Torna indietro MARATONA DLES DOLOMITES 2000 - 1 Torna alla Home Page

LA REGINA DELLE GRAN FONDO

E' un pò l'esame di laurea per ogni ciclofondista che si rispetti e nonostante gli anni (è una delle gran fondo più tradizionali) mantiene inalterato tutto il suo fascino. Un fascino fatto di salite e sudore, di pedalate dure, in silenzio, fianco a fianco con gli amici, abbacinati e forse anche un ò intimoriti da uno scenario che non ha uguali. Puoi girare il mondo, ma alla fine qui ci ritorni, perché, se ti capita - come nell'ultima edizione (quella del 2000, benedetta dal bel tempo) una giornata di sole e temperatura mite, puoi anche impazzire dalla gioia. C'è nell'aria un qualcosa di indefinibile, da queste parti; un certo non so che, che ti penetra nelle gambe e nello spirito. 

Sarà la maestà dei monti che incombono possenti, ma senza intimidire ed incutere timore. Sarà l'atmosfera rarefatta che si crea nel lungo fiume umano che da La Villa parte per arrampicarsi umile e indefesso lungo le balze di Campolongo, Pordoi, Sella, Gardena, e ancora Campolongo, Giau, Falzarego: 147 chilometri senza un filo di pianura, salita e discesa, inferno e paradiso in un caleidoscopio di colori e di sensazioni difficili da raccontare. Saranno i muscoli che frizzano con l'aria pungente del primo mattino e chiedono strada. Sarà la gioia di ritrovarsi; di stare insieme, di vedersi uguali fra gli uguali; perché qui, signori, da qualunque  parte di venga, a qualunque ceto sociale si appartenga, non si fanno sconti: qui comanda la fatica, la voglia di arrivare, di essere e di esserci. Qui l'apparire, effimera legge dei rapinosi tempi moderni, ha la vita di un fiore caduco: dura l'alba di una partenza affollata dai 6.000 e più cicloamanti. Unico momento di clamore e di clangore. Poi cala il silenzio. E, con il ritmo del respiro, sfila sotto le ruote la strada. Lentamente, inesorabilmente. Avversaria onesta e sincera; termometro di sensazioni e umori; verifica impietosa e, per questo, ancora più limpida, di ciò che è stato e ciò che sarà. Qui l'uomo non bara, se è un uomo. Qui si raccoglie una delle ultime sfide con la natura che il secolo dei computer ha ormai ridotto a puro confronto virtuale. Qui si respira ciclismo. Quello vero, naturalmente. Quello dei 6.000 "bisonti" o "cannibali" o "scauzzoni", come li chiamano in gergo. Sono loro: il "popolo delle gran fondo", la bella anima della manifestazione che sfila lenta e affannata. Non certo quel manipolo di esagitati in testa all'interminabile "serpentone" che, per un pugno di denari, si scapicolla giù dai tornanti a oltre 60 all'ora, ansiosi di imitare nei gesti (nella preparazione, chimica e fisica lo fanno già), quel mondo professionistico che li ha già respinti senza pietà.  Hanno la stessa divisa, le stesse bici, la stessa terribile farmacia, forse anche lo stesso colpo di pedale, ma qui sembrano un corpo estraneo. O, almeno cosi appaiono ai "bisonti": marziani di cui sfugge il senso e la necessità. Forse, passando sul Sella, non si sono neppure accorti che l'orchestrina suonava, presi e concentrati sul dover tagliare il traguardo il prima possibile. Forse sul Giau non hanno neppure apprezzato il the caldo e lo strudel casalingo quasi ancora fumante. Forse sul Valparola non hanno avuto neppure un attimo per gettare lo sguardo nella valle di sotto: Armentarola, S. Cassiano, le dolci praterie di Pralongià, La Villa; i monti rosa di fianco...Loro passano, fuggono e sfuggono alla vita. La Maratona vive e resta. Prima di tutto negli occhi. Ecco, dunque, una breve cronistoria fotografica di questa meravigliosa avventura che, pur sfuggendo ai vieti e ormai triti clichet dell'agonismo e del mito dei campioni del passato, pur tuttavia ha ancora il fascino delle cose vere. Almeno per chi l'affronta da uomo.

LA PARTENZA 
Ore 6 del mattino: la partenza è sempre un momento delicato; in prima fila a La Villa qualche faccia tesa, ma ci sono anche tanti sorrisi. Sullo sfondo la montagna, lo splendido pizzo Santacroce, già illuminato dai raggi di sole  fa da titanica quinta per la più "titanica" delle manifestazioni cicloamatoriali: 147 chilometri e 4345 metri di dislivello attendono i granfondisti, ma si può optare per il "medio": "solo" 110 chilometri e 3030 metri da scalare. C'è anche chi punterà alla Sella Ronda, il famoso "giro dei quattro passi, breve, ma comunque di tutto rispetto: 57 chilometri e 1747 metri di dislivello.

IL PRIMO CAMPOLONGO

Il primo passaggio sul Campolongo crea già selezione; il "serpentone" si allunga e si stira lungo tutta la strada, che, per l'occasione è chiusa al traffico ( la Maratona è una delle poche manifestazioni che riesce ad ottenere questa particolarissima condizione). Si pedala già con fatica, per via di una partenza un pò "sparata", ma c'è il sole, l'aria è tersa, il cielo è sereno e accanto a noi pedala l'amico Pasquale Ventriglia. Cosa chiedere di più dalla vita?


Il primo Campolongo

 
Il Pordoi (versante di Arabba)


Il Sella (versante Canazei)


Il Pordoi passa presto, anche per via delle forze che sono ancora fresche; si pedala a ritmi assolutamente non disprezzabili. Il popolo dei fondisti ha imparato a prepararsi bene e nessuno arriva fin quassù senza aver un minimo di allenamento alle spalle. Sul Sella suona un'orchestrina: è la novità di quest'anno; all'ombra il freddo del mattino si fa sentire, specie dopo la frenetica picchiata giù dal Pordoi, ma la musica mette allegria e aiuta a sopportare meglio la fatica. 

IL GARDENA, NON IMPOSSIBILE

E' già tempo di bilanci: alle spalle ci sono già ben tre salite, tutte di un certo impegno: Campolongo, Pordoi, Sella. Il magnifico gruppo del Sella, qui fa da sfondo mentre si affronta di lena il quarto passo della giornata. Spunta qualche nuvola: in montagna, si sa, il tempo è spesso capriccioso e basta un attimo perché si guasti. In ogni caso si va avanti, cercando di risparmiare il più possibile. Qui sono in molti a decidere se concludere la "lunga", oppure affrontare di nuovo il Campolongo e tentare la sorte del Falzarego più il Valparola (percorso medio), oppure ancora spingersi più in là: verso il Giau e il Falzarego (dal versante di Cortina). Una decisione difficile, specie se si rimane soli...Anche se in una Maratona non si resta mai del tutto soli. Basta aspettare il primo gruppetto che risale da dietro e centellinare bene le forze. 

continua

Torna su