L'INCREDIBILE LEGGEREZZA DELLA SELLA "CHE NON CE'"
| L'invenzione non è recentissima, il brevetto è di un francese Daniel Proust, ex corridore di Baden (Francia) con un discreto passato e risale a metà degli anni novanta ma, come spesso accade, solo ora che un importatore italiano ha avuto il coraggio e la voglia di lanciare l'accessorio in Italia, i ciclisti italiani la stanno scoprendo. E, dal momento che la curiosità è la via più battuta verso le novità e i cambiamenti, eccoci a provare un insolito tipo di sella; completamente senza becco; non solo: addirittura mobile, cioè basculante sull'asse del reggisella attraverso un meccanismo tanto semplice quanto leggero. Una sella-non-sella, appunto; non a caso l'hanno battezzata "Un-saddle" |
A vederla così tozza e massiccia non invoglia di certo. E per
gli amanti dell'estetica tradizionale della bici è senza meno qualcosa più
simile ad un pugno nell'occhio che al normale e tradizionale accessorio sul
quale appoggiamo... le parti più delicate. Ma il fatto è che, se ti avvicini
alla "Un-saddle", la sella-non-sella con l'idea di trovare e provare un normale
accessorio, non riuscirai mai ad apprezzarne e carprine le pur interessanti e
dimostrate valenze. Si tratta, infatti di una sella particolarissima, coperta da
numerosi brevetti, dalla forma assolutamente innovativa. Infatti, è totalmente
senza punta. Inoltre ha la possibilità di basculare leggermente a destra e
sinistra sull'asse dell'apposito reggisella. Una sella che può non
piacere esteticamente, ma che elimina di colpo o riduce assolutamente al minimo
tutti i problemi derivanti dalla posizione.Per chi, anche non proprio avanti negli anni, si preoccupa della
propria prostata e degli allarmi che si susseguono di tempo in tempo
sull'argomento, anche se spesso poco fondati scientificamente, rappresenta non
UNA possibile soluzione, ma LA soluzione per eccellenza. L'accessorio infatti,
può risolvere definitivamente il problema. Semplicemente perché, non avendo la
parte anteriore delle selle tradizionali, non esercita alcuna pressione sulle
zone delicate e del perineo. Nessuna pressione, anche nella posizione più
raccolta, quella con le mani sui foderi bassi. Nessuna pressione, cioè: nessun
problema. E il dato più confortante è che tutte le dolenzie scompaiono. Basterebbe questo a giustificare, anche per i più "patiti", il
- diciamo così - "sacrificio" dell'estetica. Ammesso che ci sia un
simile sacrificio. Ma poi ci si fa
l'abitudine. Un po' meno alle segnalazioni dei compagni di pedalata che, non
conoscendo questo avveniristico componente, si premurano preoccupati di
avvisarti che "oh, la sella si muove"; "è lenta"; oppure che
"ti stai perdendo la sella". Specie quando ci si alza sui pedali e la
Un-saddle ondeggia a destra e sinistra visibilmente.
Va detto subito, a scanso di equivoci, che
alla "Un-saddle" occorre abituarsi gradatamente. Il primo impatto non
è affatto "friendly", e bisogna avere costanza e tenacia per superare la prima
fase. Dopo di che tutto diventa facile facile. Si deve cominciare con pochissimi chilometri (massimo una
trentina) per
poi aumentare gradatamente la distanza fino all'assuefazione completa. Questo perché
inizialmente la sella mette l'atleta in una posizione leggermente più
"picchiata" in avanti e occorre abituarsi al nuovo, più impegnativo
appoggio al manubrio.
Ma poi i vantaggi si toccano immediatamente, sopratutto considerando...le parti
più delicate. Intanto diventa più facile pedalare nella posizione bassa, con
il busto più parallelo al terreno, ciò che consente di risparmiare energie o,
a parità di energie, ad andare più veloci. Una posizione spesso
"faticosa", specie per chi non h auna grossa mobilità articolare
nella zona sacro-lombare che diventa normale e di routine. Quindi a poco a poco ci si rende
conto anche dei vantaggi della nuova posizione ergonomica. Gli
schiacciamenti, le ammaccature, le fastidiose ferite (capitano, capitano) da
sfregamento che
derivavano dai lunghi tragitti di una volta scompaiono improvvisamente. La sella
"segue" il movimento del ciclista senza attriti nè ostacoli; e ne
favorisce l'azione senza alterarne sostanzialmente il meccanismo della
pedalata.
