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LA
VOSTRA OPINIONE SU DOPING E DINTORNI QUEST'ANNO
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I DANNI
DELLO SPORT DOPATO: UNA TESDTIMONIANZA SCONVOLGENTE Saverio Ottolini
Quello che leggerete nelle seguenti righe
è TUTTO REALMENTE ACCADUTO…..o peggio ancora… accade
ogni giorno!Grazie al mio lavoro, ho la fortuna di
collaborare con molti medici sportivi, che,
contrariamente a molti loro colleghi, mettono a
disposizione il loro sapere e la loro professionalità al
servizio e tutela della salute degli atleti. Uno di
questi medici si occupa anche di un Centro di Pronto
Soccorso (DEA) dove ovviamente arrivano spesso casi
“particolari”. E’ a questo punto ovvia una DIRETTA RELAZIONE tra la pratica di terapie ASSOLUTAMENTE VIETATE e l’assunzione di numerosissimi farmaci, che nulla hanno a che vedere con lo SPORT! In alcune zone d’Italia, è così diffuso l’uso di alcune sostanze, che quasi se ne parla liberamente, quasi fossero normali integratori. C’è un mercato illegale che ormai non può essere più definito “sotterraneo”, ma che TUTTI I GIORNI e ALLA LUCE DEL GIORNO spaccia e fornisce sostanze a migliaia di sportivi. Solo per farvi capire come da una piaga sportiva, possiamo far riferimento ad un vero e proprio MALE SOCIALE, voglio citarvi questo fatto realmente accaduto pochi giorni fa. Proprio presso il Pronto Soccorso di cui parlavamo prima, si presenta un ragazzo molto muscoloso con un ascesso alla muscolatura del gluteo. Ovviamente i medici pensano subito ad un iniezione intramuscolare mal fatta, ma per dovere di indagine, preferiscono far effettuare al ragazzo un ecocardiogramma (visto il rischio di endocardite che può provocare un ascesso) e altri controlli correlati. Dall’ECO viene rilevato un cuore di dimensioni quasi DOPPIE rispetto alla norma (cardiomiopatia ipertrofica), ma non solo! L’ECO poi passa all’addome, dove il fegato, risulta ingrossato tanto da arrivare fino all’ombelico, mentre la milza scende addirittura sotto le costole. Ma cosa è successo? O questo “sportivo” è stato rapito da alieni e sottoposto a cure di raggi laser e onde d’urto a base di steroidi, oppure, come ovviamente è stato, l’assunzione massiccia e prolungata di GH o sostanze simili, ha causato lo SPETTACOLARE quadro clinico appena descritto. CONCLUSIONE : Ricovero d’urgenza in cardiologia per 20 giorni, migliaia di accertamenti e cure. A parte il danno fisico (ovviamente oltre al rischio gravissimo ed immediato, la persona in questione riporterà per tutta la vita evidenti problemi e limitazioni), pensate a quanto tutto questo è costato in termini economici alla comunità! Mi è stato riferito che, mal contati, ci vorranno almeno 20 MILA euro per tutte le analisi fatte, per i giorni di ospedale e per le particolarissime cure che la persona dovrà ricevere; a questi dobbiamo poi aggiungere tutti i farmaci che, chissà per quanto, e ovviamente passati dalla mutua, questo soggetto dovrà continuare ad assumere per un controllo e mantenimento della pressione, colesterolo, glicemia ecc. ecc. Provate a pensare in tutto il paese quante “persone” ci sono che combinano cose simili, e provate a fare un calcolo anche indicativo di quanto tutto questo costa alle tasche pubbliche. Quanti sono i casi di tumori, di anomalie gravi, che compaiono anche dopo molti anni, causate da