
I nove esperti che si occupano di seguire il passaporto biologico messo in atto dall'Uci, la federazione ciclistica internazionale, si riuniscono per esaminare i dossier di alcuni corridori. Fra questi ce ne sarebbero due nel mirino, fortemente sospetti di doping. Il che non vuol dire che l'Uci apra immediatamente una procedura disciplinare nei loro confronti. Per arrivare a ciò ci vuole l'unanimità del parere dei nove esperti. "Fra i nomi all'esame è possibile che qualcuno abbia già subito un controllo positivo nel frattempo", sostiene una fonte in ambito Uci. A gennaio scorso c'era stata la prima applicazione pratica del passaporto, con lo stop a cinque corridori: Astarloa, Lobato, Caucchioli, Serrano e De Bonis, reso noto il 17 giugno. Il passaporto biologico riguarda al momento 800 corridori. A metà ottobre il numero dei test effettuati 9.070 era più o meno in linea con il programma annuale che ne prevedeva 9150. Ma siamo ancora molto lontani dalle intenzioni e dai progetti di quando l'inziativa fu lanciata nel 2007 e cioè di arrivare a fare 15.000 controlli. Pochi test, dunque, danno anche poche certezze. E nel sistema si possono aprire delle falle.
4 dicembre - 11 MILIONI DI EURO, BETTINI ACCUSATO DI EVASIONE FISCALE
ROMA - Paolo Bettini, due volte campione del mondo di ciclismo e medaglia
d'oro olimpica avrebbe evaso il Fisco per quasi 11 milioni di euro secondo
l'accusa della Guardia di Finanza. Secondo quanto si è appreso dalla stessa Gdf,
il ciclista avrebbe trasferito fittiziamente la residenza nel Principato di
Monaco allo scopo di sottrarre a tassazione i redditi percepiti. L'operazione
della Guardia di finanza si è conclusa nei giorni scorsi, dopo un anno di
indagine, in sinergia con funzionari dell'Agenzia delle Entrate della Direzione
provinciale di Pisa: il pluricampione del mondo Bettini avrebbe avuto infatti
una residenza fittizia a Riparbella, nel pisano. Si è trattato - viene spiegato
- di una articolata operazione di polizia economico-finanziaria, condotta dalle
Fiamme Gialle della Tenenza di Cecina, e coordinata dalla Procura della
Repubblica, diretta dal sostituto procuratore Antonio Giaconi. Le indagini hanno
accertato che Bettini avrebbe trasferito la propria residenza nel Principato di
Monaco, paese a fiscalità privilegiata, allo scopo di sottrarre a tassazione in
Italia i cospicui redditi percepiti. In particolare, gli investigatori avrebbero
raccolto "incontrovertibili" elementi probatori che hanno permesso di ricondurre
in Italia il centro degli affari e interessi economici del famoso professionista
(iscritto alla Aire - anagrafe degli italiani residenti all'estero dal 2003 al
2008). L'attività di intelligence, condotta dai finanzieri in stretta
collaborazione con l'amministrazione finanziaria civile, ha evidenziato, sotto
il profilo economico, che il ciclista è proprietario di immobili in Italia ed è
titolare di quote in società italiane, adoperandosi personalmente nella loro
gestione. Inoltre le indagini hanno appurato che il nucleo familiare di Bettini
ha sempre dimorato nell'hinterland cecinese. Non è la prima volta che sportivi
finiscono sotto la lente della Guarda di finanza per guai con il fisco: nel
settembre scorso il ciclista Davide Rebellin, il pilota di formula 1 Vitantonio
Liuzzi e l'ex rallysta Tiziano Sivieri, sono stati accusati di custodire i loro
capitali all'estero per sfuggire alle tasse.
