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LA VOSTRA OPINIONE SU DOPING E DINTORNI QUEST'ANNO
I DANNI DELLO SPORT DOPATO: UNA TESDTIMONIANZA SCONVOLGENTE
Saverio Ottolini

Quello che leggerete nelle seguenti righe è TUTTO REALMENTE ACCADUTO…..o peggio ancora… accade ogni giorno!Grazie al mio lavoro, ho la fortuna di collaborare con molti medici sportivi, che, contrariamente a molti loro colleghi, mettono a disposizione il loro sapere e la loro professionalità al servizio e tutela della salute degli atleti. Uno di questi medici si occupa anche di un Centro di Pronto Soccorso (DEA) dove ovviamente arrivano spesso casi “particolari”.
E’ ormai consueto constatare che tra i ricoverati d’urgenza, ci sono spesso molti sportivi o ex sportivi! E non parliamo di ricoveri per traumi, o patologie direttamente legate alla pratica sportiva, parliamo di ricoveri per urgenze che nulla hanno a vedere con lo SPORT! A questo punto una domanda sorge spontanea: ma lo sport non è SALUTE, ma chi fa sport non dovrebbe essere una persona sana, anzi molto “in forma”?
In teoria SI, ma in pratica purtroppo NO: è evidente come siano ormai numerosi i casi di sportivi ricoverati d’urgenza per patologie cardio-respiratorie, per problemi gastro intestinali, per non parlare poi di veri e propri “infarti” o comunque disturbi molto gravi a livello endocrino! Se, come in tutte le analisi sulle patologie, prendiamo di riferimento la CASISTICA CLINICA, sembra impossibile osservare come, in un campione così ridotto (la popolazione sportiva), che oltretutto presenta una predisposizione praticamente nulla a tali “malesseri”, possano essere verificati così tanti casi di affezione!

E’ a questo punto ovvia una DIRETTA RELAZIONE tra la pratica di terapie ASSOLUTAMENTE VIETATE e l’assunzione di numerosissimi farmaci, che nulla hanno a che vedere con lo SPORT! In alcune zone d’Italia, è così diffuso l’uso di alcune sostanze, che quasi se ne parla liberamente, quasi fossero normali integratori. C’è un mercato illegale che ormai non può essere più definito “sotterraneo”, ma che TUTTI I GIORNI e ALLA LUCE DEL GIORNO spaccia e fornisce sostanze a migliaia di sportivi. Solo per farvi capire come da una piaga sportiva, possiamo far riferimento ad un vero e proprio MALE SOCIALE, voglio citarvi questo fatto realmente accaduto pochi giorni fa.

Proprio presso il Pronto Soccorso di cui parlavamo prima, si presenta un ragazzo molto muscoloso con un ascesso alla muscolatura del gluteo. Ovviamente i medici pensano subito ad un iniezione intramuscolare mal fatta, ma per dovere di indagine, preferiscono far effettuare al ragazzo un ecocardiogramma (visto il rischio di endocardite che può provocare un ascesso) e altri controlli correlati. Dall’ECO viene rilevato un cuore di dimensioni quasi DOPPIE rispetto alla norma (cardiomiopatia ipertrofica), ma non solo! L’ECO poi passa all’addome, dove il fegato, risulta ingrossato tanto da arrivare fino all’ombelico, mentre la milza scende addirittura sotto le costole. Ma cosa è successo? O questo “sportivo” è stato rapito da alieni e sottoposto a cure di raggi laser e onde d’urto a base di steroidi, oppure, come ovviamente è stato, l’assunzione massiccia e prolungata di GH o sostanze simili, ha causato lo SPETTACOLARE quadro clinico appena descritto. CONCLUSIONE : Ricovero d’urgenza in cardiologia per 20 giorni, migliaia di accertamenti e cure. A parte il danno fisico (ovviamente oltre al rischio gravissimo ed immediato, la persona in questione riporterà per tutta la vita evidenti problemi e limitazioni), pensate a quanto tutto questo è costato in termini economici alla comunità!

Mi è stato riferito che, mal contati, ci vorranno almeno 20 MILA euro per tutte le analisi fatte, per i giorni di ospedale e per le particolarissime cure che la persona dovrà ricevere; a questi dobbiamo poi aggiungere tutti i farmaci che, chissà per quanto, e ovviamente passati dalla mutua, questo soggetto dovrà continuare ad assumere per un controllo e mantenimento della pressione, colesterolo, glicemia ecc. ecc. Provate a pensare in tutto il paese quante “persone” ci sono che combinano cose simili, e provate a fare un calcolo anche indicativo di quanto tutto questo costa alle tasche pubbliche.

