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MENDRISIO
- Il mondiale del riscatto. Il mondiale che da senso ad una carriera.
Già, perchè fino all'appuntamento con Mendrisio, terra a lui familiare (vive a
Stabio, ad un passo dal circuito iridato) Cadel Evans, misurato e onestissimo
australiano, protagonista delle scene ciclistiche mondiali degli ultimi dieci
anni, non era mai esploso in proporzione alle indubbie qualità. Così, dopo una
Vuelta da primattore (terzo, complice una foratura che gli ha fatto perdere
oltre un minuto e mezzo), ha ritenuto opportuno cancellare il rischio di passare
alla storia come il migliore dei secondi. Un perdente di successo. Una sorta di
condanna (due volte secondo al Tour...) da quando, nel Giro di sette anni fa
vestì a sorpresa la maglia rosa , per crollare il giorno dopo nella tappa di
Folgaria, finendo nella polvere dei mediocri. Ora, quello scatto perentorio
sulla salita della Terrazza di Novazzano lo restituisce alla storia e alla
caratura che gli compete. Quella di un atleta che, tanto per cominciare, in
tutti questi anni di tormenti e di scandali legati al doping, non è mai salito
alla ribalta per frequentazioni, pratiche o peggio. Fortuna o limpidezza,
difficile dirlo in questo ciclismo ancora ampiamente in mezzo la guado. Ma Cadel,
garantiscono nel suo entourage è uno che le qualità le ha sempre avute. E con le
qualità si può anche fare a meno di certa farmacia.
Evans con il successo di Mendrisio entra nella leggenda: è il primo australiano
a centrare questo prestigioso obbiettivo. Lo fa con un anno di anticipo rispetto
ai mondiali che si disputeranno a Melbourne, l'anno prossimo, cioè a casa sua. E
con estremo tempismo, visto che laggiù è annunciato un circuito tutto per
velocisti, qualità in cui non eccelle.
A 32 anni, e con indosso la rabbia di chi deve riscuotere
tanto credito dalla sorte, Evans ha dato una svolta alla sua vita
(sportiva), andando a vincere per distacco dopo i 262,2 chilometri del
circuito di Mendrisio, ad uno sputo da casa sua (Stabio, sempre nel
Canton Ticino). Il capitano dei canguri, punta di diamante della
Silence-Lotto, è scappato nei pressi della salita di Novazzano, scrollandosi di dosso la scomoda compagnia del russo Alexandr
Kolobnev e dello spagnolo Joaquin Rodriguez, che avrebbero poi
conquistato argento e bronzo.
Un allungo magistrale: nulla da fare per gli inseguitori e arrivo solitario con
tanto di lacrime sul podio per il tanto agognato riscatto.
Del resto, che Cadel stesse bene lo si è capito subito, quando, fuori la fuga di
prima giornata, con nove atleti non di nome, ha voluto mettere alla frusta la
squadra per chiudere un gap che era diventato gigantesco: oltre 10'. Il suo
affondo ha costretto all'asfissia gli avversari. Anche quel Cancellara che, accarezzando l'idea
di una stratosferica doppietta, dopo il successo nella crono, ha attaccato alla
morte nell'ultimo giro, dalla salita dell'Acquafresca al Pobbi, alla discesa di
Balerna. Con il risultato di fare fuori sopratutto gli italiani. Damiano Cunego
confermerà dopo l'arrivo di aver sofferto quelle frustate che hanno portato il
"diretto di Berna" ad un meritatissimo quinto posto sul traguardo.