Paolo Bettini è l'ultimo nome nella ormai lunga lista degli sportivi finiti
nella rete del fisco. Prima era toccato al campione delle due ruote Valentino Rossi (con residenza a
Londra) al quale il fisco italiano ha contestato 60 milioni di euro di
imponibile non dichiarato negli anni 2000-2004. Il campione della Motogp ha
pagato il suo debito, anche se poi ha patteggiato. Tra gli ultimi indagati un
altro ex ciclista, Mario Cipollini, e l'attuale ct della nazionale di calcio
inglese Fabio Capello. La sua inchiesta si riferiva a compensi che l'allenatore
friulano aveva incassato quando allenava la Roma e, in parte, la Juventus. Il
tecnico di Pieris non avrebbe pagato il fisco su compensi, in particolare da
sponsorizzazioni, dirottati su alcune società estere. Cipollini, nonostante la
residenza nel Principato di Monaco, era incappato nei controlli dell'Agenzia
delle Entrate, dopo che i giudici tributari della commissione provinciale di
Lucca lo aveva condannato a pagare le tasse su circa 1,6 milioni di redditi
percepiti nel 1998 e 1999. L'accusa di evasione fiscale ha coinvolto anche altre
motociclisti, Loris Capirossi e Max Biaggi, e perfino Diego Armando Maradona.
Qualche mese fa il ct argentino, in cura dimagrante presso un hotel di Merano,
ha dovuto saldare un suo vecchio debito con il sequestro degli orecchini. In
precedenza la Guardia di Finanza gli aveva sequestrato due Rolex d'oro dopo aver
già pignorato il compenso ricevuto per la partecipazione al programma televisivo
"Ballando con le stelle". In cima alla lista c'è sempre Alberto Tomba: alla fine
degli anni '90 al campione di sci fu contestato di aver portato il denaro
all'estero grazie ad un sofisticato sistema di società sorte nei 'paradisi
fiscali', quindi fuori dal controllo dello Stato italiano. L'inchiesta si
risolse con l'assoluzione di Tomba, anche perché nel frattempo lo sciatore aveva
provveduto a sanare tutti i suoi debiti col fisco, pari a 10 miliardi di vecchie
lire. Ma l'evasione non è stato solamente un vizio italiano. Se si varcano i
confini nazionali la lista degli sportivi 'inciampati' almeno una volta nei
problemi fiscali, legati agli introiti pubblicitari, si allunga: da Steffi Graf
a Boris Becker, da John McEnroe al fantino Lester Pigott.
2 dicembre - IL SOGNO INFRANTO DAL DOPING, LA CONFESSIONE DI UN GIOVANE U.23
Il dramma doping nel ciclismo ha radici profonde, che arrivano addirittura ai giovani diciottenni. La storia, pubblicata in prima battuta su Repubblica.it, è da brivido e rappresenta la cartina di tornasole di un mondo che fatica a scomparire: quello in cui un giovane è messo bruscamente di fronte ad una tragica "necessità", quella di aiutarsi farmacologicamente in qualche modo, attraverso la solita deprecabile farmacopea al primo appuntamento importante. Un giovane veneto (una delle regioni "patria" del ciclismo nostrano) dopo mesi di preparazione, sacrifici e sudore, alla vigilia della prima gara importante si trova davanti il compagno di stanza che si sta facendo una iniezione, chiede lumi al direttore sportivo e da questi, invece di essere ascoltato e apprezzato, viene addirittura redarguito malamente. "Ma tu non lo hai mai fatto da junior?".
Evidentemente no se lo shock per il giovane è tale da spingerlo ad abbandonare i pedali. Anche se sente di avere le qualità per fare bene. Abbandonerà per sempre. Una storia che chissà quante volte si è ripetuta (e chissà quanti talenti sono andati perduti...) e che rappresenta meglio di altre la tragedia del ciclismo nostrano, perché rivela il marcio alla base; un ciclismo abbandonato a se stesso nelle categorie giovanili, pressoché prive di controlli o, peggio, in mano a praticoni che fanno delle sbandierate "esigenze di visibilità dello sponsor" un credo disastroso. Ecco il drammatico racconto di un sogno infranto per colpa del doping.