un uso scorretto e illecito di sostanze dopanti? Mancano soldi per le strutture, per la ricerca, a volte proprio per le cure e analisi dirette di molte persone, senza contare che se prendiamo in considerazione la situazione MONDIALE della sanità, esistono paesi dove nemmeno ci sono soldi per i farmaci più comuni. E con tutto questo noi dobbiamo spendere cifre allucinanti per curare una persona che ha commesso una GRAVE FRODE SPORTIVA, ha acquistato illecitamente sostanze vietate, ha fatto del male a se stesso…per non parlare poi di tutto quello che potremmo scrivere e aggiungere sull’etica e sulla morale della cosa! Sono molto arrabbiato, deluso e molto altro ancora, per tutto quello che ogni giorno accade, per tutto ciò a cui nessuno sta facendo attenzione. Vorrei scrivere altre migliaia di righe, ma penso che ognuno di voi saprà e potrà ragionare e cogliere le dovute considerazioni e conclusioni. Saverio Ottolini * * Diplomato I.S.E.F., Preparatore atletico per Ciclismo, Mountainbike, Atletica, Triathlon, Direttore Sportivo F.C.I. , Maestro Mountainbike F.C.I., Istruttore Federale Atletica F.ID.A.L. Specializzato in valutazione funzionale, analisi dei fattori della prestazione, gestione, programmazione e ottimizzazione dell’allenamento, gestione globale dell’atleta e dei team in generale. Gestore e Responsabile Centro di Valutazione Funzionale e Preparazione Atletica “SPORT ATTITUDE” (Verbania). Ricercatore in fisiologia sportiva, biomeccanica e discipline scientifiche applicate allo sport.
Egr.
Ottolini, La ringrazio, innanzitutto per aver pensato a
noi per lanciare questo allarme che ha la forza di una
realtà che conosciamo da tempo
e vale tanto più in quanto lei è un
esperto, un addetto ai lavori e sa quello che dice. Ha
la forza di metterci la faccia. E quello che dice è
estremamente grave e preoccupante: in un paese dove si
muore spesso per le insufficienze economiche della
sanità, c’è chi, per ovviare alle disastrose conseguenze
delle pratiche dopanti più diffuse, specie a livello
amatoriale, impegna denaro e risorse pubbliche su cifre
stratosferiche. 20.000 euro (cifra calcolata per
difetto) per un singolo caso di atleta-amatore alle
prese con gravi problemi di cuore causati probabilmente
dal doping fatto negli anni. E, oltre all’ovvio danno
personale e alle sofferenze relative, la beffa: i dopati
li paghiamo noi. Li paga la comunità quando, finita
l’euforia dell’assurda caccia alla prestazione in
settori dove al massimo si vince una coppa o una spalla
di prosciutto, restano i segni indelebili delle
praticacce fatte. Cuori deformati come palloni, fegati
trabordanti, problemi neurologici di ogni tipo, per non
parlare dei tumori che si sviluppano negli anni. Non è
terrorismo psicologico: è pura realtà, registrata in uno
dei tanti Pronto Soccorso della penisola da medici
attenti e scrupolosi; l’esatto contrario dei loro
colleghi che con leggerezza e complicità prescrivono
ricette facili. Il dramma del cattivo esempio che viene,
spesso, dallo sport maggiore. GIRO, TOUR E
PROFESSIONALITA' Gen.le Dott Capodacqua, ho letto su Repubblica.it il suo
articolo sul tour. Finalmente trovo qualcuno che dice
cose sensate sul ciclismo. A mio giudizio e' paradossale
e indice di poca professionalità' in uno
sport in cui tutto e' programmato che si faccia il Giro
e dopo un mese anche il Tour (vedi Basso).