Quanti sono i casi di tumori, di anomalie gravi, che compaiono anche dopo molti anni, causate da un uso scorretto e illecito di sostanze dopanti? Mancano soldi per le strutture, per la ricerca, a volte proprio per le cure e analisi dirette di molte persone, senza contare che se prendiamo in considerazione la situazione MONDIALE della sanità, esistono paesi dove nemmeno ci sono soldi per i farmaci più comuni.

E con tutto questo noi dobbiamo spendere cifre allucinanti per curare una persona che ha commesso una GRAVE FRODE SPORTIVA, ha acquistato illecitamente sostanze vietate, ha fatto del male a se stesso…per non parlare poi di tutto quello che potremmo scrivere e aggiungere sull’etica e sulla morale della cosa! Sono molto arrabbiato, deluso e molto altro ancora, per tutto quello che ogni giorno accade, per tutto ciò a cui nessuno sta facendo attenzione. Vorrei scrivere altre migliaia di righe, ma penso che ognuno di voi saprà e potrà ragionare e cogliere le dovute considerazioni e conclusioni.

Saverio Ottolini *

* Diplomato I.S.E.F., Preparatore atletico per Ciclismo, Mountainbike, Atletica, Triathlon, Direttore Sportivo F.C.I. , Maestro Mountainbike F.C.I., Istruttore Federale Atletica F.ID.A.L. Specializzato in valutazione funzionale, analisi dei fattori della prestazione, gestione, programmazione e ottimizzazione dell’allenamento, gestione globale dell’atleta e dei team in generale. Gestore e Responsabile Centro di Valutazione Funzionale e Preparazione Atletica “SPORT ATTITUDE” (Verbania). Ricercatore in fisiologia sportiva, biomeccanica e discipline scientifiche applicate allo sport.

Egr. Ottolini, La ringrazio, innanzitutto per aver pensato a noi per lanciare questo allarme che ha la forza di una realtà che conosciamo da tempo e vale tanto più in quanto lei è un esperto, un addetto ai lavori e sa quello che dice. Ha la forza di metterci la faccia. E quello che dice è estremamente grave e preoccupante: in un paese dove si muore spesso per le insufficienze economiche della sanità, c’è chi, per ovviare alle disastrose conseguenze delle pratiche dopanti più diffuse, specie a livello amatoriale, impegna denaro e risorse pubbliche su cifre stratosferiche. 20.000 euro (cifra calcolata per difetto) per un singolo caso di atleta-amatore alle prese con gravi problemi di cuore causati probabilmente dal doping fatto negli anni. E, oltre all’ovvio danno personale e alle sofferenze relative, la beffa: i dopati li paghiamo noi. Li paga la comunità quando, finita l’euforia dell’assurda caccia alla prestazione in settori dove al massimo si vince una coppa o una spalla di prosciutto, restano i segni indelebili delle praticacce fatte. Cuori deformati come palloni, fegati trabordanti, problemi neurologici di ogni tipo, per non parlare dei tumori che si sviluppano negli anni. Non è terrorismo psicologico: è pura realtà, registrata in uno dei tanti Pronto Soccorso della penisola da medici attenti e scrupolosi; l’esatto contrario dei loro colleghi che con leggerezza e complicità prescrivono ricette facili. Il dramma del cattivo esempio che viene, spesso, dallo sport maggiore.
E.C.