L'Italia ha corso compatta per Damiano Cunego,
che però nel finale non aveva più le gambe brillanti messe in mostra
nelle due tappe vinte alla Vuelta. Ha chiuso ottavo, migliore degli azzurri. Sfuma
così il sogno di un poker consecutivo dopo la doppietta di Paolo Bettini
e l'assolo varesino di Alessandro Ballan, qui solo 41esimo. Ma per
scovare i perchè occorrerà lasciare sedimentare sentimenti e ricordi. Dice
Pozzato: "Ci sono anche le altre squadre che corrono. Noi abbiamo fatto il
massimo". Già, però resta comunque il dubbio di cosa sarebbe potuto succedere se
dall'ammiraglia azzurra si fosse dato il via libera alla contro-fuga (27
elementi) che ha lentamente sgretolato i nove uomini in avanscoperta dalla prima
mattina. Dentro c'erano ben quattro italiani: Visconti, Ballan, Scarponi (che si
è poi ritirato ad un giro dalla fine) e Paolini, cioè una delle punte che alla
vigilia erano indicate come possibile sorpresa. L'Italia non ha creduto in quel
tentativo e non gli ha dato corpo. Dietro, nel finale spagnoli e australiani
hanno chiuso irrimediabilmente, con poco sforzo e a due giri dalla fine la corsa
è ricominciata da zero con l'intero gruppone dei big pronto all'attacco. E gli
attacchi non sono mancati. A cominciare dal kazako Vinokourov, involatosi subito
dopo l'ultimo passaggio sotto il traguardo e poi spentosi sulle rampe dell'Acquafresca,
dal russo Kolobnev sempre sull'ultimo passaggio all'Acquafresca, la temutissima
rampa, passando per Cancellara, per finire con la "botta" decisiva di Evans. A
patire di più e a pagare il prezzo più alto delle staffilate dello svizzero sono
stati proprio gli azzurri. Cunego lo dirà apertamente: "Ho faticato tantissimo
per tenere le ruote di Cancellara, quando ha attaccato, così nel momento in cui
ho provato a rientrare sui tre in avanti (Evans, Kolobnev e Rodriguez, n.d.r.)
le gambe non c'erano più".
Italiani battuti, dunque. E spagnoli che arraffano un bronzo di sufficienza, ma
che escono comunque sconfitti. Da loro, dalla loro squadra dei miracoli ci si
aspettava di più. "Non hanno voluto collaborare per rendere la corsa dura, cosa
che sarebbe convenuta a tutti - spiegherà poi Cunego - e così non hanno vinto".
Un suicidio, per dirla più apertamente. Perchè a parti invertite, un 'Italia che
avesse messo i propri tre leader nell'attacco decisivo a dieci chilometri
dall'arrivo e avesse conquistato solo il terzo posto, sarebbe messa senza meno
sulla graticola. Gli spagnoli non hanno brillato come strategia, anche se dallo
scollinamento della penultima salita in poi ci hanno provato e riprovato, con
Sanchez, spericolato discesista, capace di resistere e ribattere agli attacchi
di Cancellara e con Rodriguez. In ombra il discusso Valverde, che si spegne nel
finale togliendo i dirigenti internazionali dall' imbarazzo di una sua eventuale
presenza sul podio. Sarebbe stato il colmo, dopo la squalifica del Coni (solo
per il territorio italiano) finora non sottoscritta e allargata alle altre
nazioni dall'Uci, la federazione internazionale.
Il Ct Ballerini non fa drammi. Lui ha guardato più al gruppo che al risultato: “La Squadra Azzurra è stata leale e compatta. Tutti hanno rispettato i propri ruoli e ognuno ha dato tutto quello che aveva dentro. Abbiamo tentato di interpretare al meglio il percorso per cercare di costruire. Forse avremmo dovuto essere presenti nella prima fuga per stare un po’ più tranquilli. Poi però ci abbiamo provato con Michele Scarponi e Giovanni Visconti e successivamente con Alessandro Ballan e Luca Paolini. Nel finale Damiano Cunego era proprio dove doveva essere, poi purtroppo è andata come è andata”. Quanto ai corridori Ballerini ha visto solo grande onestà e grande lavoro di gruppo: “Tutti hanno svolto bene il loro lavoro. Bisogna considerare che in questi arrivi conta la sensazione che si prova nelle gambe. E non tutti i giorni le sensazioni sono uguali e spingono alla vittoria. Lo svizzero Cancellara ha infatti fatto male a molti corridori durante la sua azione. Considero, comunque, che abbiamo fatto bene il nostro lavoro”. Del neo Campione del Mondo l’australiano Cadel Evans Ballerini dice: “Dobbiamo rispettare chi oggi è stato più forte di noi. Comunque analizzeremo e approfondiremo i risvolti delle varie fasi cruciali della corsa per trarne le opportune considerazioni”.