Molto spesso i ciclisti dicono "... se mi va male il
Giro...faccio il Tour...". E'
come se ad un Mondiale di calcio la stessa squadra
giocasse una partita al giorno. Lo potrebbe
fare ma con giocatori diversi che non hanno
giocato il giorno prima. A meno che nella
boraccia dei ciclisti non ci siano solo banane
frullate allungate con acqua... nel ciclismo di oggi non
e' possibile correre per 20 giorni alla
media dei 45 km/h e dopo un mese rifare la stessa
cosa... Egr. Sig. Pozzer,
LA BICI
TRUCCATA 2 Egr.Direttore, Egr. Ing. Scaramucci, vale per lei quanto già da me scritto in risposta al sig. Paolinelli che riporto qui sotto. Quanto al dove siamo arrivati nel ciclismo concordo. Nessuna meraviglia, però: quando il sistema che deve controllare il doping accetta spudoratamente soldi da un corridore che poi deve essa stessa testare (i 100.000 dollari di Armstrong all'Uci, ammessi da McQuaid, ma sarebbero molti di più...) e non c'è neppure vergogna nell'ammetterlo, la credibilità va sotto zero ed è inutile parlare di valori come la lealtà sportiva, ecc. ecc. LA BICI
TRUCCATA 1 Gentile Capodacqua, sta facendo scalpore il presunto utilizzo da parte di Fabian Cancellara di una bici modificata nel corso dei suoi ultimi trionfi al Fiandre e alla Roubaix. Dal momento che non ho letto niente al riguardo su Sportpro, vorrei sapere cosa ne pensa e se l'ha addirittura provata. Cordiali saluti, Emanuele Paolinelli - Lucca. Esiste (il motore è di fabbrica svizzera) non l'ho provata, ma ho dei dubbi che sia davvero usata nel plotone. Intanto parchè prevede l'uso di un telaio di alluminio con piantone passante nella congiunzione del movimento centrale e non ho visto una bici una di alluminio in tutto il gruppo al Giro (potrebbero tenerle nascoste e cambiarle al momento opportuno? Tutto è possibile in questo ambiente; ma per quanto ho potuto vedere nulla risulta). Il montaggio in una bici di carbonio (specie quelle monoscocca) richiederebbe la confezione di uno stampo apposito. Possibile, ma la vedo complicata anche dal fatto che l'imbroglio sarebbe a conoscenza di chissà quante persone. Sull'entità dell'aiuto ho i miei dubbi. Cassani dice di averla provata e che è efficace. Io credo che i 100 watt siano solo pubblicità. Ma per fare la differenza in effetti ne basterebbero molto meno. Concludendo: la possibilità che esista un attrezzo del genere è reale; che qualcuno possa aver tentato di usarlo è possibile, ma lo ritengo poco probabile. E non sarà lo smanettamento delle dita di un corridore sui freni a costituire prova provata, vedi caso Cancellara. Mi domando: ti dopi e lo puoi fare benissimo anche da solo: nessuno se non ti beccano ai test lo può sapere. Usi la bici truccata e lo sanno sicuramente in tanti; almeno tre persone: il costruttore delle bici, il tuo manager, il tuo direttore sportivo (a meno che tu non sia così furbo da farti preparare le bici che ti servono in gran segreto, ma la vedo difficile). Diventeresti immediatamente ricattabile in un mondo dove il ricatto è pane quotidiano, come tutti ben sappiamo. In ogni caso il trucco sarebbe di facile rilevamento. E si potrebbe ovviare facilmente. Basterebbe tornare alle bici sigillate (piombate) la vigilia di ogni corsa, come accadeva una volta e.c. DOPING GIOVANILE: QUEI GENITORI
DA RIEDUCARE Caro Direttore, il caso di Eugenio Bani, mi spinge a
fare alcune considerazioni. La prima esclusivamente di
carattere personale, che forse non interessa nessuno...
