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PAROLA D'ORDINE: PREVEDERE |
| Aria pulita, sole, panorami splendidi, una sana attività fisica: tutto questo è mountain bike. Ma ci vuole poco a trasformare una bella uscita in una avventura dall’esito incerto. Il fatto è che strade sterrate, salite impegnative, ma anche semplicissimi sentieri di campagna, nascondono spesso insidie inaspettate. Bisogna conoscerle ed essere preparati ad affrontarle, oltre ad essere, naturalmente, attrezzati nel modo giusto. Non bisogna dimenticare, infatti, che la natura è bella, ma spesso anche severa, specie se c’è di mezzo la montagna. Dunque, la regola base per la buona riuscita di un’escursione è una sola: "prevedere". Il che significa, in altri termini essere preparati ad ogni evenienza. Verificare, dunque, attrezzatura e abbigliamento, avere con sé i ricambi indispensabili, effettuare con cura tutti i controlli sul mezzo è d' obbligo per evitare sgradevoli sorprese. Vediamo come, cominciando proprio dalla bici. Ecco, per i meno esperti, una serie di controlli da effettuare prima di partire. |
| I MOZZI | I CAVI | LE RUOTE |
| IL CAMBIO | I COPERTONI | I FRENI |
| I CUSCINETTI | VITI E DADI | LO STERZO |
| GLI ATTREZZI | ... | L'ABBIGLIAMENTO |
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1) Verificare che i dadi dei mozzi (o lo sgancio rapido) siano ben serrati specie quando talvolta la ruota anteriore viene smontata per il trasporto in automobile. Verificate anche, se la vostra bici ha i forcellini posteriori orizzontali, che la ruota posteriore sia centrata perfettamente rispetto al telaio e che il copertone non sfiori nessuna parte del telaio stesso. |
La BMW Q6S, biammortizzata con doppio freno a disco |
2) Controllate bene che i cavetti dei freni non abbiano alcun filo rotto o usurato e che i loro terminali, nelle leve al manubrio, siano in perfette condizioni. Esaminate anche le viti di serraggio e le guaine. Parola d'ordine: sostituire al primo sospetto.
3) Facendo girare le ruote controllate che i cerchi ed i copertoni siano ben centrati: se si notassero ondeggiamenti del cerchio maggiori di 1-2mm bisognerebbe intervenire sui raggi con l’apposito "giranipple", ma si tratta di un’operazione molto delicata che è meglio affidare ad uno specialista. Se la ruota vi sembra molto storta è meglio sostituirla. Se invece è solo il copertone che serpeggia, dovrebbe essere sufficiente sgonfiare parzialmente la camera d’aria, assestare il pneumatico con le mani in modo da centrarlo e gonfiare di nuovo.
4) Osservare attentamente il cambio posteriore che deve essere diritto; capita talvolta che durante il trasporto venga deformato da urti contro altre biciclette. In tal caso rischia di entrare nei raggi della ruota e di spezzarsi. Con conseguenze facili da immaginare. Se non si è piegato anche l’occhiello del telaio la cosa non è grave: si può raddrizzare il cambio delicatamente con le mani. Fate girare i pedali tenendo la ruota posteriore sollevata e provate tutte le 18 marce. Vi converrà farvi aiutare da un amico per questa operazione. Se una delle marce estreme non entra, allentate di mezzo giro la vite che regola il corrispondente finecorsa del cambio e riprovate. Se invece la catena tende a cadere stringete la predetta vite. Le viti sono identificate generalmente con: L (Low gear) per le marce corte. H (High gear) per le marce lunghe.
5) Controllate accuratamente i copertoni: se il battistrada è troppo consumato (a maggior ragione se lo è irregolarmente) o se avete il minimo sospetto che i fianchi siano stati logorati dai pattini dei freni, sostituiteli immediatamente con copertoni nuovi.
6) Esaminate con la massima cura i pattini (o tamponi) dei freni perché un pattino logoro o mal montato può farvi correre gravi rischi. Se vi sembra che uno dei pattini sia un pò consumato (specialmente se in modo irregolare) sostituite la coppia di pattini senza esitazione. La posizione del pattino deve essere regolata con la massima precisione: con la chiave numero 10 e brugola numerol 5 (talvolta 6) si allenta il blocco di serraggio. A questo punto il sistema ha cinque gradi di libertà: A) spostamento del perno del pattino lungo il suo asse. Normalmente si posiziona il pattino più vicino possibile al blocco di serraggio; in questo modo si rende ottimale (20°- 30°) l’angolo compreso tra l’orizzonte e la retta passante per il fulcro del freno cantilever e per l’attacco del cavetto. Configurazioni diverse di freni possono richiedere regolazioni leggermente diverse; B) spostamento del blocco di serraggio nell’asola oblunga (non tutte le marche dei freni lo prevedono); C) rotazione attorno all’asse orizzontale parallelo alla bicicletta; D) rotazione attorno all’asse del perno del pattino; E) rotazione attorno all’asse verticale. Questi ultimi quattro gradi di libertà consentono di posizionare il pattino in modo che la sua superficie vada ad appoggiarsi perfettamente sulla superficie del cerchio. Le due predette superfici devono cioè essere, nel momento di contatto, esattamente parallele. Bisogna fare molta attenzione alla posizione del pattino che deve essere perfettamente centrata sulla fascia laterale del cerchio: se è troppo verso il centro della ruota il pattino tenderà a sgusciare sotto il cerchio (specie con i cerchi a ‘V’) ed il freno sarà del tutto inefficiente; se troppo all’esterno rischierà di logorare e lacerare il fianco del copertone con conseguenze pericolosissime. A questo punto si suggerisce di ruotare leggermente ( 1°- 2°) il pattino attorno all’asse verticale, lasciando immutate tutte le altre regolazioni, in modo che i due pattini siano convergenti verso la direzione di movimento della ruota. Questo accorgimento rende la frenata più dolce e silenziosa. Quando siete sicuri di aver posizionato correttamente ed in modo simmetrico entrambi i pattini stringete a fondo il dado di serraggio, tenendo ferma la testa della vite con la chiave a brugola.