"Finalmente è arrivato. Mesi di preparazione, a
sputare sangue, uscite di ore a diversi gradi sottozero e adesso
finalmente l'epilogo del mio sogno la mia prima corsa da under 23.
Finalmente. Grande squadra, grandi aspettative, ottime sensazioni,
ottimo lavoro svolto. Ed eccomi al raduno pre gara: mancano due
giorni all'evento. Soprazocco (il trofeo di Soprazocco, importante
gara Under 23 n. d. r.) mi sta aspettando. Parto da casa alla
mattina presto, così sarò con gli altri in tempo per l'ultima uscita
con i compagni. Ottime sensazioni: malgrado la nebbia, ci sono. Mi
alleno, mangio, cerco di entrare nell'ambiente. Il tempo scorre. E'
sera: il mio sogno continua. E si avvicina. Entro in stanza: vedo un
compagno seduto con una siringa in vena. Boom boom boom..... il
cervello mi scoppia. Ma cosa sta facendo? Ma... il mio sogno e gli
insegnamenti dei miei tecnici, "non hai bisogna di nulla:
preparazione, serietà e cuore bastano per fare un campione", mi
dicevano. Tutto finito. Forse. Corro dal ds. Sono sgomento. Mi
tratta come una merda. Mi calpesta, non mi ascolta. E poi mi dice:
'Ma come? Tu non lo hai mai fatto? Neanche da junior ? Impossibile
correre senza. Non si recupera'. Ma senza cosa ??? Ma cosa si deve
prendere??? Ma come? Sono seguito da due anni da un centro ricerche
che mi ha insegnato ad usare l'SRM (lo strumento di allenamento che
registra la potenza sui pedali), che mi ha insegnato ad alimentarmi,
a capire anche cosa sono i macronutrienti, la massa grassa, il
muscolo; un centro dove monitorizzano il mio metabolismo, mi
preparano i piani alimentari, gli allenamenti. Mi dicono tutto sulla
mia composizione corporea, e adesso mi dicono che la mia performance
deve passare per la farmacia. Mi hanno insegnato che in natura trovo
tutto ciò che mi serve; ho imparato a demonizzare gli integratori,
gli aminoacidi, mi hanno insegnato a vivere da atleta e adesso tu...
mi parli di farmacia... mi dici di andare a fare la bmx ... E
allora? Ho abbandonato tutto. Sono scappato. Scappato dalle tue
parole dai tuoi discorsi di sponsor, di aspettative degli stessi.
Sono passato come un rullo compressore sopra me stesso. Il mio
lavoro. Il mio credo. Il mio sogno. (...) Sai così tanto di
farmacologia e l'unica cosa che hai saputo dire è che sono grasso, e
sai perché? Perché forse non riconosci il muscolo dalla "ciccia". Il
giorno dopo mi scrivi che mi ammiri, mi dici che troverò una squadra
con meno pressioni e aspettative. Bèh, io non ti ammiro, anzi. Ti
odio. Ti odio. Ti odio. Era il mio sogno e la tua "merda" l'ha
cancellato. Parli di vittorie. Sappilo: ogni volta che un tuo atleta
vince il ciclismo ha perso". |
Ed ecco le reazioni che l'articolo ha subito suscitato.
