I GIOVANI
LIVORNESI E IL DOPING
Ricerca sulla popolazione
degli studenti frequentanti la 2a classe delle scuole medie superiori
CONI Provinciale - Azienda Usl 6 di Livorno
Dr.ssa D. Becherini - Dr. F. Consonni - Dr. S. Mencacci - Dr C. Di Muro - AFD M.
Baggiani
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Ai giovani livornesi
il doping non piace, ma costituisce comunque una realtà con cui fare i
conti ed è percepito come un potenziale pericolo. Questo il confortante
bilancio di una interessante ricerca messa a punto dalla Usl 6 di
Livorno e che è stata al centro di un altrettanto interessante convegno
tenuto nella città toscana di recente, organizzato dal Coni Provinciale
livornese. Vi hanno preso parte alcuni fra i più noti tecnici ed esperti
del settore: dal biochimico Dario D'Ottavio (collaboratore di SportPro,
nonchè ex membro della commissione di vigilanza sulla legge antidoping e
consulente di vari pm in alcune fra le più clamorose indagini doping in
Italia), al giornalista Eugenio Capodacqua, direttore di SportPro,
all'ex campione del nuoto Marcello Guarducci. |
CONCLUSIONI
I giovani ammettono tendenzialmente l'uso degli "integratori alimentari", ma
certamente sotto controllo medico. In questo senso i punti di riferimento
principali appaiono quelli istituzionali rappresentati soprattutto dalle figure
mediche, in particolare dal "medico sportivo pubblico".
I ragazzi sanno, in larga maggioranza, che l'uso di sostanze per migliorare le
prestazioni fisiche è "una cosa seria", sia da un punto di vista "etico" che per
la salvaguardia della propria salute. Non ammettono fra le classiche
giustificazioni la necessità di "doparsi" per raggiungere i risultati voluti o
il farlo perché "tanto lo fanno tutti..." , ma ritengono che talvolta si possa
venire convinti a fare uso di sostanze "dopanti e che lo si possa fare anche in
buona fede, o perlomeno non essendo pienamente consapevoli di cosa possa
accadere.
Con coerenza, sono motivati a fare attività fisica per salvaguardare la propria
salute non tralasciando l'aspetto socializzante, ludico, competitivo e auto -
gratificante che la pratica sportiva ha in sé. L'aspetto salutistico del fare
sport prevale nettamente su quello "estetico", si fa sport o attività fisica più
per stare bene che per risultare più belli, parafrasando Erich Fromm prevale
l'essere sull'avere.
I risultati della nostra indagine risultano preoccupanti allorquando evidenziano
che una sparuta minoranza è coerentemente favorevole al doping ed anche tra i
contrari alcuni fanno già uso di sostanze a 15 anni d'età. Il fatto preoccupa
ancora di più dal momento che l'identificazione di questi soggetti risulta
estremamente difficile.
Le risposte dei ragazzi ci danno però una chiave di accesso possibile. Se i
ragazzi identificano nel servizio pubblico un punto sostanzialmente certo di
riferimento e molti di loro non si fidano del giudizio del proprio tecnico, e
questo non solo per il gruppo dei doping contrari ma anche per tutti gli altri,
è lì che dovremo lavorare fornendo adeguate risposte e
servizi,informazione,formazione e azioni di controllo.
Il questionario,nel confermare il ruolo fondamentale del medico dello sport in
ambito di prevenzione,costituisce un sicuro incentivo a proseguire il lavoro
intrapreso e in particolare la collaborazione con la scuola per favorire
progetti di studio e di ricerca in tema di doping con insegnanti e ragazzi. Si
ipotizza una stretta collaborazione con federazioni,società sportive,enti di
promozione sportiva al fine di una continua formazione degli operatori del
settore. Si ritiene comunque molto importante il coinvolgimento dei MMG e dei
medici delle società sportive,che seguono da vicino gli atleti.
L'indagine non ci dice, e non aveva neanche la pretesa di farlo, quale sia lo
sviluppo nei giudizi, comportamenti ed atteggiamenti sul problema all'evolversi
dell'età o al cambiare dell'attività sportiva praticata.
Questo è un aspetto che dovrà essere certamente approfondito soprattutto a
fronte delle precedenti considerazioni ma, anche, considerando il fatto che se
già a 15 anni chi fa sport motivato dall'esigenza di "emergere" è più a rischio,
cosa accadrà quando e dove le spinte ad un miglioramento delle prestazioni sono
nettamente più forti?
Con certezza noi sappiamo il quando, cioè l'età nelle varie attività sportive
ove o si è raggiunto un livello di eccellenza o ci si aggrega alla schiera degli
"appassionati"e anche quali sono le attività agonistiche ove motivazioni forti
prevalentemente di carattere economico possono spingere al superamento anche
artificiale dei propri limiti psicofisici attraverso l'uso del "doping" e lì
dovremo centrare la nostra attenzione anche con azioni di controllo diretto
sugli atleti in collaborazione col laboratorio antidoping del Dipartimento
della Prevenzione Regione Toscana,di vigilanza sugli impianti sportivi e
palestre.