Torna indietro DOPING E GIOVANI: LA PERCEZIONE DEL PROBLEMA Torna alla Home Page

I GIOVANI LIVORNESI E IL DOPING
Ricerca sulla popolazione degli studenti frequentanti la 2a classe delle scuole medie superiori
CONI Provinciale - Azienda Usl 6 di Livorno
Dr.ssa D. Becherini - Dr. F. Consonni - Dr. S. Mencacci - Dr C. Di Muro - AFD M. Baggiani 

Ai giovani livornesi il doping non piace, ma costituisce comunque una realtà con cui fare i conti ed è percepito come un potenziale pericolo. Questo il confortante bilancio di una interessante ricerca messa a punto dalla Usl 6 di Livorno e che è stata al centro di un altrettanto interessante convegno tenuto nella città toscana di recente, organizzato dal Coni Provinciale livornese. Vi hanno preso parte alcuni fra i più noti tecnici ed esperti del settore: dal biochimico Dario D'Ottavio (collaboratore di SportPro, nonchè ex membro della commissione di vigilanza sulla legge antidoping e consulente di vari pm in alcune fra le più clamorose indagini doping in Italia), al giornalista Eugenio Capodacqua, direttore di SportPro, all'ex campione del nuoto Marcello Guarducci.
La ricerca si basa sugli esiti di un questionario molto ben calibrato e somministrato a 1398 studenti della seconda classe delle medie superiori di Livorno. Di questi ne sono stati valutati 1248, una cifra più che sufficiente a restituire un'immagine della percezione del fenomeno doping fra i giovani livornesi reale e credibile. La maggior parte di essi, siano o meno praticanti sportivi, rifiuta il doping e giudica in modo netto chi lo pratica un disonesto; uno che fa male a se stesso ben sapendo cosa fa e che dunque non è degno nè di stima nè di rispetto. Giudizi che confortano chi da anni si occupa del fenomeno e del suo dilagare anche ai livelli giovanili perchè sono la negazione del modello proposto per lo più dall'attuale cultura sociale e cioè che l'importante è vincere, emergere ed essere primi anche a costo dei peggiori compromessi e degli imbrogli più squallidi. La ricerca non esaurisce (nè potrebbe) le ragioni per cui i giovani livornesi la pensano così. Ma sii può fare  tranquillamente l'ipotesi che il particolare tessuto culturale e sociale della città toscana fornisca ai giovani una consapevolezza e una maturità spesso negata in altri ambienti. Ecco qui sotto alcune delle interessanti conclusioni della ricerca.
Per maggiore dettaglio è possibile scaricare l'intero lavoro (formato *.doc/zip)

CONCLUSIONI

I giovani ammettono tendenzialmente l'uso degli "integratori alimentari", ma certamente sotto controllo medico. In questo senso i punti di riferimento principali appaiono quelli istituzionali rappresentati soprattutto dalle figure mediche, in particolare dal "medico sportivo pubblico".
I ragazzi sanno, in larga maggioranza, che l'uso di sostanze per migliorare le prestazioni fisiche è "una cosa seria", sia da un punto di vista "etico" che per la salvaguardia della propria salute. Non ammettono fra le classiche giustificazioni la necessità di "doparsi" per raggiungere i risultati voluti o il farlo perché "tanto lo fanno tutti..." , ma ritengono che talvolta si possa venire convinti a fare uso di sostanze "dopanti e che lo si possa fare anche in buona fede, o perlomeno non essendo pienamente consapevoli di cosa possa accadere.
Con coerenza, sono motivati a fare attività fisica per salvaguardare la propria salute non tralasciando l'aspetto  socializzante, ludico, competitivo e auto - gratificante che la pratica sportiva ha in sé. L'aspetto salutistico del fare sport prevale nettamente su quello "estetico", si fa sport o attività fisica più per stare bene che per risultare più belli, parafrasando Erich Fromm prevale l'essere sull'avere.
I risultati della nostra indagine risultano preoccupanti allorquando evidenziano che una sparuta minoranza è coerentemente favorevole al doping ed anche tra i contrari alcuni fanno già uso di sostanze a 15 anni d'età. Il fatto preoccupa ancora di più dal momento che l'identificazione di questi soggetti risulta estremamente difficile.
Le risposte dei ragazzi ci danno però una chiave di accesso possibile. Se i ragazzi identificano nel servizio pubblico un punto sostanzialmente certo di riferimento e molti di loro non si fidano del giudizio del proprio tecnico, e questo non solo per il gruppo dei doping contrari ma anche per tutti gli altri, è lì che dovremo lavorare fornendo adeguate risposte e  servizi,informazione,formazione e azioni di controllo.
Il questionario,nel confermare il ruolo fondamentale del medico dello sport in ambito di prevenzione,costituisce un sicuro incentivo a proseguire il lavoro intrapreso e in particolare la collaborazione con la scuola per favorire progetti di studio e di ricerca in tema di doping con insegnanti e  ragazzi. Si ipotizza una stretta  collaborazione con federazioni,società sportive,enti di promozione sportiva al fine di una continua formazione degli operatori del settore. Si ritiene comunque molto importante il coinvolgimento dei MMG e dei medici delle società sportive,che seguono da vicino gli atleti.
L'indagine non ci dice, e non aveva neanche la pretesa di farlo, quale sia lo sviluppo nei giudizi, comportamenti ed atteggiamenti sul problema all'evolversi dell'età o al cambiare dell'attività sportiva praticata.
Questo è un aspetto che dovrà essere certamente approfondito soprattutto a fronte delle precedenti considerazioni ma, anche, considerando il fatto che se già a 15 anni chi fa sport motivato dall'esigenza di "emergere" è più a rischio, cosa accadrà quando e dove le spinte ad un miglioramento delle prestazioni sono nettamente più forti?
Con certezza noi sappiamo il quando, cioè l'età nelle varie attività sportive ove o si è raggiunto un livello di eccellenza o ci si aggrega alla schiera degli "appassionati"e anche quali sono le attività agonistiche ove motivazioni forti prevalentemente di carattere economico possono spingere al superamento anche artificiale dei propri limiti psicofisici attraverso l'uso del "doping" e lì dovremo centrare la nostra attenzione anche con azioni di controllo diretto sugli atleti in collaborazione col laboratorio antidoping del  Dipartimento della Prevenzione Regione Toscana,di vigilanza sugli impianti sportivi e palestre.

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