DONNE ELITE: IL TIRONFO DELLA SQUADRA, VINCE GUDERZO, CANTELE DI BRONZO
di Francesca Romana Golino
MENDRISIO
- Doppio centro azzurro nella
prova in linea del Mondiale femminile di Mendrisio : medaglia d’oro alla
tenace Tatiana Guderzo, che ha resistito in fuga solitaria per gli
ultimi 9 km del circuito, riuscendo a non farsi intimidire dalle
inseguitrici : Marianne Vos (Olanda) e Kristine Armstrong (Stati Uniti),
due giganti del ciclismo femminile mondiale. E bronzo per Noemi Cantele,
già argento nella prova a cronometro del 23 settembre (dietro proprio
alla Armstrong), che ha saputo restare a ruota nel terzetto
d’inseguitrici della Guderzo, formatosi all’ultimo giro, supportando la
compagna di squadra e riuscendo a guadagnare una seconda medaglia
italiana.
Come già fu nel mondiale del 2007 di Stoccarda (Marta Bastianelli oro, Marianne Vos argento e Giorgia Bronzini bronzo), la Vos resta seconda, preceduta e seguita dalle italiane. Nel corso di tutta la gara l’olandese si era resa temibile, in quanto la sua tecnica di corsa è proprio quella di restare “nella pancia” del gruppo di testa, per poi scattare allo sprint finale. E’ proprio della Bronzini il primo commento a caldo sulla vittoria di squadra :”Eravamo partite con l’idea di spaccare tutto”, ed anche : “la squadra italiana era la più forte in partenza”. Tatiana Guderzo sottolinea il forte ruolo che ha avuto la squadra e la tattica nella sua vittoria: “Dopo le Olimpiadi (la Guderzo è medaglia di bronzo nella prova su strada dei Giochi Olimpici di Pechino 2008) il mio grande sogno era la maglia iridata, grazie alla squadra si è realizzato. Io e Noemi (Cantele ndr) abbiamo coronato il sogno di tutte. Io e Noemi eravamo d’accordo sulla prima salita di partire per scremare il gruppo, alla seconda è riuscito a me ed è andata bene. Un percorso duro, l’acqua e la strada bagnata hanno peggiorato le cose, ma il gruppo ha pagato.” Un innegabile soddisfazione per il ct della nazionale femminile Edoardo Saloldi, un tecnico abituato a lavorare fuori dai riflettori, ma concreto e molto professionale. E, naturalmente, tutto lo staff che ha seguito le atlete.
Menzione particolare anche alla squadra di Tatiana Guderzo e Monia Baccaille, la Michela Fanini Record Rox, squadra fondata e diretta da Brunello Fanini, per ricordare la figlia, ciclista vincitrice del Giro d’Italia femminile, rimasta vittima di un incidente stradale appena ventenne. Prima delle fasi conclusive della gara Brunello Fanini ha dichiarato di riporre fiducia nello stato di forma della Guderzo, e di “tenersi pronto” per un eventuale festeggiamento del Mondiale. Parole profetiche. (Fanini è anche organizzatore del Giro di Toscana, dopo il Giro Donne la corsa femminile più gettonata in ambito internazionale. Quest’anno proprio la Guderzo seconda dietro a Diana Ziliute, per colpa di una “fuga bidone”, come detto dallo stesso Brunello Fanini ai microfoni Rai)
Il circuito: un tracciato che ha fatto la selezione, come si può vedere dalla media generale della gara, di 35 km./ h, rispetto ai 37 km. / h di Varese l’anno scorso, per non parlare della media più alta in assoluto, ovvero i 42.800 km./ h dei mondiali Zolder del 2002. Nove giri per 124 km. totali, con un dislivello totale di circa 2000 m. Partenza ed arrivo presso gli impianti sportivi di Mendrisio. Due salite : la prima dopo circa 2 km dalla partenza, lunghezza totale 1.600 m. Attraversa l’abitato di Mendrisio e porta al tratto cosidetto “dell’acqua fresca” (così denominato per la presenza dell’acquedotto), uno strappo di 780m. con una pendenza media superiore al 10%. E’ anche il punto più alto del circuito, con i 438m/sm di Castel S.Pietro, da cui parte una lunga discesa tecnica, 4.580m.Due curve in particolare: quella del cimitero e quella dell’osteria, che hanno fatto vittime illustri durante la fase bagnata.