7) Verificate il gioco dei cuscinetti del mozzo: la ruota deve girare liberamente, cioè con la mano non si deve avvertire il minimo senso di frenatura, ma non si deve sentire gioco. La regolazione del gioco è un’operazione del tutto intuitiva, più facile a farsi che a dirsi e bastano due chiavi piatte: si allenta il controdado, si serra moderatamente il dado e si blocca infine il controdado.
8) Verificate tutte le viti ed i dadi del sellino, del portapacchi e di altri eventuali accessori; che siano tutti ben serrati in modo da evitare che si allentino con le vibrazioni. Inoltre, non dimenticate di pulire la catena con uno spazzolino e petrolio. Poi lubrificatela con l’apposito prodotto. Identico trattamento riservato alle ruote dentate.
9) Infine l’ultima verifica riguarda il gioco dello sterzo: tenendo il freno anteriore bloccato spingete avanti ed indietro il manubrio. Se avvertite un certo gioco allentate il controdado, serrate moderatamente il dado (la forcella deve poter ruotare liberamente) ed infine serrate il controdado. Controllate che il manubrio sia perfettamente centrato rispetto alla ruota anteriore e serrate bene la vite dell’espander. Adesso sì che potete partire tranquilli. Buona gita.
Ora il mezzo è pronto. Ma cosa portare con sé per la prima emergenza? Ormai in commercio esistono borsette da mettere sotto la sella o da appendere a mò di spallaccio al telaio con tutto l’indispenabile per la foratura e le piccole riparazioni strada facendo. Comunque l’indispensabile è costituito da 3-4 cacciagomme (ce ne sono in materia plastica leggerissimi ed efficienti), dal kit di riparazione delle foratura (mastice, piccolo pezzo di carta vetrata fine, i tradizionali "tip-top", ovvero le "pezze" di gomma da apporre sopra il buco), da una serie di chiavi a brugola (comodissimo è il tipo a forma di coltello "mille usi" da campeggio), da quelle "spaccate" indispensabili per la vostra bici (controllate prima), da un paio di pinze. E’ bene avere anche una chiave cosiddetta "a pappagallo" (di quelle che si possono regolare su più misure). Fra i "ricambi" necessari, specie se si prevede un’uscita lunga e lontano da centri abitati: almeno un paio di raggi della misura delle ruote, uno o due cavi del freno, il cavo del cambio (se si rompe la catena scivolerà sull’ingranaggio più duro rendendo impossibile la pedalata sulle salite), un pezzo di vecchio copertone di 15-20 centimetri, per far fronte ad eventuali squarci del medesimo, un pezzetto di catena con relativo attrezzo per smagliare e riammagliare la stessa. Oltre, naturalmente ad una pompa efficiente. Attenzione a quelle troppo piccole. Hanno il pregio della leggerezza, ma per riempire d’aria una ruota costringono ad una fatica immane. Meglio una pompa tradizionale.
L’abbigliamento: deve essere sempre in tono con la stagione e con la severità dei luoghi che si praticano. Da tener presente che, specie in montagna, il tempo è molto volubile e si può passare da situazioni idilliache: sole da abbronzatura caraibica, caldo, ecc. a momenti da vero inverno. Dunque occorre premunirsi, anche a costo di portare un piccolo peso in più. Indispensabile anche d’estate (specie per le discese) è il giubbino antivento. Meglio se del tipo in tessuto gore-tex, che consente, cioè la traspirazione pur proteggendo dall’acqua e dal vento. Nello zaino, poi, è meglio avere un cambio completo, in armonia con le necessità di stagione. Pedalando in salita si suda fino a rendere zuppa e inservibile la maglietta "a pelle", che va sostituita prima di affrontare la discesa. In estate sono particolarmente utili le magliette a pelle di tipo norvegese, costituite da una maglia larga di cotone. Assorbono bene il sudore, disperdendo il calore (il che vuol dire anche risparmio di energie) e si asciugano rapidamente. D’inverno (o in caso di freddo) si possono usare le pettorine in pelle di daino che sono in commercio Ma la vecchia, cara maglia di lana resta ugualmente insostituibile, ma anche i tessuti sintetici moderni oggi offrono una eccellente comfort. Proteggiamo le mani con guanti ben imbottiti: saranno preziosi in caso di malaugurata caduta e le gambe con pantaloni adeguati, magari del tipo con ginocchia e fianchi protetti da imbottiture. Non è "fanatismo", ma semplice prudenza. Ultimo, ma non per importanza, il casco. Meglio se del tipo a calotta rigida. E’ assolutamente indispensabile. Anche la caduta più banale può diventare drammatica (un sasso, una sporgenza, ecc.) senza di esso. Dunque, coraggio, un piccolo sacrificio si può pur fare per godere delle bellezze della natura.