GIRO, TOUR E PROFESSIONALITA'
Franco Pozzer
francopozzer@gmail.com

Gen.le Dott Capodacqua,

ho letto su Repubblica.it il suo articolo sul tour. Finalmente trovo qualcuno che dice cose sensate sul ciclismo. A mio giudizio e' paradossale e indice di poca professionalità' in   uno sport in cui tutto e' programmato che si faccia il Giro e dopo un   mese anche il Tour (vedi Basso).   Molto spesso i ciclisti dicono "... se mi va male il Giro...faccio   il Tour...".   E' come se ad un Mondiale di calcio la stessa squadra giocasse una   partita al giorno. Lo potrebbe fare ma con giocatori diversi che non   hanno giocato il giorno prima.   A meno che nella boraccia dei ciclisti non ci siano solo banane   frullate allungate con acqua... nel ciclismo di oggi non e'   possibile correre per 20 giorni alla media dei 45 km/h e dopo un mese rifare la stessa cosa...
Basso non vincerà mai un Tour perché per lui e' più facile e   semplice, anche più redditizio, correre al Giro.   A mio giudizio credo che quest'anno il Giro lo avrebbe potuto vincere Nibali (nella tappa del Grappa Nibali ha letteralmente tirato il freno   a mano per aspettare Basso...). Come nel calcio anche nel ciclismo di casa nostra non vedo   all'orizzonte nuove forze: Basso ha scollinato la sua carriera; Cunego   e' ormai una seconda schiera e non vincerà mai più una corsa a   tappe.
Ballan dopo il mondiale si e' eclissato... I Sella ed i Ricco' sappiamo come si sono bruciati e con quali aiuti hanno pedalato...E' vero che sul Tour quest'anno ci sono molte emozioni e molti colpi di scena; ma anche li si soffre una forte crisi di identità: quanti anni sono che i francesi non hanno un ciclista degno di questo nome che possa infiammare le folle del Tour? E la Vuelta e' troppo lontana e troppo tardi nel calendario per poter coinvolgere gli appassionati. Anche nel ciclismo come nel calcio come nella politica...   bisogna fare largo ai giovani ma vedo troppi maestri (direttori   sportivi) come la Volpe di Pinocchio... furbacchioni (ma il   termine non rende l'idea) e poco professionali.  
A presto   Franco Pozzer  

    Egr. Sig. Pozzer,   
sono d'accordo con lei: è fisicamente molto difficile doppiare l'impegno Giro-Tour. Ma non impossibile a patto che ai nastri ci siano atleti nelle stesse condizioni. Il fatto è che l'avvicinamento alla corsa è diverso a seconda degli atleti e chi si è risparmiato prima ha più energie dopo: è la legge del ciclismo. A prescindere poi dal famigerato "fattore D". Tutti  andrebbero magari più piano al Tour se tutti avessero fatto prima il Giro e il confronto sarebbe più equilibrato. Questo dipende dalla incapacità e incompetenza dei dirigenti sportivi internazionali che non sanno porre regole serie. Es. obbligare i primi 100 del ranking mondiale ad un calendario di tipo calcistico: la Juve, poi il Milan, poi la Fiorentina. ecc. Ovvero: 3-4 classiche + Giro + Tour come minimo. E' un'idea semplice, oltretutto permetterebbe di vedere sfide e rivincite dei big lungo tutto l'arco dell'anno accentuando l'interesse per il ciclismo. Ovviamente un calendario da valutare bene, non eccessivo, cioè a misura di fisiologia "umana", mi capisca bene...
Però nel ciclismo di oggi contano altri fattori che non il buonsenso e la professionalità. Tutto si muove attorno al business. Dunque: al Giro bisogna andarci perché è il Giro e al Tour perché è la vetrina più importante. Il resto vada come vada. Qualche giovane dietro i soliti "galletti" nostrani c'è, ma il problema è che arrivano al professionismo già "prosciugati" e "navigati" (in tutti i    sensi) nel percorso delle categorie minori che sono di un professionismo    disorganizzato, incalzante (e dopato) peggio del professionismo maggiore. I giovani vanno formati e fatti crescere con calma. Da noi non succede perché fin dalle prime fasce giovanili l'imperativo è uno solo: fare il risultato; come, non ha importanza. Per anni si è parlato solo di farmacia e di "aiuti", assai poco di tecnica, di allenamento, di fisiologia, ecc. E si raccoglie sempre quello che si semina.   
Cordialmente    E.C.   

LA BICI TRUCCATA 2
Scaramucci Ing.Walter
scara01@alice.it

Egr.Direttore,
certo che a Lei le indiscrezione e le voci di corridoio siano già giunte, mi chiedevo cosa ne pensasse in relazione al video sulla presunta bici truccata di Cancellara. confesso che non ho avuto modo di vedere la Parigi-Roubaix in diretta e solo vedendo il video da me richiamato, sono rimasto impressionato dall'allungo "in piana" di Cancellara, della facilità con la quale si 'scrollato' di dosso gli altri ciclisti a 50 km/h non è cosa semplice; forse proprio perché condizionato dal video la cosa ora mi appare sospetta; un pò meno impressionato invece l'attacco dell'elvetico al Giro delle Fiandre. Lei che cosa ne pensa? Certo se la cosa fosse vero, a parte il discorso che oramai dal momento che non ce stata flagranza di reato, non penso che sia possibile l'adozione di provvedimenti a posteriori e sempre ammesso che UCI o chi per essa voglia dar alito ad ulteriori polemiche, già non bastassero quelle sul doping; mi chiedo ma a che punto siamo arrivati? ma nel ciclismo è veramente tutto ammesso e l'unica cosa importante è arrivare sempre e comunque davanti? Possibile che non ci sia una ben che minima forma di lealtà sportiva?