Ho appena letto quest'articolo e sto piangendo come un bambino, anche se ho 57 anni. Sto piangendo dal dolore che ho ancora nel cuore, perché questa è la stessa identica storia vissuta da mio figlio, in un'altra disciplina sportiva. Atleta d'interesse nazionale fino da
juniores; per anni ha indossato la maglia azzurra; sacrifici, tanti
sacrifici; 6 ore d'allenamento al giorno, sabati e domeniche compresi;
in Italia ha vinto di tutto senza fare mai uso di sostanze dopanti; agli
Europei, ai Mondiali, ed alle Olimpiadi (Atene 2004), è andato sempre
preparatissimo ed in forma, ma ha ottenuto solo piazzamenti, mai la
soddisfazione di una medaglia; anche lui fu "consigliato" di mettersi
alla stregua degli altri, ma ha sempre rifiutato, fin quando 5 anni fa
ha abbandonato tutto, dicendo la stessa identica frase che ha detto il
giovane ciclista veneto: Proprio oggi è andato via dall'Italia; a 26 anni: è emigrato in Inghilterra; decine di giovani talenti ogni giorno se ne stanno andando all�estero; non soltanto giovani, ma interi nuclei familiari di amici e conoscenti hanno fatto questa scelta, e molti altri la faranno appena possibile; chi vi sta scrivendo, a 57 anni s'è fatto la valigia ed è emigrato in Svizzera e da 2 anni vive a Zurigo. In Italia è rimasto un altro mio figlio, che appena avrà sistemato le sue cose se ne andrà anche lui da qualche parte all'estero. Distinti saluti. Giovanni Scavazza |
Non so come ti chiami, dove vivi, quanti anni hai. Non so nulla di te. Ma so quello che provi. È successo anche a me. Non ti voglio consolare: ci penserà il tempo. Non ti voglio dare consigli: ci penserà la vita. Voglio solo farti sapere che non sei solo. Il mondo "malato" con il quale ti sei scontrato non ha vinto, non ti ha battuto. Ti ha solo fatto sentire diverso. Non permetterglielo, altrimenti avranno vinto. Capisco, perché conosco, la rabbia che ora hai dentro. Tutti quegli anni, tutte quelle gocce di sudore, tutte quelle soddisfazioni, tutto quel "TUTTO" ti sembra perduto, vuoto. So anche che queste parole ora non ti aiuteranno. Ti invito però a resistere: non mollare. Hai imparato dalla bici una cosa meravigliosa: cercare di sedurre la fatica. Fallo ancora una volta. Un giorno la vita ti ripagherà di questa delusione che ora ti sembra insormontabile. Sono passati 15 anni da quando ho vissuto la tua stessa esperienza . Come te ho avuto l'esigenza, quasi fisiologica, di raccontarla. Più volte. Continua a farlo: è terapeutico. Se poi avrai il coraggio e la forza, fai pure i nomi. Cerca di non permettere a quel direttore sportivo di distruggere la passione che hai per questo sport altrimenti, vinceranno loro, ancora una volta. Lotta, perché ne vale la pena... Ci saranno tantissimi ragazzi che ti capiranno. Ci saranno genitori che ti ascolteranno. Non farti abbattere quando ti diranno: "Ha lasciato con la scusa del doping perché non era un vincente". Non permettere che queste parole ti feriscano, cercano solo di isolarti e di screditarti. La tua scelta ha creato una falla nel sistema e ora cercano di chiuderla. Hai detto no a loro e si a te stesso: la tua più grande vittoria. Il coraggio che hai dimostrato ti renderà più forte. Lo specchio ti manderà un'immagine diversa: sorridi, accoglila e festeggia con lei. So che vorresti che altri facessero la tua scelta. So che il tuo desiderio è quello di vedere i tuoi ex avversari finire nella rete dei controlli. So che il ciclismo in tv ti nausea. So che la tua bici ha due dita di polvere. Credimi un giorno tutto questo passerà. E allora incontrerai altri che hanno detto no. Gioirai vedendo alcuni degli atleti che restituiranno le medaglie, proverai solo un po' di sana tristezza. Guarderai ancora il ciclismo in tv, magari senza l'audio. Il vento toglierà la polvere dal telaio, lo stesso vento che ti farà sentire nuovamente vivo mentre le gocce di sudore finiranno di nuovo sul manubrio. Caro amico, resisti. Non sei solo. Oggi hai vinto, complimenti. Un saluto. Thomas Zandonai