Dopo la discesona un breve tratto pianeggiante, per poi affrontare la famosa salita della Torrazza di Novazzano, luogo del duello traFelice Gimondi ed Eddy Merckx ai mondiali del 1971.1750 m. con tratti al 10%. Una discesa meno ostica ed un tratto finale in piano, circa 1800m., che da Genestrerio conduce al traguardo di Mendrisio concludono il tracciato. Al primo giro, proprio sulla discesa dell’acqua fresca, la curva dell’osteria resa viscida dalla pioggia fa cadere Nicole Cooke. La campionessa del mondo uscente sbatte violentemente la spalla destra. Accumulerà ritardi dal minuto a salire, senza più riuscire a riprendere la gara. La Cooke partiva già da una situazione negativa, in quanto la sua squadra è in chiusura, aveva quindi saltato diversi appuntamenti, tra i quali anche il Giro d’Italia femminile 2009. Alla fine della gara resteranno 47 concorrenti delle 127 partite. Si è però formato fino agli ultimi giri un gruppo abbastanza compatto di circa 25 atlete in testa, con ripetuti attacchi e risposte.
Al 7° giro Noemi Cantele è stata protagonista di una prima fuga, cominciata in discesa a circa 30 km. dal traguardo, deve decidere alla fine della discesa se proseguire nell’attacco o meno. Alla conclusione del giro parla via radio col tecnico. Sono una ventina compatte ed in forma ad inseguirla, Cantele si volta ripetutamente verso le inseguitrici,dopo un tentativo di staccarsi dal gruppo di Judith Arndt (Germania), viene ripresa da Linda Melanie Villumsen (Danimarca), e si forma un gruppo di 5 atlete, che poi porteranno ad un successivo gruppo di 10 in testa più altre 10 inseguitrici. E’ il secondo tentativo di attacco italiano sulla salita di Novazzano.
Dopo 107 km percorsi, le due capitane italiane Tatiana Guderzo e Noemi Cantele stanno combattendo da un ora per restare nelle prime posizioni. Le compagne di squadra Giorgia Bronzini, Fabiana Luperini, Monia Baccaille (campionessa italiana a giugno 2009) e Luisa Tamanini che le hanno supportate nella prima fase della corsa sono definitivamente staccate nelle retrovie. Dopo un exploit di Mara Abbott (Stati Uniti), Tatiana Guderzo attacca sul punto più duro della salita dell’acqua fresca, rientrano Vos, Cantele e poi Armstrong. Eccole, sono in quattro e potrebbe essere il quartetto decisivo: infatti lo è; Guderzo scatta per la terza volta in un chilometro e mezzo, affrontando la discesa in cui sa di poter guadagnare altri secondi preziosi.
Ai piedi della salita di Novazzano le tre inseguitrici hanno 25” di ritardo, alla fine della salita Tatiana Guderzo mantiene 17”. L’attacco decisivo, a 2 km. dall’arrivo, potrebbe essere in discesa. In vista dell’ultimo chilometro la Guderzo ha 15” di vantaggio: è sola sul rettilineo d’arrivo, si segna ed alza le braccia al cielo, le sue unghie sfoggiano un impeccabile smalto color azzurro-nazionale…. Premonitore? Portafortuna?.... Il suo sorriso radioso non sembra tradire emozione, ma pura felicità di un lavoro ben fatto. Alla premiazione le emozioni fluiscono, le trema leggermente il labbro, gli occhioni azzurri sono lucidi, canta l’inno emozionata con la maglia iridata, la medaglia sul collo e la sua amica Cantele accanto. Una bella giornata per il ciclismo italiano, che ci sia o meno il sole.