Egr. Ing. Scaramucci,

vale per lei quanto già da me scritto in risposta al sig. Paolinelli che riporto qui sotto. Quanto al dove siamo arrivati nel ciclismo concordo. Nessuna meraviglia, però: quando il sistema che deve controllare il doping accetta spudoratamente soldi da un corridore che poi deve essa stessa testare (i 100.000 dollari di Armstrong all'Uci, ammessi da McQuaid, ma sarebbero molti di più...) e non c'è neppure vergogna nell'ammetterlo, la credibilità va sotto zero ed è inutile parlare di valori come la lealtà sportiva, ecc. ecc.

LA BICI TRUCCATA 1
Emanuele Paolinelli - Lucca
epaolinelli@tiscali.it

Gentile Capodacqua,

sta facendo scalpore il presunto utilizzo da parte di Fabian Cancellara di una bici modificata nel corso dei suoi ultimi trionfi al Fiandre e alla Roubaix. Dal momento che non ho letto niente al riguardo su Sportpro, vorrei sapere cosa ne pensa e se l'ha addirittura provata. Cordiali saluti, Emanuele Paolinelli - Lucca.

Esiste (il motore è di fabbrica svizzera) non l'ho provata, ma ho dei dubbi che sia davvero usata nel plotone. Intanto parchè prevede l'uso di un telaio di alluminio con piantone passante nella congiunzione del movimento centrale e non ho visto una bici una di alluminio in tutto il gruppo al Giro (potrebbero tenerle nascoste e cambiarle al momento opportuno? Tutto è possibile in questo ambiente; ma per quanto ho potuto vedere nulla risulta). Il montaggio in una bici di carbonio (specie quelle monoscocca) richiederebbe la confezione di uno stampo apposito. Possibile, ma la vedo complicata anche dal fatto che l'imbroglio sarebbe a conoscenza di chissà quante persone. Sull'entità dell'aiuto ho i miei dubbi. Cassani dice di averla provata e che è efficace. Io credo che i 100 watt siano solo pubblicità. Ma per fare la differenza in effetti ne basterebbero molto meno. Concludendo: la possibilità che esista un attrezzo del genere è reale; che qualcuno possa aver tentato di usarlo è possibile, ma lo ritengo poco probabile. E non sarà lo smanettamento delle dita di un corridore sui freni a costituire prova provata, vedi caso Cancellara. Mi domando: ti dopi e lo puoi fare benissimo anche da solo: nessuno se non ti beccano ai test lo può sapere. Usi la bici truccata e lo sanno sicuramente in tanti; almeno tre persone: il costruttore delle bici, il tuo manager, il tuo direttore sportivo (a meno che tu non sia così furbo da farti preparare le bici che ti servono in gran segreto, ma la vedo difficile). Diventeresti immediatamente ricattabile in un mondo dove il ricatto è pane quotidiano, come tutti ben sappiamo. In ogni caso il trucco sarebbe di facile rilevamento. E si potrebbe ovviare facilmente. Basterebbe tornare alle bici sigillate (piombate) la vigilia di ogni corsa, come accadeva una volta

e.c.