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2 dicembre - LA WADA, LA LOTTA AL DOPING E LA TECNICA DEL GAMBERO
Un passetto avanti e due passi indietro. La Wada, l'agenzia mondiale antidoping celebra proprio oggi i dieci anni dalla sua fondazione. Nata per creare un punto di omologazione e di riferimento comune al fine di uniformare il caos di regolamenti e norme nei vari paesi del mondo, ha senza meno ottenuto alcuni importanti risultati, anche se, al momento del bilancio complessivo, non sembra aver inciso in maniera sensibile sul fenomeno doping. Lo si deduce facilmente dalla diffusione della farmacia proibita e delle pratiche relative, perfino nelle categorie giovanili e dall'atteggiamento assolutamente superficiale, poco collaborativo, se non proprio "tollerante" nel contrasto di certi paesi ad est (sopratutto), come ad ovest. Basti considerare che quasi il 50% del bilancio Wada viene da paesi europei, solo il 20,46% dall'Asia, il 29% dall'America e il 2,54% dall'Oceania. Dunque un grande sforzo economico e organizzativo per creare una mega struttura e un codice mondiale di riferimento, mettere a punto procedure e protocolli per i laboratori, sistemi di controllo a sorpresa, reperibilità degli atleti di vertice (regolata oggi dal programma computerizzato Adams) e piccoli risultati. Lo dicono le cifre. La Wada, infatti, amministra circa 25 milioni di dollari l'anno (24.905.824 l'ultimo bilancio) effettua circa 275.000 controlli (274.615 nel 2008) con positività acclarate (definite in duplice maniera: adverse analytical findings o test "atipici" e atypical findings, o test atipici) che oscillano fra l'1,84% e l'1,97%. Insomma, una media di poco inferiore al 2%. Se si considera che non tutti gli "adverse findings" si traducono in sanzioni e sospensioni, si ha ben chiaro quanto poco si riesca ad incidere sul fenomeno con la via repressiva.
Il dato, comunque rileva. Il 2% dei positivi vorrebbe dire che il fenomeno doping nel mondo NON esiste. A fronte di una megastruttura come quella dell'Agenzia mondiale che ha uffici, rappresentanti, commissioni, esperti e laboratori accreditati (34) in tutto il mondo. Ma, purtroppo, sappiamo per esperienza che non è così ed ogni volta che qualcuno ha provato a indagare più a fondo ha scoperto percentuali di ben altro tenore. Come è successo qualche anno fa in Italia, quando una ricerca del professor Salizzoni, ex responsabile della commissione antidoping della Federciclismo aveva prodotto in un campione significativo di test positività per oltre il 30%. E quella, presumibilmente è la cifra che più si avvicina all'entità del fenomeno. Almeno da noi. La Wada è finanziata al 50% dai governi (193 quelli che hanno sottoscritto il Codice mondiale dal 1999) e al 50% dal Cio, il Comitato Olimpico Internazionale. Ma decisioni e strategie sono ancora largamente influenzate dalla componente sportiva. E così si assiste da tempo ad un indecoroso balletto di sostanze e pratiche che vanno e vengono. Ora sono introdotte e sanzionate, ora sono liberalizzate sotto il comodo ombrello dei lunghissimi periodi del cosiddetto "monitoraggio". E' accaduto per la caffeina, uno dei prodotti doping più diffuso al mondo e fra i più efficaci, prove scientifiche alla mano. Finita da anni in un programma di monitoraggio, non se ne è saputo più nulla. Pensare male è sempre peccato, però se si considera che la caffeina è contenuta nella bevanda di uno degli sponsor principali del movimento olimpico, il dubbio diventa legittimo. E cosa dire della pseudoefedrina, vietata, "monitorata" (cioè consentita) fino a quest'anno e poi reintrodotta nella prossima lista dei prodotti proibiti del 2010? Quante risorse ed energie sono (sono andate) bruciate in questo inutile balletto? Per non parlare dello scandaloso comportamento nei confronti degli atleti che un anno vengono sanzionati per la positività a sostanze che successivamente vengono consentite. C'è di che riflettere. Anche perché adesso arriva un ulteriore passetto indietro.