UNDER 23, DELUSIONE AZZURRA
MENDRISIO - Un francese sul tetto del mondo della corsa in linea, categoria Under 23, che si è disputata a Mendrisio. Si tratta di Romain Sicard, uno dei favoriti alla vigilia, non uno sconosciuto (nel suo palmares anche un successo nel Tour de l'Avenir), che è stato protagonista di un'azione irresistibile nella parte finale della gara ed ha messo in fila tutti i concorrenti, compreso l'olandese Michele Creder che, con lui, era stato protagonista della fuga decisiva. Il corridore transalpino della Orbea, che il prossimo anno indosserà la maglia della squadra basca Euskaltel, è scattato sulla discesa del penultimo giro, assieme all'olandese che poi è crollato sulla salita dell'ultimo giro (quella dell'Acquafresca), presentandosi staccatissimo sulla linea del traguardo. Sicard ha portato a termine un'impresa titanica, nessuno ha saputo resistere alla sua progressione, nemmeno il colombiano Carlos Alberto Betancourt Gomez o il russo Egor Silin, giunti ad una trentina di secondi. Harakiri dell'Italia che, dopo le soddisfazioni collezionate in mattinata dalle ragazze di Edoardo Salvoldi, non è riuscita a ripetersi con gli Under 23. Gli azzurri sono mancati nella parte decisiva della gara, anche se Damiano Caruso (10/o al traguardo) - fino ad una manciata di km dalla fine - ha cercato di inserirsi nella lotta per una medaglia. Gianluca Brambilla è andato all'attacco in una delle azioni più interessanti della giornata, mentre Daniele Ratto ed Angelo Pagani si sono impegnati al massimo nell'interesse della squadra. Nulla da fare nemmeno per Diego Ulissi. A questo punto resta una sola occasione all'Italbici: la prova dei professionisti su strada, in programma domani.
CRONO ELITE UOMINI : CANCELLARA, UN MARZIANO A MENDRISIO
MENDRISIO
- Altro che marziano. Altro che extraterrestre. Fabian Cancellara ha
letteralmente cancellato gli avversari nella crono mondiale fino a farli scomparire.
Fin anche ad umiliarli. E lo svizzero 28enne di Wohlen (Berna) fa capire subito che per lui è solo l'inizio.
"Questa è fatta, ora debbo solo pensare a recuperare, poi mi concentrerò su
domenica". Parole che suonano pesanti, minacciose come i suoi colpi di pedale: 120
rivoluzioni al minuto, 51,580 chilometri l'ora di media il che vuol dire
sfiorare costantemente i 55 all'ora con punte attorno ai 60 (il ritmo di una
volata di qualche centinaio di metri tenuto per quasi 50 chilometri),
tenendo conto anche del tratto di salita previsto sul tracciato. Un ritmo
asfissiante e infernale per tutti. E al traguardo si è presentato a braccia
levate, quasi fosse una normale tappa in linea e non una crono dove si spinge
fino all'ultimo centimetro. Fresco e sorridente, quasi senza affanno. Un
marziano, appunto. Della famiglia del sulfureo Bjarne Riis, l'ex corridore che
ha confessato di avere vinto un Tour dopandosi e per questo ha dovuto restituire
perfino la maglia gialla. Che Cancellara si è affrettato a ringraziare pubblicamente. A
tenere il ritmo della "locomotiva di Berna" ci ha provato solo un attimo lo
svedese Larsson, che pure è un ottimo specialista delle gare contro il tempo (2°
a Pechino, come in questa crono di Mendrisio, battuto dallo stesso fenomeno "di
un altro pianeta") nel momento in cui, annullato il gap di partenza (un minuto)
lo svizzerotto lo ha superato che neppure era finito il primo dei tre giri. Ma
ha capito subito che sarebbe scoppiato come su una mina. E ha desistito. Si è
dovuto subito arrendere. E anche il buon Fabian deve essersi accorto di avere
esagerato se subito dopo ha dato l'impressione di togliere il piede
dall'acceleratore, di andare sul ritmo senza forzare al massimo. Pedalare a 55
all'ora in scioltezza: è questo il ciclismo del futuro? Ovvio, lo svizzero si è
anche risparmiato: ha in
testa la gara di domenica, ma la superiorità dimostrata ha davvero
dell'incredibile: "Ho le gambe e adesso anche la testa, la convinzione", dice
subito dopo la gara. Per cui: "Niente feste, niente brindisi, solo massaggi e
recupero". Tenterà domenica di centrare l'ambizioso obbiettivo del duplice
iride. "La gamba è pronta, la testa è più che pronta". E se la determinazione
sarà quella di oggi, saranno dolori per tutti. "Sono più forte di quando ho
vinto la Sanremo, dell'anno scorso a Pechino (oro nella crono bronzo nella prova
in linea). Adesso ho la forza mentale per correre solo per vincere".