DOPING GIOVANILE: QUEI GENITORI DA RIEDUCARE
Mauro Cascini
www.incastelmadama.it

Caro Direttore,

il caso di Eugenio Bani, mi spinge a fare alcune considerazioni. La prima esclusivamente di carattere personale, che forse non interessa nessuno... Leggendo che Fanini ha proposto un contratto al giovane Bani per la sua squadra Conad- Amore e Vita , sono orgoglioso in quanto per la mia attività e ora anche di Francesco , da ben 40 anni sono socio del Conad, e mi fa enormemente piacere la sponsorizzazione per una squadra diretta da quel "pazzo" di Fanini. Non me ne voglia.
Anche io sono stato un "pazzo"nel credere che scrivendoti una lettera nel 2003, dalla quale scaturì il tuo articolo su Repubblica (mi piacerebbe che lo riportassi) , si poteva dare una svolta al mondo dello sport, e in particolare nel ciclismo. Una svolta che allontanasse per sempre gli speculatori , gli affaristi,che facevano e fanno i loro sporchi guadagni sulla salute dei nostri figli.
Denunciammo l'uso illegale di medicinali da parte di ragazzi di appena quattordici anni, per arrivare all'uso di sostanze dopanti già da juniores. La squadra chiedeva loro non di divertirsi e far divertire, ma di vincere a tutti i costi , per essere poi buon oggetto di contratto nel passaggio al mondo dei professionisti. Il compianto Ballerini, mi disse un giorno "riusciremo a togliere le mele marce", ma non sono bastate neppure le sue buone intenzioni.
Lo schiacciasassi di questo sistema, è andato avanti senza alcuna pietà . I manovratori sembrano più forti che mai. I controllati sembrano essere anche controllori.
Nessuno di quel sistema corrotto oggi come allora , sceglie di stare a fianco di chi denuncia.
Noi denunciammo ciò che avevamo visto, e fummo dal Coni , dalla Federazione, indagati per danno all'immagine del ciclismo. Francesco fu allontanato , di fatto, da quello che era il suo sport preferito, nessuno delle istituzioni, dei genitori ci fu vicino. Ma avevamo comunque vinto, la più grande delle gare. Aver alzato la testa al momento giusto , per far sapere che la nostra dignità, e la nostra onestà vale molto di più di un buon contratto.
E fu quell'occasione che rafforzò in noi l'innata volontà di lottare contro le ingiustizie, per l'applicazione delle regole.
Oggi ci ritroviamo di fronte al caso di Eugenio Bani , con un forte senso di delusione , nel vedere che siamo ancora in pochi a volere veramente che cambino le cose.
Sono d'accordo che chi denuncia di aver fatto uso di sostanze, anche se tardivamente dopo i controlli positivi, debba essere aiutato a rientrare nel mondo del ciclismo, anche per dimostrare che si può essere bravi atleti senza l'uso di droghe.
Ma non basta. Occorre una cultura diversa, che faccia affrontare alle famiglie, e ai ragazzi , in modo diverso l'esperienza sportiva.
I genitori per primi, perché loro sanno,debbono parlare, non essere complici dei disonesti. Ti scrissi in proposito nel 2005 (Cerca su Google: "Sono un padre distrutto"), ma le storie sembrano ripetersi. In attesa che ciò avvenga, che si prenda coscienza del male che stanno facendo ai nostri ragazzi,si facciano regole precise, controlli ad ogni gara e pene che siano d'esempio, senza sconti.

Buone cose
Mauro Cascini

Caro Mauro,

non sei stato un "pazzo" e non siamo pazzi noi che da lustri indichiamo le storture di un sistema sportivo basato solo ed esclusivamente sulla prestazione che ha distrutto i valori più socialmente utili dello sport. Il tuo contributo in tempi non sospetti è lì ad indicare come proprio di fronte a situazioni incancrenite dagli anni e dalla cattiva volontà di risolvere i problemi (a livello famiglia,società sportiva, dirigenti) resti incancellabile la soddisfazione di aver mantenuto intatta la propria dignità. Quelle tue parole: "la nostra onestà vale più di ogni contratto", andrebbero prese ad esempio. Si campa ugualmente bene (e spesso meglio) anche se i nostri figli non diventano assi del pallone o della bici. Se lo sport non offre più quei valori che lo rendono importante nella società, è meglio non praticarlo. Credo che in molti lo abbiano capito se è vero, com'è vero, che quasi tutte le federazioni e discipline sono in crisi di "vocazioni". Quel modello tutto italiano fondato sul volontarismo e sulla buona volontà, divenuto ormai un simulacro ipocrita e marcescente, non è più proponibile se non cambia. Ma chi vuole davvero cambiare?


E.C.

p.s. eccoti accontentato: l'articolo di Repubblica del 4 marzo 2003

Mio figlio, un ragazzino che correva tra i farmaci
Repubblica: 4 marzo 2003 pagina 53 sezione: SPORT

COPENAGHEN - «Qui c' è gente che gira alle corse giovanili per fare promozione ai prodotti farmaceutici più o meno vietati, che distribuisce o vende. Siamo a questo; altro che video choc in tv e professionisti. Come fanno a scandalizzarsi quando nelle categorie inferiori il problema è molto, ma molto più diffuso e grave?».