Ricordate
- tanto per citare un esempio noto - il famigerato salbutamolo che è costato un
anno di squalifica a Petacchi per la positività al Giro del 2007? E il tennista
Volandri (cliccare sulla foto per ingrandire)
sospeso 3 mesi, svergognato su tutti i media e poi riabilitato? Ebbene dall'inizio del prossimo anno per usare
il salbutamolo per via orale in una quantità inferiore ai 1.600 microgrammi al
giorno non è più necessaria alcuna certificazione di necessità terapeutica
(asma). Insomma basta la dichiarazione dell'atleta. Ed il superamento di quella
"barriera" comporta non già una sanzione per doping, bensì solo un supplemento
di studio sulla farmacocinetica individuale di quel prodotto. Insomma questo
antiasmatico che in forti concentrazioni ha un effetto anabolizzante sensibile
(per questo è "ricercato" dagli sportivi: piccolo esempio, nel 1998,
in un test sperimentale ben il 33% dei corridori del
Tour de France risultò positiva a questa sostanza... ) diventa di uso
praticamente libero. La domanda è immediata: perché questa scelta?
Non ci sono ragioni tecniche. Il salbutamolo - al di sopra di certe
concentrazioni - rientrerebbe perfettamente nei tre parametri per cui una
sostanza deve essere considerata dopante: migliora la prestazione (aiuta il
respiro ed ha effetto anabolizzante), è dannoso alla salute per i non asmatici
ed è contrario all'etica dello sport. E allora perché liberalizzare?
Una spiegazione ci sarebbe, ancorché del tutto insoddisfacente. E starebbe nell'evoluzione sempre più "scientifica" del doping, per cui il salbutamolo nello sport di vertice (il solo controllato dalla Wada...) sarebbe oggi meno usato. Un prodotto arcaico e poco efficace a fronte delle pratiche ematiche (con Epo e similari) che consentono di "truccare" il "motore" dello sportivo fino a risultati incredibili. Affermazione che stride con il numero delle positività riscontrate: circa il 6,3% nel 2008, segnale di un uso diffuso, grazie a medici e certificazioni compiacenti. Per non parlare dei rischi alla salute. In soggetti asmatici con ipossia, cioè che usano questo prodotto per cura, ovvero in dosi controllate, sono stati osservati gravi effetti vascolari sistemici collaterali. Tant'è che l'utilizzo continuato di questo prodotto nei malati richiede esami medici approfonditi e va fatto sotto stretto controllo medico. Le controindicazioni e i pericoli non sono da sottovalutare. Infatti, il salbutamolo può provocare tremori agli arti e tachicardia; cioè agisce in qualche modo in modo negativo sul cuore. E basta la parola per capire. La liberalizzazione servirebbe a consentire alle federazioni sportive nazionali di concentrare gli sforzi dei test su tecniche e prodotti più "pesanti". Ma la ricaduta sul mondo generale dello sport e su quello amatoriale in particolare è drammatica. Perché tutte le federazioni nazionali adottano il Codice Wada, dunque nessuno ricercherebbe più il salbutamolo che diverrebbe in breve un prodotto d'uso come l'aspirina. Perché, oltretutto è un doping a buon mercato. E siccome il mondo amatoriale è quello più numeroso e rappresenta il vero "mercato" (di tutto: compresi i prodotti dopanti) è facile pensare quale regalo rappresenti questa liberalizzazione per le aziende farmaceutiche. A parte una banale considerazione: se anche ad un giovane o ad un amatore viene concesso di doparsi come si può pensare di uscire dalla spirale del doping?