"Per battere Cancellara serve una Vespa, in queste condizioni è
impossibile", osserva saggio Marco Pinotti, ottimo quinto (milgior
prestazione nelle sue sette esibizioni mondiali contro il tempo),
ovviamente ad un oceano di distanza: 3'023". Ma anche gli uomini del
podio, giunti sul traguardo semiasfissiati per cercare di limitare i
danni, sono arrivati ad anni luce: 1'27" lo svedese Larsson, argento;
2'30" il tedesco Martin. Gli altri tutti a oltre 3 minuti.
In tutto questo tourbillon, il povero polacco Novak, disabile (primo
della gamba destra) riuscito nel nobile intento di gareggiare con i normodotati
non è certo capitato nella giornata giusta. Finisce quart'ultimo. Ma a lui
interessava arrivare al traguardo. E ce l'ha fatta.
CRONO UNDER 23 - MALORI ABDICA (5°): "UNA SCONFITTA CHE BRUCIA"
MENDRISIO
- Un pizzico di amaro in bocca Nella crono iridata under 23 (33,4 Km)
l'oro va all'australiano Jack Bobridge (40'44") sul portoghese Nelson Oliviera,
argento a 18", e sul tedesco Patrick Grestch, bronzo a 27". Quinto un deluso
Adriano Malori, a 36" dal vincitore, seguito a tre secondi da Alfredo Balloni,
sesto. "Non vedo l'ora che finisca quest'anno - ha detto a caldo Malori, iridato
uscente - In questa stagione non ho mai pedalato al livello dell'anno scorso.
Oggi ho capito subito che non andavo come avrei voluto. Non so il motivo".
Soddisfatto invece Balloni: "Ho dato il massimo e credo di aver fatto una buona
gara. Bobridge è andato fortissimo. Complimenti a lui". Sereno anche Manuele
Boaro, il terzo azzurro in gara classificato al diciottesimo posto: "Sono
soddisfatto di quel che ho fatto, se non avessi trovato il vento contrario nel
secondo giro avrei potuto fare ancora meglio, ma va bene così". Domani c'è la
cronometro professionisti: l'Italia di Ballerini schiera il solo Marco Pinotti,
tricolore della specialità, che ha poche speranze di podio in una gara che ha
nell'olimpionico svizzero Fabian Cancellara il grande favorito.
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CRONO DONNE ELITE - CANTELE D'ARGENTO, LA GRANDE SORPRESA
MENDRISIO
- La medaglia che non ti aspetti. Noemi Cantele ha conquistato uno straordinario
argento nella prova iridata della cronometro donne disputato oggi a Mendrisio su
un percorso di 28,6 chilometri. E' il miglior risultato di sempre di un'atleta
italiana elite nella specialità e la 28enne varesina l'ha ottenuto vincendo il
personale duello con la danese Linda Villumsen, che le ha conteso la seconda
piazza fino all'ultimo metro. In precedenza solo Alessandra Cappellotto era
salita sul terzo gradino di un podio mondiale èlite nel 1996. Al termine tre
secondi di differenza hanno diviso le duellanti per le piazze d'onore. Il titolo
iridato (il secondo dopo quello del 2007) va con pieno merito alla campionessa
olimpica Kristin Armstrong, protagonista di una gara formidabile, con 55" di
vantaggio sull'azzurra e 58" sulla danese. Onesta prestazione di Tatiana Guderzo,
diciottesima al traguardo. "Non mi aspettavo di vincere l'argento, non ero io
che pedalavo - le parole a caldo della lombarda, campione italiana della
specialità - In gara non capivo se stavo andando bene o male, ho avuto notizia
del mio tempo a 4 chilometri dalla fine ed ho anche vomitato... E' stata una
gara stranissima, sentivo che andavo bene ma non pensavo di finire sul podio.
Ieri avevo detto che sarebbe stato già un successo terminare tra le prime dieci,
però questa medaglia me la sono meritata".
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