Leggendo che Fanini ha proposto un contratto al giovane
Bani per la sua squadra Conad- Amore e Vita , sono
orgoglioso in quanto per la mia attività e ora anche di
Francesco , da ben 40 anni sono socio del Conad, e mi fa
enormemente piacere la sponsorizzazione per una squadra
diretta da quel "pazzo" di Fanini. Non me ne voglia. Buone cose p.s. eccoti accontentato: l'articolo di Repubblica del 4 marzo 2003 Mio figlio, un ragazzino che
correva tra i farmaci COPENAGHEN - «Qui c' è gente che gira alle corse giovanili per fare promozione ai prodotti farmaceutici più o meno vietati, che distribuisce o vende. Siamo a questo; altro che video choc in tv e professionisti. Come fanno a scandalizzarsi quando nelle categorie inferiori il problema è molto, ma molto più diffuso e grave?». Mentre a Copenaghen il mondo discute di come cambiare le regole dell' antidoping, Mauro Cascini, impiegato di Castel Madama, pochi chilometri da Roma, parla al telefono con l' accoramento del genitore tradito. Ha seguito passo passo la passione per il ciclismo del figlio Francesco, da allievo fino alle soglie del dilettantismo. Ne ha viste di tutti i colori, dice, seguendo per nove anni le corse minori. Ed ha denunciato ai dirigenti sportivi. Senza alcun esito, se non quello di essere emarginato. «Devono dirci che razza di sport è questo dove si danno gocce per cardiopatici a ragazzi di 14 anni prima del via, dove un giovane è messo subito di fronte ad una serie di farmaci da assumere: dal ferro, alle vitamine, agli integratori, per non dire di peggio. I coetanei di mio figlio prendono qualsiasi cosa gli dica il direttore sportivo pur di andare più forte. E molte volte non sono prodotti di farmacia. Ho visto ragazzi di 16 anni farsi iniezioni endovena da soli. Da soli, capite? Doping a parte, c' è un ricorso al farmaco talmente esasperato che è diventato una vera cultura distorta. Integratori, epatoprotettori, farmaci per il recupero. Contano solo i risultati e i soldi. Un buon juniores vale 90-100 milioni di vecchie lire. I ragazzi sembrano semplice merce. Debbono pedalare e basta». La denuncia di Cascini, pervenuta a "Repubblica" ed inoltrata anche alla federazione ciclistica, ha la forza di un genitore amante appassionato del ciclismo e disperato per i pericoli che ha visto attorno al figlio durante tutta la trafila giovanile. «Non ci sono controlli. In una stagione intera, a noi è capitato solo ai campionati italiani. Oppure a Prato, dove il Comune ha meritoriamente investito 80 milioni per far controllare le gare sul suo territorio». Nella squadra di suo figlio girava roba proibita? «Proposte dirette non ne abbiamo mai avute, però da parte di qualcuno ho visto trasformazioni nelle prestazioni davvero non logiche». La federazione, però, prevede un controllo serrato sui giovani: ci sono le cartelle mediche che debbono essere presentate ai commissari di gara. «Lasciamo perdere. L' anno scorso ai campionati italiani c' erano molti ds che non sapevano neppure cosa fossero le cartelle mediche. Il regolamento è chiaro, dice che se non sei in regola con quelle non puoi partire. Ebbene, sono partiti tutti. Lo denunciai alla Federazione, non mi hanno mai risposto». Dicono che non ci sono i soldi per i
test. «E' una scusa. Facciamo pagare due euro per
gara alle famiglie ma garantiamo i controlli. Finché
penseremo al doping solo in chiave professionistica non
risolveremo nulla. Quanto a mio figlio: non ha più avuto
alcuna offerta, ma lui la sua vittoria l' ha già
ottenuta, uscendo da una brutta malattia, grazie allo
sport». TROVARE IL
CORAGGIO PER DENUNCIARE Sono direttore sportivo di una squadra di juniores ed ex ciclista dilettante, le scrivo a proposito della lettera di sfogo scritta da un UNDER23 e pubblicata dal suo sito. Quanto scritto dal giovane ciclista è molto triste,ed è umiliante sapere che ci sono ancora dei colleghi(?) che lavorano con giovani atleti in questa maniera. E' strano che in tempi come questi,dove riprendere col telefonino qualsiasi malefatta per poi farla vedere a tutti su youtube è normale, i ciclisti non trovano ancora il coraggio di fare nomi e cognomi di persone che rovinano l'ambiente, infrangono i loro sogni e attentano alla loro salute. Gli ultimi casi di doping in Italia riguardano atleti (?) molto giovani,non persone con anni di esperienza nel campo professionistico. E' lecito pensare che già nella categoria dei dilettanti queste persone fossero a contatto con realtà che di sicuro non tengono conto della salute dell'atleta. Mi auguro che la lettera del giovane ciclista non cada del vuoto e venga considerata dalle autorità competenti come spunto per indagini approfondite. Sono sicuro che la maggior parte degli addetti ai lavori sarebbe contenta di eliminare dall'ambiente certi personaggi poco edificanti. Grazie per l'attenzione. Mauro Bruscato |