Mentre a Copenaghen il mondo discute di come cambiare le regole dell' antidoping, Mauro Cascini, impiegato di Castel Madama, pochi chilometri da Roma, parla al telefono con l' accoramento del genitore tradito. Ha seguito passo passo la passione per il ciclismo del figlio Francesco, da allievo fino alle soglie del dilettantismo. Ne ha viste di tutti i colori, dice, seguendo per nove anni le corse minori. Ed ha denunciato ai dirigenti sportivi. Senza alcun esito, se non quello di essere emarginato.

«Devono dirci che razza di sport è questo dove si danno gocce per cardiopatici a ragazzi di 14 anni prima del via, dove un giovane è messo subito di fronte ad una serie di farmaci da assumere: dal ferro, alle vitamine, agli integratori, per non dire di peggio. I coetanei di mio figlio prendono qualsiasi cosa gli dica il direttore sportivo pur di andare più forte. E molte volte non sono prodotti di farmacia. Ho visto ragazzi di 16 anni farsi iniezioni endovena da soli. Da soli, capite? Doping a parte, c' è un ricorso al farmaco talmente esasperato che è diventato una vera cultura distorta. Integratori, epatoprotettori, farmaci per il recupero. Contano solo i risultati e i soldi. Un buon juniores vale 90-100 milioni di vecchie lire. I ragazzi sembrano semplice merce. Debbono pedalare e basta».

La denuncia di Cascini, pervenuta a "Repubblica" ed inoltrata anche alla federazione ciclistica, ha la forza di un genitore amante appassionato del ciclismo e disperato per i pericoli che ha visto attorno al figlio durante tutta la trafila giovanile. «Non ci sono controlli. In una stagione intera, a noi è capitato solo ai campionati italiani. Oppure a Prato, dove il Comune ha meritoriamente investito 80 milioni per far controllare le gare sul suo territorio». Nella squadra di suo figlio girava roba proibita? «Proposte dirette non ne abbiamo mai avute, però da parte di qualcuno ho visto trasformazioni nelle prestazioni davvero non logiche».

La federazione, però, prevede un controllo serrato sui giovani: ci sono le cartelle mediche che debbono essere presentate ai commissari di gara. «Lasciamo perdere. L' anno scorso ai campionati italiani c' erano molti ds che non sapevano neppure cosa fossero le cartelle mediche. Il regolamento è chiaro, dice che se non sei in regola con quelle non puoi partire. Ebbene, sono partiti tutti. Lo denunciai alla Federazione, non mi hanno mai risposto».

Dicono che non ci sono i soldi per i test. «E' una scusa. Facciamo pagare due euro per gara alle famiglie ma garantiamo i controlli. Finché penseremo al doping solo in chiave professionistica non risolveremo nulla. Quanto a mio figlio: non ha più avuto alcuna offerta, ma lui la sua vittoria l' ha già ottenuta, uscendo da una brutta malattia, grazie allo sport».
DAL NOSTRO INVIATO EUGENIO CAPODACQUA

TROVARE IL CORAGGIO PER DENUNCIARE
butes@tiscali.it

Sono direttore sportivo di una squadra di juniores ed ex ciclista dilettante, le scrivo a proposito della lettera di sfogo scritta da un UNDER23 e pubblicata dal suo sito. Quanto scritto dal giovane ciclista è molto triste,ed è umiliante sapere che ci sono ancora dei colleghi(?) che lavorano con giovani atleti in questa maniera. E' strano che in tempi come questi,dove riprendere col telefonino qualsiasi malefatta per poi farla vedere a tutti su youtube è normale, i ciclisti non trovano ancora il coraggio di fare nomi e cognomi di persone che rovinano l'ambiente, infrangono i loro sogni e attentano alla loro salute. Gli ultimi casi di doping in Italia riguardano atleti (?) molto giovani,non persone con anni di esperienza nel campo professionistico. E' lecito pensare che già nella categoria dei dilettanti queste persone fossero a contatto con realtà che di sicuro non tengono conto della salute dell'atleta. Mi auguro che la lettera del giovane ciclista non cada del vuoto e venga considerata dalle autorità competenti come spunto per indagini approfondite. Sono sicuro che la maggior parte degli addetti ai lavori sarebbe contenta di eliminare dall'ambiente certi personaggi poco edificanti.

Grazie per l'attenzione.

Mauro Bruscato

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