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Due pezzi semplici e facili
da montare Ecco, qui accanto i due pezzi che compongono la sella. La parte superiore è innestata sul reggisella con una ghiera di teflon che annulla gli attriti. L'ondeggiamento è limitato a destra e sinistra da un nottolino posto proprio alla base della "V" che costituisce il telaio dove appoggia lo scafo. La parte imbottita è fissata attraverso tre "silent bloc" di materiale speciale che contribuiscono ad attutire ulteriormente vibrazioni ed eventuali choc della strada. Il montaggio è semplicissimo e rapido. Una scala centimetrata sul reggisella consente di "memorizzare" perfettamente la posizione in modo da calibrare bene ogni successivo eventuale aggiustamento. Abbiamo usato la sella dall'inizio della stagione (dicembre 2002 - gennaio 2003) e, francamente, dopo le esitazioni iniziali, abbiamo deciso di tenerla. Un test a tutto campo, e sul campo, che ha compreso uscite di allenamento, gare, scalate e cronoscalate, gran fondo. Abbiamo percorso circa 3500 chilometri nelle condizioni più disparate. Testimoni gli amici cicloamatori del Gruppo Total Raffineria di Roma e gli amici giornalisti con i quali chi ha provato l'accessorio ha gareggiato (e vinto) il campionato italiano 2003 in quel di Faenza. La sella ha sempre "lavorato" bene, senza mostrare il minimo difetto. E senza mostrare segni di usura. Abbiamo effettuato molte prove per verificare se l'uso della "Un-saddle" potesse in qualche modo influenzare il rendimento della pedalata. I costruttori e gli importatori insistono sul fatto che addirittura consentirebbe uno sfruttamento migliore dell'energia sui pedali. |
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PRIMO: un buon rodaggio
graduale |
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Rafforza gli
addominali Con la "Un-saddle" Lavorano di più gli addominali, il che dovrebbe portare ad un maggior consumo energetico, ma una volta "tonificati" a dovere, questi aiutano a tenere la schiena nella posizione più corretta, evitando pericolose posture e dolori. Mentre la particolare posizione fa sì che si abbia la sensazione di una spinta sui pedali più redditizia. Si ha, cioè, l'impressione che si cominci a spingere con forza addirittura prima del punto morto superiore. L'impressione "sul campo" coincide con gli esperimenti fatti nel 1997 dalla Facoltà di scienza e sport ed educazione fisica dell'Università di Rouen in Francia, dove sono stati condotte prove scientifiche su due gruppi di atleti di medio, buono ed ottimo livello, mettendo a paragone l'uso della Un-saddle con quello di una sella tradizionale. |
| In buona sostanza è stato fatto uno studio accurato della cinematica del movimento con la "Un-saddle". Movimento che, per la sella in questione, differisce pochissimo rispetto alle selle "fisse": intanto non c'è nessuna differenza nel movimento della caviglia e del ginocchio e nella coordinazione delle gambe; ciò che non comporta alcuna alterazione nel ritmo e nelle forze applicate al pedale. Per contro, differenze sensibili si riscontrano nella rotazione del bacino. Ma sono differenze in positivo. ll movimento del bacino, che segue l'arto quando scende verso il punto morto inferiore, consente una migliore coordinazione della cintura pelvica ed uno sfruttamento più completo della forza dei glutei, muscoli importantissimi per la locomozione e il rendimento del ciclista. Rendimento che migliora. | |
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E' come se la sella, seguendo il
movimento, consentisse di sfruttare fino in fondo la contrazione dei
muscoli che non trovano ostacoli o "battute" alla fine del
movimento. L'ipotesi era nata subito dopo poche settimane di uso della
sella. Così abbiamo voluto verificare concretamente. Contattati alcuni
amici dell'Istituto di Scienza dello sport del Coni di Roma,
abbiamo proceduto ad una serie di test (ancora non completati del tutto),
che però hanno già dato risultati confortanti. In questo caso un unico soggetto ha pedalato a varie intensità
(crescenti) usando
la Un-saddle e poi, con la stessa bici, usando una sella tradizionale. I primi
risultati sono chiari: a parità di potenza applicata si è visto un
miglioramento di circa il 2,5% - 3% nel consumo di ossigeno (misurazione
diretta). Segnale di una migliore ergonomia complessiva del gesto, anche se,
ovviamente studi cinematici e miologici (sui muscoli impegnati) più
approfonditi andrebbero fatti a completamento di questa prima
indagine.
Nella foto, la Un-Saddle appena montata sulla Lazzaretti Dedacciai (triangolo in acciaio microlegato, forcella e carro posteriore in carbonio) usata per il test |
| Nella foto, la bici sul cicloergometro per i primi test e la prima
presa di confidenza con la nuova sella. E' consigliabile un primissimo
"rodaggio" su strumenti simili (vanno bene tutti gli accessori
che consentono di usare la propria bici per pedalare in casa), per
prendere confidenza. Si possono trovare più facilmente gli aggiustamenti
individuali. Non appena completati i test sulla ergonomia e sul consumo di ossigeno pubblicheremo una relazione approfondita sui risultati ottenuti. |
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Due passaggi durante la scalata allo Stelvio. Qui accanto, a Trafoi; sullo sfondo l'albergo di Gustav Thoeni, l'indimenticato campione si sci azzurro che qui è nato e vive. A sinistra il 29° tornante e...la fatica relativa. Come si può notare la posizione in sella, anche nel momento del massimo sforzo è assolutamente regolare; del tutto uguale a quella della sella tradizionale. |
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IL DISTRIBUTORE ITALIANO
Il
distributore italiano della "Un-saddle" è
Tri-D
Tech srl -
Indirizzo:
Via
Case Sparse, 6
15050
Sant'Agata Fossili (Al)
assistenza
diretta TEL. 348/5612655
E-MAIL
- info@tri-d-tech.it
A chi acquista i direttamente presso l'azienda Tri-D Tech, S.r.l., viene offerta una garanzia del tipo “soddisfatto o rimborsato” (100% del prezzo di acquisto al netto dei costi di spedizione), nel caso l'acquirente non riuscisse ad ottenere i risultati dichiarati. L’utilizzo del prodotto che puo’ raggiungere anche una percorrenza di 1.000 km o 45 gg dall'acquisto. Questa garanzia permette al ciclista di poter avere un periodo di adattamento adeguato. La garanzia, per essere operativa, deve essere attivata al momento dell’acquisto con la compilazione e del modulo relativo. |